Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

“Caldwell come Faulkner e O’Connor”. Parola di Joe R. Lansdale

La via del tabacco

Torniamo a parlare de La via del tabacco e dell’inizio della riscoperta italiana di Erskine Caldwell promossa meritoriamente dalla Fazi pubblicando qualche stralcio, tra i più significativi, della bella prefazione firmata da nientepopodimenoche Joe R. Lansdale. Chi volesse leggersela tutta può farlo CLICCANDO QUI.

Forse sono state le copertine troppo sgargianti; forse il fatto che fosse così prolifico e scrivesse a tratti in uno stile comico e deliberatamente volgare; o forse è perché ha avuto un successo enorme e ha guadagnato montagne di quattrini. Quale ne sia il motivo, Erskine Caldwell non è mai stato riconosciuto per quel che è stato: un importante autore letterario che ha scelto il Sud degli Stati Uniti come sfondo per le sue opere.[…]

La natura dei libri Caldwell fece infuriare molti abitanti del Sud, convinti che l’autore li avessi traditi. I suoi romanzi, tuttavia, non intendevano rappresentare il Sud nella sua totalità, ma mostrarne gli aspetti peggiori con uno stile assai meno grossolano di quanto molti abbiano voluto credere. Caldwell, come Faulkner e O’Connor, ha inventato la letteratura del Sud. Il suo approccio era diretto, solo apparentemente semplice, in realtà profondamente umoristico. Lo scrittore sembra condividere in pieno l’opinione di Mark Twain, secondo il quale l’umorismo è in realtà mortalmente serio. […]

La sua opera più famosa è stata La via del tabacco, pubblicato nel 1932. Quando apparve nelle librerie colpì i lettori come un fulmine scagliato direttamente da Zeus. Non c’era mai stato niente di simile. Era un libro agile, veloce, spudorato. Per un lungo periodo la famiglia contadina dei Lester è stata famosa almeno quanto i Joad di Furore, il capolavoro di Steinbeck.

Se però i poveri bianchi di Steinbeck erano essenzialmente persone nobili e forti che lottavano per sopravvivere in tempi difficili, i sudisti gotici di Caldwell erano avidi, sessuomani e nobili quanto può esserlo un’erezione da Viagra. E avevano la stessa possibilità di redimersi di un maiale che sguazzi nel suo truogolo. L’approccio di Caldwell suggeriva chiaramente che i Lester non erano poveri e ignoranti per natura o indole, ma che erano state la povertà e l’ignoranza a trasformarli in quel che erano. […]

Il romanzo di Caldwell ha una struttura episodica che fa pensare per più di un aspetto ai libri di Jim Thompson, ma con un maggior controllo dei materiali e una scrittura di qualità superiore. L’intento di Caldwell era estremamente serio, colto, insolito. È probabile che autori come John Fante e Charles Bukowski abbiano avuto un approccio alla materia narrativa molto più simile al suo rispetto a Thompson, e non è da escludere che abbiano subito direttamente il suo influsso. Proprio come loro, Caldwell aveva un gusto e un occhio allenati a cogliere il grottesco, l’insolito, gli aspetti più infimi della natura umana. […]

Erskine Caldwell

Val la pena di ricordare che i romanzi di Caldwell hanno fatto infuriare così tanti uomini del Sud, e quanto a questo anche tanti cittadini “virtuosi” nel resto degli Stati Uniti, che alcuni dei suoi libri vennero sequestrati dalle autorità e considerato osceni e indecenti. I processi per vilipendio che ne conseguirono, e che rimangono degli autentici capisaldi della battaglia per la libertà di espressione, si conclusero con la vittoria di Caldwell: i suoi libri divennero di conseguenza ancor più celebri, trasformandolo in uno degli autori più popolari di tutti i tempi, e probabilmente contribuendo a collocarlo sulla lista nera che i presunti “esperti” riservano a chiunque sia troppo famoso, amato, ricco per meritare l’attenzione critica rivolta ai grandi capolavori letterari. […]

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8 pensieri su ““Caldwell come Faulkner e O’Connor”. Parola di Joe R. Lansdale

  1. Bella scoperta del cazzo questa di Leonard. Scusami per il francesismo..;) Tempo fa ho consegnato ad un editore un saggio, s’intitolava “Southern blues”, la letteratura americana post-depressione, in cui parlavo di Faulkner, Williams, Caldwell e decine di altri autori meritevoli ma caduti nel dimenticatoio..gente che non solo sapeva scrivere ma che ha saputo rivoluzionare se vogliamo, i moderni stilemi del noir..pazienza, ci voleva Lansdale ad aprire le menti degli editori italiani..
    Complimenti ancora per il blog.

    DpmG

  2. L’importante è pensare sempre a Elmore:-)

  3. @Dario: beh, dai, quella di Lansdale probabilmente non è una scoperta – anzi, sicuramente – ma uno spot pagato per il mercato italiano. Da noi, in effetti, Caldwell non è molto noto o comunque non ha la fama di Faulkner e altri. Quello che conta, credo, è che si legga questo autore e se una marchetta di Lansdale può aiutare ben venga! A proposito: tienimi informato sul tuo Southern blues, ho visto sul tuo sito che è ancora in corso di pubblicazione, quando esce ci terrei molto a leggerlo e scriverne. Sai dove trovarmi, mi raccomando, ché io mi dimentico!

    @Luca: sempre Luca, e più volte al giorno!🙂 Tra l’altro credevo di incontrarti domenica dal Victorone Gischler a Milano!

  4. Lieto di risentirVi entrambi😉

    Per quanto riguarda il saggio, sicuramente si. Era nato come un articolo lungo per il Giallo poi non se n’è fatto nulla e nei ritagli di tempo lo riprendo in mano per aggiustarlo.

    Il mio discorso comunque non voleva essere una critica a Lansdale (ci mancherebe) piuttosto l’ennesimo sguardo sconfortante sull’editoria italiana..ma è inutile che mi dilunghi voi siete tra i pochi a capirmi🙂

  5. @Luca: ehi, pure Neil Smith viene in Italia? Già, forse me lo aveva già anche detto Matteo… Mmm… Beh, l’importante è che ti sei ripreso e che ci si riesce a beccare!🙂

    @Dario: l’altro giorno stavo parlando con Marco Vicentini, una delle poche speranze per me e quelli che amato un certo tipo di letteratura. Parlavamo di libri, ovviamente, e alla fine abbiamo convenuto che va bene le case editrici, ma il problema, se così si può chiamare, è anche nei lettori. Se Nisbet non vende un cazzo e Wulf Dorn sì, non è solo una quaestione di marketing, ma anche di gusti. E Nisbet salta e ciao ciao. Così tanti altri, purtroppo! Dai, tienimi informato sull’uscita del tuo saggio e fatti sentire più spesso da ‘ste parti, socio!

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