Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Le (mie) idee chiare e confuse

No, non sono morto. Non è un momento facile né particolarmente felice della mia vita, ma non sono morto, semplicemente una serie di motivi mi hanno tenuto lontano dal blog e dalle mail. Quindi devo delle scuse a tutti quelli che si sono preoccupati per me, in particolare ai molti che mi hanno scritto in privato. Purtroppo alcuni problemi di salute, il tentativo di portare a termine, con estrema fatica, una serie di cose iniziate e un calo delle mie motivazioni mi ha portato a staccare la spina. Forse, primo tra tutti, è stato anche il mio fisico a dire di fermarmi, a fare un check, un pit stop. In queste settimane non ho praticamente letto narrativa, ma ora mi sono arrivati freschi freschi i due nuovi Revolver e chissà che Guthrie non riesca a fare un miracolo, sempre che il tempo non mi uccida prima. Le cose devono cambiare, nella mia vita e pure in questo blog. Se per la mia vita cercherò di arrangiarmi io e la mia famigliola, per Pegasus Descending voglio coinvolgere voi. Purtroppo so già che la saltuarietà dei post diventerà una regola ancora più ferrea del recente passato, semplicemente attualmente non ce la faccio a pubblicare molto e con costanza. So che il blog ne risentirà, ma non posso fare altrimenti, anche se essere riuscito a scrivere il pezzo  Le (mie) idee chiare e confuse qui sotto che mi girava in testa da tempo – e che spero vi piaccia e possa aprire una bella discussione – è già per me motivo di soddisfazione, non tanto per il pezzo in sé, quanto per aver trovato la forza di scriverlo. Ho voglia di trattare un po’ più i classici e fare, magari, qualche puntata al di fuori del genere nel momento in cui si trova qualcosa per cui ne valga la pena, lasciarsi alle spalle un po’ di sovrastruttura per tornare alla struttura. Avrei poi voglia di parlare anche di saggi scientifici, ma il timore è quello di snaturare il blog, anche se magari può essere una fonte di richiamo per nuovi lettori e nuove discussioni. Già non concedevo molto alle case editrici, ma ora credo che concederò ancora meno, scegliendo con più cura i libri da leggere e il poco tempo da investire. In ogni caso navigherò a vista, chi c’è c’è, e grazie, agli altri buona fortuna. Forse il blog diventerà un po’ più personale, anche se, alla fine, già lo era. Spero, se qualche qualità c’era, di riuscire a mantenerla. Io continuo a guardare al futuro con fiducia, ormai ho imparato che quando meno te lo aspetti le cose cambiano, e non necessariamente in peggio. Confido che questo valga anche per Pegasus Descending 2.0.

Leibniz

Perché un romanzo ci piace? Non so voi, ma io, dopo centinaia di recensioni scritte proprio per questo blog, sto iniziando a riapprezzare e a guardare con occhi nuovi il più celebre dei commenti per ogni opera d’arte che si rispetti: “Bello” oppure “brutto”. Senza tante cazzate, tanta retorica e tante parole spese nel tentativo, a volte vano, di comunicare attraverso la ragione una emozione.

Non sono un esperto né di filosofia né, tantomeno, di estetica, non è il mio campo di studi né di interessi e me ne guardo bene dall’affrontarlo al di là delle mie possibilità. Però, a volte, anche gli umanisti dicono cose intelligenti e ricordo, a tal proposito, come la classificazione fatta da Leibniz – che era essenzialmente un matematico – delle idee sia illuminante. Tra i vari gradi, infatti, c’è anche quello attinente alle idee cosiddette chiare e confuse. In questo caso, in Leibniz, chiaro e confuso non sono due contrari, bensì due aggettivi che ci dicono qualcosa di attitudini diverse delle idee stesse. Se le idee oscure, quindi, diversamente da quelle chiare, non ci permettono alcun riconoscimento utile ad accrescere la nostra conoscenza del mondo, quelle distinte ci permettono di distinguere all’interno di questa stessa idea tutti i suoi elementi singoli, assumendo un valore gnoseologico sconosciuto alle idee confuse, dove questi elementi rimangono, appunto, confusi e indistinguibili.

Ora, quando noi parliamo di “bello” e “brutto” nell’arte io credo che noi stiamo usando proprio la categoria delle idee chiare e confuse, mentre quando spingiamo la nostra analisi un po’ più in là nel tentativo di capire i motivi di questo “bello” e questo “brutto” ci stiamo inerpicando verso le idee chiare e distinte. Queste ultime, come già detto, hanno sicuramente un valore conoscitivo alieno alle prime, che invece di avviarsi su un piano concettuale – citando Kant direi di “sintesi” tra un elemento esperienziale, estetico, e uno concettuale, categoriale, a priori – rimangono nell’ambito dell’estetica, rimangono confinate a un giudizio estetico che sicuramente non sarà in grado di farci conoscere il mondo e le sue trame oscure, ma, comunque, sarà capace di farci “pensare molto”, proprio come dovrebbero fare l’estetica e le opere d’arte in generale.

Ecco, lo scrivere una recensione non è altro che fare un passo in più, un tentativo di mettere ordine al caos dei sentimenti e delle emozioni, aggiungendo qualcosa al nostro sapere. Ma il vero valore estetico di un’opera d’arte sta nelle idee chiare e confuse, in quel giudizio in noi chiarissimo perché chiarissime sono le emozioni che ci ha suscitato, regalandoci momenti di noia o di piacevolezza, di commozione, di rabbia o allegria. E però non sappiamo dire perché quel romanzo ci è piaciuto così tanto e quell’altro così poco, riconosciamo, in questo marasma, come i personaggi siano ben delineati, la trama solida, l’intreccio valido, i colpi di scena, la morale e tutto quello che volete, ma è il wit quello che dà sapore a tutto ciò e che, allo stesso tempo, siamo così incapaci di afferrare. Per questo motivo, dopo centinaia di recensioni scritte, credo di non aver capito nulla e forse di aver addirittura sempre tolto sapore alle emozioni, cercando di rendere ragione a quelle ragioni del cuore che la mente non può capire. È il giudizio sintetico ed estetico più breve e per voi intellettuali banale del “bello” o “brutto” a celare in sé l’unico, reale valore di un’opera d’arte. Il resto è sovrastruttura è, come non mi stancherò mai di dirlo, una stilettata al cuore della poesia, della letteratura, del cinema, della pittura e di ogni pratica artistica esistente, come quando a scuola, al liceo, si perdono ore a sezionare criticamente le poesie senza però leggerle dall’inizio alla fine, senza lasciarsi avvolgere e trasportare dal suono e dalla musica, senza farsi prendere a braccetto da Petrarca nel dirci che non siamo soli nelle nostre pene d’amore. I critici, chi scrive di arte senza farla, aggiunge, toglie o passa come le scritte sulla sabbia?

Questo mio pezzo, che può avere il sapore della provocazione altro non è, ancora una volta, che sovrastruttura – sì, proprio quella marxista, quella roba che non conta, o conta poco, sopra alla struttura. È, ancora un volta, un tentativo di passare dalle idee chiare e confuse a quelle chiare e distinte, un tentativo, cioè, di spiegare perché i lettori si fanno consigliare da anobii e non dai critici letterari. Perché chi commenta su anobii, il lettore dello scaffale a fianco, parla al cuore del lettore stesso, il critico parla alla sua mente. E l’arte non ci fa conoscere il mondo, ci fa solo, citando ancora Kant, “pensare molto”, ci fa capire qualcosa di più su noi stessi e sulla nostra anima (uso il termine “anima” per capirci, ma potrei anche dire “mente” o “spirito” o “Io”), ci rende chiara la confusione e anche senza dirci molto sulla nostra natura, beh, forse è la nostra natura, se prima ancora di scrivere già dipingevamo le volte delle caverne con i nostri sogni, le nostre paure, i nostri pensieri e la volontà di dare un senso al tutto.

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44 pensieri su “Le (mie) idee chiare e confuse

  1. Walt in ha detto:

    Ben ritrovato! Prima mi sono preoccupato, poi dispiaciuto, poi ho pensato che ti fossi preso una pausa. E sono convinto che sia giusto. Prima del blog, o insieme al blog, viene la famiglia, la propria vita, altri interessi … il blog è nato da poco, sono curioso di vedere come evolverà, sono curioso di vedere se ci saranno blogger che scriveranno per venti o trenta anni, se la voglia di comunicare riuscirà a prevalere su doveri, avversità, desideri …. Io ti leggo sempre con grande piacere. Un saluto affettuoso W

    • Ciao socio! Non so se ci saranno blogger in grado di scrivere per 20 o 30 anni, non è un caso che i blog più quotati raramente sono di singoli, ma diventano aggregatori o collettivi. Per qual che mi riguarda la verità sta nell’incipit e non nego che avrei anche voglia di fare altro, nuove sfide e un nuovo lavoro, mi sento un po’ in una fase di maretta. Spero che la nuova grafica piaccia, che ne dite? Comunque: cerchiamo di parlare di buone letture e vediamo che ne viene fuori! Abbraccio

  2. Francesco Cecchini in ha detto:

    Caro Pegasus Descending il tuo blog, per me e moltissimi altri, è il migliore del genere.
    Non devi scusarti, sono io che devo farlo in quanto ho notato il ritardo ma non mi sono preoccupato e fatto vivo, distratto dalla vita; sono a Tangeri per lavoro. Ti scriverò qualcosa in merito, la città, Tangeri, è molto adatta alle storie che amiamo.
    Grazie per continuare a scrivere e a commentare pulp, hard bolied,noir etc.,etc..
    Un abbraccio. Ciao,
    Francesco

    • Ehi Francesco, guarda che questa cosa del pezzo su Tangeri adesso è una promessa! E grazie di cuore, cazzo mi piacerebbe un sacco poter alzare il culo dalla mia scrivania, ma per ora, vabbè, va così… a presto, ci sentiamo in privato per il pezzo, ok?

  3. Fabio Lotti in ha detto:

    Grande Pelfo!
    Mi avevi fatto venire un colpo. Contento della nuova grafica anche se questo grigino mi ammoscia un po’. Per esserti vicino posso dire che le mie idee sono chiare e confuse come le tue. Andare semptre avanti e te lo dice uno che ne ha passate (anche ultimamente) delle belle.

    • Eh Fabio, mannaggia, lo so che anche per te questo non è stato un gran periodo… mi dispiace di averti fatto preoccupare, io tengo botta, continuo a combattere anche da ferito, anche se questa cosa sa un po’ del maschio che non deve chiedere mai, ahahaha!🙂 Per quanto riguarda la grafica: ho voluto dare una mano di vernice, cambiare qualcosa, adesso vedo se riesco a fare qualcosa per ‘sto grigino che non ti piace tanto…

  4. Valter in ha detto:

    Bentornato! Sono davvero felice di questo atteso ritorno… mi sei mancato😀

  5. Grande Andrea, sono felicerrima, ti seguirei anche se parlassi di uncinetto, scherzo, bentornato!

    • Ahahahahaha, in effetti quella dell’uncinetto era una delle idee! Comunque credo che un po’ di saggistica, non crime (che non mi interessa) la voglio trattare, ho letto un romanzo di genere a settimana per quasi quattro anni e stavo andando un po’ in overload… cercherò anche di parlare di autori classici e di genere di qualità, di roba buona, il più possibile almeno, anche se con meno post per i motivi dell’incipit! Comunque grazie socia, un abbraccio!

  6. Andrea, uno che riesce a recensire libri e a scrivere con lucidità, ironia e autenticità come te, può scrivere di qualunque cosa. Brutti periodi se ne passano e non c’è consiglio da dare. Li si vive e basta. Però una mano battuta sulla spalla aiuta un po’, no?
    Daniela De Gregorio

    • Sì, aiuta un po’, anche se nella realtà, ahime, non ci sono molte mani che battono sulla spalla, anzi, di solito se ne trovano solo molte che provano a spingerti ancora più giù. Ma quello è un problema degli altri, di chi spinge, la meschinità è sempre un peccato privato. Ah: spero di non aver detto troppe boiate su Leibniz e, soprattutto, Kant… e se l’ho fatto, beh, abbi pietà!🙂

      • Sono una prof di filosofia in pensione, quindi, fuori ruolo, ma il voto su Kant e Leibniz è 8 e mezzo. E guarda che io nove non l’ho mai dato. E tu un lavoro importante lo stai facendo sicuramente con Pegasus Descending che è un blog fantastico.

  7. Contenta di rileggerti, contenta della nuova grafica – anche se mi ero affezionata all’altra..- e, soprattutto, contenta di sentirti bene. Il resto, le scelte, le idee, chiare o confuse che siano, fanno parte della nostra vita. Consideriamole un segno di rinnovamento e di rinascita🙂 Bentornato.

    • Già, consideriamole così! Sai che sono pure riuscito a leggere il tuo blog finalmente? La grafica va e viene, vedrai che a breve ti abituerai anche a questa. WordPress ha molte grafiche, ma abbastanza simili tra di loro, francamente non ho ancora trovato quella che piace proprio tanto tanto. Le mie idee, almeno quelle estetiche, sono chiare e confuse, ho la chiarezza delle impressioni ma la confusione nel delinearne il dettaglio. Me le tengo e basta! Comunque grazie!

      • Dai? Riesci a vedere il mio blog? Sono contenta..ho letto con interesse il tuo messaggio e sono d’accordo in toto con te quando parli della difficoltà di gestire un blog da soli..e sai che ti capisco perfettamente! Anch’io, finché resisto, andrò avanti. Magari sparirò anch’io per un po’, prima o poi🙂 Come vedi, sei mancato a tanti..

  8. felice di ritrovarti, fratello!

    • Idem, brother, chissà, pure tu, la roba che ti sarai letto in questo periodo!

      • letta tanta roba certo, e le visite del mio blog sono quasi raddoppiate (penso che molti dei tuoi, orfani, siano passati dalle mie parti) ma non ti nascondo una certa stanchezza pure a casa mia; c’ho il nuovo romanzo da finire, una serie di pippe familiari e professionali e vorrei anche io nuove sfide per il web… vedremo!!!!

  9. Vitandrea in ha detto:

    Bentornato socio. Ti stavamo aspettando.

    • Grazie Vitandrea, pure tu è un po’ che non ti fai sentire…

      • Vitandrea in ha detto:

        C’ero sempre, silenzioso come nella maggior parte delle volte, ultimamente. Immaginavo non stessi bene di salute, spero ora sia tutto rientrato nella norma. Mi fa piacere leggere che Pegasus potrebbe prendere anche altre direzioni o, comunque, lasciare aperte più porte possibili. Sul fronte romanzi ho letto un ottimo noir di Scerbanenco (I ragazzi del massacro), e ora sono sul finire di una rilettura de Il Maestro e Margherita.

  10. Ciao Andrea,
    intanto bentornato. Per il resto, ci sarà tempo🙂

  11. Eccheccavolo e ci sei allora vecchia pellaccia! E meno male che mi stavo preoccupando. Capisco perfettamente l’overload da romanzo di genere a me accadde la stessa cosa per la critica musicale, ho scritto per anni recensioni di dischi e fatto interviste e alla fine non ne potevo più e quindi si proceda dico io: con l’avventura, la filosofia, i grandi classici della letteratura, i libri di cucina, il romanzo storico. Quel che ti fa stare bene. Ala fine questo è quello che conta, il resto sono solo chiacchiere fumose da caffè! MS

    • Dici bene socio, però ora mi sono un po’ ricaricato… mi sto godendo Dietro le sbarre di Guthrie, sono più o meno a metà, direi claustrofobico, vediamo in quali altri cazzi amari si caccia il buon Glass… rimarrò comunque sul genere, però punterò un po’ di più sulla qualità e a lavori che piacciono a me, sarà un po’ più blog personale e meno magazine. Poi, detto fra noi, Revolver a parte non c’è molto in giro, anche TimeCrime mi sta deludendo mica poco e per il resto… mattono da 500 pagine di puttanate psicothriller. Quando mi arrivano le news di queste uscite non le apro neanche le mail, direttamente nel cestino, mi fanno cagare. Tra le case editrici, detto senza piaggeria perchè non ne ho bisogno nè motivo, è rimasta solo Revolver, il resto me lo vado a cattare pezzo per pezzo, vedi il DeSousa di Giano, anche se con quel titolo… ma che cazzo gli viene in mente?

  12. La grafica nuova mi piace molto!

  13. Gigistar in ha detto:

    Mi aggiungo in ritardo al coro: bentornato in sella, Andrew!!! Come avrai visto dal post precedente avevamo iniziato ad ipotizzare cose fantasiose, dall’ipertragico all’iperfestoso. Nessuno aveva ancora accennato a un possibile rapimento alieno, ma credo fosse questione di giorni! E’ bello rivederti!

    Quanto alle tematiche da trattare sul blog: questa è casa tua quindi puoi infilarci gli argomenti che preferisci e per i motivi che reputi più giusti. Se vuoi parlare di uncinetto sei liberissimo di farlo. Chiaro che perderai qualche lettore, ne acquisterai di nuovi, altri invece rimarranno perché – a prescindere – gli piace il tuo stile di condurre il blog. Ma questo lo avrai ovviamente messo in preventivo e in fondo è solo un effetto secondario.

    Aggiungo però anche la mia opinione. Credo che se Pegasus ha avuto un discreto successo di pubblico sia anche perché hai saputo affrontare il tema del “pulp, thriller, hard boiled, noir” (citando il sottotitolo del blog stesso) in modo
    1. originale,
    2. non noioso,
    3. qualitativamente valido e
    4. coinvolgente per i lettori.

    Qualcosa che, su queste tematiche, in Italia tende a scarseggiare. Ce ne sono davvero pochi altri, secondo me, che ottengono questi risultati. Proliferano invece blog il cui contenuto si limita all’accoppiata “recensione – segnalazione di nuove uscite”. Se va bene ci scappa un’intervistina. Per carità, io una guardata gliela do, ma dei 4 punti summenzionati forse ne sfiorano uno. E’ solo la mia opinione e spero nessuno si senta offeso.

    Prendiamo invece il tema fantascienza o l’horror/weird. In Italia abbiamo blogger (o collettivi) che fanno lavori egregi, che centrano in pieno tutti e 4 i punti di cui sopra. E io li leggo a prescindere, pur non essendo un lettore di fantascienza e frequentando l’horror molto meno che in passato. Perché sono fatti bene. E non a caso macinano visitatori a ritmi importanti.

    Tutto ciò per dirti: sentiti libero di spaziare a piacimento. Personalmente spero però che in Italia aumentino e migliorino le piazze dedicate a libri & film “pulp, thriller, hard boiled, noir”.
    🙂

    • Ciao socio, tieni il traduttore in caldo perchè a breve c’è qualcosa per te… venendo a noi: credo che rimarrò sul genere anche se cercherò di puntare ancora di più sulla qualità e su opere che valga la pena leggere, vorrei che su Pegasus si parlasse del meglio che si può trovare in libreria, magari diventerà un po’ più persona e meno magazine, ma non credo sia un problema. Vorrei, ad esempio, esplorare meglio la narrativa americana del ‘900, mentre sul genere solo roba buona, ho letto troppa merda in questi quattro anni – ehi, aprile è il compleanno di Pegasus, me ne stavo diemnticando! – e un po’ ne sono rimasmto disgustato. Per questo grande attenzione a Revolver, come detto sopra e poi a recuperare singoli lavori sparsi in giro, anche roba vecchia, già uscita da mesi o anni, perchè che cazzo me ne frega della libreria, mica sono una gazzetta, no? E poi il libro deve avere una dignità diversa, non è un prodotto come la mozzarella che ha due settimana di scadenza! Però credo che anche Al qui sotto abbia centrato il punto o, comunque, uno dei punti…

  14. Bene. Approvo in pieno ciò che hai scritto. Del resto mi pare che il “nostro amato genere” stia vivendo la sua parabola discendente e la chiusura o l’agonia dei blog che lo sostenevano ne è una delle prove. Insomma, tu che apri ad altri orizzonti, Angolo Nero che ha chiuso/cambiato, Corpi Freddi e altri che vivacchiano con recensioni che sono poco più di un riassuntino della quarta di copertina (a parte qualche eccezione). E poi gli editori, che buttano a valanga sul mercato qualsiasi merda rendendo il genere una parodia di sé stesso, assolutamente indigesta.
    Segno dei tempi. Presagi di cambiamento.
    Io mi sono stufato, ma non da un giorno all’altro, non per capriccio. Mi sono stufato lentamente, come un buon brasato.
    Devo anche fare un mea culpa, però. L’entusiasmo mi ha portato a pubblicare 3 romanzi in 3 anni. Troppo. Ora per fortuna mi sono accorto che è necessario frenare. Capisco i professionisti, che devono portare a casa un reddito, ma io che ho già un lavoro, che bisogno ho di saturare un mercato già vecchio e stanco?
    No, l’ho già detto tempo fa, io rallenterò e cambierò.
    E ogni tanto, quando ne avrò il tempo, scriverò un articoletto per Pegasus, magari su un saggio di antropologia culturale o un romanzo di fantascienza.
    Sempre che tu sia d’accordo, Andrea.
    A proposito: bentornato!😉

    • E certo che sono d’accordo Al, sai che questa è casa tua e non lo nego che mi dispiace molto se abbandoni il genere, sai che sono un tuo fan della prima ora! Ma sono certo che anche nelle nuove sfide te la caverai egregiamente, quindi sono curioso di vedere cosa tirarei fuori da cilindro… sul genere credo che hai preso nel segno. Sai, la mia è sicuramente una crisi personale, sia in termini umani che di lettore, però il genere, nella sua maggioranza, mi fa ormai cagare. Come dicevo sopra, sarò attentissimo a cercare bene pochi lavori di qualità, magari vecchi, perchè della roba che c’è ora in grio non ne posso più, ti giuro, a volte nel vedere certi titoli e malloppi di psicothriller di tedeschi o altri mi viene la nausea, è incredibile! Gli editori mi bombardano di mail di sta roba, non le apro neanche più, dritte nel cestino. Bisogna cercare ancora di più di prima per trovare qualcosa di buono, però vedo, come giustamente dici, che molti colleghi blogger stanno vivendo una crisi simile alla mia, con poche recensioni, pochi lavori originali, pochi spunti… agonia, già. Nel mio piccolo cercherò di essere un aggregatore di cose buone, di idee chiare e confuse, di amici che ci scambiamo i consigli, prendi questo evita quello. Abbraccio Al!

  15. Errata corrige: volevo scrivere “Thrillerpages”, non “Corpi Freddi”, me li sono confusi. Il secondo fa parte delle buone eccezioni.😉

  16. Viva il genere per quanto mi riguarda a patto che proponga qualcosa di veramente originale. Esistono alcuni autori tedeschi che andrebbero tradotti e che nulla c’entrano con i malloppi sopra descritti; il Tartan noir degli Scozzesi è pura libidine, gli irlandesi si sono svegliati, il punto è cercare e poi cercare ancora, ecco con Revolver stiamo provando a fare questo, non sempre pubblicheremo il meglio ma lo scopo è quello!

    • E speriamo che pure le vendite vi arridano! Sto finendo Guthrie e merita molto, poi mi becco il McLean… dalla Germania sembra che arrivino solo psicologi da quattro soldi, mallopponi da 400-500 pagine che due palle ragazzi! Così come questi thriller psicologici, pollice verso per tutto, tra quelli letti ne avessi trovato uno in grado di soddisfarmi…

  17. Ma sai che di Willocks non ho mai letto nulla? Prima o poi dovrò provvedere…

  18. WILLOCKS è semplicemente un classico della letteratura prestato orgogliosamente al genere nel suo caso il termine NOIR LETTERARIO ci sta tutto! UN MOSTRO!

  19. Mentre ti sto scrivendo, proprio di fronte a me, a qualche palmo dal mio naso, oltre alle sigarette e al gin, ho una serie di tomi di antropologia culturale, psicologia della gestalt, l’uomo barocco di villari e un romanzo di Reverte.
    Perchè ti dico questo? Perchè oltre al piacere di rileggerti, ho provato un brivido di piacere nel leggere che affronterai altre tematiche sul blog.
    Hai avuto la bravura – grazie alla tua dedizione, passione e intelligenza – di portare questo blog ad un livello superiore rispetto alla media. L’hai elevato a bistrò, nel quale, noi topi di biblioteca, ci rintaniamo facendo finta di credere che il mondo sia un pò meno brutto di quello che abbiamo la sfortuna di constatare giorno dopo giorno.
    Capisco quello che hai scritto, ne condivido ansie, sofferenza e spirito.
    Sono convinto che non solo non perderai lettori ma anzi, ne acqusirai di nuovi.
    Un grande abbraccio.
    A presto.
    Dario

  20. Gigistar in ha detto:

    In effetti il tema è interessante. Rimugino:

    se uno è titolare di un pregiatissimo pub dove si serve solo ottima, ricercatissima birra, diventa un punto di riferimento per gli appassionati di birra della zona, e magari contribuisce a diffondere la cultura della birra in città e in quelle limitrofe…

    …può poi di punto in bianco, nello stesso spazio, mettersi a distribuire anche cappuccino e cornetto, allestire una zona per la vendita di caramelle e un’altra ancora per offrire selezioni di mozzarelle di bufala dop? La risposta ovvia è “assolutamente sì”, visto che il titolare fa legittimamente quel piffero che gli pare.

    Ora, poiché lo spazio è lo stesso, forse alcuni birrofili oltranzisti sentiranno un po’ tradito lo spirito iniziale, magari troveranno meno marche di loro gradimento, e della mozzarella col cappuccio proprio non sanno che farsene. Forse frequenteranno un po’ meno l’amato pub, ma di certo arriveranno alcuni fan delle caramelle e gli estimatori del cornetto.

    Forse in quel caso sarebbe solo più appropriato dire che da “casa della birra” il pub si è trasformato in “casa dove il titolare presenta ciò che gli piace”. Legittimo, pacifico, amen.

    Rimane da esplorare l’opzione di lasciare aperta la casa della birra e aprire un locale ad hoc per tutto il resto. Ma certo ci vogliono soldi/tempo/spazio. La scelta al titolare!🙂

  21. Gigistar credo e spero che nessun birrofilo oltranzista si sentirà tradito, ciascuno di noi per la verità culla un afflato generalista, una narrativa a 360 gradi e infatti le risposte sono state ottime. E del resto perchè non parlare di Stevenson e Salgari? Di Dumas e Gautier? Di Perez Reverte e Schiller? Di Goethe e Marlowe? E chi più ne ha più ne metta? Viva viva l’evasione dal noir, tanto più che anche al noir può essere dedicata un’attenzione comunque importante valorizzandone le eccellenze. E del resto è quello che dici tu. Ad maiora! MS

  22. @Dario, Gigistar, Matt: grandi ragazzi, qui ne sta uscendo uno scontro dialettico tra due scuole di pensiero, è per questo che mi piacete e vi voglio bene! Il tema è complesso e fa riferimento anche a mie passate esperienze, credo che ne scrivero un post metablog, cioè un post sul e sui blog, comunque la mia non è una presa qui è casa mia e faccio quel cazzo che mi pare, perchè altrimenti mi scriverei un diario segreto, uno di quelli con il lucchetto e le lettere delle fidanzatine. Il blog, o almeno questo blog, è, appunto, un bistrò, un pub, una fottuta taverna o un circolino dell’Enel come quello che frequentavo io, ai tempi, su in Ossola, nella mia scorsa vita. Alla fine si passava quattro ore a decidere dove andare e poi era diventato troppo tardi, ma si stava insieme ed era bello così. Ecco, stessa cosa qui. La mia richiesta di evasione è motivata dalle oltre 150 recensioni di genere in quattro anni, poco meno di una alla settimana. Non ho perso la voglia di noir, anzi, già nel fine settimana o appena ho tempo scriverò di Dietro le sbarre di Guthrie, ma ho letto troppa merda, anche, in questa 4 anni e un po’ mi è andata di traverso. Ora sto smaltendo e voglio roba buona da mangiare, noir, ma buona, seguendo un po’ più il mio gusto, appunto, meno magazine sull’attualità ma pià bistrò di qualità. Pub vs supermercato (discount). Non ho voglia di stroncare, ma di bere buon vino con gli amici. Pegasus è nato così e riarrà blog di noir e affini, però qualche puntata nella letteratura non di genere ho voglia di farla, così come parlare di qualche saggio, di quelle tante altre cose che mi appassionano e mi incuriosiscono. Io spero di non perdere lettori se ogni tanto parlo d’altro, al massimo, quel lettore, può leggere il titolo e dire “ci vediamo domani”, oggi mi butto su Sartoris o Corpi Freddi. Allo stesso tempo non voglio essere un generalista proprio perchè mantenere una linea editoriale credo sia importante, i lettori non amano troppe sorprese, e non so se hanno ragione loro o io, ma è così. Aprire un altro blog: non è questione di soldi, ma si tempo ed energie. Non so neanche quanto sarebbe utile. Ecco, proprio il blog di Omar Di Monopoli credo sia un giusto mezzo, parla di genere ma punta anche fuori ogni tanto. Vedo che la stessa cosa sta facendo Alessandra Buccheri con il nuovo The Blog Around the Corner, anche lei credo fosse un po’ satura di noir e gialli. Io non so, inoltre, perchè la gente legge un blog, un blog specifico come il mio. Perchè ci sono io, il mio modo di fare, di essere e di scrivere? Solo ed esclusivamente per gli argomenti che tratto? Non lo so, ma credo che sono le persone a fare le cose, ovvio, e magari avere fiducia nel prossimo ci permette di scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa a cui non avevamo pensato, farci nascere nuove passioni o interessi. La mia soddisfazione più grande è quando qualcuno mi dici che grazie a Pegasus ha scoperto questo o quello scrittore. Sarò presuntuoso, ma nel mio piccolo, in quel momento, so di avergli migliorato, anche solo di un briciolo, la vita.

  23. Fabio Lotti in ha detto:

    Non perderai nessuno, sia per quekllo che scrivi sia per quello che sei. Basta di non parlare di film o di televisione come fa Alessandra che se ne sta impalata per giorni e giorni davanti allo schermo…🙂
    Scherzo, eh…

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