Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il sognatore – George Pelecanos

Il sognatore

IL SOGNATORE (The Turnaround)
di George Pelecanos
ed. Piemme
Traduzione di Stefano Tettamanti e Francesca Di Pietro

Non so se sia realmente lo scrittore più amato da Barack Obama come recita la quarta di copertina, ma ciò che è certa è la grandezza di George Pelecanos, da poco in libreria con Il sognatore, romanzo del 2008 ambientato, come di consueto, nella sua Washington.

Quando tre ragazzi bianchi e annoiati, negli anni ’70, per ammazzare il pomeriggio tra una canna e una birra di troppo decidono di fare un salto nel vicino quartiere di Heatrhow Heights, sobborgo periferico abitato da neri e ai limiti di zone rurali probabilmente oggi sparite nell’area del District of Columbia, non sanno che quella non sarà una cazzata qualsiasi, ma l’autentica svolta della loro vita. Tra una pernacchia e una merendita lanciata in faccia a tre loro coetanei, i fratelli Monroe e Charles Baker, Billy, Pete e Alex si ritrovano infilati con la loro Gran Torino in un vicolo cieco, chiusi all’estremità libera dai tre neri, pure loro con quelche birra di troppo ma, soprattutto, un intero carico sociale fatto di soprusi, discriminazione, povertà e mancanza di scelte e prospettive per il futuro che non siano l’eterna subordinazione a chi i dollarazzi in taschi li ha, oltre ad aver stampato sul muso un colorito pallido e il rispetto che si deve a ogni buon WASP.

La bravata finisce in merda: Alex si ritroverà con il viso sfigurato per sempre, Billy ci rimetterà addirittura la vita e Pete – cazzo, Pete… – pianterà lì i suoi due amici battendosela a gambe levate nella vicina boscaglia e potendo così realizzare tutti i sogni di successo professionale e di status prospettati dal padre e dalla ricca famiglia. Ai tre neri, ovviamente subito incastrati, non resteranno che la galera e una vita sempre in bilico tra il crimine e una redenzione forse non realmente possibile. 

Trent’anni dopo le vite dei protagonisti si incrociano nuovamente, per caso come fu il caso a farli incontrare in quel drammatico pomeriggio adolescenziale in un sobborgo nero di Washington. C’è chi vorrà vendetta, chi oblio, chi perdono chi, semplicemente, normalità. Ma le cose, per nessuno, andranno come voluto. E questa volta girare la macchina e scappare non sarà possibile.

Leggendo Pelecanos si respira l’aria di Washington, tanto quella di trent’anni fa, nella prima parte, quanto quella odierna, nella seconda. È la Washington dei sobborghi, della povera gente, di quella che ogni mattina si alza per andare a lavorare lontana dai riflettori che illuminano il Campidoglio.

Leggendo Pelecanos puoi vedere le vene rosse nella sclera dei suoi personaggi, le rughe della fronte e le zampe di gallina qui, proprio a lato degli occhi, quando arricciano il naso pensosi.

Leggendo Pelecanos senti la puzza di sudore e di paura, prendi parte alle vicende di chi non ha nulla da pardere come di chi, all’opposto, ha ancora la forza di scommettere sul futuro, di rimboccarsi le maniche per continuare a vivere, a sperare, a crescere.

In Il sognatore, romanzo che, come tutti i grandi romanzi, prendono il genere e lo ibridano con mille altri generi portando al parto di quella che noi chiamiamo letteratura, è la speranza a giocare un ruolo fondamentale. Ci sono i sommersi e i salvati, ma Pelecanos sembra non voler rinunciare, tramite la sua arte, la sua scrittura, i suoi sogni da adoloscente e da adulto (o da adulto-adolescente), sembra non voler rinunciare, dicevamo, al tirarsi su le maniche della camicia e provare, almeno provare, a cambiare, a riprendersi una vita apparentemente spezzata e senza senso. Perché non è mai troppo tardi per ricominciare, per cambiare, per mettere su dei progetti e lavorare alla loro realizzazione. Il sognatore è realmente un grande romanzo americano, perché affonda le radici prima nel passato USA fatto di violenza e discriminazione mediante le storie minute di un gruppo di adolescenti condizionati, dalle rispettive fazioni, a giocare un derby fratricida, poi rimesta nell’attualità – il romanzo, ricordiamolo, è del 2008 – quando per molti ragazzi, troppi, la speranza di una via d’uscita risiede nelle illusioni della vita militare, una sorta di via di fuga spesso usata dalla narrativa americana, basti ricordare, tanto per citarne uno, Un gelido inverno di Daniel Woodrell. Ma al racconto di un mondo, di una porzione di società, si alterna poi la narrazione del dolore di un padre che ha perso un figlio diciannovenne in Iraq e quella di un altro che, invece, perde il sonno in attesa di una mail dal proprio, di figlio, in missione in Afghanistan. Due padri su opposte barricate e con un colore della pelle diverso ma con le stesse, identiche paure, in un continuo guardarsi allo specchio spesso incorniciato anche da una colonna sonora perfetta e in grado di rendere ancora più viva l’atmosfera conferita dalla lettura. È il racconto, infinito ed estremamente toccante, del rapporto padre-figlio, con una sensibilità vista prima solo nel film Un mondo perfetto di Clint Eastwood oppure delle numerose vie che l’amicizia può prendere, i fiumi carsici in cui può scorrere e i geyser dai quali, alla fine, può emergere senza più vincoli e remore.

George Pelecanos

Il sognatore di George Pelecanos, il cui unico neo è nel titolo italiano che vanifica la potenza immaginifica dell’originale, The Turnaround, è forse il miglior lavoro pubblicato in Italia fino a questo punto del 2011 e letto dal vostro blogger preferito. E se davvero l’autore della serie tv The Wire è lo scrittore preferito da Barack Obama, beh, il presidente USA l’avrà già letto non avendo bisogno del mio consiglio, ma forse trovandovi ugualmente, in The Turnaround, lo sprone per andare avanti raccogliendo le nuove e numerose sfide che gli si pareranno davanti, magari strappando via dalle magliette il suo celebre “Yes, we can” per renderlo ancora vivo e vegeto.

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2 pensieri su “Il sognatore – George Pelecanos

  1. Walt in ha detto:

    Bravo, bellissima recensione, anch’io ho letto in questi giorni Il Sognatore e condivido assolutamente il tuo giudizio anche se, avendo letto tutti i libri di Pelecanos pubblicati in Italia, alcuni mi sono piaciuti di più, in particolare la trilogia di D.C. che ho trovato più “potenti” come storie. Qui invece più che sulla storia e sull’azione Pelecanos da il megio di se nell’analisi introspettiva dei personaggi.

    • Ciao Walt, grazie, sono contento che il libro sia piaciuto anche a te! Io ho letto altre cose di Pelecanos, non tutto, ed è vero che in questo l’azione è quasi nulla, mentre i personaggi sono ottimamente delineati. Comunque anche la storia in sè mi è piaciuta molto, Pelecanos, inoltre, scrive da dio! Forse Il sognatore – che brutto titolo, però, mi sembra una roba alla Coelho… – non è neanche un’opera di genere, sicuramente non è un thriller come viene spacciato, al massimo crime fiction, ma neanche troppo. Grande letteratura e punto!

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