Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

I dodici segni – Lee Child

I dodici segni

I DODICI SEGNI (Gone Tomorrow)
di Lee Child
ed. Longanesi
Traduzione di Adria Tissoni

“Lasciai andare le barre e abbassai le mani lungo i fianchi. Così sembravo più piccolo. Meno minaccioso. Un uomo e basta.” [pg.19]

No, ragazzi, non ci siamo proprio. Se Jack Reacher, l’ex poliziotto militare delle forze speciali degli Stati Uniti d’America e figlio della penna di Lee Child, mi si avvicina mentre me ne sto in un vagone notturno della metropolitana di New York, io e altri quattro gatti, e mi rivolge la parola, braccia alzate o abbassare ma chissenefrega, IO MI CAGO ADDOSSO! Soprattutto se sono un terrorista, un puzzone delinquente, uno scippatore di vecchiette o uno che non paga il canone Rai. Io mi cago addosso e basta, dico sì a tutto quello che lui mi dice e non discuto, non faccio un gesto e cerco solo di fare l’indifferente di fronte a questo strano odore stallatico che si sente in giro. Qualcuno ne ha mollata una delle sue?

Jack Reacher, così come Chuck Norris, è uno che non riesce mai a rilassarsi. Anche adesso che ha definitivamente abbandonato la vita militare e tutti i i cazzi ad essa annessi e connessi, Jack non abbassa mai la guardia: anni e anni di addestramento e di gente che cerca di farti la pelle, beh, plasmano in maniera decisa i comportamenti. Dopo essersi lasciato tutto alle spalle, escusi lo spazzolino da denti, la carta di credito e un comodo paio di scarpe, Jack fa la vita che ha sempre voluto fare, errando senza alcuna meta, orario o dovere per l’intero territorio degli States. Però i tempi sono difficili e avere in giro uno come Reacher, seppur in pensione, fa sempre comodo, sempre che non lavoriate, ovviamente, per Fbi, Cia o qualche altra agenzia governativa.

Mentre se ne sta sulla metropolitana notturna di New York, quindi, la macchina da guerra di Lee Child non può fare a meno di guardarsi in giro, di scrutare i vicini di carrozza invece che sonnecchiare come fanno tutti gli altri. E mentre osserva una donna di mezz’età, bruttina e vestita in maniera decisamente inadeguata per la stagione, ecco che l’addestramento militare rispunta fuori: i dodici segni – undici per le donne – che le forze armate israeliane sono abituate a riconoscere dalle loro parti, visti gli usi e i costumi autoctoni che prevedono di farsi saltare in aria in bus o mercati con cinture esplosive piene di bulloni e altra chincaglieria arrugginita. La donna che Jack sta osservando, diobò, risponde agli undici punti previsti, neanche fosse un manuale del Mossad. Ovviamente ci sono molte cose che stridono, dall’etnia della tipa al fatto che le due di notte non sono proprio un orario di punta appetibile per un terrorista suicida. Ma, in questi casi, non si sa mai. Meglio intervenire. Forse condividendo i timori di vedersi davanti uno come Jack Reacher, la presuta kamikaze non ci pensa due volte: tira fuori una calibro 357 e si spara in testa, reimbiancando gli interni della metro. Fine della storia? No, solo l’inizio. Perchè la polizia rompe la balle a Jack, uno che notoriamente se la prende per queste cose, l’Fbi ficca un po’ troppo il naso e gente poco raccomandabile pensa di fare le scarpe al nostro che, visto che proprio insistono, ci si butta dentro come un rugbista in una mischia.

I dodici segni di Lee Child, ultima storia italiana con Jack Reacher protagonista, uno dei personaggi seriali megli congeniati e narrati delle letteratura di genere, si dimostra essere, come sempre, una lettura piacevole e avvicente. Forse a differenza di altre avventure precedenti, in questo lavoro Child concede qualcosa in più a una ambientazione da spy story, riservando l’azione nuda e cruda – che rappresenta comunque e sempre la parte più godibile della scrittura dell’autore inglese – alle battute finali, dedicando, all’opposto, i due terzi del libro a sviluppare una trama intricata in cui la verità è costantemente camuffata. O, forse, una verità, in I dodici segni, neanche esiste realmente.

Lee Child

Jack Reacher, personaggio che non usa termini come destra o sinistra, su o giù, ma i punti cardinali della rosa dei venti, uno che sa sempre l’ora esatta anche senza l’orologio, uno che misura i suoi spostamenti manco avesse un contachilometri nelle chiappe, è uno di quei duri che non possono non piacere, uno che la parola “debolezza” l’ha usata, l’ultima volta, quando a undici anni fece una indigestione di gelato all’amarena scagacciando per due giorni: “Personalmente non ero mai stato aggredito. Il che non stupiva molto. Perchè mi trasformi in una potenziale vittima, la popolazione del mondo dovrebbe ridursi a due persone. Io e un rapinatore, e in quel caso vincerei io” [pg.64] e, ancora: “Se reagisce loro vincono” e lui “No, se reagisco, loro perdono” [pg.324].

Insomma, uno così non può non scopare. E, infatti, tromba in ogni romanzo o comunque in molti. Se nel precedente Niente da perdere, però, avevamo anche creduto che le peregrinazioni a zonzo di Jack potessero realmente avere fine nella amena cittadina di Hope, in questo I dodici segni Jack si fa la tipa di turno perchè è un duro e non potrebbe fare altrimenti, è un suo dovere istituzionale, così come le donne non possono fare a meno di essere attratte da uno che svelle gabbie d’acciaio e spacca nasi e clavicole come se fossero grissini torinesi. Child, comunque, non indugia né su questi aspetti machistici e sentimentali del suo personaggio, né su alcuna divagazione dalla trama messa in piedi, componendo una megaintroduzione eslcusivamente finalizzata a una straordinaria lotta all’arma bianca che esplode, dopo un climax ascendente, come un orgasmo.

Dice la fascetta firmata dall’onnipresente Stephen King: “Jack Reacher è uno dei personaggi più affascinanti tra quelli in circolazione”. Beh, anche le marchette, ogni tanto, dicono il vero.

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8 pensieri su “I dodici segni – Lee Child

  1. Valter in ha detto:

    Non ho mai letto un libro di Child, ho fatto male? Dai… dammi un consiglio , un primo titolo con cui cominciare, sai che mi fido di te !😀
    Anche se fuori post, ti scrivo tutto qui : ho letto l’ultimo Lansdale ( e non vedo l’ora di sapere cosa ne pensi); in attesa c ‘è Yellow medicine e soprattutto l’ultimo Dexter (Amore fraterno)
    Spero che il grande Burke venga nuovamente pubblicato (per fortuna i precedenti MZ e Fanucci sono nella mia libreria)
    Consiglio per te : Voci dalla luna di Andre Dubus, gran libro, molto apprezzato anche dall’ottimo “Sartoris”

  2. Gigistar in ha detto:

    E così fa due volte che rispondo a domande simili, oggi, pur non essendo rivolte a me. Dovrei farmi i fatti miei eh?!😉

    Comunque anche qui mi inserisco come prezzemolo e sparo una risposta simile: vai col primo, “Zona Pericolosa”. Divertentissimo, e narrato in prima persona. Indimenticabili i consigli su come divincolarsi da uno strangolamento. E poi non si sa mai…dovessero servire…

  3. Valter in ha detto:

    Grazie Gigistar! Anche quello che hai dato a Paolo è un ottimo consiglio😀

  4. Alex in ha detto:

    D’accordo su Voci dalla luna di Andre Dubus, merita di essere letto…

    Amore fraterno di Pete Dexter è semplicemente strepitoso! Un capolavoro assoluto di crudeltà e spietatezza. Leggetelo subito!
    Ho letto anche gli altri suoi libri, compreso God’s Pocket, ma se dovessi consigliare un libro con cui iniziare, Amore fraterno sarebbe una garanzia di fedeltà, perché un autore capace di scrivere roba simile, se capisci qualcosa:-) non lo abbandoni più!

  5. @Valter: su Lee Child sono d’accordo con Gigi, inizia dal primo, oppure, diversamente, prendine uno a caso, di quelli che trovi in formato tascabile a pochi euro, forse anche in edicola, e godi. E’ una lettura molto divertente e movimentata, Child ha costruito un personaggio che è veramente un duro e fa impazzire! Troverai molta azione e mazzate e, credimi, Jack Reacher diventerà uno dei tuoi migliori amici (letterari). Venendo al resto: di Yellow Medicine ho già parlato e pure molto e ne parlerò ancora settimana prossima con un bel pezzo di Fabio Lotti, me lo ha proposto proprio ieri. Buon romanzo con qualche riserva. Su Lansdale e Dexter, come avevo già detto, il problema è riuscire ad andare in libreria a comprarli. Può sembrare pazzesco ma è così. E come se non bastesse questa settimana le cose sono pure peggiorate… Su Lansdale ho qualche dubbio preventivo a causa della narrazione infantile, non la amo molto – per niente – e la trovo sembra un punto debole in ogni scrittore, non so, quasi uno strizzare eccessivo dello scrittore al lettore. Comunque, leggerò e valuterò. Dexter altra pasta, Alex qui sopra lo ha già letto e dice che meglio God’s Pocket e degli altri, quindi bramo di leggerlo al più presto. Dexter è subito schizzato tra i miei scrittori, in assoluto, preferiti, quindi l’uscita di qeusto lavoro è una bellissima notizia. Poi ne riparliamo, comunque, e fammi sapere che ne pensi di Yellow. Dubus non lo conosco, cioè, non ho mai letto niente di suo, so solo che è cugino di James Lee Burke e se tanto mi dà tanto…🙂

    @Gigistar: devi intervenire, perbacco, devi!🙂

    @Alex: Dexter è grande, un fenomeno. Pazzesco. Immenso. Fa venire da piangere da quanto scrive bene! Come dicevo sopra voglio leggerlo al più presto… Dubus non lo conosco, dovrò rimediare anche a quello, ma le mie lacune, davanti a lettori come te, Gigi o Valter, tanto per citare chi è intervenuto in questo posto, diventano imbarazzanti. Voi dovreste tenere un blog come questo, diamine, mica io!😦 Ah: aperta la libreria?

  6. Alex in ha detto:

    @Pegasus: No, no tienitelo stretto il blog che, da quanto scrivi, dovrebbe essere una faticaccia!
    Noi siamo qui a leggerti e ogni tanto buttiamo lì qualche commento…:-)

    Per la libreria, l’apertura è prevista a settembre, ma quando c’è di mezzo burocrazia, banche e scartoffie varie, non si sa mai come va a finire…

  7. Valter in ha detto:

    Mi inserisco anche io..(tipo tutto il calcio minuto per minuto:D) per darti il bentornato e farti sapere che mi è piaciuto un casino il mio primo Child (Zona pericolosa); nella mia famosa torre di libri ho aggiunto quindi Destinazione inferno, Trappola mortale e Il nemico ( sono o no un grande? :D)
    Sto leggendo L’uomo dal braccio d’oro di Nelson Algren ; peccato per la traduzione ( ho la vecchia e unica edizione), ma il libro merita.

    • Ciao Valter, bentornato anche a te! Sono ancora un po’ a scartamento ridotto, ma devo pur sopravvivere, no?🙂 Sono contento che Child ti sia piaciuto, lo ritengo un grande autore e Reacher uno dei personaggi più riusciti della letteratura di genere. L’uomo dal braccio d’oro mi pare di averlo a casa, l’ho comprato in una delle tante svendite che frequento, quelle tre libri due euro o cose così. Non l’ho ancora letto, ma Algren è un grande scrittore, già in passato mi ero ripromesso di parlarne ma le cose vanno poi diversamente, come spesso accade. Me lo riprometto di nuovo, vediamo che succede!🙂 E se sei un grande? Sei un grandissimo! Anche solo perchè sei uno dei lettori più affezionati e partecipi di Pegasus Descending!

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