Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Colitto: “Il mio ultimo Mondino. Per ora”

Alfredo Colitto by Fabrizio Galli

Questa che state per leggere è forse stata l’intervista più difficile da me fatta per Pegasus Descending. Non per colpa di Alfredo Colitto – di cui ho già recensito il suo ultimo romanzo, Il libro dell’angelo -, persona squisita e disponibilissima nei confronti di lettori e blogger, bensì a causa di una incomprensibile, fottutissima incompatibilità tra le nostre due caselle di posta elettronica. Io gli mandavo le mail e lui niente, non la riceveva o finivano dritte nello spam, forse un funesto presagio della qualità di questo blog? Noooo! Bravi, così, tutti in coro. Su, ancora una volta: noooo! Però, alla fine, grazie all’ufficio stampa Piemme e a un nuovo indirizzo da parte di Colitto, habemus intervistam. Quindi zitti e mosca. Leggete.

Alfredo, siamo giunti al terzo e ultimo capitolo dedicato a Mondino de’ Liuzzi… Ma sei proprio sicuro sicuro che sia l’ultimo?
Mah, quando ho cominciato la trilogia ne ero sicurissimo. Ora da un lato mi sono affezionato ai personaggi, dall’altro ricevo una quantità di mail di lettori che vogliono che la saga continui. Diciamo che Il libro dell’angelo è l’ultimo “per il momento”…

Come ti sei imbattuto in Mondino, personaggio che, è bene ricordarlo, è esistito realmente?
Quasi per caso. Stavo facendo le ricerche per scrivere un thriller ambientato a Bologna nel medioevo, di cui non avevo ancora bene in mente la trama. Poiché di sicuro ci sarebbero stati morti e feriti, ho pensato di documentarmi sulla medicina dell’epoca. E poiché Mondino è stato un personaggio importantissimo per lo sviluppo della medicina, a Bologna e in Europa, incontrarlo è stato inevitabile. Ed è stato amore a prima vista. Ho capito subito che avevo trovato il protagonista di Cuore di Ferro.

In questo, Il libro dell’angelo, oltre che alle prese con un assassino di bambini, Mondino deve anche vedersela con due donne che oserei definire, per usare un eufemismo, con un “forte carattere”…
Mondino è un uomo geniale, collerico, anche un po’ presuntuoso. Ovvio che trovi attraenti solo donne che sanno tenergli testa, senza lasciarsi dominare…

Da Bologna la localizzazione della vicenda si sposta a Venezia. Perché portare Mondino fuori dal suo habitat naturale?
Dopo due romanzi la Bologna medievale cominciava ad andarmi stretta, e mi piaceva l’idea di far muovere Mondino in un luogo di cui non conosce nulla, straniero in terra straniera. Se a questo aggiungiamo che Adia, una delle due donne a cui accennavi prima, alla fine di Cuore di Ferro era partita per Venezia, e che io amo Venezia, ecco spiegata la “location” della storia.

Anche Gerardo è definitivamente cresciuto e da spalla diventa protagonista del romanzo.
Sono contento che tu l’abbia notato. Tutto parte dal fatto che, quando ho cominciato questa serie, volevo evitare l’effetto “Sherlock-Watson”. Poi da cosa nasce cosa… Ormai Gerardo non è più il giovane cavaliere templare ingenuo del primo libro, e mi sembrava giusto dargli un’avventura sua, autonoma, che solo a metà romanzo si incrocia con quella di Mondino.

Dici Venezia e tutti pensano al Carnevale. Tu, invece, ci parli dello Sposalizio del Mare.
Confesso che al Carnevale ci avevo pensato anch’io. Volevo la scena culminante del libro durante una ricorrenza importante, con Piazza San Marco piena di gente. Poi ho pensato che una festa meno sfruttata, da un punto di vista letterario, sarebbe stata meglio. Così ho scelto lo Sposalizio del mare, e credo di aver fatto la scelta giusta.

Ho notato una cura quasi maniacale nella descrizione degli abiti dei vari personaggi che via via si incontrano tra le pagine del tuo romanzo. A memoria non mi ricordo di altri autori che descrivano così minuziosamente il vestiario del tempo. Perché questa tua particolare attenzione?
Il vestiario è importante per creare l’atmosfera, per dare al lettore la sensazione di “vivere” nell’epoca del romanzo. Tuttavia la risposta a questa domanda sta in parte in quella precedente. Quando ho deciso di scambiare il Carnevale per lo Sposalizio del Mare, ero quasi a metà romanzo. Il Carnevale è in inverno, l’Ascensione in primavera inoltrata. Ho dovuto rifare daccapo tutta la ricerca sul vestiario e cambiare il guardaroba di tutti i personaggi. E poiché mi sono divertito a farlo, ho dedicato un po’ più di attenzione del solito al vestiario, naturalmente senza con questo appesantire la narrazione.

Come avviene la scrittura di un romanzo storico, in questo caso thriller? Qual è il tuo metodo di lavoro? Prima butti giù una scaletta, fai le ricerche o tutto procede insieme?
Metà e metà. Prima decido il periodo, poi faccio le ricerche e comincio a immaginare scene e personaggi principali. Allora butto giù una trama di massima e mi metto a scrivere, ma mentre scrivo mi vengono altre idee che non avevo previsto, così devo fare altre ricerche. Alla fine, la ricerca e la scrittura procedono insieme per la maggior parte del romanzo.

Silvana La Spina, in una presentazione milanese de Il libro dell’angelo, definisce i tuoi romanzi come “popolari”. Io ho scritto che, invece, sono sia popolari, nella trama, sia colti, nella scrittura, nelle descrizione, nella cura e nella precisione storica. Forse il problema sta in cosa intendiamo con le parole “popolare” e “colto”?
Sì, credo che il problema sia nelle parole. Per me “popolare” non è affatto l’opposto di “colto”, soprattutto nella società odierna, dove culture, subculture e classi sociali sono mescolate in un “melting pot” ormai inseparabile. Anche Silvana secondo me lo intendeva in questo senso. Comunque mi piace la tua definizione, che mette insieme questi due aggettivi.

Tu sei anche traduttore di importanti autori americani. Secondo te, quali sono le principali differenze tra autori d’oltreoceano e italiani?
Ormai sono sempre meno, effetto anche questo della globalizzazione. Volendo cercare il pelo nell’uovo, mi arrischierei a dire che gli americani danno più importanza alla solidità della storia e meno allo stile. Gli italiani per lo stile sono disposti a sacrificare un po’ di solidità. Questo non solo nella letteratura, direi.

Il libro dell’angelo

Come riesci a trasmettere, in italiano, tutte le peculiarità di un autore straniero, non omologandolo, cioè, a un tuo particolare stile narrativo, qual è, per esempio, quello che usi nelle tuo opere di narrativa?
Domanda difficile. Cerco di rispettare lo stile, la costruzione delle frasi, degli autori che traduco. Ma ovviamente la traduzione la faccio io, che sono una persona diversa dall’autore. Perciò ci finisce dentro anche un po’ di me. Questo non è solo inevitabile, ma è anche giusto: un traduttore che riuscisse ad annullarsi del tutto non sarebbe umano e la traduzione risulterebbe “senz’anima”.

Perché hai scelto una trama thriller per i tuoi romanzi?
Il thriller è un genere narrativo che mi affascina, ma non è l’unico. Non mi sento vincolato a un genere. Ho scritto e scriverò anche altre cose. Mi piace sperimentare.

Avrei forse seguito il grosso dibattito, credo svoltosi prevalentemente su internet, intorno ai generi, al loro superamento etc. Storia vecchia, insomma. Tu che ne pensi in merito?
È un dibattito che non mi interessa. Ci sono tanti romanzi di genere riconoscibili come tali, per cui si può dire che il genere esiste, ma anche tanti romanzi che assorbono suggestioni e contaminazioni diverse, per cui si può dire che il genere è superato. Penso solo che finché la letteratura è in movimento vuol dire che è viva, e questo mi basta.

Vuoi dare ai lettori di Pegasus Descending qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori?
Come ho detto prima, mi piace sperimentare. Il mio prossimo romanzo sarà ancora storico, ma non più thriller. Sarà una saga famigliare ambientata nel Seicento a Napoli, all’epoca di Masaniello. E stavolta mi prendo un paio d’anni per scriverlo, quindi uscirà nel 2013.

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