Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Come sei lento!

Omicidio allo specchio

di Fabio e Jonathan Lotti

Quando siam tutti presi dal piroettar di parole…

Si tratta dell’idea del “doppio” già ampiamente collaudata ma qui svolta in maniera originale. Simon Johnson non è messo tanto bene a trentaquattro anni. Guance pallide disseminate di cicatrici lasciate dall’acne, capelli prematuramente grigi, miope con occhialoni da miope (appunto), piaga dietro l’orecchio destro causata dallo sfregamento dell’astina di plastica, cuore ballerino con nuova valvola cardiaca, gengive che sputano sangue sotto la pressione dello spazzolino da denti, ondate di panico a stento represse quando si trova in ascensore. Anche il vestiario e l’appartamento in cui vive a Los Angeles si adeguano: tristi, sporchi e malinconici, come la sua Volvo grigia scrostata sul cofano.

Buon cuore (lo dimostra con un vecchio cane rognoso dal pelo sporco e incrostato di sangue) e unici amici Robert e Chris. Amici per modo di dire che si sente “perso nel mondo dell’interazione umana”, distante da tutto e da tutti. Solo, naturalmente, con il pesce rosso Francine a fargli compagnia, sguardo fantozzesco su canali pornografici.

Ebbene questo essere isolato si ritrova improvvisamente a lottare con un tizio sconosciuto in casa sua. Dopo una colluttazione furiosa riesce ad ucciderlo e a rendersi conto che gli somiglia in maniera maledettamente straordinaria. Si tratta di un certo Jeremy Shakleford, professore di matematica, che infila nella vasca coprendolo di ghiaccio. Per scoprire il motivo dell’aggressione decide di “diventare” l’altro.

Incomincia una storia ai limiti del credibile con una strana frase che gli sembra di sentir ripetere e vedere scritta sui muri e la scoperta che i due hanno in comune lo stesso psichiatra; una Cadillac che lo segue, ricordi che affiorano dal passato, una studentessa fra le braccia che lo chiama con il suo vero nome. Insomma dietro a questa storia ci deve essere qualcuno che sta tessendo una tela, qualcuno che cerca di farlo impazzire. “Che cosa gli sfuggiva?”.

Inquietudine, mistero, paura. Scrittura volutamente lenta, precisa, accurata a rendere un personaggio ed un ambiente degradato, una lentezza funzionale al racconto come se ci si muovesse in un sogno, in una irrealtà, in una continua allucinazione, in un film al rallentatore dove piccoli particolari si innestano e incastrano fra loro.

Lentezza da alcuni criticata come un fastidioso fardello. Praticamente lentezza mezza bruttezza come altezza, all’incontrario, mezza bellezza. L’ho già scritto, e chiedo venia a chi già mi ha letto, ma vorrei ripeterlo anche qui. Andando in giro per blog e nella vita ho incontrato tutta una serie di lamentele sulla lentezza e dunque sulla pesantezza sfibrante di certi libri. Una noia, una lagna, una palla! Di converso un elogio sperticato della velocità, del brio, del guizzo, della mitragliata di parole, e insomma della corsa continua e dirompente. Io non sono certo contrario ad un ritmo pimpante, figuriamoci! Ai miei tempi andava di moda il rock and roll e il twist che era un piacere sgambettare da tutte le parti, ma poi ci si riposava pure con balli alla mattonella che era ancora meglio. Però, però tutta questa fretta, tutta questa voglia di movimento assatanato che prende le nuove generazioni di lettori (e non) un po’ mi agganghisce (mio conio). Mi blocca, mi mette ansia. Mi instilla un dubbio. O che saranno da buttar via tutti quei creduti capolavori dove un ballo non finisce mai e le descrizioni dei luoghi, degli interni, dei paesaggi durano quanto i ricami delle nostre sante nonnette? Quei libroni, insomma, dove si finiva per ciondolare la testa arrivati appena ad un centesimo del tutto?

Fabio e Jonathan Lotti

Ma il dubbio dura un attimo perché quei libroni mastodontici, lenti e pesanti si leggevano con calma, con rispetto del tempo dovuto, cercando di assaporarne i minimi dettagli. Senza fretta, senza furia che nessuno ci correva dietro.

Non so ma tutta questa odierna voglia di brio, di sorridente leggerezza, di allegro scorrazzar veloce di parole a volte mi sa tanto di spensierata superficialità. Compresa la mia, si capisce. Allora un elogio alla lentezza bisogna farlo. Che poi la tartaruga, con il suo passo lemme lemme, dura  anche cent’anni. E, a quanto mi risulta, nemmeno il piè veloce Achille riesce a raggiungerla.

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Un pensiero su “Come sei lento!

  1. In questo caso la lentezza non guasta anche perchè non è un romanzo lungo dal punto di vista delle pagine. Ho trovato questo libro interessante, forse il finale sarebbe potuto essere ancora più enigmatico…

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