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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Toccare i libri – Jesús Marchamalo

Toccare i libri

TOCCARE I LIBRI (Tocar los libros)
di Jesús Marchamalo
ed. Ponte alle Grazie
Traduzione di Claudia Marseguerra

A volte mi capita di fare una riflessione: se dovessi scegliere se perdere l’udito o la vista, per cosa opterei? È un po’ come il gioco della torre, quello in cui tra due persone sei costretto a buttarne giù una, anche se non vorresti, anche se tutte e due, alla fine, ti stanno un po’ simpatiche. Però devi scegliere e tutto il resto non conta. Beh, io non avrei, nel caso specifico, grossi dubbi: butterei giù l’udito e mi terrei la vista. E il motivo principale è legato alla lettura, alla necessità della parola scritta, delle storie, della conoscenza. Sarà anche che sono sempre stato dotato di una memoria visiva piuttosto che uditiva e la mia concezione di studio e di apprendimento è intrinsecamente legata a quell’oggetto che si chiama libro e che tanti, oggi, paiono avere una gran voglia di rottamare davanti all’avanzare della tecnologia.

Ho ritrovato queste sensazioni e questi pensieri leggendo il piccolisimo Toccare i libri dello spagnolo Jesús Marchamalo, una autentica confessione amorosa fatta dallo scrittore iberico alla lettura, certo, ma ancora prima al libro inteso come oggetto, quasi come feticcio.

Personalmente sono attratto dalla lettura in sé, come pratica, piuttosto che da una volontà collezionistica, anche se non nego che i libri che amo li voglio anche possedere, come qualsivoglia amante che si rispetti è geloso e possessivo nei confronti della fonte del proprio amore. Ora i libri non imprescindibili, quelli che so che non leggerò mai più e che non avrò neanche il desiderio e la necessità di consigliare ai miei figli, entrano ed escono dalla mia libreria come se fosse un albergo a ore. Chi rimane, chi trova un cantuccio caldo e confortevole in uno scaffale aerato sono pochi, così come pochi sono i privilegiati che potranno adagiare le loro stanche pagine nella libreria presidenziale, quella dell’appartamento in cui abito. Libri, questi ultimi, che per forza di cose mi passano davanti agli occhi ogni volta che sono in casa, i pochi amici che so ci saranno sempre qualsiasi cosa accada. Gli altri sono conoscenti, non amici, altri ancora mi stanno, invece, sinceramente sulle palle e per tale motivo il loro posto è nelle biblioteche dimenticate, nelle stanze nascoste, buie e umide, pronti per prendere la porta di casa e buonanotte ai suonatori.

Avevo già scritto in passato un post che cercava di guardare all’e-book da un punto di vista critico o, forse sarebbe meglio dire, dialettico. Al solito e come previsto, mi sono beccato del novantenne troglodita e retrogrado, del conservatore duro e puro alla de Maistre, nonostante non fossi spinto da altro che dalla volontà di guardare dietro l’angolo – o sotto la gonna – della modernità. E quindi questa volta non sarà più la ragione a battere sui tasti, ma la passione, il sentimento più stolto e cieco che spinge a dire che va bene l’e-book e la letteratura liquida, ma io al libro non ci rinuncio. Non dico che non avrò mai un reader o come cazzo si chiama, dico solo che, finché posso, vorrò sentire il puzzo della cellulosa, bighellonare in una libreria dove sono entrato per prendere un titolo e, puntualmente, ne sono uscito con altri tre di argomenti e autori diversi e inaspettati. Non voglio rinunciare a stupirmi, a far correre la mia curiosità sulle risme di carta che, seppur destinate e una misera fine come tutto ciò che siamo e ci circonda, rendono viva la nostra vita. Voglio continuare a lottare corpo a corpo con testi più pesanti di me, a veder diminuire il blocchetto delle pagine da leggere e aumentare quello delle già lette, a leggermi le quarte di copertina e a scartabellare tra le pile di uno stesso titolo alla maniacale ricerca del volume intonso, di quello senza neanche una orecchietta, senza alcuna scalfitura o macchiolina. Perché amo la lettura, va bene, ma sono pure un po’ feticista come tutti i lettori, suvvia, non nascondetevi e confessate le vostre zozzerie librarie, le vostre manie da chi un libro per la vita – eccezion fatta per I tre moschettieri, vabbè… – non ce l’ha e mai lo avrà, preferendo gustarsi l’ignoto e il mai letto, continuando a vagabondare senza una meta per il puro e semplice piacere di farlo.

Jesús Marchamalo

Non siamo solo Marchamalo e io, ne sono certo, schiere di lettori non vorranno rinunciare al libro di carta – definizione una volta tautologica, ora non più -, a una biblioteca affollata, varia e confusa, senza capo né coda, accordandosi a quanto disse Borges: non siamo quello che scriviamo,  ma quello che leggiamo. E un hard disk con al suo interno tutto lo scibile umano non avrà mai lo stesso fascino inquieto di mille e più copertine colorate e di forma e formato diversi, forse relegando l’e-pub a una mera opera di consultazione, a un supporto digitale per quello che rimarrà il libro, quello da toccare e annusare, da prestare di malavoglia e, in attesa del suo ritorno, soffrire come la moglie di un pescatore uscito con il mare in burrasca. E sarà forse per questa schiera silenziosa di lettori, più o meno giovani, ne sono convinto, che il libro, di cui molti sembrano avere una gran voglia di suonare le campane a morto nonostante l’e-book abbia una quota di mercato italiano, al momento, di solo circa il 0,04% (nonostante vada detto questo essere un business ancora acerbo – almeno da noi – e sicuramente destinato a crescere), sopravviverà, fianco a fianco, con chi sceglierà altri supporti per le proprie letture. Che alla fine è sempre e solo quella la cosa importante, leggere e vivere con curiosità, anche se il cuore, come diceva Pascal, ha delle ragioni che la mente non può capire e questo articolo, prendendo spunto dal commovente libricino di Marchamalo, altro non è che una dichiarazione d’amore per un oggetto forse il più rappresentativo della vita, passata, presente e (strizzandosi le palle) futura del vostro amatissimo blogger. Ed è probabilmente per quest’ultimo motivo che il vederlo liquidare come roba vecchia mi fa sobbalzare sulla sedia, arroventare la tastiera ed esclamare: ‘nculo all’e-book!

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7 pensieri su “Toccare i libri – Jesús Marchamalo

  1. Bellissimo post.
    Io sono ancora molto combattuto sulla questione, o forse credo di esserlo. Possiedo migliaia di libri di carta che non so più dove mettere e anche un e-book reader. Nonostante questo, continuo a comprare volumi solidi e snobbo quasi completamente quelli elettronici. In effetti l’oggetto ha un suo fascino. Io, per esempio, trovo grande soddisfazione a osservare le mie librerie sparse per la casa. Mi piace prendere in mano un libro, sfogliarlo, leggere qualche passo, riporlo sullo scaffale. Sono abitudini piccole ma importanti, che non credo di poter soppiantare con un oggettino di plastica e silicio con quattro pulsanti.
    E poi c’è la questione dei prezzi. Gli e-book costano troppo in rapporto alle copie cartacee. Poco tempo fa, un romanzo uscito da pochissimo, con un strano gioco d’offerte su IBS risultava meno costoso se comprato di carta (calcolando che io non pago le spese di spedizione). Assurdo, no?

    • Grazie Al! Io ancora un reader non l’ho ancora preso, aspetto che i prezzi scendano e di vedere, alla fine, quello che deciderà il mercato. Sicuramente gli e-book diventeranno a breve una realtà più importante di quanto lo sia oggi e, al di là del mio post romantico, hanno anche degli innumerevoli vantaggi, vedi lo spazio, come dici bene tu, soprattutto per quella mole consistente di libri che non hai voglia di tenere in casa, roba brutta, banale etc. e che in formato cataceo, bene o male, occupa spazio. Figurati che io ormai ho tre librerie: nella mia casa d’origine, in quella odierna – piccola e affollata pure da due marmocchi – e ora ho iniziato una lenta ma inesorabile invasione di quella di mia suocera. Intorno a me tengo i libri che amo o i saggi che mi possono servire per consultazione e università, gli altri vengono delocalizzati. Con l’e-book non avrei questo problema, ma neanche il piacere di avere i miei libri che mi ammiccano dalla libreria. Io credo che i due formati diventeranno complementari, potrebbero addirittura essere venduti insieme, con un codice per scaricare l’e-book se compri quello su carta. Mi viene in mente questo perchè sto leggendo proprio ora L’imperatore del male. Una biografia del cancro di Siddhartha Mukherjee – tra l’altro: libro stupendo che consiglio vivamente a chiunque – che è un tomazzo di 700 e passa pagine. Libro da avere e su carta, ma che leggerei volentieri anche in treno o in metro mentre vado al lavoro, ma che la mole rende difficoltoso, soprattutto sulle metro affollate di Milano. Poi pesa una tonnellata, portarselo nella borsa del lavoro ti sega la spalla. Avessi anche, e sottolineano l’anche, una versione e-book leggerei il cartaceo a casa e il digitale in giro.

      Tu, poi, sollevi una questione a cui avevo pensato pure io ma che ho preferito non toccare per motivi sia di spazio sia per rimanere all’interno dei miei propositi romantici per il post: il prezzo. Mi incuriosisce la biografia di Steve Jobs. Guando su Ibs, ma lo avevo già fatto su un altro sito. L’e-book costa 13 euro, il cartaceo 17 (prezzo intero 20, ma tra una roba e l’altra riesco sempre a comprare libri scontati). I prendo la carta, me lo avessi fatto pagare 5 euro probabilmente l’e-book, visto che forse non sarà un libro fondamentale per la mia biblioteca. Tutti dicono: gli e-book costeranno meno. Cazzate. Costeranno meno fino a che ci sarà una concorrenza con la carta, ma nell’ipotesi in cui la carta scomparisse gli e-book avrebbero prezzi di mercato analoghi a quelli su carta. Se il consumatore è disposto a pagare 20, perchè dovrei darglielo a 5? Microeconomia, anzi, le basi di microeconomia. Come la mettiamo, poi, con la pirateria? Già voi scrittori, a meno di essere Stephen King o Dan Brown, prendete due soldi, se poi le persone iniziano pure a clonare – come per musica o film – gli e-book, perchè prima o poi o forse già si riuscirà a fare, si rischia di scrivere per la gloria, e scrivere solo per la gloria fa schifo, perchè scrivere è lavorare. E gli scrittori non fanno i concerti, le comparsate, le tv etc.

      Comunque, spero qualcun altro intervenga, il tema offre molti spunti di riflessione, tanto razionali quanto emotivi!

  2. Fabio Lotti in ha detto:

    Nel mio “Diario mediocre del solito giallista scacchista con un piede e tre quarti nella tomba (ora anche più di tre quarti)” che dovrebbe uscire nel blog del giallo Mondafdori in data 9 luglio scrivo “Non so se il libro libro, quello che si sfoglia, insomma, sparirà per lasciare il posto ad altri mezzi di lettura. Per la mia salute, minacciata dalla turba funesta dei dermatofagoidi che si annidano tra le loro pagine, sarebbe pure un toccasana. Ma lasciatemi morire così tra fischi laceranti ed il mio caro, vecchio libro in mano (seguono due lacrime con singhiozzo)”.
    Naturalmente vi aspetto per un saluto.

  3. Non posso che condividere quanto sia stato già scritto da voi. Dovrebbe aprirsi una voragine in questo discorso, che coinvolge tutto, dalle care e vecchie lettere, magari di qualche innamorato o di qualche parente lontano, soppiantate da sms ridotti a sigle di parole, o da una mail. I cari “vecchi” dischi di vinile soppiantati dagli ultra-mega-sofisticati CD. E poi i libri, con quel profumo di carta che mi annuso ogni volta che ne comincio uno, che si vuole a tutti i costi sostituire con un ultra-mega-sofisticato sistema per leggere. A prescindere dai costi, che vorrei davvero vedere se diminuiranno come dicono, è proprio il concetto che non mi piace. Si, ci si guadagna in spazio, le pagine non si ingialliscono e non si disfano, ma volete mettere la differenza? Ora che seguo il mio blog, mi hanno suggerito di creare uno spazio per gli ebook, ma non ci sento😦 Forse il sistema può funzionare per le riviste generiche…

  4. Ceci, lo spazio per l’ebook mi sembra una gran cazzata, si parla di storie e di letteratura, mica di supporti. Allora perchè non la sezione per i tascabili? Hai fatto bene a rifiutare, tra l’altro: vai avanti con la tua testa e per la tua strada, occhio al principio di reciprocità su cui spesso gli uffici stampa – non tutti, per carità – fanno leva. Il punto, per l’analogia con i CD, è che questi si sentono meglio dei vinili – credo, non sono un esperto – mentre la lettura sempre quella è. Sui costi ho già detto sopra, facendo anche un esempio concreto…vedremo!

  5. Beh, il suggerimento arrivava da amici..non da altri. O da altri forse è ancora troppo velato per accorgermene :)? Comunque la risposta sarebbe uguale, assolutamente! Sono in tanti ad essersi convertiti a questo tipo di lettura, ma vero invece quello che scrivi sui CD, perché il suono ne guadagna..ma vuoi mettere quando saltava la puntina del giradischi o quando si incantava? Aveva il suo fascino, dai..;)

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