Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Sergio Paoli: “Si è sconfitti solo quando la partita è finita”

Sergio Paoli con Niente, tranne la pioggia

Una mia chiacchierata con Sergio Paoli, da poco tornato in libreria con il suo ultimo lavoro, Niente, tranne la pioggia, edito da Todaro Editore e di cui ho già avuto modo di parlare qui su Pegasus Descending.

Niente, tranne la pioggia. Sergio, perché questo titolo?
In una saga di fantascienza, Galactica, il comandante Adama saluta spesso il suo miglior pilota, Starbuck, chiedendogli “Cosa senti?” e avendo come risposta “Niente tranne la pioggia, signore”. Avendo io apprezzato la serie televisiva questa frase mi era rimasta in mente. Nel romanzo, assume un significato preciso: in certi momenti, alcuni personaggi si ritrovano a rendersi conto di non sentire niente (inteso come emozioni, sentimenti), tranne la pioggia che cade. Si ritrovano come svuotati, si può dire. Essendo il mio anche un romanzo sulla nostra difficoltà a entrare in relazione con gli altri, sull’incapacità di provare sentimenti o emozioni vere, reali, “umane”, il titolo mi sembrava quello giusto.

Dove e come nasce questo tuo ultimo lavoro?
Nasce dall’essermi imbattuto in questa notizia, nell’essermi chiesto com’era andata a finire e nel non aver trovato risposte. Delle giovani ragazze dell’Est trovate morte nei boschi. Mi sono chiesto perché, cosa le aveva portate in Italia, che speranze e che sogni avevano. E mi sono chiesto perché, quando vediamo queste notizie, in realtà non ce ne importa niente. Perché non ci indigniamo per queste giovani vite spezzate. Perché non facciamo qualcosa. E ho pensato che dovevo raccontare questa storia. Ho cominciato a documentarmi sul traffico di esseri umani che parte dall’Est per arrivare in Italia, sui documenti della Direzione Nazionale Antimafia, sui libri che cito in fondo al romanzo. E poi ho scritto il romanzo, che è una storia sì di fantasia, ma fortemente ancorata a quello che avviene nella realtà di tutti i giorni, e della quale non sappiamo (o non vogliamo sapere) molto. Dovremmo chiederci, tutti quanti: ma se queste ragazze fossero nostre figlie?

Che differenze tra Niente, tranne la pioggia e la tua precedente produzione?
A livello d’ideazione e scelta dei temi, nessuna. Cerco un tema che m’interessa, lo approfondisco e cerco poi di scrivere una storia avvincente e valida, che si faccia leggere. A livello di scrittura, un abisso. Mi sono messo in discussione, ho cercato di imparare, di migliorare e di mettermi in gioco. Spero che si veda la differenza. Ogni romanzo che scrivo riparto da zero, come se non avessi mai scritto niente prima (anche se ne ho pubblicati già tre). Credo sia l’approccio migliore per non montarsi la testa.

Hai cambiato anche casa editrice?
Sì, per un fisiologico desiderio di esplorare strade nuove. Volevo un editore con cui confrontarmi e discutere. E adesso ce l’ho.

Nella mia recensione al tuo libro ho mosso due critiche a Niente, tranne la pioggia. Lubrano, il protagonista, mi è sembrato un po’ troppo di maniera, molto classico e con tutti i clichè del caso, un poliziotto tormentato, contro i suoi superiori, sensibile dove tutti gli altri se ne fottono. In secondo luogo, il ricorso, anche se sporadico, al sogno, alla narrazione onirica. Magari è solo una questione di gusti, una mia fissazione, ma la ritengo sempre un di più, un qualcosa di non necessario. A maggior ragione per il tuo personaggio.
Credo che le critiche che vengono dal lettore siano molto importanti. Non ne posso più di scrittori che salgono in cattedra e fanno la lezione ai lettori. Un romanziere scrive per il pubblico e deve saperlo ascoltare, per crescere, per migliorare. O anche solo per capire. Poi può continuare a scrivere come vuole, ma ascoltare il lettore è importante, fondamentale, istruttivo a volte. Nel merito posso dirti che Lubrano è un personaggio nuovo per me, ma che i personaggi d’investigatori creati dalla narrativa sono talmente tanti che crearne uno nuovo e originale è molto difficile. Allora ho cercato di crearlo come potrebbe piacere a me e di farlo conoscere secondo la regola “show, don’t tell”. Certo, a mia discolpa posso dire non ci sono molti investigatori in giro a Bergamo, fissati sulla “tettonica a zolle”! Sulla parte di narrazione che più che onirica definirei “psicologica” (in quanto il sogno è solo un espediente) credo sia davvero una questione di gusti. Mi piace entrare nella testa dei personaggi, perché a volte sono un mistero da comprendere anche per me. Capita che prendano vita propria, durante la stesura del romanzo (so che è difficile da capire, ma è così) e allora sento la necessità di approfondirli. In generale, non amo comunque i romanzi di pura azione, i personaggi che si muovono come robot. Gli esseri umani sono una faccenda complessa e i miei personaggi sono esseri umani, non eroi d’azione. Per questa complessità, a volte è necessario soffermarsi su di essi e magari scoprire che in loro c’è anche qualcosa di te, lettore.

Ho molto apprezzato il tuo ricorso a quello che definirei metagiallo o metanarrazione, il tuo citare Stephen King e On Writing, la Vargas o Ernest Mandel.
In parte il mondo dei miei personaggi, di Lubrano e degli altri, è anche il mio mondo, quindi ci finiscono dentro cose che vi appartengono.

Con la Vargas non sei stato molto tenero.
Io adoro Fred Vargas e il suo “spalatore di nuvole”, i suoi evangelisti. È Lubrano che aveva qualche osservazione da fare. D’altra parte, l’affermazione “un delitto è sempre semplice” (riportata credo su tutte le quarte di copertina dei romanzi della Vargas) credo lascerebbe perplesso qualunque investigatore che non possieda il magico potere di intuizione di Adamsberg (il commissario protagonista di molti romanzi della Vargas). Nei suoi romanzi funziona, ma nella vita vera non mi pare.

Riservi molta attenzione a Delitti per diletto, del già citato Mandel. Perché proprio questo titolo?
Perché l’ho cercato per una vita senza mai trovarlo. Mi ossessionava e ho voluto liberarmene infilandolo nella storia.

Senza voler anticipare nulla del finale, ma sembri quasi rinunciare a una soluzione legale optando, invece, per la necessità di farsi giustizia da soli.
Si fanno sempre delle scelte, anche quando non si sceglie. Lubrano voleva andare fino in fondo, fare il colpo grosso e non accontentarsi di arrestare qualche pesce piccolo. Tiene talmente tanto a questo da lasciar correre su altre cose, anche se non è detto che gli porti fortuna. Ma, come dici tu, se anticipiamo troppo, togliamo al lettore il piacere di scoprire che cosa succede nel finale…

Sergio Paoli

Alla fine, tutti i tuoi personaggi di Niente, tranne la pioggia, sono degli sconfitti.
Forse. Anzi, no. Tieni presente che si è sconfitti solo quando la partita è finita e ci si arrende. Se si ha la forza, la capacità, il coraggio di tenere aperta la partita, anche quando sembra andare male, non si è sconfitti. Si sta continuando a giocarsela. E’ solo finito un episodio e il prossimo vedremo come va. Lubrano è ancora lì, aggrappato alla vita.

Tornerà il sovrintendente Lubrano?
Credo di averti già risposto con la precedente.

Puoi anticipare ai lettori di Pegasus Descending i tuoi prossimi lavori?
Come sempre mi accade, sto ragionando su un’idea, su qualcosa che voglio dire. Sto pensando a come e quando il Male occupa l’animo umano e perché. E se è questo che ci fa morire un po’ ogni giorno, perdendo un pezzetto della nostra umanità un poco alla volta. Vorrei scrivere un noir dove non muore nessuno, ma muoiono tutti, ogni giorno, perché ogni giorno, senza accorgersene, tutti perdono un pezzetto della propria umanità, ad esempio quando si resta indifferenti di fronte a quelli che muoiono nel canale di Lampedusa o davanti alla morte di ragazze venute con la speranza di un lavoro onesto e poi buttate via in sacchi della spazzatura. Vorrei mettere alla prova Lubrano (e altri) su questa cosa qua. Che dici?

Dico che un lettore qui lo hai. E allora buon lavoro e alla prossima!

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5 pensieri su “Sergio Paoli: “Si è sconfitti solo quando la partita è finita”

  1. Direi che è venuta proprio bene. Grazie!

  2. tecla in ha detto:

    Bravi, davvero bravi, complimenti.🙂

    tecla

  3. grazie Tecla.

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