Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Unthinkable – regia Gregor Jordan

Unthinkable

UNTHINKABLE
un film di Gregor Jordan
con Samuel L. Jackson, Michael Sheen, Carrie-Anne Moss

Prosegue la riflessione USA intorno al terrorismo sul sacro suolo americano e alle sue conseguenze su popolazione e servizi di sicurezza interna. Se in altri lavori i nemici venivano da fuori o da dentro le proprie teste, in Unthinkable, ultimo lavoro del regista Gregor Jordan, già autore del non eccelso The Informers, il male alberga nella porta accanto. Younger, infatti, è un americano cresciuto nel ventre caldo e rassicurante dell’America, ha servito nell’esercito per anni e ha partecipato a innumerevoli missioni all’estero nella lotta contro Stati canaglia e gentaglia della peggior risma.

Poi, un giorno, diventa musulmano. E proprio qui risiede il principale punto debole del film di Jordan. Regista e sceneggiatore, Peter Woodward, non si preoccupano minimamente di motivare o, più banalmente, illustrare il motivo di cotanta scelta. Così è e basta. Ma forse non era questo l’intento del regista e Younger altro non è che un comprimario, uno strumento per dare fondo a quello che realmente si aveva intenzione di mettere in scena.

Younger, con l’acrimonia del convertito, si mette subito ventre a terra per ordire piani per ammazzare quanti più americani possibile. Per vie traverse è riuscito ad avere otto chilogrammi di materiale radioattivo dalla Russia e ha pensato bene di farci tre bombe sporche da piazzare in altrettanti siti strategici e superaffollati degli Stati Uniti d’America. Gira il classico video di minaccia e poi, inspiegabilmente, si fa arrestare in un centro commerciale, dopo che tutti i tg nazionali stavo diffondendo la sua foto segnaletica con sotto scritto “Wanted”. Il problema è riuscire a farsi dire dove sono le bombe. Younger, come detto, è un ex militare, addestrato a resistere a tecniche di tortura psicologica e giochetti simili da strizzacervelli. Per questo motivo serve H, un innominato e segretissimo agente specializzato nella raccolta di, diciamo così, informazioni, interpretato da Samuel Lee Jackson. Ai suoi metodi, avallati dal Governo, si opporrà solo l’agente dell’FBI Helen Brody.

Tutto Unthinkable ruota intorno ai brutali metodi di estorsione informazioni, anche detti “tortura”, perpetuati dall’agente H ai datti di Younger. Lo stesso Younger, interpretato da un Michael Sheen probabilmente sprecato per una simile parte, riveste un ruolo esclusivamente funzionale al filo rosso narrativo che attraverso tutta la pellicola e che pone tanto i protagonisti quanto gli spettatori di fronte a un dilemma: è giusto utilizzare mezzi estremi, apertamente e manifestamente brutali pur di raggiungere un fine più alto? È giusto sacrificare ciò che di noi viene considerato umano per salvare altre vite? E cosa è giusto e cosa è sbagliato? È giusto rispettare la convenzione di Ginevra evitando la brutalità più cieca oppure è più giusto rinunciarvi nel tentativo di evitare una strage? Alla fine, una risposta univoca e certa non c’è, realizzandosi uno di quei casi in cui ci si trova davanti a due scelte egualmente da rigettare, ma essendo costretti a sceglierne una. Appunto, quello che già i medievali chiamavano dilemma.

Samuel Lee Jackson è bravo e convincente nell’interpretazione di un ruolo delicato e a forte rischio macchietta, così come Carrie-Anne Moss, nei panni dell’agente Brody, riesce a incarnare al meglio tutti quei dubbi, quel dilemma, di cui dicevamo poco sopra. Con le sue azioni e, soprattutto, con il suo comportamento necessariamente chiamato a mutare con il progredire della storia e l’aumentare della drammaticità, la Moss dà vita a un personaggio cronicamente in bilico tra le due opposte posizioni, rappresentando egregiamente l’impossibilità di fare una scelta tanto univoca quanto giusta. Il regista Gregor Jordan, inoltre, caratterizzando in modo deciso il personaggio di Younger, un fanatico religioso senza speranza e incarnazione della follia bigotta più bieca e rivoltante, aumenta ulteriormente la complessità della scelta, portando lo spettatore, notoriamente granitico nelle sue decisioni, a titubare costantemente, incapace di parteggiare per un uomo come Younger ma, allo stesso tempo, impossibilitato ad accettare simili metodi di raccolta d’informazioni vitali, in un crescendo drammatico piuttosto efficace.

Unthinkable regge un ritmo sostenuto per gran parte della sua durata, perdendosi solo nel finale, quando una serie di colpi di scena – o di tentativi di colpi di scena – non riescono comunque a risollevare le sorti di una conclusione non all’altezza delle domande poste. Forse proprio una conclusione “con domanda” sarebbe stata la scelta più opportuna per questo genere di storia, a differenza del tentativo portato da Jordan di tirare le fila della trama facendola quadrare. Perché certe domande, purtroppo bisogna riconoscerlo, non contemplano alcuna risposta.

Di seguito il trailer di Unthinkable del regista di Gregor Jordan:

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