Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il passato si sconta sempre – Ross Macdonald

Il passato si sconta sempre

IL PASSATO SI SCONTA SEMPRE (The Far Side of the Dollar)
di Ross Macdonald
ed. Polillo
Traduzione di Giovanni Viganò

Operazione Phonix di Adam Hall, vincitore dell’Edgar Award nel 1966, deve essere un capolavoro assoluto della narrativa di genere. Affermo questo perché, in quello stesso anno, nella cinquina finalista – anche se alla parola cinquina so già palesarsi nella mente del lettore di Pegasus Descending la platea fighetta e impaccata di soldi del premio Strega – concorreva anche The Far Side of the Dollar di Ross Macdonald, al secolo Kenneth Millar, da poco ripubblicato da quei fuoriclasse della Polillo nella neonata collana I Mastini, interamente dedicata all’hard boiled, con il titolo de Il passato si sconta sempre.

Lew Archer, protagonista seriale di ben diciotto lavori di Ross Macdonald, autore di Los Gatos, California, che fu costretto a identificarsi con uno pseudonimo per distinguersi dal successo della moglie Margaret, anche lei affermata autrice di gialli, Lew Archer, dicevamo, è un detective privato che seppur non amando le armi e le risse vi si trova coinvolto con sospetta frequenza. Archer, in questo stupendo romanzo del 1964, si trova a indagare sulla scomparsa di un ricco rampollo della California bene dei rampanti anni ’60. Tom Hillman, il giovane scomparso, era da poco stato “ricoverato” nella struttura di Laguna Perdida, una sorta di collegio per ragazzi un po’ tocchi o, come nel caso di Tom, meritevoli di una bella ripassata utile, secondo i genitori, a dare loro una raddrizzata.

Archer, nell’arco di pochi giorni, si ritrova a indagare su un caso molto più complesso dalle apparenze iniziali, peregrinando per mezza America, dalla stellata Los Angeles fino ai sobborghi buoni di Hollywood e all’industria cinematografica che a grandi balzi avanza nella modernità, dalle bettole che sempre affollano le periferie della ricchezza a caccia degli avanzi agli States rurali e ignoranti, quelli pervasi da una religiosità superstiziosa cieca e brutale che uno come Erskine Caldwell, tanto per rimanere nel gotha dei giganti della letteratura, fu in grado di dipingere con un realismo verista di fronte al quale il tempo si dimostrerà incapace di scalfire.

Ross Macdonald, a ragione, è considerato il terzo vertice dell’ipotetico triangolo dei padri fondatori di un genere, l’hard boiled, occupato negli altri due posti da Dashiell Hammett e Raymond Chandler. Ora, noi potremmo stare qui fino alla fine dei tempi a discutere e a portare argomenti a favore di questo o di quello, nel tentativo di risolvere in maniera definitiva l’assegnazione delle posizione di questo podio letterario. Avrebbe senso? Sarebbe utile? Aggiungerebbe qualcosa? No, forse solo qualche accesso in più al vostro blog preferito. Facezie. I giganti bisogna solo prenderli e leggerli, evitando le classifiche oggettive per limitarsi, al massimo, a quelle soggettive. È del tutto lecito che a un lettore possa più piacere Chandler piuttosto che Hammett, Macdonald più di Chandler o viceversa. In letteratura e nell’arte in generale esistono le terzine cicliche, mentre la proprietà transitiva è solo un’opinione come tante.

Ross Macdonald

In Il passato si sconta sempre, romanzo che come molti altri della produzione di Macdonald è fortemente influenzato dalla biografia del suo autore e, in particolare, dall’infanzia alquanto movimentata e incerta figlia del divorzio dei genitori e delle continue peregrinazioni nordamericane, il vero protagonista non è Archer e la sua indagine, che altro non sono che uno strumento narrativo – come spesso accade in questo genere sottovalutato – per abbattere quel muro patinato e imbiancato eretto dalla borghesia americana per celare i propri disvalori. Scavando grazie alla letteratura, quello che ne esce, è uno scenario tormentato dalla menzogna, dal non detto, dal conformismo più bieco e stolto, mentre i sentimenti lasciano cronicamente il posto agli interessi sociali, a quello che la gente può dire, nell’eterna costruzione di un immenso totem all’apparenza e a quella terribile parola, spesso celata dietro immani tragedie, con cui identifichiamo tutto ciò: rispettabilità.

La trama di Il passato di sconta sempre è un perfetto macchinario a orologeria, forse solo a tratti perturbato da un eccesso di casualità che consente ad Archer di risolvere alcuni nodi di difficile soluzione. I continui cambi di scena e di ambientazione, però, permettono al lettore di avere uno spaccato estremamente rappresentativo di quella porzione di società americana raccontata da Macdonald, anche se quella stessa porzione di società, per quanto solo apparentemente a tenuta stagna, continui a meticciarsi con tutto ciò che vorrebbe evitare e da cui desidererebbe distinguersi. Invece, ancora una volta, tutto il mondo è paese e gli animi umani, nonostante le differenze nei titoli di studio, nel successo lavorativo o nei conti in banca, non cambiano, avviluppandosi all’infinito nelle proprie continue miserie e meschinità. “Era una di quei ragazzi che ti fanno venire voglia di chiedere scusa per tutto” [pg.59]. Ma in una società bigotta in cui la confessione per alcuni e la predestinazione per altri appianano e spiegano tutto, beh, la colpa non conta. E per questo motivo, la sconfitta, è l’unico esito possibile e il suo perpetuarsi di generazione in generazione il destino manifesto di un’umanità perduta.

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4 pensieri su “Il passato si sconta sempre – Ross Macdonald

  1. “Operazione Phoenix” (ovvero “The Berlin Memorandum,” poi ripubblicato come “the Quiller Memorandum”) è in effetti un grandissimo romanzo di spionaggio, così come è eccellente il film che ne è stato tratto nel 1966, sceneggiato nientemeno che da Harold Pinter (!) e interpretato da Alec Guinness, George Segal e Max von Sydow. Adam Hall (uno dei tanti pseudonimi di Trevor Dudley Smith, che ha scritto parecchi romanzi col nome “Elleston Trevor,” tra cui il celeberrimo “Il volo della Fenice,”) era un autore di notevole livello, oggi purtroppo ingiustamente dimenticato.

    Il romanzo di Macdonald resta comunque un capolavoro, al di là della raffazzonata traduzione italiana.

  2. Gigistar in ha detto:

    Ma poi, tutto sommato, “The far side of the dollar” aveva già portato a casa il Gold Dagger Award della CWA del ’65… quindi proprio malaccio malaccio non era andata, al buon Ross.

    Simpatico notare che il nome “Archer” fu un tributo di Macdonald proprio a Dashiel Hammett (Miles Archer era il partner di Sam Spade ne “Il falcone maltese”).

  3. Valter in ha detto:

    Bello il libro ( non ha deluso le aspettative) , questa collana Polillo è davvero interessante
    (tra l’altro ho da pochi giorni terminato Delitto sul mar rosso di Miles Tripp; buttaci un occhio, se non sta già nella torre dei libri da leggere😀 )

  4. Gigistar in ha detto:

    Pensavo di segnalarvi questa pagina da uno dei blog che visito abbastanza spesso. Questo è il terzo capitolo di quello che vuol essere un breve excursus sui principali autori noir-hardboiled dalle origini. Mi aggancio qui perché in questo terzo articolo si parla anche di Ross MacDonald. Ovviamente trovate anche i link alle due puntate precedenti (Part one e Part two).

    Non aggiunge niente ai super-esperti, ma per chi ne sa poco può essere un agile riassunto:

    http://psychonoir.blogspot.com/2011/07/hardboilednoir-writers-part-3.html

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