Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Dark Florida: la tela della vita

John Brandon e Dark Florida

di Fabio e Jonathan Lotti

 
Qualche spunto istintivo in un momento no e cerco di salvarmi con un po’ di ironia iniziale.

Proprio stasera, ventitré febbraio, lungo la strada per l’aeroporto di Ampugnano, dove di solito cammina ad ampie falcate un giovanotto scamiciato che parla fra sé ad alta voce (tanto per darvi un’idea degli abituali compagni di viaggio), ho terminato la lettura del libro.

Florida, nella contea di Citus. La Florida nera, la Florida oscura degli adolescenti e degli adulti.

Personaggi principali il prof. Hibma e i suoi alunni Toby e Shelby (scuola elementare).

Toby solitario, non gli interessano i divertimenti e gli sfoghi dei compagni, vive con lo zio balordo (non ha mai avuto un padre e ha perso la madre) che  non gli ha dato un briciolo di affetto, anzi lo ha sempre bistrattato.  Studente di quattordici anni, infrange le regole senza un senso preciso, senza un motivo particolare e pure senza entusiasmo. Rapisce la sorella di Selby che imprigiona in un vecchio bunker nascosto nel bosco. Si sente all’inizio potente ma poi si accorge di non trovare quella soddisfazione che si aspettava. Tutto uguale a prima, tutti che pensano solo a loro stessi. Ad un certo punto nasce l’idea di lasciarla morire. 

Shelby, che viene da fuori con padre e sorella più piccola se ne invaghisce, i primi baci, i primi approcci sessuali, desidera che Toby prenda l’iniziativa ma senza successo. Brava studentessa, pronta alla risposta, non le interessano i corsi speciali. Sembra la depositaria dei problemi altrui, anche di quelli più intimi del padre che le confessa di non avere amato la madre morta. Una agente dell’FBI “Tu sei come me. Capisci tutti, ma nessuno ti capisce”. In contatto via internet con zia Dale che abita in Islanda. Profonda delusione. Sogna di fuggire in un paese lontano.

Il prof. di geografia Hibma, a cui viene affidato anche il compito di allenare la squadra femminile di ginnastica, con diversi problemetti (il fatto che scelga la residenza definitiva lanciando una freccetta su una mappa mi pare in buona sintonia con lo scamiciato), si isola dai colleghi e vorrebbe uccidere la professoressa Connie (altro problemetto), si masturba prendendo spunto dalle immagini adeguate alla bisogna in internet (idem come sopra), si sente inadeguato, un caso triste, senza speranza. Rapporto non convenzionale con gli studenti. Parte importante nella storia.

Fabio e Jonathan Lotti

Personaggi tirati volutamente al limite, uno scandagliare interno tra desideri e sentimenti terribili, in maniera così semplice, così naturale e dunque così agghiacciante. Un velo lanuginoso per tutto il racconto, il male sottile, l’indifferenza, l’isolamento, che si insinua dappertutto. La vita che sembra scivolare via senza sobbalzi come il fluire del tempo anche quando accadono eventi straordinari, scene forti ed una fine che non ti aspetti. Qualche tratto che tira al sorriso soprattutto nell’iperbole maniacale di Hibma (uccisione della collega pallosa).

A pag. 174 una ragnatela con un ragno a strisce gialle. Ha catturato uno scarabeo “gagliardo, corazzato, ronzante” che si difende dimenandosi e scatenando un terremoto. Venti pagine dopo l’insetto è ormai “rinseccolito e morto”. Impossibile liberarsi dalla tela della vita. Ma forse qualcuno ci riesce.

Al termine della lettura la strana sensazione (probabilmente solo mia), che ciò che è successo, pur nella fantasia dello scrittore, non sia neppure vero. Non sia neppure accaduto.

Rincoglionisco.

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