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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Tess Gerritsen: “Quando con mia mamma non mi perdevo un film horror”

Tess Gerritsen a Milano

Se volete smetterla di passare infinite notti in ospedale o in fabbrica. Se volete diventare un autore o una autrice di bestseller, che è sempre meglio che lavorare. Se volete che dalle vostre storie sia tratta una serie tv di grande successo o che i vostri personaggi diventino così famosi tanto da essere riconosciuti tra i lettori dal loro nome piuttosto che da quello della mente che li ha partoriti, beh, se volete tutto ciò dovete andare da un emulo del dottor Freud, mettervi comodi sul suo famoso divanetto e ripercorrere gli anni dell’infanzia: se, come è accaduto a Tess Gerritsen, in Italia per la presentazione del suo ultimo romanzo, Il silenzio del ghiaccio e ancora una volta con il duo Isles&Rizzoli come assoluto protagonista, avete trascorso i vostri migliori anni con la vostra mamma a farvi scorpacciate di cinema horror, allora siete sulla buona strada e qualche possibilità di sfondare forse l’avete. Per tutti gli altri che, come il vostro blogger preferito, amavano i Puffi e gli Snorky, tanto da non essersi ancora ripreso dalla precoce soppressione di questi ultimi, lo squash può sempre essere una valida alternativa.

<<Trovo che la paura sia estremamente divertente>> dice Tess Gerritsen durante la sua presentazione milanese. <<Da piccola andavo con mia mamma al cinema a vedere qualsiasi horror passassero e mi divertivo molto. Ed è per questo, credo, che le persone leggono libri di questo tipo. La violenza>> aggiunge <<non è tra gli elementi più spaventosi di una storia, bensì l’attesa, la possibilità di essere noi in quella situazione>>.

Altro sintomo di successo, evidentemente, il vostro livello nerd: <<Sono una fan di Star Trek, non mi perdevo una convention di appassionati, ci andavo pure vestita in costume. Per questo le protagoniste dei miei romanzi, Maura (letto “Mora” ndr) Isles e Jane Rizzoli sono due facce della stessa medaglia, proprio come il capitano Kirk e il comandante Spock!>>. Le avventure dell’anatomopatologa Isles e della detective di Boston Rizzoli, come indaga Luca Crovi, uno tra i migliori intervistatori e presentatori attualmente sulla piazza per incontri di questo genere, sono nate quasi per caso: <<Non avevo minimamente intenzione di scrivere una serie del genere>> risponde la Gerritsen nel suo inglese chiarissimo anche a una capra come il sottoscritto. <<Figuratevi che Jane Rizzoli doveva morire alla fine dello scontro con Il chirurgo, un serial killer incontrato nei primi romanzi della serie. Ma io non sono una che ama pianificare le storie che scrive, piuttosto metto i personaggi in una situazione e poi mi chiedo cosa succederebbe se accadesse questo o quest’altro. E la storia, poi, si scrive da sé>>.

Il silenzio del ghiaccio

Anche Alessia Gazzola, l’autrice de L’allieva e altra autrice della scuderia Longanesi, è interessata ai segreti della Gerritsen, in particolare sul suo modo di creare la tensione: <<In ogni scena cerco di metterci qualcosa da risolvere, un disagio, dei problemi. Insomma>> dice la scrittrice di Madame X <<delle incertezze. Un po’ come ho fatto nel romanzo successivo a questo, The Silent Girl, in cui Maura testimonia contro un poliziotto e da lì ci saranno continui conflitti>>. Anche se l’incipit, come ben sa ogni esordiente che si rispetti, è una delle componenti fondamentali se si vuole almeno provare a vendere il frutto delle proprie fatiche: <<Leggo molti esordienti o aspiranti tali e già nella prima pagina sommano tutti gli errori possibili: si perdono nel tentativo di inquadrare la scena o la storia, quando, all’opposto, dovrebbero semplicemente iniziare a raccontarla>>.

L’incertezza, l’ingrediente alla base della tensione dei romanzi della scrittrice sinoamericana, è anche l’unità di misura della vita sentimentale di Maura Isles, una zitellona impenitente che proprio non ce la fa a trovare un uomo, non dico della sua vita, ma almeno normale. Ce n’è sempre una: <<Beh, se Maura avesse una vita tranquilla la storia sarebbe già finita in partenza!>>. Già, perché qualcuno insegnava che tutte le famiglie felici si assomigliano.                 

E se per la Gazzola il merito della Gerritsen è quello di aver dato un’anima a un anatomopatologo – anima che, nei miei anni di medicina, il mio algido professore mai ha dimostrato di avere. Ma vabbè – e, forse un po’ esagerando buttandola in spot o fascetta alla Stephen King, di averla costretta a tenere la luce accesa di notte – ma dai… -, il tema delle sette religiose, protagonista prepotente in questo Il silenzio del ghiaccio, è ben più che una trovata da romanziere di thriller. <<Negli USA il problema di queste sette è reale e mi ha fatto stare male conoscere le storie di ragazzine costrette a sposare uomini molto più vecchi di loro o di ragazzi obbligati a vivere lontano dalle loro madri>>. Perché l’horror non è nei libri o nei film, <<mi affascina l’oscurità ed è eccitante avere paura al buio. Ma non ho paura del buio>> conclude Tess Gerritsen, quando è la realtà, invece, a offrire ben più di una occasione per inquietarsi.

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