Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il Grinta – regia di Joel e Ethan Coen

Il Grinta

IL GRINTA
un film di Ethan e Joel Coen
con Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, Hailee Steinfeld

Quando Tom Chaney, fuorilegge di quarta categoria, fa secco il padre della quattordicenne Mattie Ross, ancora non sa che uno schnauzer nano gli si sta per attaccare alle palle. Mattie, infatti, a dispetto della giovane età e dell’essere una donna in un mondo maschilista per antonomasia – la frontiera USA a cavallo tra Ottocento e Novecento – afferra subito il toro per le corna facendosi carico della propria famiglia e della necessità di riscuotere ciò che è suo e indispensabile per il loro sostentamento. Messasi in viaggio, arriva nella città in cui il genitore ha trovato la morte, per due motivi fondamentali: ingaggiare il peggior figlio di puttana sulla piazza pronto a piantare una pallottola nella testa vuota di Tom Chaney e ricontrattare la vendita di una partita di puledri con un affarista arraffone.

Tutto, all’inizio del film dei fratelli Coen remake del celeberrimo Il Grinta di Henry Hathaway del 1969 che valse un premio Oscar a John Wayne, è volto a elevare la personalità di Mattie sopra la media, odierna e di allora. Quindi Mattie contratta manco fosse in un suk arabo; Mattie assiste all’impiccagione di tre condannati in una pubblica piazza sgranocchiando noccioline; Mattie, a corto di risorse, dorme insieme a quegli stessi tre morti nel retrobottega del becchino; Mattie dorme, la notte dopo, insieme a una vecchia trombona, avendo l’albergo finito le camere libere. Ciò che muove la protagonista della trasposizione del romanzo di Charles Portis è un inveterato senso di giustizia afferente al Dio degli eserciti dell’Antico Testamento biblico piuttosto che a quello dell’amore e del perdono del Nuovo. E la redenzione, anche chiamata, in questo caso, vendetta, prende le sembianze di Reuben Cogburn, uno sceriffo che si guadagna da vivere facendo il cacciatore di taglie, uno che tra il vivo o morto, beh, preferisce di gran lunga il morto. Meno problemi.

Il Cogburn dei Coen, Il Grinta che dà il titolo a libro e film, a differenza di quello interpretato da John Wayne rinuncia a qualsivoglia barlume di nobiltà da cavaliere solitario per vestire i ben più adatti panni dello sfattone che per strappare pranzo e cena, oltre a dormire nel magazzino di un immigrato cinese, fa l’unica cosa che è in grado di fare: ammazzare.

Al duo Cogburn-Mattie si unirà il ranger texano LaBoeuf, elemento esterno alla vicenda perché proveniente da un altro Stato USA e continuamente in bilico tra l’accettazione e il rifiuto, la stima e la denigrazione. LaBoeuf, a differenza tanto di Cogburn quanto della piccola Ross, mantiene inalterato un senso della giustizia che vuole i condannati, anche pendagli da forca come Chaney, essere portati vivi e integri davanti a un legittimo tribunale. Saranno poi questi a infliggere la legge degli uomini. Ne Il Grinta, infatti, i Coen abbozzano una continua tenzone tra le due giustizie appena citate, quella degli uomini e quella di Dio, in cui la seconda, per la sua intrinseca natura, non permette alcuna mediazione e il come questa arriva, alla fine, non è poi cosa neanche così importante.

Jeff Bridges

Forse a causa della spasmodica attesa – mia e, credo, di molti appassionati di genere western e dei Coen – avevo altissime aspettative su questo nuovo lavoro dei registi di quel capolavoro che fu Non è un paese per vecchi. Oggi come allora il materiale narrativo su cui lavorare al meglio c’era tutto, grazie alla scrittura di due grandi autori americani come Cormac McCarthy e Charles Portis. Il risultato, invece, rasenta minimamente l’accettabile, avendo sprecato un potenziale mica male sia in termini di trama, morale o, più prosaicamente, cast. Utilizzare Matt Damon e Josh Brolin per un ruolo, il primo, poco più che abbozzato e, il secondo, per una mera comparsata, è un peccato difficilmente perdonabile. Non fosse stato per quel fenomeno di Jeff Bridges il cui Cogburn è infinitamente superiore a quello interpretato da Wayne, essendosi lasciato alle spalle ogni parvenza morale e moralistica per dare vita a un personaggio tragico e decadente, un uomo conscio tanto del suo fallimento sotto l’aspetto umano quanto del suo rimanere il rappresentante in estinzione di un mondo avviato lentamente, ma inesorabilmente, verso la sua fine. È la giustizia degli uomini, quella fatta di giurisprudenza, tribunali e avvocati il mattatore di gente come Cogburn, tanto che il film si apre proprio con un processo a Il Grinta in cui un avvocatuccio lo accusa, ma pensa un po’ te, di aver fatto fuori un ricercato. Roba da pazzi.

E la fine de Il Grinta, film e uomo, così come quello di un’epoca, analogamente a ogni tragedia che si rispetti, è la farsa, la commedia. La fine del west è il carrozzone del circo di Buffalo Bill. Perché “il tempo ci sfugge”, come dice una Mattie – e con lei, prima, molto prima, il poeta latino Orazio – ormai cresciuta e in cerca di chi, anni dietro, le ha reso giustizia, in un finale che per assonanza ricorda il racconto “The Dead” dei Dubliners di James Joyce.

Nonostante le potenzialità, però, questo ultimo lavoro dei fratelli Coen ha il retrogusto amaro dell’incompiuto, di un film che, in definitiva, non riesce in toto a esprimere tutto quello che avrebbe potuto dire e, quello che dice, non lo fa nel miglior modo possibile. Le idee, l’impalcatura c’è e l’ha fornita anni fa Portis. Ma tutto, eccezion fatta per la prova di Bridges e della Steinfeld – autentica rivelazione -, sprizza mediocrità da ogni poro, comprese le interpretazioni tanto di un Matt Damon forse ai suoi minimi storici per uno tra gli attori più interessanti e capaci di Hollywood, quanto di un Josh Brolin che ci aveva abituato ad altre vette d’intensità recitativa, come in uno degli ultimi lavori di Woody Allen, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni. Ancora una volta, quindi, i Coen si dimostrano essere una coppia di registi notevolmente incostante dal punto di vista narrativo, oscillando continuamente tra il capolavoro (su tutti Il grande Lebowski, ancora con un indimenticabile Jeff Bridges, e Non è un paese per vecchi) e il flop (Burn after reading). Il Grinta, da mediocre, si situa in una posizione mediana che lascia allo spettatore poco altro oltre al barbone arruffato e alla benda sull’occhio di un redivivo, caro vecchio Drugo.

Di seguito il trailer de Il Grinta di Joel e Ethan Coen:

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6 pensieri su “Il Grinta – regia di Joel e Ethan Coen

  1. Walt in ha detto:

    Bellissima recensione! A me il film è piaciuto molto, ma forse non faccio testo: per me i Coen (come Tarantino, Rodriguez, Ritchie) sono una fede, e come tutti i fedeli sono appunto accecato dalla fede. Penso che se girassero Natale a Cesenatico a me piacerebbe molto! Sarà d’accordo con te mia moglie, a cui giro il tuo post, che all’uscita del cinema mi disse più o meno le stesse cose

    • Grazie Walt! Il film è buono, per carità, si lascia vedere, però si posiziona sul sei, sai quelle sufficienze tirate tirate, quasi un regalo. Prenditi ‘sto diciotto e non rompere più i coglioni. Beh, a me non basta, soprattutto da gente che so poter dare di più. La tua fede nei Coen è un po’ come la mia in Clint Eastwood, anche se negli ultimi due lavori non ho lesinato qualche critica… credo abbia già finito di girare, o sia in procinto di farlo, Hoovert, un biopic su J. Edgar. Speriamo sia tornato ai suoi livelli! Ah, di’ a tua moglie che è arruolata tra le fila dei recensori di Pegasus Descending, visto che ha gli stessi gusti di quel tiranno del titolare del blog!🙂

  2. Valter in ha detto:

    Sono d’accordo sul.. 18!😀

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