Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Bad Chili – Joe R. Lansdale

Bad Chili

BAD CHILI (Bad Chili)
di Joe R. Lansdale
ed. Fanucci
Traduzione di Alfredo Colitto

Torna, anche se solo in ristampa, la coppia più folle e forse meglio riuscita dell’intera letteratura di genere: Hap&Leonard. La Fanucci ripubblica nella collana Ventesima Bad Chili, quarto romanzo dedicato ai due combina-casini partoriti dalle fervida e insaziabile immaginazione di Joe R. Lansdale, anche da pochi mesi in libreria con Cielo di sabbia.

Bad Chili, diciamolo subito, non è forse il miglior romanzo della serie, anche se l’affetto che il vostro blogger preferito prova per questi due va ben al di là di una semplice recensione. Ci troviamo in quella via di mezzo tra i primi, freschissimi lavori dedicati a Hap&Leonard – Una stagione selvaggia, Mucho Mojo – e quella che potremmo identificare, narrativamente parlando, come la seconda giovinezza della serie dello scrittore texano, quella che dopo otto di anni di pausa ha visto con Sotto un cielo cremisi e Devil Red riprendere il filo del discorso interrotto con Capitani oltraggiosi, infondendo ai due un nuovo passo, un nuovo ritmo, più lento, meditato e maturo come è giusto che sia. Perché Hap&Leonard sono ben più che un semplice duo letterario, due personaggi di carta che vivono solo nelle storie che leggiamo. I due nullafacenti – perché un lavoro vero mica ce l’hanno, anche se con Devil Red qualcosa sembra essere cambiato e forse si sono messi in testa che sulla soglia dei cinquanta qualche contributo pensionistico è bene pagarlo -, i due fancazzisti, dicevamo, sono l’incarnazione del Texas, o di una sua parte, quello più selvaggio e rurale, quella zona di territorio arso dal Sole e sul confine con il Messico in cui le persone, parola di Champion Joe, parlano realmente come i nostri due eroi.

In Bad Chili si sfiora la tragedia. Anzi, due tragedie. Leonard viene mollato dal fidanzato e scompare dalla circolazione. Nessuno sa che fine abbia fatto, nemmeno Hap che, a dire il vero, ha problemi ben più grandi a cui pensare dopo essere stato morso da uno scoiattolo con la rabbia ed essere finito in ospedale cercando di non combinare troppi casini al fine di farsi pagare le cure dall’assicurazione sanitaria. Le cose, ovviamente, non andranno tranquille e spedite come si vorrebbe, perché Leonard, anche non facendo un cazzo e da scomparso, riesce a mettersi nei guai, ritrovandosi sulla testa un mandato di cattura per l’omicidio di un motociclista a cui, la sera prima, aveva spaccato il culo per essersela fatta con il suo, ormai ex, fidanzato. Proprio così, come nelle notizie di cronaca di Studio Aperto. Come se non bastasse, a correre dietro al fantasma di Leonard, ci si mettono pure i motociclisti amici del morto e degli altri ceffi che non si capisce cosa centrino con tutta la faccenda, ma menano e sparano e accoppano. La degenza di Hap, insomma, sarà breve, perché quando il suo socio è nei casini pure lui ci si fionda con tutte le scarpe.

Joe R. Lansdale

Bad Chili, dicevamo, non è forse il miglior romanzo della serie, trascinandosi per molte pagine con infiniti tempi morti e in cui, letteralmente, non succede una mazza di niente e centellinando l’azione al finale, pirotecnico e ipercinetico come spesso accade in questi lavori di Lansdale. Nel romanzo si intrecciano due storie parallele: da una parte l’accusa di omicidio ai danni di Leonard e dall’altra una torbida faccenda che vede il signorotto locale, un boss del chili, avere le mani zozze e immerse in qualche traffico ben poco chiaro. Insomma, lo schema è classico, quasi da giallo alla Camilleri, con due strade parallele che, alla fine, si incontrano rivelando alcuni punti in comune che consentono di prendere due piccioni con una fama. Ma la lettura di Bad Chili diventa fondamentale per un altro motivo: durante la sua breve e frastagliata degenza ospedaliera, Hap incontra una infermiera mica male, sulla quarantina, rossa di capelli e con più palle di una squadra di rugby messa insieme. Brett. E se le cose vanno e vengono, come è giusto che sia, Brett rimane, componendo insieme a Hap&Leonard e a Marvin Hanson – in Bad Chili in coma per un grave incidente automobilistico – una sarabanda di personaggi in grado di offrire mille e più storie da raccontare.

La trama di Bad Chili vira al giallo, tanto che la parte di indagine, anche se sempre sui generis, di ricerca degli indizi e a volte quasi procedural, occupa tanta parte del racconto di Lansdale. Ma è sempre e solo grazie alla coppia Hap&Leonard che tutto va avanti, alle loro infinite raffiche di battute e alla strutturazione della narrazione in una serie di dialoghi rapidissimi e sempre gustosi, oltre che di un realismo e una comicità fuori dal comune che hanno sparato Lansdale, a ragione, nel gotha degli storytellers di razza.   

Una decisa nota di demerito, invece, per la casa editrice romana, colpevole di aver dato alle stampe un testo che pare essere poco meno di una bozza, visti gli infiniti e maccheronici errori e refusi presenti nel romanzo, compromettendo la scorrevolezza della lettura e infastidendo non poco il lettore.

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