Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

I vermi conquistatori – Brian Keene

I vermi conquistatori

I VERMI CONQUISTATORI (The Conqueror Worms)
di Brian Keene
ed. XII
Traduzione di Luigi Musolino

Dio farà pure le promesse ma, evidentemente, non le mantiene. La fine del mondo, infatti, arriva ancora una volta tramite una incessante pioggia che tutto sommerge e cancella, in barba a Noè, la sua famiglia e tutti gli animali del mondo. Tanta acqua, però, riporta anche in superficie antiche creature adattate a una vita nelle profondità oscure della Terra. Creature che hanno le sembianze di vermi enormi, come lombrichi grossi quanto un autobus che chissà che sorta di pesciolini riuscirebbero a tirare su se fosse possibile attaccarli a un amo. Ma non sono loro le prede, bensì tutti gli altri essere viventi che capitano a tiro di risucchio.

Brian Keene, uno dei re incontrastati dell’horror d’oltreoceano, sbarca per la priva volta in Italia grazie alla passione e all’impegno della piccola, ma cazzutissima, Edizioni XII, con una delle sue opere più celebri, I vermi conquistatori, mischiando in maniera massiccia narrativa apocalittica a elementi marcatamente e dichiaratamente lovecraftiani.

Io narrante della storia è l’anziano Teddy Garnett, uno dei pochi sopravvissuti alla pioggia che, ininterrotta, cade ormai da settimane. Forse per l’insopprimibile speranza che sempre alberga nell’animo umano, anche nelle situazioni più tragiche e apparentemente senza via d’uscita, il vecchio Ted si mette a scrivere le sue memorie di questi giorni apocalittici. Un po’ per passare il tempo, poco, che gli rimane da vivere e un po’ per narrare la propria storia, del mondo passato e di ciò che lo sconvolse a ben poco ipotetici futuri lettori, magari pronti per un nuovo inizio. A fargli compagnia, oltre ai vermazzi, l’amico Carl, il fuori di testa Earl Harper, prototipo del redneck americano, e un terzetto di superstiti precipitati da un elicottero.

Come già detto Brian Keene è autore osannato e pluripremiato negli States. Nonostante ciò il mio giudizio non può non essere condizionato dal mio scarso amore per il genere horror, amore che, anche dopo la lettura di questo I vermi conquistatori, stenta a decollare, preferendo di gran lunga lavori più realistici. Seppure il romanzo fili via in  maniera equilibrata dall’inizio alla fine, è solo nel finale che la storia riesce a dare uno scossone alla vicenda, accelerando la narrazione e insinuando nel lettore una certa ansia da “vediamo un po’ come va a finire”.

Brian Keene

Il restante plot, invece, presenta alcuni punti deboli che, almeno in parte, potevano essere corretti: il principale tra questi risiede indubbiamente nell’aver voluto spezzare la storia in due tronconi tematicamente affini, ma narratologicamente alieni l’uno all’altro. Keene, sfruttando l’espediente dell’incontro tra i sopravvissuti allo stesso cataclisma ma provenienti da zone diverse, spezza letteralmente la storia in due, creando una struttura a scatola cinese poco convincente per la sua scarsa omogeneità e per un cambio di focus che pare tanto una scappatoia per allungare una storia che fa fatica a prendere il giusto ritmo e con un mostro che fin dalla prima pagina – anzi, dal titolo – il lettore conosce già, privando la lettura di gran parte del suo mistero o pathos. I vermi, anche se giganti, non è che possono fare chissà cosa, se non cercare di mangiare i protagonisti. Keene, evidentemente, ha puntato tutto sulla voglia del lettore di vedere come Ted se la caverà, tanto da potersi permettere un protagonista per gran parte della storia ignaro di ciò che gli striscia sotto i piedi, a differenza di un lettore onnisciente per i motivi appena detti. Privando una simile storia, però, tanto del mistero quanto del ritmo dell’azione, impossibile per un vecchietto con l’angina pectoris, si sarebbe probabilmente dovuto puntare tutto su altro, sull’introspezione, sulle motivazioni di tale disastro, sul consuntivo di una vita di un uomo comune e modesto. Insomma, su qualcosa. Tutto ciò, invece, manca e la lettura ne risente, perdendo di vista le finalità dell’autore e avviluppandosi in un qualcosa che non si capisce bene dove voglia andare a parare.

Estremamente positivo e curioso, all’opposto, è il saccheggio dell’iconografia di H.P. Lovecraft, incontrastato re e, forse, addirittura fondatore del genere horror e fantascientifico insieme a Edgar Allan Poe e benzina per la fantasia di gran parte degli autori di questi generi oggi in giro (si pensi, a tal proposito, a quanto Gianfranco Manfredi abbia messo di Lovecraft nel suo fumetto Magico Vento). Invece di rubare, Keene cita, trasformando I vermi conquistatori in un enorme tributo allo scrittore di Providence, posizionandosi in una posizione metaletteraria di grande interesse e curiosità che non potrà non appassionare i tanti fan dell’autore di Storia e cronologie del Necronomicon.

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI e poi su MI PIACE per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: