Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il ritratto di Jack Ryan

Lo sconosciuto n. 89

di Fabio e Jonathan Lotti

Jack Ryan in Lo sconosciuto N.89 di Elmore Leonard, Einaudi 2011, traduzione di Luca Conti. Trentasei anni, una serie infinita di lavori: polizze assicurative, auto, operaio edile e autotrasportatore, sindacalista, catena di montaggio alla Chevrolet, commesso a Troy, da giovane furti nelle abitazioni, finito dentro una volta per aggressione. Alla fine consegna di atti giudiziari su consiglio dell’amico agente di polizia Dick Speed. Lavoro giusto. Paziente e abile nel rintracciare i destinatari, si sente padrone di se stesso, ormai è entrato nel giro, anche se non gli piacciono gli sfratti e i pignoramenti. Lavoro giusto, per lui, e pericoloso. Minacce continue e insomma bisogna stare all’erta. Meglio avere vicino una pistola.

Vive in un bilocale di un condominio a Royal Oak, una Pontiac Catalina due porte a sostituire la Cougar, sposato con “una ragazza tranquilla” che poi diventa una “zuccona sempre pronta a trovare il pelo nell’uovo”. Ergo divorzio e frequentazione con  Rita, la segretaria di uno studio legale.

Da Jay Walt (capelli luccicanti di lacca) e poi da Mr Perez “tanto cordiale e amichevole” (quindi infido) il compito di ritrovare, con bei dollaroni sonanti, un certo Robert Leary jr, un azionista che possiede quote di una società senza saperlo.

Piccolo problema: il suddetto Robert è un delinquente, praticamente una carriera da assassino psicopatico. E non è il solo a cercarlo, lo vuole trovare anche Virgil, cappello a coprirgli leggermente l’occhio sinistro, baffoni da brigante, occhiali da sole, che ha un conto in sospeso con lui. Ad aiutare nell’impresa il nostro Jack Ryan il già citato Dick Speed, “un metro e ottantatre per novantacinque chili”, capelli su capelli, collanine strette e Levi’s attillati e scoloriti, in servizio presso la Criminal Investigation Division.

Tutto si complica con l’uccisione di Robert (all’obitorio lo Sconosciuto n°89) e l’entrata in gioco della moglie alcolizzata Denise, meglio conosciuta come Lee, depositaria delle azioni, presa di mira da Perez che vuole fregarla. Qui il cambiamento del nostro Ryan, anch’egli con una storia di alcolismo alle spalle, ora ricaduto in depressione. Blody Mary, bourbon, vodka, birra, ritorno tra gli Alcolisti anonimi, incontro con Denise, il desiderio di toccarla, di starle vicino, di proteggerla “E la dolce, sorridente espressione di quegli occhi” che gli restano nel cuore. Affettuoso, premuroso, innamorato. Cinque giorni in Florida e poi insieme “Fecero l’amore con il sorriso sulle labbra”. E qui il miracolo. Ryan c’è e non c’è, ad un tratto sembra sparire, perdere peso e consistenza. Sembra quasi ondeggiare, levitare nell’aria. Solo il suo pensiero è vivo, concreto e fisso. Difendere il suo amore e fregare Perez. A qualunque costo, anche di perdere la vita tra le pistolettate di un ex galeotto.

Leonard, l’ho già scritto ma lo ripeto, è il Narratore, il  Creatore di personaggi fusi con l’ambiente stesso da cui sembrano quasi venir fuori all’improvviso. Se ne inquadra uno, il principale in quel momento, nello stesso tempo eccone altri come venuti su dal nulla: il vecchio ubriaco che vomita, l’elegantone con l’aria da atleta professionista, le facce scialbe e grigiastre, il custode di un palazzo dall’aria “di uno che non sorride più da chissà quanto”, il barista spilorcio che versa con il lumicino e non sta neanche a sentirti.

Fabio e Jonathan Lotti

La storia si sviluppa, si complica, si gonfia quasi per partenogenesi, uno scorrere naturale degli avvenimenti con Ryan al centro della vicenda insieme a Lee, ai suoi dubbi e ai suoi tormenti. Una vita da balordo che può essere riscattata dedicandosi, finalmente, ad una “persona”, a qualcuno che ama e che può salvare. Con l’astuzia, la forza, i nervi d’acciaio, schivando i pericoli che incombono su entrambi.

Una storia di perdizione e redenzione sviscerata soprattutto dall’interno senza tante smancerie e trucchetti strappalacrime o subdole scenette di sesso esplicito, magari un po’ scontata in certi frangenti che ricorrono in storie similari, ma che può benissimo brillare tra i migliori classici del genere.

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2 pensieri su “Il ritratto di Jack Ryan

  1. Fabio Lotti in ha detto:

    Solo una precisazione. Non fatevi intenerire dall’accoppiata nonno-nipote. Se dovete sparare sul vecchio Lotti fatelo tranquillamente senza problemi…:-)

  2. magnificent points altogether, you simply won a brand new reader.

    What might you suggest about your post that you simply
    made a few days ago? Any positive?

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