Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Missione in Alaska – Mykle Hansen

Missione in Alaska

MISSIONE IN ALASKA (Help! A Bear Is Eating Me!)
di Mykle Hansen
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Francesco Francis

Marv Pushkin è il classico capo che non vorreste mai avere ma che, per la ferrea Legge di Murphy, di solito vi beccate. In due parole: un megaminchione. Marv Pushkin è rozzo, ignorante, avido, materialista, arrivista, leccaculo, senzapalle, sessuomane, maschilista, razzista, inquinatore, menefreghista. Insomma, il classico capo, il classico povero scemo che non sa fare altro che tappezzare di saliva le chiappe dei suoi superiori i quali, appartenendo alla stessa razza, non trovano di meglio da fare che promuoverlo ogni anno, facendogli rapidamente scalare il vertice dell’azienda che, un giorno, si accorgono andare male e, porco boia, è la crisi, cazzo, la crisi.

“Ma oh, come gira il mondo! Mentre Edna diventava sempre più noiosa, io diventavo sempre più forte, tanto che oggi ho raggiunto i gradini alti della piramide, sono già in vista della vetta, e profumatamente stipendiato. Ah, quello che posso comprare, oggi! Le cose migliori, e in gran quantità. La mia Rover. I miei bei vestiti. Il mio lussuoso condominio a Bainbridge. Le mie armi. I miei porno. Le mutandine di pelliccia per Marcia. Budweiser a vagonate, chilometri di Slim Jim” [pg. 52]. Non conoscete nessuno così, vero?

Agli americani piace tanto fare queste cazzate dei lavori di gruppo, le escursioni in alta montagna o i corsi di sopravvivenza in cui l’apoteosi del ridicolo è rappresentata dall’attraversamento del ponte di corde in stile Fantozzi, con sotto il ragionier Filini a tenere il materasso in caso di caduta. Il tutto al fine di favorire il lavoro di squadra, l’affiatamento del team così da produrre sempre di più e sempre meglio. Marv, con il suo gruppo, dedicato al marketing e all’immagine dell’azienda, si ritrova nel boschi dell’Alaska proprio a causa di una di queste gite da quarta liceo all’estero, una di quelle in cui non si fa altro che sbevazzare come dei coglioni credendo che così le ragazze la smolleranno prima. La ricca azienda di Marv è però un po’ più spendacciona della scuola italiana, tanto da potersi pure permettere dei viaggi di (d)istruzione che quale portata principale hanno la caccia all’orso con dei Remington a palle con punta cava.

Ma, come a volte succede al toro con il torero nell’arena, è l’orso a segnare il primo punto sul tabellone. Certo, il fatto che Marv fori con il suo mega Range Rover e rimanga bloccato sotto di esso, perché la casa di costruzione ha risparmiato sulla solidità dei crick, incide molto sull’equilibrio della partita uomo versus natura, ma le regole ci sono per essere infrante, no? Inizia così un incubo fatto di freddo, orsi e sogni erotici insoddisfatti che stravolgeranno per sempre la banale vita di un fottuto individualista qualunque.

Ho letto Missione in Alaska un po’ per caso. Mi scrive un giorno il miglior ufficio stampa del mondo, Matteo Strukul della Meridiano Zero, dicendomi che è in uscita ‘sto libro qua di Mykle Hansen. Mai sentito. Mi leggo la scheda stampa e storco il naso: mmm, socio, non so, non mi convince tanto. Mi risponde il boss di Strukul, Marco Vicentini, e vengo a sapere che questa roba qui si chiama “bizarro fiction”, offrendomi il pdf per darci un occhio e vedere se la cosa acchiappa. Altrimenti pazienza e amici come prima. Beh, la cosa acchiappa fin dalle prime righe, perché è impossibile resistere al libro politicamente più scorretto che abbia avuto la ventura di leggere negli ultimi anni.

La narrazione in prima persona tramite il punto di vista di Marv Pushkin, l’essere spregevole di cui ho scritto sopra, trasporta letteralmente il lettore dentro la testa bacata di un soggetto di cui il mondo è pieno, anche se nessuno, neppure la persona in grado del massimo dell’autocritica, riconoscerebbe di assomigliare. Perché la natura è bella ed è buona, gli orsetti sono tutti come Knut, l’orso bianco dello zoo di Berlino diventato una icona internazionale, e io no, io vado in bicicletta e non faccio neanche le puzzette per non incrementare il metano nell’atmosfera causa del riscaldamento globale. Marv, finalmente, la fa fuori dal vaso e non se ne vergogna: “La natura è una spina nel fianco dell’umanità. Il tempo della natura è ormai passato, e io la odio, questa natura del cazzo. Laodiolaodiolaodio. Quando torno a casa giuro che eliminerò ogni traccia di natura dalla mia vita, a cominciare da Wagner” [pg. 113]. E per scoprire chi è Wagner leggetevi il romanzo.

Hansen, ovviamente, scrive un libro al contrario e proprio questo contrario potrebbe essere la cifra migliore per definire cosa sia la “bizarro fiction”, un espediente narrativo surreale e fuori di testa per parlare, all’opposto, di cose tremendamente serie, tanto che se dovessi pensare a un analogo artistico mi verrebbero subito in mente i quadri con le “cose fuori posto” di Magritte. Il genere usato in Missione in Alaska è sicuramente affine alla satira di maggiore qualità, alle poesie di Pasquino appese sulle porte della chiese di Roma o alle opere utopiche di scrittori e filosofi come Tommaso Campanella o Tommaso Moro. Si ribalta il punto di vista e invece di un polpettone moralista e bolso si fa ricorso all’ironia e all’intelligenza più tagliente, attuandosi quasi una dimostrazione per assurdo, la cui efficacia è nota a chiunque abbia sudato sette camicie nello studiare, che ne so, il teorema delle rette parallele nella geometria euclidea.   

Mykle Hansen dà vita, per fortuna solo cartacea, al protagonista letterario più spregevole degli anni 00, una schifezza umana che ci fa godere come dei ricci ad ogni morso dell’orso o a ogni sventura che gli capita. Ben gli sta. Tiè. E però il messaggio di Hansen è di una lucidità disarmante, denunciando in maniera tanto semplice quanto efficace uno stile di vita, mica così raro, fatto di individualismo e di arrivismo. Vabbè, il vostro blogger preferito poi la pensa a modo suo, crede che non ci si realizzi nel lavoro, a meno che il lavoro che facciate non sia la vostra passione, ma allora è un “lavoro ma non solo” e siete anche le persone più fortunate del mondo. Per tutti gli altri, invece, si va in ufficio per lo stesso motivo per cui cento anni fa, forse meno, si andava tutte le mattine nei campi. E basta. Ma non si può avere come scopo della propria vita il fare carriera, il fare soldi. Soldi per che cosa, poi? Per imbottigliarsi tre settimane d’estate su una autostrada e rosolarsi come dentro un branco di trichechi in una spiaggia di Riccione? Ma sono scelte e, seppur non condividendole e criticandole, le rispetto. Ognuno faccia un po’ come gli pare. Ma permettetemi di sbellicarmi quando uno come Mykle Hansen, con il suo Missione in Alaska, prende per il culo questi morti che credono di vivere.

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI e poi su MI PIACE per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: