Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Galveston – Nic Pizzolatto

Galveston

GALVESTON
di
Nic Pizzolatto
ed. Mondadori Strade Blu
Traduzione di
Giuseppe Manuel Brescia

Se una giornata è di merda c’è poco da fare. L’unica soluzione sarebbe quella di tirare nuovamente giù la tapparella, rimboccarsi le coperte e riprendere a dormire. Fino al giorno dopo. È il caso di Roy Cady, serio professionista del crimine, abile artigiano specialista nel recupero crediti. Già uno, probabilmente, non è poi così contento di sentirsi dire che gli restano, se va bene, sei mesi di vita, perché quelle macchie bianche che paiono una scoppiettata figlia di una battuta di caccia al fagiano sono in realtà un carcinoma polmonare a piccole cellule ammirato ai raggi X. Anche oggi le speranze di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi non è che siano poi così floride, figuratevi nel 1987. Ma, insomma, questo è quanto per Roy. Il lavoro è lavoro e, si sa, bisogna farlo bene e fino in fondo, anche quando si ha la testa da un’altra parte. Nell’ambiente frequentato da Cady non c’è spazio per i sentimenti, né per la pietas. Un leone ferito è una preda abbordabile per gli squali che gli girano intorno, abilissimi nel percepire anche la più piccola e diluita goccia di sangue, di paura, di sofferenza.

Quando Stan, il boss locale e colui che paga lo stipendio di Roy, chiede al proprio scagnozzo di occuparsi di un debitore che sta saltando un po’ troppe rate, Cady, insieme al compare Angelo non ci pensano troppo su. Il lavoro è lavoro. Però, consiglia Stan, onde evitare guai lasciate le pistole a casa, non si sa mai. Col cazzo. Qui gatta ci cova. E, infatti, la manfrina altro non è che un trappolone per fare secchi Roy e Angelo. Il motivo? Il solito. Soldi e sperma. Stan è attualmente solito scaldare il proprio letto con Carmen, ex di Roy e dello stesso Angelo. E Stan è un tipo geloso. Le cose, comunque, non vanno come pianificate. Il tumore ai polmoni potrà fottere Cady, ma non due o tre killer assoldati per fargli la pelle in una fogna di catapecchia di periferia.

I prezzolati da Stan rimangono sul terreno, secchi stecchiti. Per Roy, invece, inizia una fuga verso Galveston, cittadina del Texas che gli ha dato i natali, per gustarsi appieno questi ultimi giorni che il destino sembra avergli concesso. Almeno non pensa neanche troppo a quella roba che ha in mezzo al petto. E per non annoiarsi la fuga non è solitaria, ma la presenza di Rocky, una giovane prostituta dall’attitudine ancora più randagia di quella del protagonista del romanzo d’esordio di Nic Pizzolatto, rende questo libro on the road una eccezionale occasione per entrare nei reconditi più profondi della psicologia di un uomo braccato dalla sorte e da altri uomini.

Nic Pizzolatto

Galveston è molto di più che semplice crime fiction. Il talento di Nic Pizzolatto – di cui in Italia era già stato pubblicato il suo magnifico racconto “Ricercato”, contenuto nell’antologia collettiva Notti senza sonno – emerge cristallino in ogni riga scritta in questo sorprendente romanzo d’esordio, una delle opere prime di maggiore qualità che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni. Nella pagine di Galveston sono molte le voci che sembrano riecheggiare e mischiarsi in una amplesso in grado di dare vita a uno stile che se, da una parte, ha nella secchezza ed essenzialità del dialogo uno dei suoi cavalli di battaglia, trova, allo stesso tempo, nella ricchezza del lessico e nella lucidità descrittiva dell’ambiente del Sud degli Stati Uniti e della psicologia del protagonista un trampolino in grado di elevare, ancora una volta, ciò che appare genere a semplice, magnifica, grandissima letteratura. Si possono sprecare innumerevoli paragoni per definire il lavoro di Pizzolatto, da James Lee Burke a Elmore Leonard, anche se alcuni passaggi potrebbero essere pagine direttamente strappate dai taccuini di Jack Kerouac: “Lontano dalla città, il Texas si trasformava in un deserto verde destinato a martellarti con la sua vastità, un mortaio pieno di cielo. Le ragazze lo ammiravano come uno spettacolo di fuochi d’artificio. Il ponte della 45 piegava verso sud, in direzione della parte settentrionale dell’isola: barche a vela color arcobaleno stipate nei porticcioli, pescherecci con le reti che penzolavano dalle gru come muschi sui cipressi. Barboni accucciati all’ombra delle palme e dei pali del telefono. Le palme erano spoglie e sembravano costolette mangiucchiate e infilzate nel terreno. Un cane ossuto dal pelo arruffato trotterellava zoppicando lungo il marciapiede, forse diretto a Pelican Island. Adolescenti in due pezzi striminziti sedute sui cofani delle macchine, il sole sui denti, sulle cromature, il sole sui tappi di bottiglia sparsi intorno ai pneumatici e sulle lattine di birra accartocciate e appiattite sull’asfalto. Gli uomini, più vecchi, assiepati intorno alle ragazze a passarsi lattine di High Life e di Lone Star” [pg. 87].       

Ancora una volta è il Sud, il profondo Sud con le sue eterne contraddizioni e la natura selvaggia e violenta ad essere protagonista delle tempeste interiori che percuotono i personaggi di romanzi qui ambientati. Il passaggio appena riportato testimonia come Pizzolatto riesca ad andare ben al di là delle finalità del genere, sfruttando le potenzialità di una storia di sangue, sudore e merda per imbastire uno strepitoso affresco umano. Per parlare dell’umanità è spesso necessario violentare i personaggi frutto della fantasia di uno scrittore, gettandoli in situazioni al limite della sopportazione, anche solo per vedere come si comportano. A tal fine è funzionale un protagonista quel è Roy Cady: un malato terminale che qualcuno vuole ammazzare e costretto a prendersi cura di una ragazzina e della sua sorellina. Vediamo che succede. E cerchiamo di capire, soprattutto, chi glielo fa fare e perché lo fa.

In tutto ciò la speranza è un piccolo fiore sconquassato dalle tempeste tropicali così frequenti in queste zone, scrosci di pioggia e vento così feroci da lavare via il passato affinché il futuro possa continuare a sbocciare ogni giorno.

 

Su Smuggled Words, il blog del tradutture di Galveston, Giuseppe Manuel Brescia, un interessantissimo articolo in merito alla traduzione del romanzo di Nic Pizzolatto. Da non perdere per conoscere ancora meglio questo straordinario romanzo e lo stile di scrittura utilizzato dal suo autore Nic Pizzolatto.

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21 pensieri su “Galveston – Nic Pizzolatto

  1. Ciao Andrea,

    fantastica, questa recensione! Complimenti davvero. Sono contento di essere riuscito a traghettare il libro come meritava. Spero solo che non passi troppo inosservato, come spesso accade…

    Ancora complimenti per il blog. A presto!

    GMB

    • Ehi Giuseppe, complimenti a te per l’ottimo lavoro! E anche per il pezzo che hai pubblicato sul tuo blog, inerente la traduzione: è molto interessante leggere come il traduttore abbia lavorato, dello stile in originale e delle scelte fatte per farlo rende al meglio in un’altra lingua.

      Io, invece, spero di essere riuscito da una parte a esprimere al meglio quanto il libro mi sia piaciuto, dall’altra di aver invogliato qualche lettore a prenderlo in mano, a farlo emergere nel mare magnum delle novità editoriali. In teoria il marchio Mondadori dovrebbe un po’ trainarlo, ma visto e considerato che manco hanno risposto alla mia richiesta della cover in jpg – mi sono arrangiato con la mia copia e lo scanner… – inizio ad essere un po’ pessimista. Questo è uno dei romanzi dell’anno e il racconto “Ricercato” una autentica perla.

      Settimana prossima pubblico un’intervista di Pizzolatto, mi ha detto che sta lavorando su altri due romanzi. Dalle poche informazioni sulla trama mi sembrano interessantissimi. Spero che Galveston tiri così che la Mondadori, o chi per lei, possa commissionarti queste altre traduzioni! Purtroppo, però, il numero di persone che lo ha inserito nella propria biblioteca su Anobii è piuttosto esiguo e questo è un dato statistico importante. Mi auguro che anche la recensione su Pegasus Descending, nel suo piccolo, possa servire a far conoscere questo giovane scrittore di così grande talento!

  2. ho idea che Mondadori lo stia un po’ “cagando”, ragazzi: non c’è uno straccio di recensione in giro a parte le nostre… né in rete né sui giornali!

    al solito, sempre i primi a spingere Moccia e compagnia sonante, ma non sia mai che uno scrittore vero finisca al di là delle mani dei soliti quattro nerd (mi includo nell’elenco) con gli occhi sempre sgranati e gli appetiti desti!!!!
    vabe’, delusione….

    • Lo temo anch’io Omar… su TuttoLibri di sabato c’era una “recensione” firmata da Pietro Soria, anche se siamo alle solite: più che una recensione era una sinossi con un riassunto della quarta di copertina. Zero analisi, zero autentico commento, zero lettura. Ci siamo capiti: i soliti pezzo scritti, probabilmente, senza neanche leggere il libro.

      Per avvalorare quanto dici ti faccio un esempio che ti riguarda: ieri mi sono fatto un giro alla libreria Mondadori vicino casa mia, sia il tuo libro La legge di Fonzi, sia la nuova raccolta di articoli di Hunter S. Thompson, uno dei più grandi giornalisti del ‘900 americano, due novità (quello di Thompson è addirittura uscito ieri, il tuo il 17 giugno), mica erano sui banconi all’ingresso “di faccia”, no, erano già di costa in mezzo ad un mucchio di altra roba, in una sorta di cimitero dei libri. Per me è scandaloso. Stessa cosa dicasi per i libri della Meridiano Zero: mai una volta che siano in mezzo alle novità, sono sempre rilegati in qualche angolo polveroso.

      Intendiamoci Omar, non me ne frega un cazzo di sembrare un leccaculo nei tuoi confronti, non me ne entra in tasca nulla, è bene che i lettori di Pegasus Descending lo sappiano, manco ci conosciamo di persona: il tuo è il miglior romanzo italiano letto nel 2010, carico di una potenza verista impressionante e con una capacità di manipolare la lingua italiana, in tutte le sue forme, eccezionale. E però se guardiamo le classifiche di vendita troviamo i soliti. Io sto consigliando La legge di Fonzi e Galveston a chiunque mi capiti a tiro e spero che le vendite siano buone, ma se anche nelle librerie non li espongono almeno nelle novità, beh…

      Spero solo di poter leggere i prossimi lavori tuoi – e credo di sì, per fortuna c’è la ISBN – e quelli di Pizzolatto – qui sono un po’ più pessimista… -. Questo ha i numeri, ragazzi, ha i numeri…

      • eh, la faccenda è purtroppo complicata.
        Il mio primo libro, forte anche di una copertina oggettivamente innovativa (era quella con gli schizzi di sangue sul fronte bianco tipico di ISBN) la misero un po’ dappertutto (ricordo le vetrine piene di Feltrinelli a Bologna, o le pile da Auchan) ma naturalmente fu un caso fortuito, una serie di circostanze felici insomma (era anche un ottimo libro, per fortuna, prova ne sia che ancora oggi ne sento parlare bene:-) ma ciò non toglie che sia davvero complicato farsi largo tra gli scaffali delle librerie (non dimentichiamo che ISBN era comunque parte di un gruppo forte e solido, IL SAGGIATORE) e c’è ancora tanta gente che bazzica questi luoghi come cani che hanno perso la bussola, per cui è difficile che non incappino nelle pile dell’ultimo Vespa anziché incontrare un bel romanzo magari meno “pompato” (ma la faccenda è davvero articolata: sappiamo che le major obbligano le catene librarie da contratto all’esposizione di alcuni titoli e poi c’è la Tv, che entra ogni giorno in casa di milioni di potenziali lettori e praticamente spinge solo quei due o tre anchormen di grido come se non esistesse altro in Italia, vabe’…)

        Comunque mille grazie, Andrea, i tuoi apprezzamenti sono miele necessario 🙂

  3. Valter in ha detto:

    Anche nella mia città la libreria Mondadori ha praticamente ignorato i due titoli; discorso ben diverso alla Feltrinelli, dove entrambi, in numero discreto di copie, li trovi sul banco novità

    • Ottimo, meno male, mi dai una buona notizia Valter. Allora quella della Mondadori è una scelta esplicita, anche se incomprensibile. Comunque, Valter, se ti capita leggiti La legge di Fonzi e poi fammi sapere che ne pensi, sai dove trovarmi!!

  4. Guarda Omar, sul vendere cultura ci ho scritto una tesi di laurea. Capisco che il Vespa di turno o il Dan Brown con il suo ultimo, ad esempio, pessimo libro avrà le colonne di copie e venderà un botto che altro che affitto di casa Omar, altro che affitto! A me basterebbe che i buoni libri che sono pure delle novità fossero, almeno, vicino alle altre novità e non di costa in copia unica in mezzo alla roba “vecchia”!! Chissà che tra un Dan Brown e un Vespa non rimanga in mano, ogni tanto, pure un Di Monopoli, un Thompson o altre buone cose. Anche perchè va bene la passione, ma la scrittura è comunque un mestiere e qualche utile, ai suoi autori, dovrebbe pure darlo ( anche se Thompson non ha più di ‘sti problemi, ma in tempi di Studio Aperto e Tg5 di cose da dire su come si fa giornalismo e su come si scrive Hunter di cose da dire ne avrebbe ancora molte).

  5. Pingback: “Memoria, morte, tempo, amore e dolore. Che altro ci può essere?”. L’intervista a Nic Pizzolatto « Pegasus Descending

  6. Valter in ha detto:

    Ancora una volta grazie per il consiglio, uno dei libri più belli letti di recente

  7. Valter in ha detto:

    Tra l’altro mi hanno sorpreso molto i nomi degli autori ( viventi e non ) che nella tua bellissima intervista ha citato : non so quanti in Italia apprezzino Sciascia o conoscano
    la bravissima Fleur Jeaggy ( se non erro moglie di Roberto Calasso, direttore editoriale
    dell’Adelphi) , per non parlare di Alice Munro, in tempi recenti considerata la regina del
    racconto ( tutti i suoi libri pubblicati in Italia da Einaudi)

    • Mi ha stupito anche la citazione di Pavese, autore, ancor più di Sciascia, credo un poco dimenticato in Italia, non so neanche se si studi a scuola, ma non credo. In effetti la scuola italiana trascura un bel pezzo di ‘900 italiano, anche se non so se questo sia un bene o un male.

  8. Le citazioni stupiscono ma fino a un certo punto. Dopotutto Pizzolatto è un accademico della letteratura. Sa il fatto suo, e si vede. Conoscere a fondo i meccanismi della scrittura resta una dote fondamentale, e devo dire che le doti di Nic fanno ben sperare che non si perda per strada come capita a molti.

    Fa piacere anche che le reazioni continuino ad essere positive. Quei pochissimi che lo hanno su aNobii apprezzano… Resta da capire il motivo dell’indifferenza della “stampa seria”. E non sono neanche sicuro di volerlo sapere, potrei piombare nello spleen più spinto. Ci resta il passaparola, e recensioni come le tue, che spiccano come fiori nel letame dei copia-incolla della quarta di copertina da te citati…

    • Ciao Giuseppe! A me hanno stupito molto le citazioni di Pavese e Sciascia, autori trascurati in Italia. Ma, magari, la stessa cosa potrebbe dirsi per alcuni americani ignorati negli USA e invece apprezzati da topi da biblioteca come noi qui in Italia. Io mi aspetto molto da Nic e i suoi prossimi lavori, di cui ha parlato nell’intervista rilasciata a Pegasus Descending. Paiono molto interessanti.

      aNobii è un ottimo fornitore di dati, anche statistici, e il fatto che solo 10 persone – tra cui noi due – l’abbiano in libreria, mi fa male. Anche e soprattutto perchè Galveston non è uscito per un piccola e coraggiosa casa editrice di frontiera, ma per il colosso italiano, uno che fa il bello e il cattivo tempo. O l’idea di tradurre Galveston è stata una iniziativa a perdere di qualche illuminato editor o consulente oppure non mi spiego lo scarso risalto che si gli si dà, anche se credo che un po’ tutta la collana Strade Blu – Gomorra a parte – soffra di questi problemi di visibilità. Guarda Manuel, io ho il terrore che se questo non vende le prossime traduzioni saltano. Sul New York Times è stato addirittura recensito, positivamente, da un certo Dennis Lehane…Quello che potevo fare l’ho fatto, anche se non sono Il Corriere della Sera. Sperem!

  9. Vitandrea in ha detto:

    Anche a me è piaciuto. Soprattutto l’uso di un luogo comune del noir, quale la fuga è, per parlare di tutt’altro, rapporti umani, il senso di finitudine dell’uomo, il desiderio di riscatto. Bella lettura.

    • Ottimo, sono contento ti sia piaciuto. Io credo che Pizzolatto sia uno dei migliori giovani scrittori americani in circolazione, almeno tra quelli da me letti, e ti consiglio caldamente anche la lettura del suo racconto “Ricercato” nell’antologia Notti senza sonno. Tra l’altro questa raccolta contiene anche il magnifico racconto di James Lee Burke intitolato Big Midnight Special. Solo questo racconto varrebbe il prezzo di copertina del libro!

      • Vitandrea in ha detto:

        Nella tua intervista ha parlato di questo romanzo che sta scrivendo, quello sui due poliziotti che raccontano una storia alternandosi nella narrazione. Ecco, questo, anche senza sapere la trama, sembra davvero molto promettente!
        Sono sempre tentato di comprare l’antologia Notti senza sonno, soprattutto per la presenza di James Lee Burke, ora che so che c’è anche Pizzolatto diventa sempre più probabile l’acquisto 🙂

  10. Sì hai ragione, anche secondo me sembra un lavoro molto interessante. Speriamo che, intanto, lo porti a termini e poi che Mondadori o chi per lei lo traduca in italiano, anche perchè temo che Galveston non sia stato molto sponsorizzato dalla casa editrice e pure su aNobii lo hanno in libreria solo 12 persone, mi pare, un po’ poche. E’ passato un po’ inosservato ed è un gran peccato.

    Notti senza sonno è una antologia molto buona, c’è pure un bellissmo racconto della Oates e altre cose che, però, non ho ancora letto! 🙂

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