Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Archivio per la categoria “Novità in libreria”

Dave Zeltserman e la trilogia della redenzione

La trilogia nera

Esco momentaneamente dal mio indaffarato torpore per segnalarvi una uscita davvero imperdibile: dopo anni di attesa, mail, petizioni, proteste e incazzature, possiamo finalmente gustarci Zeltserman e non solo uno, bensì due suoi nuovi romanzi inediti in Italia. TimeCrime porta infatti in libreria l’intera trilogia dell’uomo uscito di galera che io, in tempi non sospetti, definii come Trilogia della redenzione. Piccoli crimini, il primo romanzo dei tre, è stata una delle migliori letture di questi anni di Pegasus Descending, tanto che ancora oggi, a due anni di distanza, sento un orgasmo salirmi dalle viscere nel ricordare quelle ore spese sulle pagine affollate. In calce al post riporto la sinossi del volume diffusa da Fanucci, con l’unica perplessità arrecata dalle ottocento e passa pagine che ne fanno un tomo della Treccani che per un povero pendolare come me, vacca boia, è un problema non da poco. Però, tre romanzi a 12 euro… insomma… come sempre in culo alla crisi e a chi ci fa pagare i suoi fottuti debiti! Qui sotto, invece, riporto la mia recensione di Piccoli crimini perché credo che ne valga la pena e perché potrebbe essere un utile pretesto per parlare un po’ di questo autore in attesa di leggere gli altri due suoi lavori della trilogia. Vabbè, ha un po’ il sapore del pasticcio al forno che ogni tanto mangio in pausa pranzo, quello fatto con gli avanzi del giorno prima, però, se fatto bene, anche quello non è male e si gusta con piacere.

PICCOLI CRIMINI
di Dave Zeltserman
ed. Fanucci
Traduzione di Olivia Crosio

Piccoli crimini di Dave Zeltserman è la miglior crime fiction che io abbia letto negli ultimi due anni. Era da tempo che non mi capitava di essere completamente assorbito nella trama di un romanzo inseguendo le sporche vicende del suo protagonista, una via di mezzo tra un cattivo figlio di puttana e un povero sfigato finito dentro a un gioco più grande di lui.

Joe Denton è un ex poliziotto della cittadina di Bradley, Vermont, appena uscito di galera dopo aver scontato sette anni per il tentato omicidio del procuratore distrettuale Phil Coakley. Bradley è una piccola città della provincia americana, non è come Los Angeles o Chicago dove non passa giorno in cui un agente di polizia non sia impegnato in una sparatoria o in un inseguimento. Nel Vermont la vita scorre lenta, ma i soldi non fanno schifo a nessuno. E lo stipendio statale è troppo risicato se quale sogno e realizzazione hai una bella casa, o magari due, le vacanze d’estate e un potente Suv superinquinante e che beve come un cammello dopo aver attraversato il Sahara. Anche la polizia, quindi, arrotonda e se è vero che la delinquenza è poca e sottocontrollo, ci pensano i zelanti tutori dell’ordine pubblico a riportare le statistiche più vicine alla media nazionale.

Joe era un poliziotto corrotto beccato dallo stesso Phil con le mani nella marmellata. In più, quella sera,
era strafatto di cocaina e merda varia, il suo accoltellamento è stato un gesto istintuale e selvaggio. Così istintuale e così selvaggio che non l’ha neanche ammazzato il procuratore, lasciandolo, però, sfigurato per il resto dei suoi giorni e condannando Denton alla perenne esposizione al pubblico biasimo: “È assurdo, ma non sarebbe così se quella notte Phil fosse morto. Il ricordo della mia brutta impresa sarebbe sbiadito e i cattivi sentimenti si sarebbero esauriti. Il vero problema è che Phil è lì ben visibile ogni giorno. Ogni giorno tutti provano di nuovo repulsione per il mio crimine. Per colpa mia in sua presenza si sentono in imbarazzo e devono sforzarsi di fingere che non sia un fenomeno da baraccone. Non esiste perdono per un delitto del genere.” [pg. 46]

Piccoli crimini

Quando Denton esce di prigione si ritrova ad aspettarlo non i genitori, che lo ignorano, o la moglie, che l’ha piantato in asso portandosi via le due figlie e cambiando pure nome, ma lo sfigurato Phil che porta sulla faccia i segni del peccato di Joe, un genere di peccato per cui non esiste perdono e redenzione. E Phil, c’è da capirlo, è incazzato. Molto incazzato. Manny Vassey fino a sette anni fa era l’osso duro di Bradley, il boss di provincia che non si muove foglia senza che lui non voglia. Ora è un povero vecchio in un letto d’ospedale in attesa che il cancro lo ammazzi. E Phil è lì ogni giorno a leggergli la Sacra Bibbia, perché anche il più duro quando è sulla soglia si caga nelle mutande e inizia a credere in Dio, in Suo Figlio e in tutti gli angeli e i santi del Paradiso. Sperare in un miracolo non costa niente. Se Manny vuotasse il sacco sarebbero cazzi amarissimi per mezzo dipartimento di polizia, Joe Denton incluso. Per tale motivo lo sceriffo Dan Pleasant mette Denton con le spalle al muro: scegli tu, o fai fuori Manny o fai fuori Phil. E Joe c’è dentro di nuovo, fino al collo e in una città in cui nessuno gli è più amico, neppure i suoi anziani genitori, e in cui troppa gente sembra avere una voglia matta di piantargli una pallottola in mezzo agli occhi.

Piccoli crimini è una discesa negli inferi che per tragicità di contenuti è assimilabile a Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij. In entrambi i libri, infatti, abbiamo un colpevole dichiarato e, nel caso del romanzo di Zeltserman, addirittura già condannato e che a norma di legge avrebbe già saldato il suo debito con la giustizia. Saldato un cazzo. La società è ipocrita e il popolo un bove, le cicatrici sulla faccia di Phil Coakley sono quindi il castigo, quello vero, che Joe deve quotidianamente pagare ripartendo ogni giorno da zero come un novello e moderno Sisifo. Zeltserman ci trascina quindi in questa quotidianità fatta di tormento e dolore, con la costrizione di dover fare il Male affinché il Bene – in questo caso un briciolo di normalità – possa compiersi. Piccoli crimini è la storia dell’impossibilità della redenzione per chi con questo stesso Male sia, almeno una volta, sceso a compromessi. Indietro non si torna. Il tutto è inoltre scritto in modo magnifico e con un ritmo che ti attanaglia gli occhi alle pagine mentre i colpi di scena si susseguono imperterriti e senza alcuno spazio per prendere una boccata d’aria, sperando in ogni pagina di porre termine a questo vortice di violenza e cattiveria. Che se ne esca, in un modo o nell’altro, purché tutto ciò abbia fine. E tutto finirà, perché è questa l’unica cosa che abbiamo imparato: che tutto finisce.

Uniche note stonate l’eccessivo numero di refusi ed errori vari contenuti nel libro e la presenza di una punteggiatura strutturata in modo piuttosto discutibile.

Prima di iniziare, comunque, fate un salto dal vostro pneumologo di fiducia. Perché questo libro si legge tutto in apnea e la privazione prolungata di ossigeno nuoce gravemente alle cellule cerebrali.

Piccoli crimini è il primo romanzo di un terzetto che potremmo definire “Trilogia della redenzione” che Dave Zeltserman sta scrivendo. Il secondo libro, Pariah è già stato pubblicato negli USA e da indiscrezioni raccolte credo che potremmo già leggerlo in Italia in questo 2010. Per il terzo volume della trilogia, Killer, dovremo invece aspettare un po’ di più visto che solo nell’anno corrente, a Maggio, vedrà la luce editoriale negli States. Su Pegasus Descending, comunque, se interessati troverete tutte le notizie e informazioni del caso.

Dave Zeltserman

Di seguito la sinossi de La trilogia nera di Dave Zeltserman, che oltre a Piccoli crimini contiene anche Pariah e Killer, tradotti da Olivia Crosio e Marta Milani.

SINOSSI: Contea di Bradley,  Vermont. L’ex poliziotto Joe Denton ha appena finito di scontare sette anni per il tentato omicidio del procuratore distrettuale. Si illude di aver chiuso con il passato, con la violenza, la droga e le scommesse: ma un crimine di quel genere è impossibile da dimenticare.  Kyle Nevin è  invece un “bravo ragazzo”, gestisce gli affari nei quartieri a sud di Boston. Ammazza solo se costretto, non pesta i piedi a nessuno: eppure Red Mahoney, il suo boss, lo vende all’FBI.  Quando Nevin esce di galera ha quindi una sola cosa in mente: fare a pezzi Red. Per racimolare qualche dollaro organizza un rapimento, ma niente va come dovrebbe… Né la fortuna sorride a Leonard March, sgherro “storico” del mafioso Sal Lombard. Quando dopo quattordici anni le porte del carcere gli si aprono davanti, per mettere insieme due pasti caldi al giorno si ritrova a pulire gabinetti. Non sarebbe poi così male, per uno che ha sessantadue anni e ventotto omicidi sulla coscienza: ma si ci si può reinventare una vita “normale” quando là fuori tutti vogliono la tua testa?

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Novità in libreria: I dannati non muoiono di Jim Nisbet e Omicidio allo specchio di Ryan David Jahn

In un periodo in cui il noir non se la passa mica troppo bene, le buone uscite sono ormai perle rare, acuti in una sinfonia caleidoscopica di scoregge e rutti in cui il mercato editoriale di genere sembra voglia sprofondare noi poveri lettori. E se, allora, Revolver ci permette di respirare aria fresca, quella che dalle mie parti, in Ossola, si assapora salendo di quattro passi, TimeCrime risponde subito con due lavori frutto dell’impegno di due autori da me amatissimi. Se I dannati non muoiono è tutt’altro che una novità, rappresentando l’esordio letterario di quel geniaccio di Jim Nisbet – su Pegasus Descending ne ho parlato a più riprese. Nell’ordine: le recensioni di Iniezione letale, capolavoro assoluto, e Cattive abitudini; approfondita intervista; reportage dal Salone del Libro di Torino. Ripassatevi i pezzi e, se ne avete voglia, ne riparliamo -, seppur con un nuovo finale, e già recensito da Vitandrea Silecchia sempre per il vostro blog preferito, Omicidio allo specchio di Ryan David Jahn segna il ritorno dell’autore rivelazione del 2011 con il magnifico I buoni vicini, romanzo profondo, intelligente, denso di significati e letture nonché rappresentazione ideale di quello che dovrebbe essere la letteratura, un leggio per l’anima umana e la società. Ma anche di questo lavoro, che consiglio caldamente di procurarsi, trovate recensione pubblicata da queste parti e intervista all’autore.

Ho sbraitato per mesi sulla mancata pubblicazione di nuovi lavori di Nisbet, bestemmiando anche contro quel socio di Vitandrea che era riuscito a recuperare una vecchia copia de I dannati in una bancarella dell’usato. Lo stesso Sergio Fanucci era intervenuto proprio in calce alla recensione di questo lavoro dello scrittore di San Francisco promettendo che avremmo letto tutti gli autori da me invocati e, almeno per il momento, banditi dalle libreria italiane, includendo nella protesta, oltre al già citato Nisbet, anche quelle vette della letteratura raggiunte da gente come James Lee Burke e Dave Zeltserman. Certo, non nego che spero di poter leggere anche gli ultimi lavori di Jim, comunque il ritorno sugli scaffali impolverati di Mondadori e Feltrinelli – e della libreria Azuni del mio amico Emiliano Longobardi. Cazzo, sosteniamo gli indipendenti, a cui se chiedete un consiglio sanno pure rispondervi invece di sbuffarvi in faccia, annoiati e con un dito nel naso, come i commessi precari dei grandi magazzini – il ritorno, dicevamo, di un romanzo fuori catalogo da anni e a soli 7,70, beh, a me fa tirare un’altra bella boccata d’aria fresca della Val Formazza. Teniamo duro, ragazzi, teniamo duro!

I dannati non muoiono

I DANNATI NON MUOIONO
di Jim Nisbet
ed. TimeCrime
Traduzione di Bruna Ferri

TRAMA: Strano il caso capitato al detective privato Martin Windrow, casualmente coinvolto nelle indagini relative al suicidio di Virginia Sarapath: la notte in cui è stata uccisa, un vicino ha sentito provenire dal suo appartamento dei forti gemiti di piacere. Al di là della parete, evidentemente, la donna era impegnata in un amplesso, a quanto pare durato per ore. Eppure il giorno successivo di Virginia resta solo il cadavere, i polsi recisi a colpi di rasoio, il seno sinistro asportato di netto. Sul foglio inserito nella macchina da scrivere di Herbert Trimble, che abita nell’appartamento accanto a quello della vittima, il detective trova intanto un foglio di carta che reca un’inquietante scritta: “Ho sempre voluto scuoiare una donna.” Forse, sono le semplici farneticazioni di uno scrittore fallito; forse, è la traccia di un movente. Inizia così un gorgo di orrori nel quale Windrow verrà  attratto come una falena dalla luce, fino a sprofondare in un delirio in cui i confini tra omicidio e amore diventano sempre più labili.

Omicidio allo specchio

OMICIDIO ALLO SPECCHIO
di Ryan David Jahn
ed. TimeCrime
Traduzione di Cristina Genovese

TRAMA: Quando Simon Johnson viene aggredito all’interno del suo squallido appartamento di Los Angeles, la scelta è una e una soltanto: difendersi o morire. Ma nel momento stesso in cui, dopo averlo colpito, il fascio di luce della torcia illumina il viso del suo aggressore, Simon realizza due cose: primo, di averlo fatto fuori; secondo, che l’uomo che giace ai suoi piedi gli assomiglia come una goccia d’acqua. inizia così a prendere forma nella sua mente un piano diabolico: per scoprire il motivo del suo tentato omicidio, Johnson assumerà l’identità del suo “doppio”, un professore di matematica che conduceva la più ordinaria delle esistenze e che ora è un cadavere immerso in acqua e ghiaccio nella sua vasca da bagno. Così facendo Simon vivrà in casa sua, dormirà con sua moglie, vestirà i suoi abiti e si divertirà con la sua giovane amante… Ma a un certo punto il ghiaccio comincia a sciogliersi, strani messaggi appaiono sui muri, una misteriosa Cadillac nera inizia a pedinare Simon e qualcuno è sulle sue tracce. Realtà e allucinazione iniziano a confondersi, disegnando la geometria di un labirinto in cui il protagonista si perde: chi ha scoperto il suo gioco? C‘è forse qualcuno che muove le fila e che sta tentando di farlo impazzire?

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Novità in libreria: La macchina della morte di Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki !

La macchina della morte

Io, che sono un fautore della conoscenza, dello spendere bene la propria vita cercando di capire il mondo che ci circonda e, insomma, dare il proprio contributo, uno che delle lezioni di filosofia del liceo si ricorda solo il socratico aforisma “una vita senza ricerca non è degna d’essere vissuta”, io, quindi, che credo che sapere è sempre meglio che non sapere, beh, sulla morte mi sconfesso e abiuro tutto ciò che ho scritto due righe sopra. Meglio non sapere.

Mi è venuta in mente questa roba qui, questo fottuto dazio che dobbiamo pagare quotidianamente al nostro essere soggetti dotati di una coscienza – e di una autocoscienza o metacoscienza -, ovvero l’idea della morte e la consapevolezza della nostra futura, inevitabile fine – che per quel che mi riguarda è solo una banale cessazione di tutto, di assenza irrevocabile, appunto, di coscienza – scorrendo la raccolta La macchina della morte, sottotitolo Notizie da un mondo in cui le persone sanno di che morte morire, a cura di Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki !. In un mondo futuro è stata inventata una macchina che tramite una semplice analisi del sangue è in grado di rivelare al soggetto di che morte morirà. Nessuna data o luogo, solo la causa. Beh, domanda inevitabile: cosa fareste, voi, in una situazione e con una conoscenza simile? Disperazione? Immobilismo? Iperattività? Stoica sfrontatezza?

Io non lo so e non voglio neanche saperlo, forse per continuare ad avere quel minimo di autostima, vero motore motivante di qualsiasi nostra azione che determina così tanto il nostro vivere, in un continuo, incessante tentativo di ridurre la dissonanza cognitiva, ovvero il gap tra le nostre convinzioni e le nostre azioni. Certo, la morte è un tema inevitabile, a un tempo estremamente complesso e banalmente semplice, il più grande mistero dell’umanità che nei millenni della storia dell’uomo ha indotto alla nascita di centinaia di religioni più o meno grandi, più o meno invasive delle vite dei propri adepti e non, più o meno mere finzioni di potere ma sempre motivate da questa viscerale paura che va al di là del solo istinto di sopravvivenza e autoconservazione per diventare, all’opposto, cultura e costrutto sociale.

Con l’idea della morte e la sua consapevolezza dobbiamo, tutti, farci i conti, in una sorta di notte in cui tutte le vacche sembrano grigie, ognuno con le sue strategie, i suoi trucchetti per tirare avanti in una folle illusione di immortalità. Ci sono domande a cui non è possibile dare una risposta. Tutto ciò è estremamente sconfortante ma, allo stesso tempo, è l’unica via che consente al nostro esistere di avere un senso e di dare un significato alla parola “futuro”.  

LA MACCHINA DELLA MORTE (Machine of Death)
a cura di Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki !
ed. Guanda
Traduzione di Giovanni Garbellini

SINOSSI: La macchina è stata inventata quasi per caso qualche anno fa. Con un semplice esame del sangue sa predire il modo in cui lasceremo questo mondo. Nessuna data. Nessun dettaglio. Solo un foglietto di carta con poche parole, insieme precise e insopportabilmente vaghe. Un oracolo infallibile, criptico e beffardo. Spaziando dall’umorismo alla fantascienza, dall’horror all’avventura, trentaquattro racconti di autori diversi immaginano mondi in cui il fatale responso della Macchina della Morte diviene il fondamento di una nuova gerarchia sociale o una semplice voce del curriculum, un mostro pervasivo contro cui lottare o una moda passeggera, il dato che può bruciare la carriera di un politico o il centro di nuovi giochi di società. Trentaquattro voci diverse per indagare come cambierebbero i rapporti umani e il lavoro, gli ospedali e le scuole, la giustizia e il crimine. Saremmo più liberi o vivremmo incatenati a quella sentenza ineluttabile, condizionati in ogni scelta da un destino che può materializzarsi in qualsiasi momento? Saremmo morbosamente attratti da ciò che ci ucciderà o cercheremmo di fingere con noi stessi di non sapere nulla? Sfideremmo la macchina cercando di smentire il suo verdetto o cambieremmo la nostra vita nel tentativo di allontanare il più possibile un finale già scritto? Un gioco, certo. Ma anche un modo per riflettere sulla nostra ossessione di voler sapere tutto, di svelare anche l’ultimo mistero, che ci porta soltanto a spingere un po’ più in là i confini dell’incertezza.

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Slaughter, Pasini e Landay: il tris TimeCrime

So di essere l’ultimo blog a parlarne e che di TimeCrime, la nuova etichetta thriller di Fanucci, sapete ormai vita morte, miracoli, autori e prezzoinculoallacrisieachicelhaappippiataallafacciazzanostraporcoilmondochemistasottoipiedi. Però, anche solo per completezza e perché sono curioso di sapere se qualcuno di voi ha già letto qualcuno dei tre titoli appena usciti e che ne pensa, pubblico un post in proposito, che fa un po’ il paio con quello su Revolver, a dimostrazione che nel mondo editoriale e culturale italiano, di solito piuttosto soporoso e a corto di idee, un poco di fermento c’è.

L’ombra della verità

L’OMBRA DELLA VERITÀ
di Karin Slaughter
ed. Fanucci – TimeCrime
Traduzione di Raffaella De Dominicis

TRAMA: Quando l’agente Michael Ormewood, del dipartimento di polizia di Atlanta, viene chiamato in un quartiere popolare di Grady Homes, si trova di fronte a uno degli omicidi più brutali cui abbia mai assistito nel corso della sua carriera: Aleesha Monroe giace in un lago di sangue, il corpo orribilmente mutilato. Ora dopo ora, appare evidente che l’assassinio della donna non è tuttavia destinato a rimanere isolato: poco dopo, il cadavere della vicina di casa di Michael, Cynthia Barrett, viene trovato nel cortile posteriore della sua villetta, e anche questo omicidio sembra avere parecchie somiglianze con altridue crimini verificatisi nello Stato. Viene chiamato ad affiancare Ormewood nell’indagine Will Trent, agente del Georgia Bureau of Investigation. Eppure, qualcosa non torna: tra i diversi casi ci sono delle incongruenze, dei dettagli che aprono la strada a ipotesi investigative diverse. Forse non si è in presenza di un unico serial killer, forse il mistero celato dietro la morte delle due donne è inestricabilmente legato a un passato che rifiuta di essere sepolto…La regina del thriller americano torna con un romanzo che tiene con il fiato sospeso, intrecciando le fila di una trama piena di colpi di scena e svolte sorprendenti che conducono il lettore, una pagina dopo l’altra, verso un finale sconvolgente.

Venti corpi nella neve

VENTI CORPI NELLA NEVE
di Giuliano Pasini
ed. Fanucci – TimeCrime

TRAMA: Case Rosse, minuscolo borgo nell’Appennino tosco-emiliano, ha un primato: è la sede del commissariato più piccolo d’Italia, diretto da Roberto Serra – che viene da Roma ed è considerato uno ed fòra – con l’aiuto dell’agente Manzini. Non succede mai nulla se non qualche rissa tra ubriachi il sabato sera. Ma la notte del Capodanno del 1995 una telefonata sveglia Manzini in piena notte. Ci sono tre cadaveri al Prà grand, uccisi senza pietà. I due poliziotti accorrono sul luogo del delitto e uno spettacolo raccapricciante si presenta ai loro occhi: un uomo, una donna e una bambina sono stati colpiti a morte da distanza ravvicinata con un fucile. È un’esecuzione, senza alcun dubbio. Ma non ci sono schizzi di sangue intorno alle vittime e la loro posizione non combacia con la traiettoria degli spari. A chi appartengono questi corpi straziati che chiedono giustizia? Chi ha violato la pace di quel piccolo paese perso tra le montagne, e per quale motivo? E perché così tanta violenza da sorprendere anche un uomo come Roberto Serra, abituato a omicidi ben più efferati? Per il commissario comincerà un’indagine che lo porterà a rivivere il passato del luogo in cui si è rifugiato, e ad affrontare i demoni che albergano nella sua anima e nel suo cuore. Un romanzo che affonda le radici nelle pagine più sanguinose della storia del Ventesimo secolo. Un nuovo autore italiano che lancia la sfida ai maestri del thriller internazionale.

In difesa di Jacob

IN DIFESA DI JACOB
di William Landay
ed. Fanucci – TimeCrime
Traduzione di Sara Brambilla

TRAMA: Andy Barber, da più di vent’anni braccio destro del procuratore distrettuale, è un uomo rispettato, un marito e un padre devoto, e ha davanti a sé una carriera sicura. Sa bene cosa può nascondere la vita di una persona, quali colpe possono essere taciute, ma la sua è un’esistenza serena e l’amore per la moglie e il figlio non ha limiti. Tutto sembra andare per il verso giusto per lui e la sua famiglia. Ma certe convinzioni a volte sono esposte ai capricci del destino o alle conseguenze di piccoli gesti. Così, un giorno, quasi per caso, piomba su di loro un’accusa inaudita: il figlio di Andy, Jacob, poco più che un bambino, viene indagato per omicidio. Un suo compagno di classe è stato accoltellato nel parco poco prima dell’inizio delle lezioni. Il ragazzo proclama la propria innocenza e Andy gli crede. Ma c’è qualcosa che non torna, l’impianto accusatorio è dannatamente convincente: e se qualcosa fosse sfuggitoall’attenzione di Andy? E se i quattordici anni di vita del figlio non fossero sufficienti per capire chi è realmente? E se Jacob, suo figlio, fosse alla fine un assassino? In difesa di Jacob è un thriller che tiene col fiato sospeso, ed è anche una straordinaria radiografia dei rapporti familiari; uno specchio feroce in cui realtà e giustizia si mostrano inesorabilmente implacabili, fino alla rivelazione di una sorprendente e inaspettata verità che si svela solo all’ultima pagina.

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Novità in libreria: Il teschio sacro di James Rollins

Il teschio sacro

Da molti è considerato il nuovo Michael Crichton, etichetta sicuramente abusata. Comunque James Rollins è uno che vende ed è in grado di imbastire storie curiose e divertenti. In libreria il suo nuovo, ennesimo, romanzo con protagonista la Sigma Force: Il teschio sacro.

IL TESCHIO SACRO (The Devil Colony)
di James Rollins
ed. Nord
Traduzione di Giovanni Giri e Amalia Rincori

TRAMA: Centinaia di corpi mummificati ammassati in una caverna e, al centro, un piedistallo di granito con sopra un favoloso teschio d’oro: è questo lo spettacolo che si presenta agli occhi di due esploratori che si sono avventurati all’interno di una riserva indiana sulle Montagne Rocciose. Il Bureau of Indian Affairs ne rivendica immediatamente la proprietà, ingaggiando un braccio di ferro con le autorità locali ma, prima che le parti riescano a trovare un accordo, un’esplosione distrugge la caverna. I sospetti cadono subito su Kai Quocheets, una giovane attivista per i diritti dei nativi americani, che tuttavia sembra sparita nel nulla. In realtà, dal suo nascondiglio, la ragazza si è rivolta all’unica persona in grado di dimostrare la sua innocenza e cioè a suo zio Painter Crowe, direttore della Sigma Force. Insieme con l’amico e collega Grayson Pierce, Crowe si mette a indagare, tuttavia capirà subito che quella misteriosa necropoli e l’enigmatico teschio sacro sono soltanto il primo passo sulla strada verso un segreto inquietante, che risale all’epoca coloniale e che rischia di minare le basi stesse degli Stati Uniti. Perché la Dichiarazione d’Indipendenza e la storia della nascita della nazione americana forse sono solo una menzogna, creata per coprire una sconvolgente verità…

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Di corsa in edicola per Nome in codice: Loki

Nome in codice: Loki

Anche se non ho ancora finito di leggerlo, abbandono per un attimo la mia consueta prudenza per consigliarvi di mollare lì quello che state facendo per correre in edicola ad acquistare Nome in codice: Loki, l’ultimo romanzo di Stefano Di Marino, alias Stephen Gunn, con protagonista Chance Renard, il Professionista.

La mia audace indicazione è legata a una duplice motivazione: da una parte il romanzo rimarrà sulla piazza solo per questo mese di novembre, essendo pubblicato con la collana Segretissimo; dall’altra non mi capitava da tempo di incontrare una storia – e uno scrittore – in grado di farmi contare le ore e i minuti che mi separano dalle mie sedute di lettura. A causa del lavoro posso dedicare alla lettura di genere solo il tempo trascorso in treno e in metropolitana, riservandomi la maggiore concentrazione garantita dal weekend e da casa mia per saggi e testi scientifici. La mattina, in particolare nei giorni di inizio settimana, è sempre un grandissimo scazzo. L’esistenza del lunedì dovrebbe essere vietata in Costituzione, violando, a mio parere, una lunga serie di diritti dell’umanità. Comunque, da quando ho attaccato Nome in codice: Loki l’appropinquarsi al lavoro è un po’ meno pesante, così come, analogamente, la sera, magicamente, mi ha fatto riacquistare la vista. Correggo bozze e riviste per otto ore e mezza al giorno, capirete la condizione dei miei malandati globi oculari la sera alle sei. Due laghi infuocati e ciechi. E poi il sonno. Mi alzo tutti i giorni alle sei di mattina e, porcoilmondo, la sera, con il buio che cala alle quattro e mezza, mi prende un abbiocco che ve lo raccomando. Incredibilmente questo romanzo riesce a lenire il bruciore degli occhi e a ridestare il vostro amatissimo blogger Morfeo, evitandogli di essere svegliato dal fine corsa della linea M1 a Sesto San Giovanni.

Io lo so che i lettori di Pegasus Descending sono ben più avanti del sottoscritto e come quest’ultimo, ahilui, fosse rimasto l’ultimo a non aver mai letto niente di Stefano Di Marino. Quindi il mio consiglio, per la maggioranza, risulterà scontato e fuori tempo massimo, ma magari un paio di pirloni come me in giro ne sono rimasti e perdersi Di Marino sarebbe una pirlata ancora più grande del non conoscerlo affatto. Perché adesso lo sapete, e lo so, cosa ci siamo persi, ma per fortuna la vita ci lascia il tempo di rimediare, senza perdere altre occasioni di godere grazie alla letteratura, noi che ci definiamo lettori.  

Inoltre Segretissimo costa 4,50 e voi sapete quanto abbia a cuore i vostri risparmi. Anche se al termine della lettura mi dovessi ricredere e dire “ragazzi, abbiamo scherzato”, beh, al massimo ci avreste rimesso due brioche. Nelle prossime settimane, comunque, tornerò su questo libro con maggiore cura e dettaglio.

Ora il problema sarà recuperare le altre decine e decine di romanzi scritti da Di Marino, ben una trentina con il Professionista. O forse no, basta aspettare un poco…

NOME IN CODICE: LOKI
di Stephen Gunn
ed. Mondadori Segretissimo n. 1581

TRAMA: Metropolitana di Osaka. Chance Renard osserva ipnotizzato sul megaschermo della stazione le immagini degli incendi devastanti che stanno assediando San Pietroburgo. Presto le fiamme potrebbero minacciare le centrali nucleari. Una tragica fatalità, o qualcuno ha dato una mano al destino? Domanda difficile, e non è il momento adatto per trovare una risposta. Chance deve allontanarsi subito. Mimetizzate tra la folla dei passeggeri ci sono persone che gli danno la caccia. Agenti dei servizi segreti di mezzo mondo. Killer che hanno l’ordine di ucciderlo, perché è un traditore. E se ci riescono,chi sventerà il complotto che rischia di scatenare una nuova Guerra Fredda?

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Novità in libreria: Una rossa e 4 dentisti morti di Henry Kane e Hotel Omicidi di E. Howard Hunt

Due nuovi Mastini freschi freschi in libreria.

Una rossa e 4 dentisti morti

UNA ROSSA E 4 DENTISTI MORTI (Too French and Too Deadly)
di Henry Kane
ed. Polillo
Traduzione di Federico Riccardi

TRAMA: Per molti newyorchesi il Cain Club è solo un piccolo ed elegante locale sull’East Side; per il detective privato Peter Chambers, invece, è sinonimo di lavoro. Ma dopo essere riuscito a incastrare due sicari del gangster Ritchie Rizzo, Peter decide di occuparsi di una faccenda molto personale: conquistare Carlotta, l’incantevole proprietaria del club. Le sue manovre vengono interrotte dall’arrivo di Gordon Clark, un vecchio amico di Carlotta appena rientrato da Marsiglia, dove gestisce un’azienda di export di auto d’occasione. Due anni prima Carlotta gli aveva prestato parecchio denaro per avviare l’attività; la somma le era stata restituita, ma Carlotta non aveva voluto gli interessi. Così ora Clark le annuncia che l’indomani stipulerà un’assicurazione sulla vita in suo favore. Da quel momento, però, si perdono le sue tracce. Nessuna telefonata, neanche un messaggio alla socia Julia Boni, una rossa mozzafiato arrivata con lui da Marsiglia. Carlotta è preoccupata per il suo amico, e Chambers è ben lieto di svolgere qualche indagine per lei. Ma non sa ancora che presto s’imbatterà in un suicidio che puzza di omicidio, se non fosse che è avvenuto in una doppia camera chiusa dall’interno, e in una misteriosa lista con i nomi di quattro dentisti, morti. Tutto ciò mentre un agguerrito Ritchie Rizzo gli sta sempre alle calcagna. Un geniale hardboiled del 1955 dove (quasi) nessuno è innocente.

Hotel Omicidi

HOTEL OMICIDI (House Dick)
di E. Howard Hunt
ed. Polillo
Traduzione di Giovanni Viganò

TRAMA: Grande albergo: gente che va, gente che viene. Ed è così anche all’Hotel Tilden di Washington, 340 stanze, quasi una città nella città. Pete Novak, all’apparenza un tipo cinico e duro, è il detective privato incaricato della sicurezza dell’albergo. È a lui che vengono demandate le piccole e grandi grane che quotidianamente si presentano. Liti, furti, tradimenti coniugali, il solito repertorio, insomma. E così Novak non si scompone più di tanto quando una cliente, Julia Boyd, denuncia la scomparsa dei suoi gioielli. Il marito Chalmers, però, si affretta a sconfessarla dichiarandosi certo che questi si trovano al sicuro nella cassaforte del suo ufficio, nell’Illinois. Ma se la vicenda dei gioielli sembra risolta, subito dopo accadono due fatti ben più gravi: un’ospite appena arrivata, la bellissima Paula Norton, viene picchiata a sangue nella sua stanza, e in quella stessa notte viene commesso un brutale delitto. Novak indaga e ben presto scopre che tutto quanto è collegato. Un grande romanzo, scritto nel 1961, degno di essere annoverato tra i migliori esempi del giallo all’americana. Una storia di amore, morte e malavita con un protagonista, Pete Novak, che rimarrà a lungo nella memoria dei lettori.

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Novità in libreria: Cul-de-sac di Alberto Custerlina

Cul-de-sac

Non spenderò troppe parole in questa sede per annunciare il nuovo, attesissimo – almeno da me – romanzo di Alberto Custerlina, uno degli scrittori di genere più innovativi e divertenti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni in Italia, perché tornerò a parlarne a breve e con maggiore dovizia di particolari. Ma con Cul-de-sac ritroviamo una nostra vecchia conoscenza: Ljudmila Horvat. E questa volta sarà trieste, città natale di Custerlina, a fare da palcoscenico per l’ennesima, sporchissima storia firmata dall’autore di Balkan Bang! e Mano Nera.

CUL-DE-SAC
di Alberto Custerlina
ed. BC Dalai editore

TRAMA: A Trie­ste, leg­gere la pagina della cro­naca nera è noioso quanto fare la fila alle poste. Ci pen­serà Ljud­mila Hor­vat, kil­ler croata e fer­vente cat­to­lica, a movi­men­tare la son­no­lenta città spaz­zata da una bora gelida. In com­pa­gnia di un ex poli­ziotto croato-bosniaco, la donna dovrà impe­dire che un oli­garca russo rie­sca a por­tare a ter­mine il suo piano cri­mi­noso: met­tere in piedi un traf­fico ille­cito di ura­nio dal Congo verso l’Iran. A com­pli­care la situa­zione entra in gioco Zeno Weber, ex-mercenario trie­stino che, suo mal­grado, si tro­verà coin­volto negli eventi.

Con Cul-de-sac Alberto Custer­lina spo­sta il mirino sul con­fine occi­den­tale dei Bal­cani, met­tendo in scena tre sto­rie intrec­ciate che, in una esca­la­tion di avve­ni­menti, tra­sci­ne­ranno i pro­ta­go­ni­sti in un abisso senza fondo, tra fasci­sti irri­du­ci­bili, mafiosi russi, ban­chieri cor­rotti, poli­ziotti con­vinti di avere le mani troppo legate, orga­niz­za­zioni segrete e cri­mi­nali di bassa lega, tutti acco­mu­nati dalla sma­nia di potere e di soldi, tutti per­so­naggi di una tra­ge­dia umana fin troppo reale.

«Era stato un idiota: avrebbe dovuto igno­rare il furto, così avrebbe abbas­sato la ser­randa alle sette e trenta, si sarebbe fatto una svel­tina con Carole e se ne sarebbe tor­nato a casa con una busta piena di roba da man­giare. E Achille non gli avrebbe tele­fo­nato. E i quat­tro corpi mas­sa­crati li avrebbe tro­vati qual­cun altro.» 

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Novità in libreria: Fuego di Marilù Oliva

Fuego

Torna la Guerrera di Marilù Oliva, la giornalista amante dei balli latino-americani già protagonista di Tu la paragaras! e ora alle preso con Fuego. Nonostante da un anno e più abbia il libro di Marilù Oliva in libreria, beh, non l’ho ancora letto. Dovrò provvedere, prima o poi.

FUEGO
di Marilù Oliva
ed. Elliot

TRAMA: Una torrida estate bolognese e il fuoco che brucia impietoso. La Guerrera, al secolo Elisa Guerra, giornalista precaria e appassionata di salsa e balli latinoamericani, ci si tuffa dentro nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla, come beve rum e come indaga sulla morte di una ballerina cubana trovata carbonizzata. Un omicidio punitivo a prima vista e, dietro, un losco giro di prostituzione che nasconde altri affari criminosi e sordidi interessi. Come nel fortunato ¡Tú la pagarás!, primo capitolo delle avventure della Guerrera, Elisa Guerra accoglie ancora qui al suo fianco il capace ma timido ispettore Basilica per mostrargli i controsensi delle notti di salsa e dei pittoreschi personaggi che le animano, i segreti di un mondo intriso di fascino e riti misteriosi. E come nella precedente indagine della Guerrera, anche in Fuego questa lottatrice di capoeira, che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza, affronterà pericoli e sfide mortali insieme alla fidata amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra, i tarocchi e gli studi da alchimista. E così, man mano che la storia si dipana verso l’inaspettata verità, Catalina aiuterà la Guerra nell’interpretazione esoterica del fuoco, mentre Dante le coprirà alle spalle con la saggezza senza tempo dei suoi versi immortali.

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Novità in libreria: Il sicario di Fidel di Roberto Ampuero

Il sicario di Fidel

È da un po’ che ci guardiamo, Roberto Ampuero e io. Ci guardiamo attraverso le copertine dei suoi libri, soprattutto quel Il caso Neruda che tanto successo ha riscosso, da noi come all’estero. Sarà che il suo detective Cayetano Brulé – come il vino-, un sudamericano che si porta dietro decenni di letteratura latina, pare una via di mezzo tra il Pepe Carvalho di Vazquez Montalban e il Mèndez di Francisco Gonzàlez Ledesma, così come la letteratura sudamericana – anche se citando, a ragione, Luis Sépulveda si dovrebbe dire le letterature sudamericane – è in  grado di esercitare sul sottoscritto un fascino esotico indescrivibile e malinconico. Per questo ho accolto con grande soddisfazione e curiosità il nuovo lavoro italiano di Ampuero, Il sicario di Fidel, ancora una volta edito da Garzanti.

IL SICARIO DI FIDEL (Halcones de la noche)
di Roberto Ampuero
ed. Garzanti
Traduzione di Stefania Cherchi

TRAMA: È un gennaio caldo, all’Avana. In piedi dietro una finestra della residenza presidenziale, Fidel Castro fuma l’ennesimo sigaro della giornata. Non immagina di certo che la sua vita sia in pericolo mortale. Perché ci sono due occhi che spiano ogni suo movimento. Occhi che lo seguono ovunque vada. Gli occhi di Lucio Ross, il sicario più letale di tutta l’America Latina. È stato assoldato da un gruppo di esiliati cubani e adesso è a un passo dal compiere l’attentato politico perfetto. Ma il generale Castro, senza saperlo, può contare su un alleato segreto, la cia. A nessuno, specialmente al governo americano, conviene che Cuba rimanga senza una guida proprio adesso. Bisogna fermarlo.  C’è un solo uomo in grado di farlo. Si tratta del detective Cayetano Brulé. L’incarico è un vero e proprio salto nel buio, ma Cayetano è incastrato e non può rinunciare. A rischio ci sono i suoi affetti più cari e la sua vita. In una Cuba mai vista, tra falsi indizi, piste fantasma, donne sensuali e oscuri personaggi, passando per la Germania, San Pietroburgo e gli Stati Uniti, Cayetano ingaggerà una lotta contro il tempo. Prima che il sicario riesca a cambiare il corso della storia. Dopo il grande successo del Caso Neruda, in testa alle classifiche dell’America latina, della Spagna e più volte ristampato in Italia, torna Roberto Ampuero con un nuovo romanzo, diventato ben presto un caso letterario unico. Sullo sfondo di una Cuba allo stesso tempo ipnotica, affascinante e piena di contraddizioni, Ampuero costruisce un intrigo perfetto mettendo sulla scena uno dei personaggi più discussi dell’epoca contemporanea.

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