Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Gischler, i miei ingredienti: “Sesso, violenza e stramberie”

Victor Gischler

Dopo anni di parole spese e recensioni dei suoi romanzi – Pegasus Descending vanta la raccolta critica della sua opera omnia – finalmente una intervista a Victor Gischler. Domande mie, rispose sue e traduzione del mitico Luigi Giurato, nuovo socio in questo circolino dell’Enel, anche se letterario, che è Pegasus.

Com’è nato Sinfonia di piombo?
All’epoca ero sotto contratto con la Bantam Dell e le prime due idee che gli presentai non piacquero granché. In qualche modo dovevo pur farli felici, così me ne uscii con questa idea venuta apparentemente dal nulla e gli spedii un paragrafo con la descrizione del romanzo. “Ecco! Questo è il libro che vogliamo!” fu la risposta. Quindi in un certo senso non sapevo nemmeno che lo avrei scritto, Sinfonia di piombo, fino a quando non mi sono ritrovato a scriverlo. Più di qualsiasi altro mio romanzo, questo è davvero venuto “al volo”, come si suol dire.

Nella mia recensione ho fatto, per quel che riguarda il personaggio di Mike Foley, un chiaro riferimento a Gli spietati di Clint Eastwood…
Penso sia un paragone corretto – oltre che lusinghiero. Mike viene trascinato di nuovo in un mondo in cui mai si sarebbe aspettato di rientrare. In questo senso ci sono forti somiglianze con Gli spietati.

Nikki Enders sembra invece uscita da un fumetto. Hai abbinato due generi diversissimi, quasi il serio e il faceto, all’interno dello stesso romanzo.
Sì, è una fusione che si è sviluppata in modo piuttosto naturale. Non era qualcosa che mi ero proposto di realizzare, a dirla tutta. Insomma, c’è sempre un elemento di humour nei miei lavori, ma in Sinfonia di piombo davvero sono andato avanti un passo alla volta, lasciando che fosse il romanzo stesso a indicarmi che strada volesse prendere. Nikki potrebbe tranquillamente essere la Vedova Nera della Marvel Comics (anche se quando stavo scrivendo Sinfonia non lavoravo ancora per la Marvel). Nella mia testa desideravo che il romanzo fosse una sorta di scontro tra Criminali Vecchia Scuola e quelli della Nuova Generazione. Ecco, almeno in questo è frutto di una decisione consapevole.

Le donne con le palle, ultimamente, sembrano andare di moda. Stanchi di palestrati con il mascellone?
In realtà questo romanzo l’ho scritto nel 2005, quindi non saprei dire se davvero rifletta una qualche forma di trend del momento oppure no. Però mi piacciono le ragazze carine che siano anche intelligenti e toste, quindi perché no? Ti posso dire che ho parlato con alcuni produttori cinematografici e mi hanno detto che tante attrici sono spesso alla ricerca di ruoli d’azione di alta qualità, quindi forse le mie protagoniste super dinamiche mi daranno una mano con Hollywood… Chi può dirlo?

Tornando allo stile: Sinfonia di piombo corre su binari paralleli per gran parte della sua trama, con un registro narrativo diverso ogni volta. Come sei riuscito ad amalgamare il tutto?
Penso che il punto sia riuscire a vedere avanti a sufficienza, quando si scrive una storia. Se metti due gruppi in rotta di collisione, devi essere anche in grado di vedere quando quella collisione avrà luogo. Dopodiché si tratta solo di gestire le cose fino a che non scoppia il casino. Inoltre, per me è fondamentale divertirmi, mentre scrivo, ed essere in grado di saltare un po’ qua e un po’ là in questo senso aiuta. Il risultato è una storia che corre sempre a mille.

Le singole storie sono nate separate per essere poi uniti o fanno tutte parte di un unico parto?
È stata una serie continua di sorprese. Con Sinfonia a volte mi sono sentito come se mi avessero spinto giù da uno strapiombo e dovessi per forza finire il racconto prima di schiantarmi a terra. Di regola non è il modo corretto per scrivere un romanzo, ma è stato un buon modo per scrivere questo in particolare. Volevo ritmo e senso dell’urgenza. Sì, c’è qualche pausa di quando in quando, ma sono eccezioni, non la regola.

Scrittore e sceneggiatore per cinema e fumetti. Scrivere in questi format quali modifiche di stile e routine del lavoro comporta, tecnicamente, per te?
Penso che la cosa fondamentale sia questa: quando scrivo un romanzo, scrivo parole che devono comunicare qualcosa direttamente al lettore. Nel fumetto, la maggior parte di ciò che scrivo non è diretta al lettore. È diretta a un artista che disegnerà ciò che alla fine vedrà il lettore. C’è una gran differenza, sebbene le tecniche narrative di fondo siano applicabili al romanzo come al fumetto. In entrambi i casi è necessario capire cos’è che rende buono un personaggio o una storia.

Punisher, Benvenuti nel bayou. Ma come ti è venuta quella cosa del coccodrillone?
Be’, una volta che ambienti una storia in una palude, ci sta che un coccodrillone possa essere una bella idea. Mi ricordo un sacco di scambi col mio editor alla Marvel, perché volevamo una storia che fosse una sorta di incrocio tra Un tranquillo weekend di paura, Non aprite quella porta e La casa del diavolo. Con coccodrillone.

Deadpool lo conosciamo, pare un personaggio tagliato apposta per te, per essere infarcito di cazzate pop…
Sì, mi è calzato a pennello. Probabilmente tra i personaggi Marvel è quello con cui mi sono sentito più a mio agio; e poi è stato divertimento puro.

La tua nuova serie degli X-Men ha spaccato negli USA, ce ne vuoi parlare?
Be’ sai, sono gli X-Men a essere famosi, non io. Lo dico sempre. Per me è stato un onore che mi abbiano scelto. I lettori degli X-Men sono dei veri appassionati, quindi cerco sempre di fare del mio meglio, per loro.

Tra i vari personaggi dei fumetti, di cui hai scritto storie oppure no, qual è il tuo preferito?
Ho sempre desiderato lavorare su Dottor Strange. Chissà, forse un giorno.

E tra i tuoi romanzi, quale ritieni il più riuscito, quello che ami di più e perché?
Credo che se la battano Notte di sangue a Coyote Crossing e Black City. In entrambi i casi ho sentito di aver realizzato esattamente ciò che mi ero prefissato. Per me è una cosa importante, quando scrivo un romanzo. Chiaro, voglio che i lettori siano contenti, ma voglio anche essere soddisfatto io per primo. Voglio potermi fermare e dire: “Sì, è questo che volevo fare.”

Una critica che ti si potrebbe muovere è di essere troppo faceto, troppo fumettistico, poco impegnato…
Penso tu abbia ragione. Io non “affronto” temi impegnati. Risulterebbe troppo evidente, per i miei gusti. Se ho la sensazione che un romanzo mi stia pregando di farlo, lo mollo. Piuttosto, se un tema mi sta a cuore preferisco calarlo sullo sfondo. Se c’è qualcosa che voglio dire, o domande che voglio porre sulla famiglia, o su cosa riteniamo importante nella società e come ciò cambi quando la società ci delude, o ancora quando esamino emozioni umane come la lealtà, il più delle volte lo faccio in modo sufficientemente sottile, così che il lettore non sia obbligato a soffermarcisi troppo. Però è lì ― anche se magari sono io il solo a saperlo. Ti parlo per me: ho una vita già piena di politici, familiari, accademici e “persone intelligenti”, tutti pronti a dirmi cosa dovrei fare o pensare “per il mio bene”. Non ho voglia di aggiungere anche i miei romanzi a questa pila così opprimente.

In Italia hai pubblicato con tre case editrici diverse. Non temi che il tuo lavoro possa essere troppo frammentato e, quindi, adeguatamente sponsorizzato dalle case editrici, timorose di fare un favore ai concorrenti?
Be’, ovviamente il fatto che un editore sia costretto a chiudere è qualcosa su cui uno scrittore non ha alcun controllo. E io mi sento assolutamente tranquillo nelle mani di Matteo con Revolver. Posso solo confidare che i lettori sappiano trovarmi dovunque io sia.  Sulla maggior parte di queste vicende non ho nessun tipo di controllo, quindi perché dovrei perdere tempo a preoccuparmene?

Matteo Strukul lo conosciamo tutti – almeno su Pegasus Descending -, che effetto ti fa essere stato scelto, e con ben due opere considerando pure Salutami Satana, per l’esordio di una collana come Revolver che sembra avere tutta l’intenzione di spaccare?
È un onore. Matteo è un uomo in gamba e un ottimo amico, di lui mi fido ciecamente.

Come si scrive un romanzo a quattro mani? Ovviamente mi riferisco al tuo lavoro con Anthony Neil Smith…
Ci scambiavamo i capitoli avanti e indietro. Alla fine di ogni capitolo mollavamo all’altro un problema per provare a incasinargli un po’ la vita. È stato molto divertente.

Una curiosità: sei stato professore di scrittura creativa. Non vi ho mai partecipato, ma mi sono sempre sembrate delle cazzate. Mi spieghi cosa si insegna in un corso del genere? Non sarebbe sufficiente leggere leggere leggere e scrivere scrivere scrivere?
Guarda, pensala in questi termini: Tiger Woods ha un allenatore. Il più famoso golfista di tutti i tempi ha un allenatore per lavorare sullo swing, sul putting o quel che è. Ma non è che l’allenatore abbia preso il primo tizio che passava per strada e lo abbia trasformato in Tiger Woods. Lo stesso vale per i corsi di scrittura creativa. Arriva uno studente, e può avere talento come non averne. Ma se NE HA, allora forse un buon insegnante può servire a indirizzarlo, quel talento. Forse può aiutare quel giovane scrittore a evitare gli errori più comuni. Il talento può sempre trarre beneficio dall’esperienza. Questi corsi hanno un alto potenziale di stronzate, ma se fatti nel modo giusto sono anche una bella opportunità per imparare.

Sinfonia di piombo

Il noir, almeno in Italia, sembra sempre passarsela male, con una invasione di un mucchio di thriller psicologici di merda, serial killer e banalità varie. Sembrano tutti uguali. Negli USA il mercato, e i lettori, sono forse diversi?
Il noir è un genere con alti e bassi ma non è mai in cima alle classifiche di vendita. Credo che in questo senso i lettori americani siano uguali. Non saprei proprio come fare per cambiare la situazione. Forse semplicemente non c’è modo di cambiarla.

Quali sono gli elementi essenziali per scrivere un buon romanzo alla Gischler?
Sesso, violenza e stramberie.

Lansdale con il suo duo Hap&Leonard ha raggiunto vette di godimento, per i lettori, inarrivabili – almeno al momento. Hai mai pensato di scrivere romanzi con personaggi seriali, un po’ come Champion Joe, alternando single shoot a H&P?
Sì, ma non so come riuscirci. Non nella maniera in cui scrivo io. Forse dal punto di vista economico per me sarebbe positivo se facessi qualcosa di simile, ma il fatto è che adoro avere la possibilità di spremere i miei personaggi fino alla fine in un romanzo. Non mi va di doverli risparmiare per un libro successivo.

So che se molto impegnato con i fumetti. Ma quando leggeremo un tuo nuovo romanzo fresco fresco?
Ah, questa è una gran bella domanda. Ho avuto qualche falsa partenza. Sto cercando un progetto in cui sentirmi davvero a mio agio, ma non è ancora successo.

Puoi dare ai lettori di Pegasus Descending qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori, sulle trame o i personaggi? Dai, dai, dai…
Un fumetto crime molto strano, quasi con influssi alla Russ Meyer. Ma anche un fumetto post-apocalittico. Non con la Marvel, però, piuttosto con personaggi di mia invenzione.

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34 pensieri su “Gischler, i miei ingredienti: “Sesso, violenza e stramberie”

  1. Intervista strepitosa mentre Gischler spopola in libreria e ci avviamo a fumare la prima edizione grazie ragazzi! Revolver ha il suo campione e il nome è: VICTOR GISCHLER, non avevamo dubbi ma grazie davvero grazie a Pegasus e Victor torna in Italia per un tour a maggio insieme ad Allan Guthrie. Vi aspettiamo, MS

  2. Fabio Lotti in ha detto:

    Bella intervista con domande non banali e pure “scomode” come piace a me. Complimenti.

  3. Dario pm Geraci in ha detto:

    Fire fire!! Ottima intervista, davvero. Mai banalità su pegasus descending.

  4. Ecco perchè considero Gischler un vero genio: “Io non “affronto” temi impegnati. Risulterebbe troppo evidente, per i miei gusti. Se ho la sensazione che un romanzo mi stia pregando di farlo, lo mollo. Piuttosto, se un tema mi sta a cuore preferisco calarlo sullo sfondo. Se c’è qualcosa che voglio dire, o domande che voglio porre sulla famiglia, o su cosa riteniamo importante nella società e come ciò cambi quando la società ci delude, o ancora quando esamino emozioni umane come la lealtà, il più delle volte lo faccio in modo sufficientemente sottile, così che il lettore non sia obbligato a soffermarcisi troppo. Però è lì ― anche se magari sono io il solo a saperlo. Ti parlo per me: ho una vita già piena di politici, familiari, accademici e “persone intelligenti”, tutti pronti a dirmi cosa dovrei fare o pensare “per il mio bene”. Non ho voglia di aggiungere anche i miei romanzi a questa pila così opprimente”.

    Dio che bellezza, averne di autori così, in questo Paese che vuole sempre insegnare tutto a tutti con pessimi docenti!

  5. Ma sì, certo, soltanto un americano può uscire con queste perle di saggezza.😀

  6. Esatto, perchè un italiano invece si prenderebbe, come al solito, maledettamente sul serio!😉

  7. Grazie ragazzi, grazie a tutti! Vorrei sottolineare la professionalità di Victor che ha risposto a tutto nel giro di una nottata – fuso orario incluso – e la traduzione di Luigi, alias Gigistar (proprio lui!). Sono contento che Gischler abbia quasi fumato la prima edizione, ti posso dire che alla Mondadori dove vado io la pila di Nikitas era però più consumata, o forse Sinfonia era appena stato rifornito… comunque, speriamo che vadano bene entrambe. Riprendo la discussione del post precedente per dire che Pegasus avrà una attenzione spasmodica per Revolver sia per il rapporto che, credo, leghi Pegasus e me a Matteo, ma soprattutto perchè è quella roba lì che voglio leggere in un periodo in cui ho poco tempo, molta noia e non ho voglia di boiate o di rischiare le mie energie su merdate. Matteo è un marchio di garanzia, per me, abbia gusti molto simili. Poi credo sia una iniziativa che vada promossa e valorizzata, perchè sprizza qualità da tutti i pori.

    Venendo alla risposta di Victor riportata da Matt: sono d’accordo con Matt, un italiano avrebbe sparato il pippone. Penso che la questione non sia tanto americano o italiano, ma professionista io dilettante. Facciamo i nomi: Biondillo. Varesi. Scrittori che apprezzo molto nel loro insieme letterario e però, che palle, ogni volta con la sociologia da quattro soldi, e gli immigrati buoni e i politici che rubano, due coglioni! Pure io sono un po’ scocciato da questo egocentrismo dello scrittore. E non c’entra niente con il romanzo sociale alla Disckens o alla Hugo o Zola o Verga, in questi autori l’autore sparisce, sono i personaggi che vivono, non i pistolotti da Micromega. Prendiamo Anche i poeti uccidono di Gischler: è uno spaccato ironico e da pisciarsi sotto dal ridere dell’università, insomma, Victor ci dice qualcosa, ci mostra qualcosa, critica qualcosa, ma lo prende per il culo, usa l’ironia, la lama affilata dell’intelligenza forse non prendendosi neanche troppo sul serio. Altri possono farlo? Certo. E allora che lo facciano. Al, con il tuo Balkan Bang mica parli di pugnette, ma non fai pistolotti su quanto è stata brutta la guerra in Jugoslavia e per questo, a mio avviso, hai i numeri per sfondare anche all’estetro e bla bla bla, non voglio ripetermi, poi i lettori di Pegasus pensano che siamo cugini!🙂

    Vogliamo anche parlare, non so, del mondo del giornalismo che viene fuori da Così si uccide a God’s Pocket di Pete Dexter? Del decadentismo di un McCarthy? Delle millanta storie americane di Elmore Leonard? Degli abissi di Crumley? E Woodrell? E di questo nuovo Nikitas di cui tutti, ma proprio tutti, mi dicono un gran bene (e che io devo ancora leggere, mannaggia…)?

    • Be’ Pelf anzitutto grazie della fiducia e delle belle parole, sì Nikitas è un fenomeno, non so la pila, alla Feltrinelli qui a Padova Victor ha fatto 25 copie in 28 giorni però è vero che qui c’è una fronda di sugarpulpiana memoria che metà basta ergo… in questo senso credo e spero sia stato rifornito, detto questo fra poco è ora di Allan Guthrie e Russel D. Mclean e sarà bello vedere cosa pensano i lettori di Pegasus di queste due stecche scozzesi detto ciò cavalco l’onda e dico sì, appunto: perchè non parliamo di quanta denuncia sociale c’è in un romanzo come “Go Go Girls of the Apocalypse” (e lì Gischler vira quasi nella fiaba) o in “Two Bears Mambo” di Landale (razzismo imperante degli Stati del Sud) e ancora in Green River Rising di Tim Willocks (la natura umana in un carcere di massima sicurezza) eppure nessuno di questi autori si sognerebbe di fare la morale o di sparare un fervorino ai lettori, mi sbaglierò ma da questo punto di vista dovremmo imparare da loro invece di chiuderci a riccio, poi, certo, ci sono alcuni nuovi autori italiani che si stanno proponendo con un atteggiamento diverso e grazie a Dio molto più scanzonato e sereno e meno male, bravi! MS

  8. Fabio Lotti in ha detto:

    Leggo un po’ di tutto, anche le merde per strada, come ho scritto più volte (ho più tempo di Andrea). Ergo pure il libro di Corona e di Pupo per capire a che punto siamo arrivati e per criticare con cognizione di causa (Faletti, che pure viene sempre criticato, non ha niente a che spartire con questi). Mi piacciono i libri che lasciano qualcosa al di là del godimento giallistico (inteso in senso lato) peculiare: uno stato d’animo, un’emozione, una inquietudine, un dubbio…O anche semplicemente un sorriso.

  9. Gigistar in ha detto:

    Ciao sonnecchianti, volevo dare un contributo importante sottolineando che l’intervista è davvero forte, ma la foto di Gischler è proprio ‘na fetecchia: quella camicia verdolina riconcilia con la morte!😀

    PS: ho finito di leggere Rain Fall di Barry Eisler (in Italia “Pioggia Nera Su Tokyo”). Giudizio: applausi!!!

  10. Vitandrea in ha detto:

    Mi sorprende la scelta di Gischler di mettere Notte di sangue e Black city come i suoi titoli più riusciti, più che altro che, per quanto divertenti (anche se black city mi ha lasciato tutto sommato freddo), non sono innovativi e scatenati come Anche i poeti uccidono. E mi dispiace che si stia dedicando ai fumetti, invece che ai romanzi: forse perché più remunerativi? non so, ma l’idea che scriva una sceneggiatura ispirandosi al mio amato Russ Meyer mi fa rimpiangere che non si tratti di un romanzo…
    mi piace,invece, molto che non si prenda molto sul serio, e mi fa piacere condividere un neologismo ideato da un mio contatto anobii per i suoi romanzi: nocciolibri, che non ha connotazione negativa, ma sta a indicare un buon romanzo che fa il suo sporco lavoro di divertirti.

    interessante la parte sulle scuole di scrittura, non posso che essere d’accordo con lui, e anzi lo sostenevo da prima: scrivere romanzi non è improvvisazione, è come comporre una sinfonia, dipingere, costruire una casa. è artigianato, e per farlo ci vuole studio o preparazione. credo che l’equivoco per questo tipo di insegnamento sia la parola “creativa” che con le sue implicazioni promette e/o magari fa credere che scrivere una qualsiasi boiata sia letteratura. penso alle parole che mette insieme baricco, per intenderci:non hanno senso, ma hanno quel non so che di evocazione poetica che hanno permesso agli ingenui di farsi incantare. ce n’è anche nel noir di scrittori incapaci. farei i nomi, e sono nomi americani, ma vi risparmio le polemiche.

    bel lavoro Andrea. e aggiungo, per la serie “voglio farti rosicare con i miei acquisti”: ho comprato alta stagione di carl hiaasen a 2 euro.

  11. Fabio Lotti in ha detto:

    Un invito ad Andrea per qualcosa di nuovo.
    Andrea butta giù la pasta!

  12. Gigistar in ha detto:

    Iniziano a verificarsi casi di crisi d’astinenza da nuovi post tra gli aficionados di Pegasus. Silenzio radio da 20 gg… non si ricorda a memoria d’uomo…

  13. ma davèro oh prima scrivevi un post al giorno dai inventati qualcosa

  14. John McLuhan in ha detto:

    Complimenti per l’intervista, molto interessante. Sono d’accordo anche io sulla maggiore riuscita di The Deputy, infatti gli ho dedicato il primo post del mio nuovo blog. http://greatandsecretblog.wordpress.com/2012/03/31/notte-di-sangue-a-coyote-crossing-victor-gischler-3/

    Spero di leggere presto un nuovo post, visto che è questo blog ad avermi spinto ad aprirne uno anch’io😀

  15. Andrea, che fine hai fatto? Come “aficionada” di Pegasus, approfitto di questo thread per anticiparvi che a maggio il grande Gischler, a “braccetto” con Allan Guthrie, verranno in Italia! Ed è fonte certa🙂
    Il latitante Strukul, preso tra fumetti e presentazioni su Mila, me lo accennava tempo fa, anche se le date ancora non si sanno..

  16. Confermo Gischler e Guthrie in Italia dal 10 al 18 maggio. Le date a breve. Pelf dove sei?!?!?????

  17. Gigistar in ha detto:

    Cominciamo a blindare le date…

  18. Oh yeah.. Mo’ me lo segno😉 e aspetto news sulle città

  19. Fabio Lotti in ha detto:

    Qualcuno sa qualcosa di Andrea? Io gli ho pure mandato una mail senza risposta.

  20. Gigistar in ha detto:

    Niente. Come si dice qui in zona Tevere… zero carbonella.

    Mi sa di dejà vu, però… o anzi dejà lu! Andrea ti hanno dato mica da dirigere una rivista??

  21. Fabio Lotti in ha detto:

    Mah, qui non succede niente. E allora auguri di buona Pasqua a tutti. Andate e moltiplicatevi!

  22. Gigistar in ha detto:

    Buona Pasqua a tutti. Qui c’è un po’ di silenzio tombale. Fabio siamo solo io e te. Che faccio, smazzo per il tresettino?

  23. Fabio Lotti in ha detto:

    Preferirei una partita a scacchi…🙂

  24. Alessandro in ha detto:

    Per consolarvi dirò che anch’io sono presente. Sono un lettore da tempo di questo blog, ma silenzioso, un poco per ritrosia, soprattutto perchè il lavoro mi impedisce di essere puntuale riguardo le discussioni. Il mio unico precedente intervento è stato per segnalarvi il motivo della “scomparsa” di Luca Conti. Il suo lungo silenzio mi aveva indotto a cercarne traccia nella rete: da medico ogni volta che si creano queste pause penso sempre al peggio (mentre magari uno è in vacanza, oppure oberato dal lavoro, da problemi familiari, o semplicemente attraversa un periodo di rifiuto, stanchezza…). Certo che un piccolo cenno… magari tranquillizzerebbe tutti.
    E’ il limite della rete. Siamo nascosti dietro una tastiera, ma spesso irraggiungibili.
    Alla prossima.

  25. Passo per un saluto, mandata mail ma niente. Sarà preso con il lavoro…

  26. Un saluto anche da parte mia!

  27. Gigistar in ha detto:

    Alessandro, il tuo commento dark è quanto mai in tema col blog! In effetti vien da farsi qualche domanda, essendo ormai giunti a un mese esatto di silenzio dall’ultimo post.
    Andrea, dicci almeno che hai vinto a win for life!

  28. Fabio Lotti in ha detto:

    Mi arrendo! Un saluto e un ringraziamento ad Andrea per avermi dato l’opportunità di scrivere sul suo blog. Un saluto a tutti i lettori, soprattutto con coloro con i quali ho avuto qualche battibecco.

  29. Gigistar in ha detto:

    Di recente mi è capitato che anche un altro blog (“Angolo Nero”) interrompesse in maniera improvvisa le trasmissioni. Forse sarà stata mia disattenzione, ma non mi sembra di aver letto nulla su A.N. che annunciasse il silenzio tombale che poi è seguito. Solo oggi, e del tutto casualmente, ho scoperto che la titolare ha aperto un altro blog con le stesse tematiche. Ripeto, forse sarà stata disattenzione mia, ma mi è sembrata una vera e propria sparizione misteriosa. Ora sono contento della riapparizione in altro blog… ma se l’obiettivo era portarsi dietro i lettori, quella non mi è sembrata proprio la strategia più efficace. Di sicuro ci saranno delle motivazioni che mi sfuggono.

    Analoga la sospensione delle trasmissioni di Luca Conti sul suo blog, chiaritasi proprio qui su Pegasus qualche mese dopo.

    Che nel caso di Pegasus Descending si stia verificando qualcosa di simile? Magari Andrea stai già postando su “Descending Pegasus” e non ci hai fatto sapere nulla? Mah, mi parrebbe strano ma… mai dire mai. Certo il silenzio anche via mail non fa ben sperare.

    Se adesso anche Fabio smette di fare visita a questo spoglio saloon, fra un po’ qui ci saranno solo balle di erba spazzate dal vento come nel far west, polvere sul bancone e le carte sul tavolino giù in fondo, ferme all’ultima mano di teresina.

    Non resta che appellarsi a Matteo Strukul che magari ne sa qualcosa in più??

  30. Fabio Lotti in ha detto:

    Me ne vado via per modo di dire (dove vuoi che vada a questa età…: -)) ma mi è sembrato corretto ringraziare una persona che mi aveva concesso il suo spazio e anche voi che mi avete letto. Comunque sono qui vicino da Omar con l’ultimo pezzetto http://omardimonopoli.blogspot.it/2012/04/treni-pericolosi.html . Contento se qualcuno viene a salutarmi.

  31. Alex in ha detto:

    Ragazzi ci sono anch’io! Sono quello addormentato su quella sedia a dondolo, col sombrero sul muso:-)
    Effettivamente questo silenzio è preoccupante. Ma è possibile che nessuno degli amici dell’Andrea in carne e ossa legga questo blog e sappia darci qualche notizia su di lui? Mah! Teniamo duro e speriamo…

  32. Certo che il silenzio è brutto, ragazzi..Aspetto con voi notizie fresche, perché questo è uno dei blog a cui sono più affezionata e dove ho trovato tantissimi spunti per le mie letture e un blogger preparato e professionale.

  33. P.S.: e non è mica un caso se si trova il link di Pegasus sulla pagina del mio blog😉

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