Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Stone – regia di John Curran

Stone

STONE
un film di John Curran
con Robert De Niro, Edward Norton, Milla Jovovich, Frances Conroy

Bisogna prestare attenzione, molta attenzione, alle ultime settimane di lavoro. Succede sempre qualcosa e, di solito, non è una sveltina con la compagna d’ufficio con cui da anni ci si scambiano occhiate di fuoco. Quando Jack Maybury, una sorta di psicologo che lavora all’interno di un carcere nei pressi di Detroit, decide di non passare tutti i casi che ha sulla scrivania alla collega chiamata a sostituirlo da lì a poche settimane, in vista della meritata pensione, non sa ancora in quali guai si stia per cacciare.

Jack fa un lavoro mica tanto semplice: ha una cartelletta con il caso di un galeotto giunto in prossimità del fine pena, di solito gli rimangono ancora due o tre anni da scontare per i più disparati crimini. La lagna è uguale per tutti. Sono tutti cambiati, non farebbero mai più quelle cazzate che sono costate loro una decina d’anni in gattabuia e Dio mi ha salvato e redento, ho scoperto la Bibbia e capito i miei errori. Cazzate simili. Ma Gerald Creeson, per gli amici Stone, uno che con il cugino ha fatto secchi i nonni in preda a una crisi di astinenza e poi ha bruciato i loro corpi nel rogo appiccato alla casa, è diverso, è, se possibile, ancora più fuori di testa tutti gli altri. Stone non nutre grandi speranze nell’uomo che ha davanti e a ragione. Jack, in decenni di onorata carriera, ne ha visti anche troppi di pendagli da forca come Stone, mentecatti cacciaballe per risparmiarsi un paio d’anni di carcere. Ma lui fa il suo lavoro, scrive le sue relazioni e che sia poi la commissione preposta a decidere il da farsi.

Stone, invece, attacca a testa bassa e, dopo pochi minuti di storia, tira fuori a Jack la frase che è il miglior riassunto dell’intero film diretto da John Curran(già sceneggiatore di The Killer Inside Me di Michael Winterbottom): “Qui non si parla di me”. Cazzate. Stone, titolo della pellicola sceneggiata da Angus MacLachlan da una sua stessa opera teatrale, è invece una ininterrotta narrazione della storia di Jack e, in particolare, del suo completo fallimento sotto tutti i punti di vista, tanto personali quanto professionali.

Un Robert De Niro finalmente in un ruolo non minchione come quello interpretato in Manuale d’amore 3 o da nonno ripetitivo nel terzo capitolo di Ti presento i miei torna a riempire con la sua presenza totalitaria l’anima e l’essenza del film di Curran che, in definitiva, diventa un one man show in cui lo stesso Edward Norton, solitamente attore di caratura tale da tenere la scena per sé, in questo caso altro non è che mera spalla del personaggio di De Niro, il classico accadimento del fato che permette al granitico protagonista di sviluppare la sua storia. Leggendo la trama o, più semplicemente, solo osservando la locandina del film, infatti, si potrebbe pensare che l’intera vicenda ruoti intorno al binomio De Niro/Norton, in una rivisitazione drammatica e maggiormente articolata, almeno dal punto di vista del minutaggio, della magnifica singolar tenzone tra lo stesso Bob e Al Pacino nella tavola calda di Heat – La sfida, scena autenticamente entrata nella storia immortale del cinema. Questa grande aspettativa, diversamente, viene delusa da una sceneggiatura maggiormente concentrata a esplorare la singolarità di Jack Maybury piuttosto che a indagare e sviscerare una sfida che rimane sempre e solo in nuce e, necessariamente, sprecando l’enorme occasione fornita dall’avere tra le mani un cast eccellente ma, soprattutto, di mettere in aperta e storica contrapposizione due attori altrettanto grandi, benché appartenenti a epoche diverse.

La sceneggiatura, infatti, si avviluppa nell’intimismo moralista e religioso, da compendio del catechismo, che tanto piace a cerca autorialità statunitense. Guardando o leggendo certi lavori si rimane sempre stupiti dalla retorica mistica e, a volte, al limite del fanatismo religioso di tanta parte della popolazione americana o, almeno, di quella meritevole di diventare protagonista di film e romanzi. Nel caso specifico di Stone, però, questa autentica cappa opprimente composta dalla religione è ulteriormente funzionale alla storia di MacLachlan e alla caduta del suo protagonista. Tanto la vicenda personale quanto quella lavorativa di Jack, infatti, sono state segnate dalla menzogna raccontata a se stesso e agli altri, ammantando tutto il suo essere ed esistere di un velo di becero conformismo venutosi a sbriciolare al primo autentico colpo di vento, alla prima satanica tentazione. La vita di Jack pare solo a prima vista esemplare, quando invece altro non è che una stantia routine in cui ogni granello fuori posto è in grado di mandare in pezzi, come, all’inizio di film, il flashback sui suoi primi di anni di matrimonio o, al tramonto anche della sua storia personale, l’incontro con Stone e con la moglie di quest’ultimo.

Stone, in definitiva, è un film particolarmente interessante per i tanti aspetti morali che è capace di toccare, portando la telecamera al di là di quello che appare per indagare, all’opposto, quello che si è, mettendo anche in evidenza tutta l’enorme ipocrisia di certa religione che da opportunità di crescita e benessere si trasforma, diversamente, in ennesima fonte di oppressione conformista. Rimane il rammarico, comunque, di non aver sviluppato appieno il dialogo tra due grandi attori come De Niro e Norton, tanto da costringere il regista e lo stesso Norton a caratterizzare eccessivamente il personaggio di Stone, nel vano tentativo di smarcarlo dal ruolo comprimario che gli è stato assegnato, a dispetto del titolo del film, forse più riferito alla “pietra” su cui Jack ha fondato la propria vita piuttosto che a Gerald Creeson. E nulla può lo stesso Curran che, facendo ampio ricorso ad uno smodato utilizzo di dettagli simbolici, cerca di rilanciare sotto l’aspetto registico una storia cannibalizzata da un Robert De Niro compassato ma estremamente efficace nella descrizione spasmodica di un decadimento morale che pare, autenticamente, senza fine.

Di seguito il trailer di Stone del regista John Curran:

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2 pensieri su “Stone – regia di John Curran

  1. Buona vacanza di libritudine acuta. Stavo pensando che non vedo l’ora di leggere la tua recensione di Missione in Alaska (Meridiano Zero) sono certa che è nelle tue corde… a breve ti arriveranno le mie domande per l’intervista, preparati ad affilare le lameO_o

    • Di Missione in Alaska me sono letto metà in treno, tra andata e ritorno dal lavoro… è un lavoro originale e divertente, soprattutto molto politicamente scorretto e una lucidissima parodia di un certo stile di vita e di mentalità. Bello, vediamo, domani come va avanti. Un’altra andata e ritorno dal lavoro e l’ho finito…🙂 Per la vacanza, vabbè, lasciamo stare… non so cosa significhi questa parola, ormai sono anni che è solo un miraggio. Pazienza.

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