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Dave Zeltserman e la trilogia della redenzione

La trilogia nera

Esco momentaneamente dal mio indaffarato torpore per segnalarvi una uscita davvero imperdibile: dopo anni di attesa, mail, petizioni, proteste e incazzature, possiamo finalmente gustarci Zeltserman e non solo uno, bensì due suoi nuovi romanzi inediti in Italia. TimeCrime porta infatti in libreria l’intera trilogia dell’uomo uscito di galera che io, in tempi non sospetti, definii come Trilogia della redenzione. Piccoli crimini, il primo romanzo dei tre, è stata una delle migliori letture di questi anni di Pegasus Descending, tanto che ancora oggi, a due anni di distanza, sento un orgasmo salirmi dalle viscere nel ricordare quelle ore spese sulle pagine affollate. In calce al post riporto la sinossi del volume diffusa da Fanucci, con l’unica perplessità arrecata dalle ottocento e passa pagine che ne fanno un tomo della Treccani che per un povero pendolare come me, vacca boia, è un problema non da poco. Però, tre romanzi a 12 euro… insomma… come sempre in culo alla crisi e a chi ci fa pagare i suoi fottuti debiti! Qui sotto, invece, riporto la mia recensione di Piccoli crimini perché credo che ne valga la pena e perché potrebbe essere un utile pretesto per parlare un po’ di questo autore in attesa di leggere gli altri due suoi lavori della trilogia. Vabbè, ha un po’ il sapore del pasticcio al forno che ogni tanto mangio in pausa pranzo, quello fatto con gli avanzi del giorno prima, però, se fatto bene, anche quello non è male e si gusta con piacere.

PICCOLI CRIMINI
di Dave Zeltserman
ed. Fanucci
Traduzione di Olivia Crosio

Piccoli crimini di Dave Zeltserman è la miglior crime fiction che io abbia letto negli ultimi due anni. Era da tempo che non mi capitava di essere completamente assorbito nella trama di un romanzo inseguendo le sporche vicende del suo protagonista, una via di mezzo tra un cattivo figlio di puttana e un povero sfigato finito dentro a un gioco più grande di lui.

Joe Denton è un ex poliziotto della cittadina di Bradley, Vermont, appena uscito di galera dopo aver scontato sette anni per il tentato omicidio del procuratore distrettuale Phil Coakley. Bradley è una piccola città della provincia americana, non è come Los Angeles o Chicago dove non passa giorno in cui un agente di polizia non sia impegnato in una sparatoria o in un inseguimento. Nel Vermont la vita scorre lenta, ma i soldi non fanno schifo a nessuno. E lo stipendio statale è troppo risicato se quale sogno e realizzazione hai una bella casa, o magari due, le vacanze d’estate e un potente Suv superinquinante e che beve come un cammello dopo aver attraversato il Sahara. Anche la polizia, quindi, arrotonda e se è vero che la delinquenza è poca e sottocontrollo, ci pensano i zelanti tutori dell’ordine pubblico a riportare le statistiche più vicine alla media nazionale.

Joe era un poliziotto corrotto beccato dallo stesso Phil con le mani nella marmellata. In più, quella sera,
era strafatto di cocaina e merda varia, il suo accoltellamento è stato un gesto istintuale e selvaggio. Così istintuale e così selvaggio che non l’ha neanche ammazzato il procuratore, lasciandolo, però, sfigurato per il resto dei suoi giorni e condannando Denton alla perenne esposizione al pubblico biasimo: “È assurdo, ma non sarebbe così se quella notte Phil fosse morto. Il ricordo della mia brutta impresa sarebbe sbiadito e i cattivi sentimenti si sarebbero esauriti. Il vero problema è che Phil è lì ben visibile ogni giorno. Ogni giorno tutti provano di nuovo repulsione per il mio crimine. Per colpa mia in sua presenza si sentono in imbarazzo e devono sforzarsi di fingere che non sia un fenomeno da baraccone. Non esiste perdono per un delitto del genere.” [pg. 46]

Piccoli crimini

Quando Denton esce di prigione si ritrova ad aspettarlo non i genitori, che lo ignorano, o la moglie, che l’ha piantato in asso portandosi via le due figlie e cambiando pure nome, ma lo sfigurato Phil che porta sulla faccia i segni del peccato di Joe, un genere di peccato per cui non esiste perdono e redenzione. E Phil, c’è da capirlo, è incazzato. Molto incazzato. Manny Vassey fino a sette anni fa era l’osso duro di Bradley, il boss di provincia che non si muove foglia senza che lui non voglia. Ora è un povero vecchio in un letto d’ospedale in attesa che il cancro lo ammazzi. E Phil è lì ogni giorno a leggergli la Sacra Bibbia, perché anche il più duro quando è sulla soglia si caga nelle mutande e inizia a credere in Dio, in Suo Figlio e in tutti gli angeli e i santi del Paradiso. Sperare in un miracolo non costa niente. Se Manny vuotasse il sacco sarebbero cazzi amarissimi per mezzo dipartimento di polizia, Joe Denton incluso. Per tale motivo lo sceriffo Dan Pleasant mette Denton con le spalle al muro: scegli tu, o fai fuori Manny o fai fuori Phil. E Joe c’è dentro di nuovo, fino al collo e in una città in cui nessuno gli è più amico, neppure i suoi anziani genitori, e in cui troppa gente sembra avere una voglia matta di piantargli una pallottola in mezzo agli occhi.

Piccoli crimini è una discesa negli inferi che per tragicità di contenuti è assimilabile a Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij. In entrambi i libri, infatti, abbiamo un colpevole dichiarato e, nel caso del romanzo di Zeltserman, addirittura già condannato e che a norma di legge avrebbe già saldato il suo debito con la giustizia. Saldato un cazzo. La società è ipocrita e il popolo un bove, le cicatrici sulla faccia di Phil Coakley sono quindi il castigo, quello vero, che Joe deve quotidianamente pagare ripartendo ogni giorno da zero come un novello e moderno Sisifo. Zeltserman ci trascina quindi in questa quotidianità fatta di tormento e dolore, con la costrizione di dover fare il Male affinché il Bene – in questo caso un briciolo di normalità – possa compiersi. Piccoli crimini è la storia dell’impossibilità della redenzione per chi con questo stesso Male sia, almeno una volta, sceso a compromessi. Indietro non si torna. Il tutto è inoltre scritto in modo magnifico e con un ritmo che ti attanaglia gli occhi alle pagine mentre i colpi di scena si susseguono imperterriti e senza alcuno spazio per prendere una boccata d’aria, sperando in ogni pagina di porre termine a questo vortice di violenza e cattiveria. Che se ne esca, in un modo o nell’altro, purché tutto ciò abbia fine. E tutto finirà, perché è questa l’unica cosa che abbiamo imparato: che tutto finisce.

Uniche note stonate l’eccessivo numero di refusi ed errori vari contenuti nel libro e la presenza di una punteggiatura strutturata in modo piuttosto discutibile.

Prima di iniziare, comunque, fate un salto dal vostro pneumologo di fiducia. Perché questo libro si legge tutto in apnea e la privazione prolungata di ossigeno nuoce gravemente alle cellule cerebrali.

Piccoli crimini è il primo romanzo di un terzetto che potremmo definire “Trilogia della redenzione” che Dave Zeltserman sta scrivendo. Il secondo libro, Pariah è già stato pubblicato negli USA e da indiscrezioni raccolte credo che potremmo già leggerlo in Italia in questo 2010. Per il terzo volume della trilogia, Killer, dovremo invece aspettare un po’ di più visto che solo nell’anno corrente, a Maggio, vedrà la luce editoriale negli States. Su Pegasus Descending, comunque, se interessati troverete tutte le notizie e informazioni del caso.

Dave Zeltserman

Di seguito la sinossi de La trilogia nera di Dave Zeltserman, che oltre a Piccoli crimini contiene anche Pariah e Killer, tradotti da Olivia Crosio e Marta Milani.

SINOSSI: Contea di Bradley,  Vermont. L’ex poliziotto Joe Denton ha appena finito di scontare sette anni per il tentato omicidio del procuratore distrettuale. Si illude di aver chiuso con il passato, con la violenza, la droga e le scommesse: ma un crimine di quel genere è impossibile da dimenticare.  Kyle Nevin è  invece un “bravo ragazzo”, gestisce gli affari nei quartieri a sud di Boston. Ammazza solo se costretto, non pesta i piedi a nessuno: eppure Red Mahoney, il suo boss, lo vende all’FBI.  Quando Nevin esce di galera ha quindi una sola cosa in mente: fare a pezzi Red. Per racimolare qualche dollaro organizza un rapimento, ma niente va come dovrebbe… Né la fortuna sorride a Leonard March, sgherro “storico” del mafioso Sal Lombard. Quando dopo quattordici anni le porte del carcere gli si aprono davanti, per mettere insieme due pasti caldi al giorno si ritrova a pulire gabinetti. Non sarebbe poi così male, per uno che ha sessantadue anni e ventotto omicidi sulla coscienza: ma si ci si può reinventare una vita “normale” quando là fuori tutti vogliono la tua testa?

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E adesso parlano loro: Zeltserman, Carofiglio e Deaver

  

Dave Zeltserman

Vorrei aprire questo ennesimo numero de “Il brusio della rete”, rubrica che segnala le notizie più interessanti apparse sul web, con l’intervista che lo scrittore statunitense Dave Zeltserman, autore del magnifico Piccoli crimini di cui potete leggere la recensione su Pegasus Descending, ha rilasciato a Ignazio Rasi e Ernesto Villa per il sito La Tela Nera.   

Dice lo stesso Zeltserman in merito a Piccoli crimini: “Con Piccoli Crimini ho tentato di scrivere un thriller frenetico che avrebbe potuto anche essere un noir moderno, e ho incluso tra i temi dominanti quello della redenzione. Joe Denton è un ex poliziotto corrotto che ne aveva combinate di tutti i colori quando era in servizio. E’ stato sbattuto in prigione quando si è intrufolato in procura a tarda notte per distruggere le prove contro di lui. Qui si trova faccia a faccia con il procuratore distrettuale e lo sfigura orribilmente. Uscito di prigione, Joe vorrebbe vivere una vita tranquilla, senza fare più danni, ma ci sono molte forze oscure che lavorano contro di lui. Per tutti è violenza di un losco individuo, ma Small Crimes è una storia che affronta gli aspetti morali dell’esistenza.”  

Prossimamente leggeremo Pariah, secondo capitolo di una ideale trilogia “sull’uomo uscito di galera”: “Kyle Nevin di Pariah è una vera bestia. Questo tipo lascia morte e distruzione ovunque passi. Ho un debole per Kyle.”, mentre il futuro sembra volerci riservare grosse sorprese da questo scrittore – per la cronaca, scoperto grazie a Luca Conti e pubblicato da un editore, la Meridiano Zero, prima in Italia che negli USA con la sua opera prima Fast Lane da noi edita come L’occhio privato di Denver -, come lui stesso ci annuncia: “Ho appena concluso un romanzo che mi ha dato molte soddisfazioni. La migliore storia noir che abbia scritto, ed è tanto un racconto sulla freddezza e sull’alienazione della società contemporanea quanto un thriller frenetico.” 

Ovviamente vi consiglio di fare un salto sul sito de La Tela Nera e leggere l’intera intervista a Dave Zeltserman, dove potete trovarvi interessanti curiosità sul suo metodo di lavoro e sul suo passato. E se siete degli aspiranti scrittori pure un po’ di speranza. 

Ora la consueta carrellata di link: su La Repubblica un interessante articolo firmato da Jaime D’Alessandro sul romanzo interativo del russo Dmitry Glukhovsky Metro 2033 (Multiplayer.it Edizioni), da poco reperibile anche nella versione videogames, a dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, il crescente meticciato dei mezzi narrativi e gli interessantissimi incroci tra cinema, letteratura e videogiochi. Un fenomeno da seguire. Sempre su La Repubblica Dario Olivero sul suo blog Bookowski parla de Il quinto servitore (ed. Longanesi), thriller storico di Kenneth Wishnia di cui avevo già parlato tramite questa pagine e di cui a breve pubblicherò una recensione. Ancora sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari un pezzo di Maurizio Bono su un romanzo crime credo molto interessante, Tre Secondi (ed. Einaudi), della coppia scandinava Roslund & Hellström. 

Su Il Sole 24 Ore una recensione de Il commissario Hunkeler e la mano d’oro di Hansjörg Schneider (ed. Casagrande) firmata da Guido De Franceschi, oltre a un pezzo scritto da Gianrico Carofiglio in cui lo scrittore barese – ormai da settimane in testa alle classifiche di vendita con Le perfezioni provvisorie (ed. Sellerio), da me già recensito su Pegasus Descending – descrive il suo mestiere e come vi è approdato dopo una carriera spesa a fare tutt’altro. 

Infine sul blog di Luca Crovi una bella intervista rilasciata al suo autore da Jeffery Deaver

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Piccoli crimini – Dave Zeltserman

Piccoli crimini

PICCOLI CRIMINI
di Dave Zeltserman
ed. Fanucci
Traduzione di Olivia Crosio

“Piccoli crimini” di Dave Zeltserman è la miglior crime fiction che io abbia letto negli ultimi due anni. Era da tempo che non mi capitava di essere completamente assorbito nella trama di un romanzo inseguendo le sporche vicende del suo protagonista, una via di mezzo tra un cattivo figlio di puttana e un povero sfigato finito dentro a un gioco più grande di lui.

Joe Denton è un ex poliziotto della cittadina di Bradley, Vermont, appena uscito di galera dopo aver scontato sette anni per il tentato omicidio del procuratore distrettuale Phil Coakley. Bradley è una piccola città della provincia americana, non è come Los Angeles o Chicago dove non passa giorno in cui un agente di polizia non sia impegnato in una sparatoria o in un inseguimento. Nel Vermont la vita scorre lenta, ma i soldi non fanno schifo a nessuno. E lo stipendio statale è troppo risicato se quale sogno e realizzazione hai una bella casa, o magari due, le vacanze d’estate e un potente Suv superinquinante e che beve come un cammello dopo aver attraversato il Sahara. Anche la polizia, quindi, arrotonda e se è vero che la delinquenza è poca e sottocontrollo, ci pensano i zelanti tutori dell’ordine pubblico a riportare le statistiche più vicine alla media nazionale.

Joe era un poliziotto corrotto beccato dallo stesso Phil con le mani marmellata. In più, quella sera, era strafatto di cocaina e merda varia, il suo accoltellamento è stato un gesto istintuale e selvaggio. Così istintuale e così selvaggio che non l’ha neanche ammazzato il procuratore, lasciandolo, però, sfigurato per il resto dei suoi giorni e condannando Denton alla perenne esposizione al pubblico biasimo: “E’ assurdo, ma non sarebbe così se quella notte Phil fosse morto. Il ricordo della mia brutta impresa sarebbe sbiadito e i cattivi sentimenti si sarebbero esauriti. Il vero problema è che Phil è lì ben visibile ogni giorno. Ogni giorno tutti provano di nuovo repulsione per il mio crimine. Per colpa mia in sua presenza si sentono in imbarazzo e devono sforzarsi di fingere che non sia un fenomeno da baraccone. Non esiste perdono per un delitto del genere.” [pg. 46]

Quando Denton esce di prigione si ritrova ad aspettarlo non i genitori, che lo ignorano, o la moglie, che l’ha piantato in asso portandosi via le due figlie e cambiando pure nome, ma lo sfigurato Phil che porta sulla faccia i segni del peccato di Joe, un genere di peccato per cui non esiste perdono e redenzione. E Phil, c’è da capirlo, è incazzato. Molto incazzato. Manny Vassey fino a sette anni fa era l’osso duro di Bradley, il boss di provincia che non si muove foglia senza che lui non voglia. Ora è un povero vecchio in un letto d’ospedale in attesa che il cancro lo ammazzi. E Phil è lì ogni giorno a leggergli la Sacra Bibbia, perché anche il più duro quando è sulla soglia si caga nelle mutande e inizia a credere in Dio, in Suo Figlio e in tutti gli angeli e i santi del Paradiso. Sperare in un miracolo non costa niente. Se Manny vuotasse il sacco sarebbero cazzi amarissimi per mezzo dipartimento di polizia, Joe Denton incluso. Per tale motivo lo sceriffo Dan Pleasant mette Denton con le spalle al muro: scegli tu, o fai fuori Manny o fai fuori Phil. E Joe c’è dentro di nuovo, fino al collo e in una città in cui nessuno gli è più amico, neppure i suoi anziani genitori, e in cui troppa gente sembra avere una voglia matta di piantargli una pallottola in mezzo agli occhi.

“Piccoli crimini” è una discesa negli inferi che per tragicità di contenuti è assimilabile a “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij. In entrambi i libri, infatti, abbiamo un colpevole dichiarato e, nel caso del romanzo di Zeltserman, addirittura già condannato e che a norma di legge avrebbe già saldato il suo debito con la giustizia. Saldato un cazzo. La società è ipocrita e il popolo un bove, le cicatrici sulla faccia di Phil Coakley sono quindi il castigo, quello vero, che Joe deve quotidianamente pagare ripartendo ogni giorno da zero come un novello e moderno Sisifo. Zeltserman ci trascina quindi in questa quotidianità fatta di tormento e dolore, con la costrizione di dover fare il Male affinché il Bene – in questo caso un briciolo di normalità – possa compiersi. “Piccoli crimini” è la storia dell’impossibilità della redenzione per chi con questo stesso Male sia, almeno una volta, sceso a compromessi. Indietro non si torna. Il tutto è inoltre scritto in modo magnifico e con un ritmo che ti attanaglia gli occhi alle pagine mentre i colpi di scena si susseguono imperterriti e senza alcuno spazio per prendere una boccata d’aria, sperando in ogni pagina di porre termine a questo vortice di violenza e cattiveria. Che se ne esca, in un modo o nell’altro, purché tutto ciò abbia fine. E tutto finirà, perché è questa l’unica cosa che abbiamo imparato: che tutto finisce.

Uniche note stonate l’eccessivo numero di refusi ed errori di battitura contenuti nel libro e la presenza di una punteggiatura strutturata in modo piuttosto discutibile.

Prima di iniziare, comunque, fate un salto dal vostro pneumologo di fiducia. Perché questo libro si legge tutto in apnea e la privazione prolungata di ossigeno nuoce gravemente alle cellule cerebrali.

“Piccoli crimini” è il primo romanzo di un terzetto che potremmo definire “Trilogia della redenzione” che Dave Zeltserman sta scrivendo. Il secondo libro, “Pariah” è già stato pubblicato negli USA e da indiscrezioni raccolte credo che potremmo già leggerlo in Italia in questo 2010. Per il terzo volume della trilogia, “Killer”, dovremo invece aspettare un po’ di più visto che solo nell’anno corrente, a Maggio, vedrà la luce editoriale negli States. Su Pegasus Descending, comunque, se interessati troverete tutte le notizie e informazioni del caso.

Sul blog Small Crimes potete trovare molte informazioni e recensioni di questi e degli altri libri dell’autore americano, mentre su Liberi di Scrivere una bella intervista a Dave Zeltserman. Su Sugarpulp, infine, una recensione firmata dall’immarcescibile Matteo Strukul.

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Novità in libreria: Zeltserman e Reggi

Vi segnalo un paio di novità editoriali che sono già finite nel mio “cestino di caccia” dopo l’ultima battuta in libreria e di cui prossimamente su Pegasus Descending potrete leggere le recensioni. Se “Liberaci dagli sbirri” è una novità assoluta essendo l’esordio dello scrittore Gabriele Reggi, il “Piccoli crimini” di Dave Zeltserman, nonostante il cognome impronunciabile che proprio non riesce a rimanermi in testa, è libro da me atteso da tempo non essendo mai riuscito a trovare il suo esordio, “L’occhio privato di Denver”, pubblicato ai tempi dalla lungimirante Meridiano Zero.

Su Pegasus Descending la recensione di “Piccoli crimini” di Dave Zeltserman.

Piccoli crimini

PICCOLI CRIMINI
di Dave Zeltserman
ed. Fanucci
Traduzione di Olivia Crosio

Nella contea di Bradley, nel Vermont, l’ex poliziotto corrotto Joe Denton ha appena finito di scontare sette anni per aver tentato di uccidere e aver sfigurato il procuratore distrettuale che stava per smascherarlo. Si illude di aver chiuso con la sua vecchia vita, con la violenza, la droga e le scommesse, ma un crimine di quel genere è difficile da dimenticare, soprattutto in una cittadina di provincia. Nessuno vuole più avere a che fare con lui, né la sua ex moglie, né i genitori, né i vecchi colleghi, ma Joe vuole almeno recuperare il rapporto con le figlie che non vede da anni. Nel frattempo Manny Vassey, il boss della malavita locale malato terminale di cancro, riceve ogni giorno la visita del procuratore e sembra pronto a pentirsi e a stringere un accordo per guadagnarsi il paradiso e incastrare definitivamente Joe Denton e tutto il dipartimento di polizia. In una situazione ormai compromessa, e sotto la pressione e le minacce dello sceriffo, Joe dovrà rientrare nel mondo criminale, per assicurarsi che la verità non venga a galla e soprattutto per aver salva la sua vita e quella della famiglia. Con una trama ingegnosamente articolata, una scrittura matura e ricca di lucido humour nero, Dave Zeltserman racconta in modo convincente la corruzione della polizia in una cittadina degli Stati Uniti. (fonte: sito Fanucci)

Liberaci dagli sbirri

LIBERACI DAGLI SBIRRI
di Gabriele Reggi
ed. ISBN

«Com’era possibile che l’avessero concepita così come la vedevo, quella scuola? Sottoterra, morta, si direbbe. Una scala sostenuta da pilastri scendeva come in un girone dantesco fino al portone d’entrata trenta metri più giù. Ho fatto un segno d’intesa al meccanico. Anche lui. Sono sceso. L’edificio era privo d’intonaco, impiantato miracolosamente nel terreno come fosse caduto da sopra, qualcuno gli avesse dato una spinta e fatto rotolare per il paese fino al punto più basso; qualcosa di cui vergognarsi. Ecco. Una discarica di scuole.»

Una violenta, ancestrale parabola del Sud profondo. Una racconto d’amore e di sangue.
Spedito a far supplenze in una scuola del Sud più profondo, il protagonista di questo romanzo si accorge ben presto di essere finito in un villaggio dei dannati che sembra partorito dalla mente di Stephen King, più ancora che da Ignazio Silone o da Ernesto De Martino. La Storia non arriva a Stimmate, dove le donne sono costrette a lavorare nei campi e i carcerati sono chiamati Presidenti e vivono come al Grand Hotel. Il tasso di mafiosità di questo Meridione allucinato e piovoso porta uomini e donne a pregare ogni giorno «liberaci dagli sbirri», mentre un cruento rito religioso chiamato la Piaga sembra tenere insieme la comunità. Finché Stefano, il prossore del Nord, non si innamora di Anorea, bellissima e intoccabile. (fonte: sito ISBN)

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