Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La ballata di Mila – Matteo Strukul

La ballata di Mila

Avviso ai naviganti: dopo quasi tre anni di Pegasus Descending ho l’ardire di reputarmi amico – sebbene prevalentemente via web – dell’autore de La ballata di Mila, quel Matteo Strukul dal multiforme ingegno con il quale, tra l’altro, mi trovo spesso a concordare in fatto di gusti letterari e idee intorno all’editoria nelle nostre infinite discussione sul blog. Ve lo dico per onestà intellettuale, nonostante cerchi sempre di pensare ai vostri soldi faticosamente guadagnati, anche quando leggo e recensisco il libro di un amico.

LA BALLATA DI MILA
di Matteo Strukul
ed. e/o Collezione Sabot/age

Chi conosce Matteo Strukul, anche solo un poco o solamente per le sue mille avventure e disavventure nel mondo del web, nel quale imperversa come un’orda barbarica, se lo aspettava: prima o poi pure il bardo avrebbe tirato fuori il romanzo dal cassetto dopo gli esperimenti nei racconti pubblicati sul sito di Sugarpulp e sul quotidiano il Manifesto, la scorsa estate, sempre sotto la saggia egida di Massimo Carlotto. E cambiano i tempi e lo stile ma gli ingredienti fondamentali restano gli stessi, nel romanzo d’esordio di Strukul, La ballata di Mila, tra l’altro lavoro che inaugura l’interessantissima nuova collana Sabot/age per le edizioni e/o, diretta da Colomba Rossi e curata proprio da Carlotto.

Mila Zago, l’indicussa protagonista del romanzo, non è una conoscenza del tutto nuova per chi segue questa fantastica realtà letteraria e sociale che gira intorno al genere noir o thriller o pulp o come cazzo volete etichettarla. Con il racconto Bambini all’inferno, quello pubblicato su il Manifesto come detto poco sopra, Mila irrompeva sulla scena Sugarpulp e in un covo di un mucchio di figli di puttana facendone secchi un buon numero e scoprendo una realtà aghiacciante e tanto dolorosa quanto realistica, inoltre e in seguito ripresa, in maniera seppur indipendente dal lavoro di Strukul e, se vogliamo, con un iperrealismo da voltastomaco, anche da Mauro Marcialis nel suo Dove tutto brucia.

Se nel racconto, però, lo stile di Strukul era fortemente influenzato da quella cadenza sincopata e bruciante tanto cara a gente come James Ellroy da una parte e Alan Altieri – ma potremmo anche citare Lorenza Ghinelli e Simone Sarasso nel loro J.A.S.T. -, in La ballata di Mila lo scrittore patavino molla gli ormeggi – e speriamo solo quelli… – lasciandosi trasportare dal piacere del racconto, intessendo una storia nera e violenta con un linguaggio più sciolto, meno studiato a tavolino e, per certi versi, pure più sincero.

In una provincia veneta ormai in balia delle triadi cinesi che oltre a mandare a puttane il sistema economico locale grazie a una rediviva o forse mai scomparsa schiavitù hanno pure preso a voler fare le scarpe ai ras locali che da tempo immemorabile si spartivano il racket di appalti, droga e prostituzione, Mila Zago, tanto bella quanto fatale, si trova in mezzo a una guerra tra bande per la spartizione del territorio. E se i cinesi non scherzano in fatto di brutalità, i loro dirimpettai amanti della polenta con il merluzzo non sono da meno. L’unico esito possibile è un puttanaio indicibile fatto di mutilati, teste mozzate, sparatorie in corsie d’ospedale e redde rationem in casolari di campagna, evidentemente un esito particolarmente gettonato nel nord-est, visto che pure l’altro cofondatore di Sugarpulp, Matteo Righetto, aveva optato per un esito analogo, anche se meno strutturato rispetto a quello de La ballata di Mila, nel suo Savana Padana. E anche lì cinesi contro autoctoni – e zingari.

Anche se il titolo potrebbe ingannare, La ballata di Mila non è un one woman show, bensì un lavoro che, seppur avendo nella bella killer il proprio baricentro, esplora tutto ciò che ci gira intorno. Malgrado gli intenti di Strukul, o comunque la resa del suo lavoro, non paiono prettamente “sociali”, intendendo con questo termine la volontà dell’autore di concentrare il proprio focus dell’attenzione su società, politica e balle varie, il Veneto, quello sommerso, non può non emergere tra le righe del suo racconto in questo che, in definitiva, pare un prequel bello e buono, tanto per il racconto citato sopra, Bambini all’inferno, in cui una Mila Zago ormai matura e convinta dei propri mezzi acquisisce una determinazione alla Charles Bronson che qui non ha, quanto per successivi lavori di Strukul, stante anche il finale che più aperto non si potrebbe.

Matteo Strukul

La ballata di Mila, comunque e nonostante la mano e la supervisione di Carlotto, paga un rilevante tributo a quello che è uno dei principali errori, o imperfezioni, degli esordienti: voler dire troppo e volerlo dire a parole piuttosto che mostrarlo. Benché i dialoghi paiano decisamente sopra la media di altri autori italiani, che siano novizi della letteratura o esperti naviganti del mare delle lettere, questi sembrano rimanere sempre un po’ troppo sullo sfondo, come un corollario, un’appendice, piuttosto che una parte integrante della narrazione che, all’opposto, a volte diventa ridondante come, per esempio, nel finale, quando Mila, nel proprio diario in prima persona, fa un riassunto delle centoottanta pagine prima. Non serviva, come non serviva lo stesso diario di Mila, uno di quegli eccessi di narrazione di cui dicevo pocanzi. Sarebbe forse stato più divertente e opportuno far emergere il passato della protagonista del romanzo dal racconto stesso piuttosto che da un diario che ha l’evidente sapore della forzatura, quasi di un’aggiunta postuma e aliena al resto della scrittura. Essere chiari, forse, non è sinonimo di “dire tutto”.

La ballata di Mila, nonostante queste imperfezioni, rimane comunque un buon lavoro figlio del suo territorio e di un magma culturale effervescente e scoppiettante, nonchè degno apripista di una collezione, Sabot/age, da tenere d’occhio perché di cose da dire pare averne molte.

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19 pensieri su “La ballata di Mila – Matteo Strukul

  1. Ho una grandissima curiosità di leggerlo: domani dovrei risolvere🙂
    Bentornato!

  2. Walt in ha detto:

    OK, domani mattina metto la sveglia, mi faccio la doccia, bevo un caffè e corro in libreria;-)

  3. @Emo: sì esce oggi, il 24, io ho anticipato a ieri sera la recensione perchè temevo, oggi, di non riuscire a pubblicarla. Pure io ero molto curioso, infatti me lo sono sciroppato appena mi è arrivato! Secondo me non è male, avrei limato, come ho detto nella rece, solo alcune cose… fammi poi sapere che ne pensi! E grazie per il bentornato, anche se sono tornato ancora a scartamento ridotto… eh eh🙂

    @Walt: grande socio, mi raccomando, fammi poi subito sapere che ne pensi, anche stante la tua idiosincrasia nei confronti degli autori italiani sono molto curioso del tuo commento su questo lavoro del bardo! Strukul, te lo puoi già immaginare, è molto anglosassone come ritmo e scrittura. L’hai letto Bambini all’inferno? Lo trovi su Sugarpulp, ho messo il link nella recensione. Lo stile è diverso dalla Ballata, però come temi e sostanza ci siamo. Ah, hai finito di sciacquare le chiappe in Grecia, maledetto?🙂 Hai letto qualcosa di interessante mentre io sostenevo il Pil nostrano?🙂 Abbraccio

  4. Vitandrea in ha detto:

    Bentornato Andrea.

  5. Fabio Lotti in ha detto:

    Un bentornato ad Andrea ed un plauso alla sua sincerità. Ho beccato il libro di Matteo e può darsi che al ritorno dalle mie vacanze (le faccio in settembre quando c’è meno gente a rompere i coglioni) Mila sia il mio nuovo personaggio da affrontare.

  6. Walt in ha detto:

    Andrea! La mia idiosincrasia per scrittori, registi, attori, cantanti, politici, presentatori, manager pubblici e privati, amministratori delegati, calciatori, nani e ballerine italiani ammette qualche eccezione, nella fattispecie: Matteo Strukul, Matteo Righetto, Al Custerlina e pochi altri eheheh.
    Ieri ho comprato La Ballata di Mila, le prime 28 pagine promettono assai bene. Bella scrittura, secca, precisa, evocativa …. In vacanza, prima in Grecia e poi in Marocco mi sono letto/riletto classici: Non è un Paese per Vecchi (straordinario), Il Grinta, I Truffatori di Jim Thompson (fantastico!), Dia de los Muortos (niente male) Cielo di Sabbia (mmhhh), Yellow Medicine (si!), La Via del Tabacco (bello)

  7. Ciao belli come state? Grazie Pelf per la rece. Il libro e’ partito fortissimo almeno come stampa e questo anche grazie a te. Condivido per buona parte le tue critiche e cerchero’ di metterle a frutto nei prossimi lavori devo anche dire che forse il personaggio femminile di Mila nella tua rece si sarebbe potuta meritare qualche riga in piu’ credo eh eh in fin dei conti con qualche eccezione (Custerlina) personaggi femminili cosi nella narrativa italiana sono alquanto insoliti..almeno mi pare..ma magari ci pensera’ Fabio a sviluppare il tema. Raga che figata stare a parlare con voi ah ah ah e fra poco si parte col nuovo progetto…marchio editoriale su noir contaminato

  8. In particolare mi riferisco al fatto che pur bella Mila non usa con gli uomini questo suo dono, il diario è un escamotage forse demodè e un po’ statico d’altra parte c’era la bella sfida di lavorare su narrazione in terza e prima persona e poi anche quel dialogo con la giustizia formale cui tenevo molto, ad ogni buon conto le tue osservazioni e quelle di tutti voi sono legge per me altrimenti che senso ha scrivere ? E non vedo l’ora di condividere con voi il progetto CROSSOVER, goduria puraaaaaaaaaaaaaa!

  9. Walt in ha detto:

    Certo che se in Italia avessimo un fottuto regista e qualche fottuta atrice invece di quel bolso di Gabriele Salvatores e quella cellulitosa di Valeria Marini … ne verrebbe fuori un gran film http://www.youtube.com/watch?v=xEQymbX4QrA&feature=share

  10. Il romanzo di Matteo di piace, sicuramente forzato in alcuni passaggi, almeno per i miei gusti, eh? Ma sono contenta che il suo libro abbia fatto da “apripista” per la collezione SabotAge, anticonformista rispetto a quello che si legge ultimamente. Mila mi piace, certo che…Wonder Woman non è niente a confronto! Anche meno “bonazza” e palestrata, avrebbe retto come personaggio. Ma si sa, Matteo fa sempre le cose in grande🙂

  11. Speriamo che la collana mantenga questa sua vocazione iniziale (io ne dubito, ma sarò felice di essere smentito dalle prossime quattro o cinque pubblicazioni). Comunque, Cecilia, mi piace farti notare che di buone uscite “anticonformiste” italiane ne sono uscite un po’ negli ultimi tre/quattro anni. Il problema è che i lettori sono pigri e si pappano con gusto ciò che gli viene passato dalla grande distribuzione.😉

  12. Si, Al, hai ragione..e purtroppo anch’io devo combattere con un gusto da sempre esterofilo..ma non amo la “grande distribuzione”, anzi, tendo a cercare proprio quelli che vengono pubblicizzati poco, delle nicchie che sono assolutamente meritevoli. E’ vero, noi lettori siamo pigri, ma credo dipenda anche dalle case editrici..quanto puntano sull’anticonformismo?

  13. Colombiana e’ un capolavoro Raga io sono un esagerato psicolabile il punto e’ proprio questo grande Ceci devo anche dire che Mila e’ una gran bella ragazza ma non usa certo la sua avvenenza in modo stereotipato…

  14. Be’, Cecilia, le case editrici sono imprese e quindi tendono al massimo profitto. Comunque esiste qualche buona collana da seguire e quindi almeno quelle supportiamole, no?😉

  15. caterina Vendemiati in ha detto:

    caro Matteo ho finito di leggere il tuo libro,anche se non appartiene ai generi che io prediligo ,ne sono stata attratta e coinvolta Nella truculenza dominante dell’ immagine e del linguaggio emerge la tua abilità nello scrivere e nell’ organizzare la trama ;preferisco certamemte quegli squarci lirici che disegnano i paesaggi e definiscono la tua sensibilità letteraria Ciao ,congratulazioni e auguri Caterina

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