Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Wulf Dorn: “Dopo La psichiatra non riuscivo più a scrivere”

Wulf Dorn by Andreas Wanke

Wulf Dorn è stato uno degli esordienti di maggiore successo con il suo psicothriller La psichiatra e da poco nuovamente in libreria con il suo secondo lavoro, Il superstite. In Italia per il suo tour promozionale, ho potuto scambiare con lui due chiacchiere virtuali:

Ci racconti con parole tue, lontano dalle quarte di copertina, Il superstite?
Ventitre anni fa scompare in circostanze misteriose Sven, il fratellino di Jan. Quella stessa notte muore anche il padre di Jan mentre si reca in macchina in un luogo che nessuno conosce. Da allora Jan si chiede cosa sia accaduto a suo fratello e cosa abbia gettato sulla sua famiglia tanta sventura. La ricerca della verità diventa per lui un’autentica ossessione, Jan torna quindi nella sua città natale, la città in cui tutto è accaduto, e si scontra con un orribile segreto.

Perché un lettore dovrebbe comprarlo?
Perché ci sono 400 pagine in cui racconto una storia complessa scritta con un linguaggio semplice ed efficace per scoprire un orribile segreto.

Dopo l’enorme successo de La psichiatra, quali sono state le principali difficoltà nello scrivere questo tuo secondo lavoro?
Dopo La psichiatra non riuscivo a scrivere perché sentivo tutto il peso della responsabilità del primo libro. La cosa che mi ha fatto uscire dal “blocco” è stato capire che l’importante era trovare una storia bella, ricca di fascino, che si lasciasse leggere volentieri, e che avessi il desiderio di raccontare, andando al di là di quelle che potevano essere le aspettative dei lettori. Spero di essere riuscito nell’impresa.

Ancora una volta la psichiatria riveste un ruolo importante nel tuo racconto…
Sì, in particolare la tecnica dell’ipnosi, che mi ha affascinato in maniera particolare. Ci sono diversi cliché, luoghi comuni, che circolano attorno all’ipnosi. L’ipnosi terapeutica è una cosa ben diversa rispetto a quella che circola negli show. Esistono persone che non sono ipnotizzabili perché si rifiutano, in questo caso l’ipnosi non funziona. E dato che mi piace sempre sperimentare le cose prima di scriverne mi sono affidato a un collega molto esperto che lavora nella mia clinica, di cui mi fidavo ciecamente, al quale ho chiesto di sottopormi a delle sedute di ipnosi. Nel mio caso grazie all’ipnosi ho portato alla luce ricordi non molto problematici. Volevo ricordare com’era la fatta la casa in cui avevo vissuto durante la mia infanzia, e ci sono riuscito. La mia mente aveva registrato le immagini.

Qual è il tuo metodo di scrittura? Pianifichi una scaletta, componi delle schede precise dei personaggi oppure lasci correre la “penna”?
Sono un pianificatore. Devo sapere tutto fin dall’inizio. Prima ancora di iniziare a scrivere un romanzo decido il curriculum vitae dei personaggi e tutti i dettagli della trama, dal primo all’ultimo capitolo. Ma succede a volte che un certo personaggio bussi alla mia porta e dica: “no, questa cosa non la voglio fare”. E allora la cosa può farsi interessante.

Il superstite

Credi che la letteratura di genere – thriller etc. – debba avere solo come finalità il divertimento, lo svago del lettore oppure c’è dell’altro, altri scopi, altri obiettivi?
L’obiettivo principale è senz’altro il divertimento. Ma un buon libro ha anche la capacità di indurre il lettore alla riflessione. Spero di esserci riuscito.

Puoi dare ai lettori di Pegasus Descending qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori?
Sì, certo. Nel terzo romanzo, sempre uno psicothriller, ritornerò a Fahlenberg. Parlerò di una storia d’amore, ma anche le storie d’amore hanno dei lati oscuri… Dopodiché me ne andrò per sempre da Fahlemberg e dalla clinica.

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4 pensieri su “Wulf Dorn: “Dopo La psichiatra non riuscivo più a scrivere”

  1. Davvero simpatico, ho avuto modo di intervistarlo due volte e mi sono sempre divartita. Vira un po’ all’ horror vedi la scena dello lo scuoiamento del coniglio, ma sia la psichiatra che il superstite mi sono piaciuti. Nel primo c’era un’ atmosfera un po’ infetta nel superstite mi aspattavo lo stesso rivolgimento finale e invece mia ha spiazzato…

  2. Gigistar in ha detto:

    Se gli scandinavi si buttano in polizieschi procedurali o in thriller cospirazionisti ad alto tasso di adrenalina, i tedeschi sembrano trovarsi a proprio agio nello psicothriller (prima Fitzek, ora Dorn).

    A questo punto lancio nello stagno due domande:

    1) Qualcuno ha letto sia Fitzek sia Dorn per poter fare un confronto? Io ho provato solo Schegge di Fitzek e sono rimasto mediamente deluso.

    2) Se queste “tendenze” di cui parlavo in alto sono vere, secondo voi è perché davvero nascono dei filoni spontaeni nei vari paesi o semplicemente sono alcune case editrici nostrane a buttarsi a pesce sul “già visto” … per cercare di andare in scia al successo altrui?

    Chuss!!

  3. Ritengo che sia Fitzek che Dorn scrivano libri molto interessanti, che ti spingono a chiederti ad ogni pagina dove cavolo andranno a parare. Si ha come la sensazione di scartare un grande regalo e può capitare che alla fine la sorpresa deluda, ma vuoi mettere la tensione mentre aspettavi la soluzione. Questo si addice per esempio a Schegge, davvero un gran libro all’inizio poi con una soluzione che non convince in pieno. Dorn cerca di mantenere le aspettative anche nei finali, quello della Psichiatra un po’ anticipato da vari indizi, quello del Superstite invece meno. Nel superstite ha fatto più il guastatore disseminando false piste… Sono comunque giochi di intelligenza, che mettono in gioco la pazienza e si leggono in poche ore…

    Per il secondo punto che poni sicuramente, il mercato va in quella direzione e gli editori si adeguano e ci marciano un po’ anche se non bisogna fare di ogni erba un fascio, ci sono alcuni nordici per esempio davvero belli che vivrebbero di vita propria anche senza l’onda lunga che li trasporta. Sta al lettore fare selezione, penso…

  4. @Gigistrar – Giulia: intanto scusate il ritardo nella risposta, non sono riuscito prima. Venendo alle domande di Gigi: non ho letto Fitzek, ti confesso che lui, come lo stesso Dorn, trattano un genere di thriller che non amo particolarmente – anzi, molto poco. Soprattutto Fitzek che, da quanto ho letto in giro, ci mette anche del paranormale o qualocsa del genere o comunque prende a piene mani dall psichiatria, come Dorn, anche se mi pare in modo diverso. Fitzek ha avuto ottime recensioni in giro per blog, ricordo, per esempio, che la mia amica web Alessandra Buccheri dell’AngoloNero ne è un’entusiasta. Io, sinceramente, preferisco un altro genere di letteratura, quindi di fare un paragone tra i due autori non sono in grado, non conoscendoli come un commento meriterebbe.

    Sulla seconda domanda: credo che la verità, o una sua buona approssimazione, come spesso accade, stia nel mezzo. Gli editori pompano quello che vende e gli autori vogliono essere pubblicati e a volte tendono, alcuni, a compiacere i primi. Avevo fatto proprio una domanda analoga a Dorn ma, come vedi, lui o l’ufficio stampa che fa da filtro hanno pensato bene di non rispondervi e che ci vuoi fare? Poi, in verità, non mi aspettavo mica che mi dicesse: “Certo, scrivo quello che vogliono gli editori!”🙂 Comunque, spero sempre nell’intelligenza del lettore e che questo sia capace – come sono convinto che sia – di saper seguire solo i propri gusti.

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