Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Lo sconosciuto n. 89 – Elmore Leonard

Lo sconosciuto n. 89

LO SCONOSCIUTO N. 89 (Unknow Man No. 89)
di Elmore Leonard
ed. Einaudi Stile Libero
Traduzione di Luca Conti

Per un romanzo intitolato Lo sconosciuto n. 89 non dev’essere poi stata ‘sta grande novità sparire dalle librerie per una bella sporta di anni. Vai a chiederlo in libreria e il commesso ti guarda con l’occhio da triglia: niente, fuori catalogo. Mi dispiace. Come se ti fosse morto un parente. Poi, però, l’Einaudi ci si mette di buzzo buono nel proporre i nuovi Elmore Leonard alternandoli con quelli già usciti, però ritradotti da Luca Conti. E così pure Lo sconosciuto ritorna a farsi vivo, a far vedere il suo muso di copertina sugli scaffali affollati di svedesi, norvegesi, finlandesi e islandesi. Ah, già, c’è pure qualche danese. La prossima frontiera del giallo e del noir, c’è da crederlo, saranno le ex repubbliche sovietiche, anche se da quelle parti i nomi hanno un po’ troppe consonanti per il mercato italiano, mica ce lo si ricorda uno che si chiama Ctjkgrlbnsm, quindi gli editor storceranno il naso e si ributteranno su delle più solide fascette stile “Dopo Larsson salcazzi!”.

Comunque, anche se su Pegasus Descending sono solito inveire contro questo o quello che non pubblica questo o quell’altro o, ancor peggio, lo pubblica, non lo promuove e poi, toh, dice che non vende e vabbè, ci abbiamo provato, il lavoro che Einaudi Stile Libero sta portando avanti ormai da qualche anno è realmente degno di nota. Ma, si sa, la differenza la fanno sempre gli uomini, le persone, e non è sicuramente un caso che l’editor della narrativa straniera di Stile Libero sia Luca Briasco – uno che ha tradotto e sta traducendo Erskine Caldwell, riportandolo fuori, pure lui, da un oblio assassino – e in traduzione Luca Conti, di cui non parlo perché è, anche se solo sul Web, un amico e il mio miglior tiraorecchie. Ma, diamine, la differenza si vede. In un mercato, qual è quello editoriale, che lascia affondare senza battere ciglio gente come James Lee Burke, James Sallis, Dave Zeltserman, Nic Pizzolatto, Jim Nisbet, tanto per citare i soliti nomi che, a voi lettori di questo maledetto blog, ormai usciranno dalle orecchie, riuscire a trovare le risorse, la caparbietà e la capacità di portare avanti la pubblicazione e, addirittura, ripubblicazione con nuova traduzione di uno come il Maestro Elmore Leonard, beh, mi strappa una lacrimuccia di commozione e gratitudine.      

Jack Ryan, dopo un passato da alcolista e mille mestieri fatti senza mai troppo successo, sembra finalmente aver trovato quello che fa per lui: l’ufficiale giudiziario. Ed è pure bravo. Prende le ingiunzioni a comparire davanti a un giudice statale o federale, trova il destinatario della missiva, ovunque egli sia, consegna, firma e poi passa alla cassa a riscuotere. Ha anche una pistola – negli USA chi non ne ha una? – ma ormai è da un pezzo che non ha più necessità di oliarla per bene. Quando da un suo socio gli viene richiesto, come favore, di occuparsi di un caso particolarmente spinoso che quello, da solo, non riesce a risolvere, lo prende come una buona occasione per un piccolo extra, uno straordinario ben pagato. Ma la sua tranquillità finirà lì, ritrovandosi invischiato con un certo Mr Perez, un tizio che come mestiere ritraccia vecchi possessori di azioni, di solito ereditate, e che non sanno di avere tra le mani un capitale. Lui li scova, ci fa un accordo e tutti sono felici e contenti. Certo, i metodi per giungere all’accordo sono i più svariati possibili, Mr Perez, nonostante l’aspetto non certamente da lottatore di wrestling bombato di steroidi, è persona assai pericolosa. Ma Ryan, alla fine, non deve fare altro che rintracciare questo Robert Leary jr, un delinquentello come ce ne sono tanti con un pacchetto azionario mica male. Peccato che ci si metta di mezzo pure sua moglie, Lee, una ragazzotta di campagna con qualche problema di troppo con i bottiglioni da cinque litri di vino, il capello biondo e il fisico da gnocca. E quando c’è di mezzo la gnocca, ben, i cazzi amari iniziano a piovere come in India durante il Monsone.

Leonard, sempre e solo grandissimo, immenso Leonard. Già nel 1977 Leonard era Leonard, un Maestro nella costruzione di trame noir e un dialoghista fuoriclasse, capace di utilizzare la parola scritta come se fosse una telecamera e con uno dei migliori incipit che mi sia capitato di leggere:

– Okay,  – si era sentito dire da un amico, – ma almeno non devi sorbirti le stronzate della gente.
– Mah, – aveva risposto Ryan. – Per come butta, forse è meglio se mi rassegno a ingoiarne un po’. [pg. 5]

Elmore Leonard

Bang, il lettore è catapultato direttamente dentro la storia. Niente cazzate, niente introduzioni, niente presentazioni di pagine e pagine descrivendo il numero e il colore dei peli del culo di Ryan, ma Ryan stesso, la sua voce, il suo essere, la sua alitazza all’odore di mentina. Per questo Elmore Leonard è un Maestro di scrittura. Perché uno non legge le sue storie, ma le vive. I personaggi si muovono con vita propria e quello che è un processo di scrittura di una complessità indescrivibile appare, una volta concluso, caratterizzato da una semplicità sconcertante e da una linearità senza soluzione di continuità. E rendere il difficile facile credo sia uno dei sintomi più lampanti di intelligenza e di maestria, una delle qualità che ogni Maestro dovrebbe possedere, insieme alla passione per il proprio lavoro e alla capacità di indurre schiere di emuli e allievi a seguire le proprie orme. Leonard, in questo lavoro che tanta parte della sua dolorosa biografia da ex alcolista contiene, è ancora una volta una storia sempre in bilico tra la tragedia e la commedia, nonostante gli accenti noir, intimistici e, per certi versi, costantemente in equilibrio tra la rinascita e la decadenza siano forse più numerosi che in altri lavori e la voglia di scherzare e di prendersi pure un po’ per il culo minore. Perché l’alcol ti fotte, ma tu puoi fottere lui. Alla fine, come spesso accade, si tratta sempre e solo di scelte e di un fottersi a turno. È questa l’essenza della vita. Tanto per Elmore Leonard quanto per Jack Ryan. E, molto, anche per tutti noi.

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5 pensieri su “Lo sconosciuto n. 89 – Elmore Leonard

  1. Bellissima rece, bellissimo libro. Leonard un maestro. Per James Lee Burke, James Sallis, Dave Zeltserman, etc… ti appoggio in pieno dovremmo unirci e martellarli a dovere non penso siamo i soli a pensarla così.

  2. Walt in ha detto:

    Amico mio! Ti sono grato per questa recensione. Non saprei come esprimere meglio quello che penso sullo scrittore che più amo al mondo. Se mi si chiedesse una definizione di Elmore Leonard direi:
    “Leonard, sempre e solo grandissimo, immenso Leonard. Già nel 1977 Leonard era Leonard, un Maestro nella costruzione di trame noir e un dialoghista fuoriclasse, capace di utilizzare la parola scritta come se fosse una telecamera”
    Ho letto e riletto tutti i suoi libri pubblicati in Italia, anzi colgo l’occasione per informare i lettori di questo blog che per avere l’unico libro che non ho letto “IL MASSIMO DELLA PENA” Interno Giallo, sarei disposto a pagare qualsiasi prezzo.

  3. @Liberi: grazie Giulia! Io martello ma non si smuove nulla… speriamo che almeno Leonard regga…

    @Walt: grazie a te dell’entusiamo, socio, invece! Guarda, ti confesso che ogni volta che leggo o scrivo di Leonard mi vieni in mente tu e anche se non ho letto tutto, come te, il Maestro, la passione per questo autore mi ha ormai defintivamente travolto, sono in attesa frenetica delle nnuove/vecchie pubblicazioni. Credo che dopo l’estate tocchi a Dijbuti, penso intorno a novembre o giù di lì, Luca ne sarpà sicuramente di più. Tu sai magari quale sarà, invece, la nuova ritraduzione? Per Il massimo della pena provo a dare un’occhio al Libraccio a Milano e nelle varie bancarelle la prima votla che passo, così se lo trovo poi te lo spedisco!🙂 Ah, preso il nuovo Pete Dexter? Altro gigante…

  4. Valter in ha detto:

    I suoi dialoghi mi fanno impazzire, ogni libro del grande EL uno spasso e questo Sconosciuto n.89
    da leggere assolutamente

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