Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

I buoni vicini – Ryan David Jahn

I buoni vicini

I BUONI VICINI (Acts of Violence)
di Ryan David Jahn
ed. Fanucci
Traduzione di Elio Gabola

Il caso Kitty Genovese, giovane barista notturna del Queens di New York, scosse i giornali e le coscienze nel 1964, epoca del suo brutale omicidio. Kitty non viveva appartata, in mezzo alla campagna, ma in uno dei più popolosi quartieri della Grande Mela. Com’era quindi stato possibile che la ragazza venisse brutalmente accoltellata da un pazzo omicida, alle tre di notte e sotto casa, senza che nessuno delle sue decine di vicini sentisse niente e chiamasse, di conseguenza, polizia e soccorsi? Possibile che l’egoismo e il “io mi faccio i cazzi miei” avesse raggiunto un simile e parossistico livello? Parole come solidarietà, altruismo e empatia erano ormai andate definitivamente fuori moda nella società urbanizzata e individualista all’estremo degli Stati Uniti degli anni ’60?

Il caso fu di tale dominio pubblico che anche due rampanti psicologi sociali, Bibb Latanè e John Darley, cercarono di indagare questo allucinante fenomeno nel tentativo di darne una spiegazione razionale e che fosse in grado di gettare uno sguardo privo di pregiudizi su quelle che sono le nostre modalità di pensiero. Quello che ne venne fuori, corroborato da numerosi esperimenti sociali ideati dai due psicologi e successivamente ripetuti e confermati da altri gruppi di studio, divenne noto come effetto testimone, dimostrando d’essere un mattone fondamentale in questa disciplina della psicologia e delle scienze cognitive.

Magari l’avete visto anche voi, ma credo che uno dei migliori esempi di effetto testimone provenga da un servizio che vidi anni fa, forse dieci o quindici, in una puntata di Superquark. Un ragazzo se ne stava in spiaggia con telo da mare e radio. A un certo punto si alzava dovendosi allontanare per qualche minuto. Una volta che il tizio se n’era andato un complice dello sperimentatore si avvicinava alla radio lasciata incustodita e se la portava via, rubandola. Nonostante intorno gli altri bagnanti vedessero nitidamente cosa stesse accadendo, nessuno interveniva. Non era affar loro, non era una loro responsabilità. E poi, chissà, quello poteva anche essere un amico del tizio con la radio. Se, però, il ragazzo con la radio, prima di allontanarsi, chiedeva a uno dei suoi vicini di tenergliela d’occhio, ecco che quest’ultimo interveniva prontamente e, a volte, anche piuttosto aggressivamente per sventare il successivo, programmato furto. La responsabilità di quella radio, ora, era sua, non più diffusa tra tutti e, quindi, tra nessuno. Questo è l’effetto testimone. Sono convinto, altri esprimenti sociali lo dimostrano, che anche nel primo caso se una persona, consapevolmente o meno, avesse preso l’iniziativa di intervenire per sventare il furto, altri lo avrebbero seguito, in una sorta di effetto facilitante indotto dall’imitazione.

Lo straordinario romanzo di Ryan David Jahn, I buoni vicini, parte da questo evento tragico e criminale per esplorare le vite di una serie di personaggi che quella notte del 1964 erano lì negli appartamenti intorno agli ultimi istanti della vita di Kitty Genovese. Ognuno dei protagonisti di questa autentica storia corale hanno i propri problemi, le proprie difficoltà da affrontare per colpa o sorte e anche se qualcuno urla nella notte, beh, forse ho sentito male o se è davvero un’emergenza qualcuno interverrà. A differenza di quanto letto in altre recensioni, non si tratta, in questo caso, di un facile menefreghismo da cui noi, chi legge e chi scrive, saremmo sicuramente alieni. Io avrei fatto così, io avrei fatto cosà, in un esercizio tanto vacuo quanto errato di logica fregeana e di pensiero controfattuale. Come dimostra l’effetto testimone di Darley e Latanè, le motivazioni di tale comportamento sono da cercare in altri luoghi, ovvero nella diffusione di responsabilità e nell’incapacità di avvertire una situazione come una stringente emergenza, facendo affidamento, come accade sempre in un evento critico, al comportamento altrui al fine di comprendere l’ignoto e l’incerto. L’influenza sociale, in questo caso di tipo informazionale, ha un potere enorme che noi, sempre, facciamo fatica ad accettare, abituati a un esasperato individualismo figlio di millenni di cultura occidentale: “Sono sicuro che qualcuno l’ha già fatto” dice infine. “Inutile intasare le linee con chiamate superflue” [pg. 79]

Ryan David Jahn

Ryan David Jahn, invece, non cede mai a facili moralismi o a paternalismi controfattuali, mantenendo sempre una posizione estremamente equilibrata e, soprattutto, terza e fredda, scarsamente empatica, nei confronti degli eventi che è chiamato a narrare. Quello che ne esce è solo apparentemente una crime novel – e nonostante si sia aggiudicato il New Blood Dagger della Crime Writers’ Association nel 2010 -, rivelandosi un bellissimo romanzo sulla vita di un gruppo di persone chiamate a prendere delle scelte, tutte in una notte o in quel che ne resta, mentre giù in cortile un’altra vita si sta lentamente spegnendo sotto i colpi di un coltellaccio da cucina. Tutti i molti personaggi de I buoni vicini, la mattina dopo, vedranno la loro esistenza travolta e definitivamente cambiata sullo sfondo di una metropoli che se ne fotte, non di Kitty Genovese e del suo dramma, ma delle minuzie sommate di milioni di cittadini che niente sono se non collisioni, accidenti del caso: “La vita in una città come questa è solo una serie di bisticci accidentali, uno dopo l’altro; migliaia di estranei che si sfiorano, talvolta interagiscono, di solito in maniera non significativa: salve, ciao, un portafogli rubato, monetine cadute, mi scusi, signore, ha dimenticato il suo cappello, sguardi scambiati in metropolitana, venga, si sieda, non mi ero accorto che fosse incinta altrimenti glielo avrei offerto prima; ma a volte, quando gli estranei si sfiorano, entrano il collisone. Duramente. In città accade così. E a volte finisce con la morte.” [pg. 218-219]

I buoni vicini, in definitiva, si dimostra essere un bellissimo romanzo di profonde riflessioni scritto con una lingua precisa ma essenziale, scarna e ridotta al minimo, annullando l’autore a favore di una quasi cronachistica narrazione degli eventi che accadono in quegli appartamenti, risultando ancor più apprezzabile per la totale assenza di qualsivoglia ammiccamento al lettore, di condanna dell’indifferenza, di critica saccente, volgare, inutile. Perché di fronte a tutto ciò abbiamo una sola arma a nostra disposizione: la consapevolezza.

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2 pensieri su “I buoni vicini – Ryan David Jahn

  1. cristina in ha detto:

    Bello bello davvero… letto e recensito un paio di settimane fa, ottima analisi….

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