Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

The Tourist – regia di Florian Henckel von Donnersmarck

The Tourist

THE TOURIST
un film di Florian Henckel von Donnersmarck
con Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Timothy Dalton

Passare da Le vite degli altri a The Tourist è un po’ come vedere giocare Messi nella finale di Champions League e, la domenica dopo, rivederlo grasso, lento, spelacchiato e con il culo pesante inciampare su una zolla vigliacca durante il match in testa alla classifica tra BarCircolinoAcli e TrattoriaLaMorteDelPorcelloèSullaGriglia, tesissima partita di calcio a otto del torneo CSI – che non è C.S.I. Miami, Los Angeles o quel che è -, gruppo F della circoscrizione Ossola Nord.

E dire che questo secondo lavoro del regista Florian Henckel von Donnersmarck sembrava, sulla carta, averli tutti i numeri e, soprattutto, le ambizioni per puntare in alto, a differenza de Le vite degli altri, capolavoro anche premiato da un Oscar come miglior film straniero ma, probabilmente, mai veramente considerato per quello che è: uno dei migliori film degli ultimi vent’anni. Se nell’esordio il regista dal cognome affine a un feldmaresciallo asburgico, oltre al soggetto e alla sceneggiatura di cui era anche autore, aveva tirato fuori dal cilindro una prestazione a dir poco fantastica del mai troppo compianto e prematuramente scomparso Ulrich Mühe – anche apprezzato nel ruolo di irresistibile mattatore in Mein Fuhrer, un distillato di feroce satira firmato da Dani Levy -, in The Tourist sono i grandi di nomi di Hollywood a fare da classico richiamo per le allodole, seppure la qualità del film così come quella della prova attoriale dei protagonisti non siano neanche lontanamente paragonabili.

Se Johnny Depp pare poco a suo agio nelle vesti di un turista un po’ fessacchiotto che, per certe sue uscite, sembra prendere troppo come modello il Jack Sparrow della saga de I pirati dei Caraibi, tanto da mancargli solo la spada e il cappello con tanto di variopinto piumaggio, Angelina Jolie si dimostra per l’ennesima volta una attrice di una empatia pari una colonna greca in stile dorico forgiata nel vivo marmo bianco. Nonostante non arrivi a bassifondi quali Salt, la Jolie rende sempre più evidente l’incredibile bravura di un regista come Clint Eastwood, capace, in Changeling, di trasformare un brutto anatroccolo in un magnifico cigno. Ma, come si dice, una rondine non fa primavera e altre prestazioni degne di nota della figlia di John Voigt e moglie di Brad Pitt non se ne ricordano. In tutta questa pochezza, alla fine, ci fanno una figura titanica le comparsate dei nostri attori nostrani, da Nino Frassica, in un ruolo da Bagaglino o da barzelletta sui carabinieri, a Christian De Sica, passando per Neri Marcorè e Alessio Boni, quest’ultimo già apprezzato come convincente Caravaggio nell’omonima fiction Rai di un paio di anni fa.

Nonostante The Tourist, incredibilmente e in apparente contraddizione con quanto appena detto, si lasci vedere dall’inizio alla fine, è la prevedibilità il suo punto più debole. Già dopo un quarto d’ora si capisce quale sarà il colpo di scena finale, non potendo neanche raccontare troppi particolari della trama, praticamente nessuno, perché ci arrivereste pure voi ed essendo un thriller, insomma, non sta bene. Quello che dovrebbe essere il colpo che non ti aspetti è intuibile alla seconda scena, mentre tutta la componente action è quanto di più affettato si sia potuto vedere negli ultimi tempi, inseguendo una comicità da Pantera Rosa – con tanto di corsa sui tetti – che non si capisce fino a che punto sia voluta.   

Da segnalare, come nota positiva, la splendida ambientazione veneziana, tanto nelle sue vedute più classiche e lussuose, quasi da spot per il Festival del Cinema, quanto negli scorci notturni e lugubri di una Serenissima oscura e nebbiosa in grado di ammiccare in maniera decisa al gotico alla Edgar Allan Poe. Nonostante ciò, The Tourist resta un thriller prevedibile fondato su una idea nata vecchia, con una sceneggiatura e un paio di vip piuttosto svogliati e, per quel che riguarda l’interpretazione di Johnny Depp, pure fuori forma e ruolo. E tutto ciò è un gran peccato, perché von Donnersmarck ha dimostrato di avere dei numeri importanti e di saper raccontare una storia come dio comanda. Però, forse, non bisogna montarsi la testa e non lasciarsi trascinare nel mondo patinato e fittizio di Hollywood, rimanendo con i piedi per terra, scegliendo attori con la A maiuscola e fortemente motivati, invece di star per caso, e lavorando sulla storia perché, alla fine, è davvero l’unica cosa che conta.

Di seguito il trailer di The Tourist del regista Florian Henckel von Donnersmarck:

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5 pensieri su “The Tourist – regia di Florian Henckel von Donnersmarck

  1. Valter in ha detto:

    Senza indugio un pessimo film

  2. Gigistar in ha detto:

    Un giorno di Marzo 2010, ore 18 circa.
    Mi aggiravo con la cravatta un pò allentata e le mani insaccate nelle tasche dei pantaloni tra i vicoli umidicci di Venezia, reduce da otto ore di riunione aziendale con una delegazione estera. In mente avevo il solo desiderio di perdermi tra le calli e, possibilmente, sorseggiare in solitudine uno spritz; la prospettiva della cena (aziendale anche lei) che sarebbe seguita di lì a poco rendeva necessario un rinforzino alcolico e quattro passi.
    Svoltai un angolo e mi si parò davanti una piccola ressa di gente: una muraglia di schiene e colli allungati a sbirciare chissà cosa, più avanti. Mi feci largo incuriosito fino a una transenna presidiata da un paio di vigili annoiati: di fronte a noi una piazzetta stipata di banchi di frutta e verdura e, poco oltre, l’allestimento di un set cinematografico.
    “C’è Gionni Depp che gira un film,” annunciò qualcuno alla mia destra, e mi sparò un flash in un occhio.
    “Ma come s’antitola?” fece eco da sinistra qualcuno con poco sangue veneto in corpo.
    “De turist, ce sta scritto quà!” rispose una tredicenne acuta, che aveva letto il cartello esplicativo posto a un centimetro dalla transenna.
    Poco dopo, dietro di me qualcuno promise enfatico: “Stanno a girà ‘na scena che lui se butta dar barcone e poi scappa in mezzo ai banchi de frutta e dà na botta a Nino Frassica che casca in acqua!”.
    Non sfugga al lettore avveduto che in questo contesto “barcone” stava per “balcone”, non per “grosso mezzo acquatico”.
    “Caspita,” mi dissi. “Almeno una scena me la guardo!”
    Il caso voleva infatti che avessi letto circa un mese prima “The Tourist” di Olen Steinhauer, e per quanto non mi avesse entusiasmato mi sembrava una bella coincidenza. Roba da raccontare.
    Il caso, quel giorno, voleva ancora di più: anche nel romanzo di Steinhauer c’erano alcune scene girate a Venezia, con qualcuno che volava dal balcone. Non era proprio il protagonista, ma pensai a qualche lieve stravolgimento di sceneggiatura. Quando vidi Johnny Depp in pigiamino a righe azzurre pensai che lo stravoglimento era stato piuttosto sensibile, ma in cuor mio perdonai la produzione.
    Passai così tre quarti d’ora buoni, a guardare la scena ripetuta per un paio di volte e Johnny che ogni tanto concedeva un saluto alla folla con grande strepito di minorenni. Infine buttai lì uno sbadiglio, mi complimentai mentalmente con i verdurai che, a detta dei miei vicini, avevano intascato un corposo gettone per l’affitto di un giorno dei loro banchi, e tornai in caccia del mio spritz. Lo trovai trecento metri e dodici svolte più avanti, arancione come un tramonto sul mare e sempre carico di ricordi; quelli di un anno di militare trascorso a Treviso.
    Quella sera, alla cena aziendale, me la tirai parecchio sul fatto che ero stato a due centimetri da Johnny Depp per un paio d’ore. Nel racconto i tempi si dilatarono, le distanze si accorciarono, e Johnny mi aveva quasi chiesto di fare una piccola particina. Fui convincente e girava parecchio Amarone della Valpolicella. Se la bevvero tutti.
    Solo il giorno dopo mi resi conto, su Internet, che questo “The Tourist” non aveva nulla a che vedere con quello di Steinhauer. Altra storia, altra roba. Ci rimasi male, Johnny, voglio che tu lo sappia. Ecco perché non andai mai a vedere il tuo film. E a quanto mi dice Pelf, ho fatto pure bene.

    Luigi

  3. Walt in ha detto:

    Accidenti a me e alla mia distrazione! Tu sei il mio consigliere di riferimento e io devo fare, relativamente a film e a libri, esattamente tutto quello che dici. Non avevo letto questo tuo post venerdì scorso e sabato sono andato, dopo mesi che non lo facevo, a noleggiare qualche film. Ho preso questa stronzata, dopo 10 minuti io e mia moglie ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: ma questo è un film italiano! Solo italiani fanno simili puttanate. Attori incapaci e mal truccati e peggio vestiti, comparse da recita parrocchiale, fotografia pessima, grigia e perfino sfocata. Location incredibile, a parte la suite al Danieli, a chi può venire in mente di fare la prova del sarto al Casinò di Venezia? E poi il sarto come fa ad avere il vestito del cliente già praticamente finito quando il cliente è atterrato un’ora prima. Insomma non so chi sia ‘sto coglione di regista, secondo me un pirla romano con falso nome asburgigo.
    Per fortuna mi sono però ricordato di una tua vecchia dritta e ho noleggiato anche THE TOWN con Ben Affeck: FANTASTICO, bellissimo, un gran film, adesso lo compro per la mia collezione di film che prima o poi mi riguarderò-
    Grazie amico blogger insostituibile!

    • Hai visto Walt? Io ci tengo ai tuoi soldi e alle tue serate, vecchio mio! Deve seguirlo tutti i giorni ‘sto maledetto blog, tutti i giorni, altrimenti perdi tempo con vaccate! Eh eh… comunque, rimanendo in tema, accetta due consigli: dai una possibilità al Vallanzasca di Michele Placido, sono certo che ti piacerà. E di von Donnersmarck recupera Le vite degli altri – qualche sera fa l’hanno pure dato su La7 -, se non ricordo male dovrebbe essere il suo film d’esordio, non c’entra niente con i nostri generi, ma è un film stupendo che consiglio ai quattro venti. Ed è incredibile come la stessa persona possa girare un capolavoro come quello e una boiata pazzasca come The Tourist. Inconcepibile!

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