Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Apocalisse Z – Manel Loureiro

Apocalisse Z

APOCALIZZE Z (Apocalipsis Z)
di Manel Loureiro
ed. Nord
Traduzione di Claudia Marinelli

Non so voi, ma io, per me, quando sento parlare di vampiri metto mano alla pistola. Non se ne può più. Insomma, una volta c’era solo il conte Dracula, parto della penna di Bram Stokere largamente saccheggiato dal cinema di tutti i tempi, mentre ora pure i vampiri, quei succhiatori di sangue a tradimento, si sono trasformati in dei fighetti con le ciglia rifatte e il fondotinta in faccia. E questo sì che è un film dell’orrore.

Discorso diversi, invece, per gli zombie. Grazie alla loro sporca natura, dei morti viventi che cadono a brandelli senza emozioni e senza cervello, la metamorfosi pop non c’è stata, permanendo nel loro essere dei cacciatori di carne umana senza arte né parte. Parlando di zombie è impossibile non fare riferimento a George A. Romero e al suo film del 1978, tanto che lo stesso Manel Loureiro, autore spagnolo del caso letterario Apocalisse Z, lo cita apertamente in apertura di romanzo: “Quando non ci sarà più posto all’inferno, i morti cammineranno sulla Terra”. Lo zombie, quindi, è rimasto fermo lì o, al massimo, ha continuato a brancolare nelle vicinanze aguzzando l’olfatto in cerca di qualche puzza umana, tanto che gli esseri mostruosi di Romero sono stati traslati in ogni storia, su carta o su pellicola, prodotto successivamente. Dopo un periodo in cui gli zombie, anche se fa un po’ ridere dirlo, non se la passavano troppo bene, negli ultimi anni i morti viventi sembrano vivere una nuova giovinezza. A tal proposito basti pensare all’ottimo La Horde, film francese dei registi Yannick Dahan e Benjamin Rocher, oppure al già citato romanzo d’esordio del galiziano Manel Loureiro, primo episodio di una trilogia che proprio in questi giorni presenta in libreria il suo secondo capitolo.

La vita del genere umano, che scorre vacua e frenetica come sempre, viene improvvisamente sconvolta da un misterioso virus diffusosi a partire da una base militare di una qualche fottuta repubblica caucasica ex sovietica. Se, in un primo momento, l’episodio non sembra altro che una delle tante scaramucce tra governi e terroristi di ogni razza e fattezza, ben presto la cosa esce dal controllo imposto da un blocco di frontiera o da quello di un cordone militare. Il virus, infatti, pare inarrestabile nella sua marcia contagiosa, mentre le notizie, frammentarie e contrastanti, a volte assolutamente assurde, si rincorrono impazzite ma senza riuscire a spiegare in maniera opportuna lo strano fenomeno che dall’Asia sta rapidamente dilagando in Europa, prima, e nel mondo, poi.  

Di tutto ciò ne è testimone un avvocato trentenne che vive a Pontevedra, cittadina sperduta della Galizia. L’attività giuridica, si sa, è una gran rottura di balle. Ancora non capisco come un essere umano di media intelligenza possa pensare, in primo luogo, di mettersi a studiare tomi e tomi di codici giuridici, in secondo di votarsi anima e corpo alla professione forense, spendendo i proprio migliori anni e le più vigorose energie per dirimere fondamentali questioni quali “Tizio che ha detto stronzo a Caio”, “Fido che fa la cacca nell’aiuola del vicino”, “Mi moglie se la fa con il personal trainer che è un po’ troppo personal” e così via a salire in una escalation infinita di miserie e di rotture di coglioni. Ma, per fortuna, non tutti la pensano come me. Manel Loureiro e il suo protagonista, invece, nonostante appartengano entrambi a quella categoria di persone che hanno deciso di farsi ammosciare le chiappe in un qualche tribunale di provincia, sono sulla mia stessa lunghezza d’onda. E per fare, ogni tanto, la pipì fuori dal vaso, entrambi si mettono a scrivere un blog. Scrivi che ti riscrivi Loureiro inizia a macinare accessi, la sua narrazione in prima persona di questa invasione zombie miete successi di pubblico e, successivamente, di critica, attirando le attenzioni di un editore spagnolo che, come tutti gli editori del mondo, per accorgersi di un potenziale successo o buon libro deve andarci a sbattere con il nasone.

Apocalisse Z, un romanzo horror che grazie al punto di vista narrativo inedito e particolarmente intimistico quale può essere prima un blog e poi un diario cartaceo – perché gli zombie fanno saltare elettricità e tutto il resto, nel mondo postapocalittico di cui sono diventati involontari padroni -, grazie alla narrazione in prima persona, dicevamo, raggiunge vette di suspense e tensione che raramente capita di trovare in opere del genere, dando vita a una scrittura spontanea e divertentissima che, letteralmente, tiene attaccati gli occhi del lettore alla pagina. Proprio per questa sua caratteristica, per l’intensa simulazione di un blog reale, si perdonano a Loureiro anche alcune imperfezioni che, in senso lato, possono essere imputate al fatto che avere una schiera di morti viventi pronti ad azzannarti non permette di limare il proprio scritto in maniera perfetta, facendo assumere ad Apocalisse Z quel sapore di realtà estrema che lo rende ancora più interessante.

Se gli zombie sono un problema, la presenza di quei pochi uomini che sono riusciti a sfuggire al contagio è, inoltre, un guaio ancora più grosso, tanto da far pensare che l’estinzione di massa, come successo ai dinosauri, sarebbe forse la soluzione migliore. E pedalare. Proprio la seconda parte, quella in cui il protagonista intraprende un lungo viaggio omerico in cerca della salvezza, seppur mantenendosi su ottimi livelli narrativi, perde un po’ di quella freschezza e curiosità che, all’opposto, la prima metà del romanzo è in grado di fornire. Nonostante ciò, Apocalisse Z rimane un’opera prima di estremo interesse, con una storia e una scrittura capaci di accattivare anche i lettori non avvezzi a solcare le onde dell’horror, dimostrando la vivacità della letteratura spagnola e creando una grande attesa per il secondo capitolo di quella che dovrebbe essere una trilogia: Apocalisse Z: I giorni oscuri.

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4 pensieri su “Apocalisse Z – Manel Loureiro

  1. Sì, l’avrete capito: questo è il pezzo che sarebbe dovuto comparire domani mattina, mercoledì 27 aprile… ma mio figlio ha deciso che era troppo bello e che fosse un peccato farvi aspettare fino a domani…

  2. Fabio Lotti in ha detto:

    Sono d’accordo con tuo figlio.

  3. Fabio Lotti in ha detto:

    Maggio è il mio mese e quello di mio figlio Riccardo. Nati tutti e due il 1° maggio. Come a dire voglia di lavorare saltami addosso…:)

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