Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Cielo di sabbia – Joe R. Lansdale

Cielo di sabbia

CIELO DI SABBIA (All the Earth, Thrown to the Sky)
di Joe R. Lansdale
ed. Einaudi Stile Libero
Traduzione di Luca Conti

Cielo di sabbia, l’ultimo romanzo di Joe R. Lansdale, segna il ritorno di uno degli scrittori stranieri più amati nel nostro Paese con la casa editrice Einaudi dopo gli anni Fanucci. Il ritorno, diciamolo subito, non è uno di quelli che fanno urlare al capolavoro, come già temevo ancora prima di leggere il romanzo solamente spulciando la trama e analizzando l’espediente narrativo utilizzato da Champion Joe per raccontare questa storia. Chiamateli pregiudizi, se volete. Oppure sesto senso.  

Jack Catcher è un ragazzino dell’Oklahoma rimasto orfano e in mezzo a una tempesta di sabbia. Sono i fottuti anni della Grande Depressione americana, gli anni ’30 del secolo scorso, e l’Oklahoma, a causa delle sue conformazioni fisiche e le proprie peculiarità meteorologiche è, per usare un eufemismo, un soggetto che si presta mica male a ogni crisi o carestia che passa a tiro. La madre di Jack è morta di malattia e il padre ha pensato bene di impiccarsi nella stalla, in un estremo gesto di egoismo incapace di suscitare il benché minimo moto di compassione nei suoi confronti. Il piccolo Jack, per fortuna, non è un senzapalle come il padre e seppure il ricordo dei genitori – genitori che sarà costretto a seppellire con le sue mani – lo accompagnerà per tutto il suo viaggio, si rimboccherà le maniche, non volendo cedere alla vita avversa, alla sfiga e alla miseria. Inizia così una peregrinazione che porterà Jack e i suoi due compagni di viaggio, gli altrettanto (quasi)orfani e fratelli Jane e Tony, in giro per gli il Sud degli Stati Uniti d’America in cerca di un posto migliore in cui stare, magari in quella lontana California di cui tutti sembrano dire un gran bene.

Lungo il cammino i tre diventeranno grandi, scoprendo i sentimenti della maturità, anche se necessariamente un po’ anticipata, e comprendendo alcune regole basilari del vivere degli uomini: “Quando alzai lo sguardo si stavano infilando tutti quanti nel bosco, correndo come cerbiatti. Quella sorta di alleanza era durata soltanto pochi minuti, il che è più o meno come vanno le cose a questo mondo. La gente si mette assieme solo quando non ha altra scelta; se no, ciascuno pensa di poter fare per conto suo e di non avere bisogno di aiuto. Fino alla volta dopo.” [pg.174]. Camminando si troveranno a dover affrontare minacce e spietati gangster in fuga, ladri gentiluomini e vedove caritatevoli, pezzenti, schiavisti e figli di puttana in un compendio della natura umana di sicuro impatto.

Con Cielo di sabbia Joe Lansdale ha voluto indubbiamente dare vita a una storia di frontiera e formazione in grado di richiamare alla mente del lettore alcuni celebri riferimenti letterari, dal Catcher, cognome del protagonista, che non può non essere un tributo e un riferimento al The Catcher in the Rye – da noi conosciuto come Il giovane Holden – di J.D. Salinger, probabilmente il romanzo di formazione adolescenziale per definizione, allo Steinbeck di Furore e di cui Lansdale rielabora i punti cardine, dalla migrazione verso la California, sempre lei, al periodo storico, dalla Depressione fino al punto di partenza del viaggio, nuovamente l’Oklahoma. Però le differenze sono notevoli, Cielo di sabbia non riesce mai a mettere sul piatto il potenziale narrativo dei due riferimenti appena citati, rimanendo sempre un’opera, al loro confronto, sbiadita. Forse è un errore paragonare questo romanzo agli altri due, ma la cosa diventa inevitabile quando anche il suo stesso autore ammicca in questo senso.

La scelta di narrare la storia in prima persona e dal punto di vista di Jack, il ragazzino, risulta, inoltre, quanto mai deficitaria, manifestando il lato debole che spesso si cela dietro a questi espedienti, quasi un voler nascondere una eccessiva esilità e improvvisazione della trama puntando tutto sull’effetto notevolmente empatico che la voce di un bambino può conferire al tutto, distogliendo lo sguardo, facendo girare la testa e l’attenzione verso altre cose. Ovviamente, ci mancherebbe, questo non è l’intento né di Lansdale né di chiunque altro si cimenti con questo modo di raccontare, però l’esito è quasi sempre quello, un pigiare sopra il tasto dell’empatia e del sentimento facile – a maggior ragione se il ragazzino è un orfano sfigatissimo – o un bambino immerso in un mare di cazzi come in Io non ho paura di Niccolò Ammaniti. Forse un analogo racconto, ma in terza persona, avrebbe sanato questi punti deboli presenti in Cielo di sabbia, consentendo a scrittore e lettori di avere un punto di vista più distaccato ma, quasi paradossalmente, più preciso ed efficace, concedendo maggiore spazio all’insieme, al contesto sociale dell’epoca narrata che, diversamente, rimane troppo sullo sfondo, in un accenno che la prima persona di Jack non è in grado di approfondire.

Joe R. Lansdale

Anche la trama, inoltre, e a differenza della maggior parte dei lavori di Big Joe, pare troppo superficiale, un on the road sicuramente piacevole perché Lansdale una storia la sa raccontare, ma eccessivamente figlio dell’improvvisazione, della necessità di riempire lo spazio vuoto tra la prima e l’ultima pagina, tra la tempesta di sabbia che tutto cambierà e quello che, alla fine, diventerà Jack. I personaggi sono quelli di Joe, incredibili invenzioni di personalità e mondi, in particolare Jane, piccola femminista in un mondo barbaro, maschilista e cafone e forse tra le cose migliori di Cielo di sabbia, ovviamente insieme ai dialoghi, sempre realistici e conturbanti.  

È probabilmente a causa di tutto ciò che Cielo di sabbia è romanzo che non riesce mai a decollare, limitandosi a rullare sulla pista e scivolando via anonimo e senza insediarsi stabilmente nel cervello del lettore al termine della lettura. Manca di verve e freschezza, di quell’inventiva frenetica e di quella fantasia inesauribile che hanno fatto riscuotere a Joe Lansdale tanto successo, facendo innamorare decine di migliaia di lettori di una coppia come Hap&Leonard o delle sue trovate horror, segnando le sorti di un libro destinato a passare e a non aggiungere granché alla produzione dello scrittore texano, in particolare, e alla narrativa, in generale, perché altri hanno già detto le stesse cose in modo migliore e un Lansdale senza le sue invenzioni pare quasi uno scrittore normale.

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12 pensieri su “Cielo di sabbia – Joe R. Lansdale

  1. Non credo che Lansdale volesse confrontarsi con il giovane Holden, Pelf, e secondo me se stato troppo duro con Big Joe (lo so, è la rabbia dell’innamorato tradito:-) il fatto è che questa volta (così come nel romanzo In fondo alla palude) lo scrittore texano accantona il suo estro frizzante e iperbolico per regalarci una storia di nostalgia e riflessione (anche se di cose ne succedono tante, e nessuno può dire che Lansdale non sappia come apparecchiare la sua tavola: ogni pagina una nuova avventura!). In soldoni, non è con l’occhio di chi si aspetta un ulteriore Hap & Leonard che va preso questo romanzo, anzi, Lansdale con questa prova si ricongiunge ai grandi eroi adolescenti di Mark Twain e di Harper Lee. (personalmente ho apprezzato, e tanto)

    • Va anche detto – Einaudi non l’ha promosso in questo modo, ma si tratta di scelte editoriali nelle quali io non posso mettere bocca, anche se ovviamente l’ho fatto presente all’editore – che “Cielo di sabbia,” nell’edizione americana, è dichiaratamente un romanzo per “young adults,” come specificato dallo stesso Lansdale in più di un’intervista e anche sul suo sito. Quindi tutte le considerazioni di Andrea vanno, secondo me, riequilibrate tenendo presente il pubblico cui Lansdale intendeva rivolgersi.

  2. custerlina in ha detto:

    Purtroppo Lansdale si è lasciato alle spalle la strada della qualità e ha imboccato quella della quantità. Peccato.

  3. Maddai Al, anche a te non è piaciuto? Accidenti, sono in minoranza a ‘sto giro!!! (e va be’, che ci vuoi fa’:-)

  4. Staniland in ha detto:

    Premetto che ho un amore incondizionato nei confronti di Lansdale e il mio giudizio è chiaramente di parte.
    Credo che in tempi recenti, nessuno più di Lansdale sia riuscito a stimolare nel lettore quella voglia di iniziare un romanzo e portarlo a termine in un unica ed interminabile sessione. Sicuramente “Cielo di Sabbia” non è tra i suoi capolavori, ma è pur sempre una lettura divertente, piena di vita e personaggi familiari (almeno per chi come noi considera gli Stati Uniti un paese culturalmente vicino). Detto questo ne consiglio chiaramente la lettura perchè è pur vero che il nostro amico Joe r. ha scritto di meglio (concordo sull’ assenza di “inventiva frenetica”) ma quanti sono in grado di ri-scrivere la tradizione con questa eleganza? Per fare un parallelo musicale. “London Calling” è un capolavoro inarrivabile ma non ci siamo comunque divetiti molto ad ascoltare “Combat Rock”? Ecco, secondo me un giorno i libri di Lansdale saranno in compagnia dei cd di Joe Strummer e soci nella scatola del “passato da lasciare in eredità al futuro”.

  5. Lo comprerò comunque, perchè di Lansdale credo sia comunque giusto avere tutto e anche che valga sempre la pena leggere qualcosa di suo.
    Io, personalmente, ho apprezzato molto anche i suoi racconti più orientati verso l’avventura. Ovviamente da paragoni tanto illustri è dura uscire a testa alta, ma più di tutti mi spaventa quella definizione di romanzo per “young adults”, forse perchè non riesco a non accumunarla alle storielle di vampiri emo-gothic che ultimamente appestano gli scaffali delle librerie.
    Lansdale comunque non mi sembra il tipo da lasciar scadere la qualità del suo lavoro più di tanto.

  6. Paolo in ha detto:

    Comunque è vero, è da un pò di tempo che Lansdale non è più lo stesso; “in fondo alla palude” rimane un vertice insuperato , cosi pure la saga di Hap & Leonard è unica, ma altre cose davvero imprescindibili non mi sembra le abbia scritte

  7. @Tutti: sapevo che un post sul buon vecchio Joe avrebbe scatenato una bella raffica di commenti. Bravi, è così che vi voglio. Ne approfitto anche per annunciarvi che Pegasus Descending entrerà in andamento ridotto per l’estate, diciamo un paio di post la settimana così che a settembre, forse, avrete ancora un vostro blogger preferito vivo con cui perdere tempo. Pubblicherò sicuramente una recensione di un libro – tanto li leggo, quindi conviene parlarne – e poi qualcos’altro come mi viene. Ma ora veniamo a noi:

    @Sartoris: io non ho parlato di volontà di confronto, ma di richiamo, diciamo di tributo-cover. Dai, quel cognome lì non può essere un caso! Così come la trama, l’Oklahoma, la tempesta di sabbia etc. Poi, credimi, leggo ogni romanzo per quello che è, certamente già sapevo che il tono era diverso da Hap&Leonard, nonostante ciò lo ritengo un lavoro meno riuscito di altri e con paragone, comunque incapace di regger alcun paragane con gli autori che tu stesso citi. Due mondi diversi. Non lo so, Joe sembra quasi uno scrittore normale in questo lavoro! Ma, forse, la speigazione sta nel commento di Luca…

    @Luca: beh, ma io sono uno young adult!🙂 A meno di intendere con questa dicitura i quattordicenni o giù di lì. E allora sì, il mio commento assumerebbe un peso diverso, perchè non sono solito recensire libri per ragazzi, non ne sarei in grado. Ma il problema è dell’Einaudi che per vendere ha celato questa cosa. Io, per me, infatti, a saperlo che era un libro per ragazzi non lo avrei preso…

    @Al: alla fine, però, Lansdale pubblica un libro inedito l’anno, prima di questo c’era stato Devil Red, che risale ormai a un anno fa. Certo, da noi poi sembra che Big Joe pubblichi quattro o cinque libri l’anno… comunque questo è un lavoro che lascia un po’ il tempo che trova, un’opera minore in cui Lansdale non mi pare proprio a suo agio, nonostante, come dice bene Omar, Joe è un grande professionista e le storie le sa raccontare e si lascia leggere, anche se scrivesse Harmony. Per preferisco un altro Chmapion Joe..

    @Staniland: non mi lancio su paragoni musicali perchè in materia sono proprio ignorante, quindi preferisco tacere. Pure io amo molto Big Joe, come faceva notare giustamente Omar forse un mio eccesso di critica è dovuto all’essere un innamorato tradito, anche se cerco di essere sempre il più oggettivo possibile. Io consiglerei di leggere Lansdale, certo, ma altri lavori, soprattutto perchè credo che, come dici tu, Lansdale sia un autore molto importante nel nostro panorama italiano fatto da una stragrande maggioranza di non lettori, soprattutto tra i giovani, perchè con i suoi libri può fare quello che la scuola si è dimostrata incapace di mettere in atto: rendere la lettura, prima di tutto, un piacere e una goduria seconda solo al sesso!🙂 E grazie del commento e fatti sentire più spesso, mi raccomando!

    @Wildboyz80: socio, certo che devi leggerlo, a molti è piaciuto e il mio è solamente il parere di un singolo! Poi, intendiamoci, è un lavoro mediocre per i motivi che ho detto, ma si lascia leggere e non è assolutamente una merda. Le cose da evitare assolutamente sono ben altre!🙂 Comunque non preoccuparti per lo young adults, perchè è per young adults with brain e i vampirelli fashion e fighetti sono distanti anni luce, non c’entrano niete con Cielo di sabbia che è, invece, una storia classica di formazione e di viaggio. Leggilo e po fammi sapere!

    @Paolo: Lansdale è comunque un grande scrittore, u nnarratore di una fantasia e di una ecletticità fuori dal comune. Avendo scritto così tanto e cose così diverse è inevitabile che ci siano cose molto buone e altre meno, sorpattutto perchè i gusti dei lettori sono vari e a me può piacere più una storia alla Hap&Leonard piuttosto che un Drive-in, ad altri il contrario. Sono gusti! Personalmente ritengo la saga di H6L insuperabile per divertimento, freschezza e per la caratterizzazione dei due protagonisti. Se leggi questo Cielo di sabbia fammi poi sapere che ne pensi, mi racocmando! A proposito: hai acchiappato qualcosa di Leonard o di Burke? Hai iniziato e leggerli? Tienimi informato, ci tengo!🙂

  8. Paolo in ha detto:

    Sinceramente ancora niente,ma mi sono appuntato i nomi! ho appena finito La vita agra di BIanciardi e mi appresto a leggere Il regno animale di Bianconi (il cantante dei Baustelle) o forse qualcosa di Ira Levin (visto che un mio amico letterato me ne parla benissimo). Comunque lo farò presto

  9. Valter in ha detto:

    Pienamente d’accordo con te, caro Andrea !

  10. Scusate se mi intrometto…solo per dire che Lansdale, ancora una volta, si dimostra un professionista. Non so se leggerò questo libro (ora sono alle prese con Bad Chili), ma la sua bravura la dimostra davvero in svariati modi. Gli ho chiesto un’intervista e ora, dopo un po’ di tempo, devo dire (credo soprattutto per i suoi impegni), mi ha confermato la sua disponibilità. Ebbene…stamattina gli ho girato le domande e questa sera, aprendo il pc, mi sono trovata una sua mail con tutte le risposte! Se non è un grande..sono queste cose che fanno la differenza. E se qualche volta scrive romanzi non proprio all’altezza di “In fondo alla palude” o “La sottile linea scura”, glielo perdono..e in effetti qualche “ciofeca” l’ha scritta anche lui😉
    Ciao!

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