Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Così si muore a God’s Pocket – Pete Dexter

Così si muore a God’s Pocket

COSÍ SI MUORE A GOD’S POCKET (God’s Pocket)
di Pete Dexter
ed. Einaudi Stile Libero
Traduzione di Tommaso Pincio

Sembra d’essere in un qualsiasi paesino dimenticato da Dio della profonda provincia italiana. Invece siamo in una delle più grosse e note città degli Stati Uniti d’America. Philadelphia, tra la fine dei Settanta e gli inizi degli Ottanta: “Ray scosse il capo. – In questo quartiere tutti hanno rubato qualcosa a qualcun altro. Da ragazzini hanno dato fuoco a una casa oppure sono scappati quando sarebbero dovuti restare a combattere. Si sono derubati tra loro e hanno prestato soldi alle persone a cui gli avevano presi. Tu sei una persona intelligente, ma qui tutti sanno le schifezze di tutti. Sanno chi ha paura di lottare e chi imbroglia a carte e chi picchia i figli. E non importa quello che facciamo, siamo ancora qui e siamo quello che siamo. Qualunque cosa sia -.” [pg. 288]

Non sarebbe corretto né intellettualmente onesto esprimere un parere o cercare di convincere un ipotetico uditorio sulla grandezza di uno scrittore basandosi sulla citazione di una manciata di righe estrapolate dal suo romanzo d’esordio, datato 1983. Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, tutti i giorni. Però il mio spassionato invito è di fare, con un’eccezione alla regola, un profondo atto di fede nei confronti del vostro blogger letterario preferito e andare in libreria a comprare Così si muore a God’s Pocket, opera prima di Pete Dexter recentemente portata da Einaudi nel nostro Paese con la traduzione di Tommaso Pincio. Prendete il libro, tornate a casa e vi mettete a leggerlo. Non vi risulterà subito chiaro che cazzo voglia dire questo qui e perché quel tipo che scrive su Pegasus Descending vi abbia caldamente invitato a mettere mano al portafoglio e cacciare gli euri. Ma una pagina dopo l’altra lo capirete. Capirete cosa significa fare grandissima letteratura, stupendovi che Dexter, nel 1983, era solo uno scrittore sconosciuto all’esordio, affacciandosi su un mercato, qual è quello editoriale, spietato e pronto a fagocitare chiunque la faccia fuori dal vaso.

Bastano le sei righe riportate sopra a rendere materiali concetti quali il genio, l’universalità della letteratura, la sua atemporalità, la capacità propria solo dei grandissimi di essere sempre attuali e di descrivere con poche pennellate, una manciata di pagine, scenari sociologici complessi e indistricabili all’apparenza. Perché il protagonista di Così si muore a God’s Pocket è God’s Pocket stesso, un quartiere povero di Philadelphia pieno di immigrati italiani che, essendo italiani, non possono che essere pure mafiosi, vivendo di ricatti, racket, merce rubata e rivendita di carne fregata dai camion frigorifero fermi nelle soste di servizio. Ma è anche l’Uomo il secondo, centrale protagonista del romanzo di Dexter, con tutte le sue piccolezze e miserie, i suoi dolori, le sue speranze di rivalsa, la sua voglia di non arrendersi alla realtà, al passare dei tempi e al mutamento dei costumi.

Leon Hubbard, ventiquattrenne fancazzista e testa di cazzo, è lo specchio di quei tempi. Mickey Scarpato, il patrigno, è un altro aspetto di quel mondo in mutamento: è l’elemento esterno, lo straniero adottato, il personaggio che sta sul confine ingroup-outgroup e che viene quindi utilizzato da Dexter per parlare di God’s Pocket da una prospettiva terza rispetto a quella di chi, nel sobborgo, ci è nato e cresciuto. Lucien Edwards Jr. è lo strumento narrativo a cui lo scrittore fa incarnare l’elemento etico della storia, un personaggio che volontariamente si sarebbe ritagliato un ruolo del tutto secondario, inosservato, invisibile, ma che il fottuto destino butta nella mischia, cancellando in un attimo tutta la sua moralità, la sua dedizione alla famiglia e al lavoro. C’è una nerissima ironia nella storia di Lucien Edwards, personaggio che Dexter tratteggia più con i suoi silenzi e con i suoi gesti che con le sue parole, ma che diventa l’elemento detonante di tutta la storia e, in definitiva, quello in grado di spezzare la quiete del quartiere di God’s Pocket, dando il via a tutti quegli eventi che tanto cambieranno la vita di molte persone. E poi c’è Richard Shellburn, forse il parto più felice, per quel che riguarda questo romanzo, della fantasia di Dexter: Shellburn è il classico columnist che ha basato tutto il suo successo e la sua popolarità sullo stile Studio Aperto. I fatti sono un corollario, un accidente dell’articolo, quello che conta è fare retorica da quattro soldi, ricorrendo a ogni riga a quegli artifici fallaci atti a parlare alle pance dei lettori piuttosto che alle loro teste. E allora sì che Shellburn sa quello che pensa la gente di God’s Pocket e lo sa prima ancora che quelle persone la pensioni, quella stessa cosa. Ma anche per lui le cose cambieranno quando la morte di Leon Hubbard e una notizia non verificata sparata in un trafiletto del quotidiano cittadino lo costringeranno a tornare a fare il mestiere del cronista: macinare chilometri.

Sì, lo so, sembra Erri De Luca, ma è Pete Dexter

Così si muore a God’s Pocket è un magnifico affresco decadente di una porzione d’America in cui il Sogno Americano incarnato da Ronald Reagan, lì, non è arrivato. A God’s Pocket la gente continua a lavorare e a morire di cancro ai polmoni, i giovani non hanno niente di meglio da fare se non andarsene in giro a fare i bulletti con una lama in tasca e gli operai, nel dopolavoro, spendono le loro paghe nel bar di fronte a casa mentre anche la stessa mafia pare più un coacervo di dilettanti allo sbaraglio piuttosto che quella macchina criminale quale dovrebbe essere. E Shellburn, la firma di punta del primo giornale di Philadelphia, non riesce più a scrivere un articolo decente, incapace di capire che è lui il vecchio da superare, mentre il New Journalism che tanto gli sta sulle balle rappresenta un nuovo, incredibile modo di raccontare la realtà, autentica rivoluzione in un mondo patinato e puttaniero come quello del giornalismo.

Pete Dexter è uno scrittore straordinario, capace di rendere attuale un romanzo d’esordio di quasi trent’anni fa. L’inizio degli anni Ottanta era un altro mondo rispetto a quello in cui siamo chiamati ora a vivere, ma la prosa di Dexter scorre attualissima perché alla narrazione dell’ambiente sociale scorre parallela l’universale racconto dell’Uomo che, come già insegnava Machiavelli nel 1500, non cambia con il cambiare della Storia, rimanendo immutabili le sue passioni e i suoi dolori, le sue gioie e le sue delusioni. Lo scrittore americano, inoltre, riesce ad assemblare il tutto con uno stile impeccabile che, mutuando l’insegnamento di Elmore Leonard e nonostante un maggiore utilizzo della narrazione introspettiva rispetto al Maestro, permette alla storia di avanzare rapida mischiando in modo perfetto l’utilizzo di dialoghi serrati, realistici e ficcanti con la narrazione in terza persona, permettendo l’emersione di psicologie e sentimenti dal racconto dei fatti, che rimangono sempre i protagonisti della scrittura di Dexter, capace di mantenersi sempre equilibrata e mai zelante nei confronti di facili moralismi o buonismi di terza categoria.

“Finì la birra, domandandosi cosa ci fosse di tanto importante nell’appartenere a un luogo se poi la fine era questa. Pensò che qualcosa di importante doveva esserci, altrimenti non si sarebbe sentito così male all’idea d’andarsene.” [pg. 340]. Passare tutta la vita a volersene andare e poi rammaricarsene quando quel giorno arriva. Dentro e fuori, ma sempre sul confine, incapace di far parte di quel mondo, di quel gruppo in cui la solitudine dell’esistenza potrebbe mitigarsi. I personaggi di Così si muore a God’s Pocket, nonostante il quartiere, cioè un aggregato, sia il protagonista, rimangono delle monadi solitarie. Sentirsi soli in mezzo alla gente. E Pete Dexter è uno scrittore formidabile.

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI e poi su MI PIACE per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Navigazione ad articolo singolo

7 pensieri su “Così si muore a God’s Pocket – Pete Dexter

  1. Walt in ha detto:

    Hai proprio ragione! Pete Dexter è davvero un grande e questo suo lavoro a me è piaciuto moltissimo. Sto leggendo IL PAESE DI DIO di Percival Everett, mi piacerebbe poi avere il tuo giudizio

  2. Ragazzo ma scherziamo?, Pete Dexter è un mito assoluto… TRAIN o IL CUORE NERO DI PARIS TROUT sono due monumenti alla migliore tradizione southern americana!!!

  3. Valter in ha detto:

    Ebbene si… questo Dexter è davvero un grande!

  4. @Walt: grandissimo! Questo romanzo mi ha fatto impazzire. Figurati che è il suo primo che leggo, nonostante abbia comprato anni fa Un affare di famiglia, senza ancora leggerlo. Questo mi incurosiva, poi lo sconto del 25% mi ha fatto rompere gli indugi!🙂 Eh eh…braccino… Su Everett aspetto il tuo parere, ora ho un bel po’ di letture ammonticchiate. Nel viaggio di ritorno di oggi, dal lavoro intendo, finisco Lo sconosciuto n.89 di Elmore.

    @Omar: ecche ti sembra che scherzo, io? Southern o non southern non so, non lo conosco ancora a sufficienza, ma questo romanzo che ho recensito mi è piaciuto un casino!

    @Valter: figurati che io non lo conoscevo. Cioè, lo conoscevo di nome, ma non avevo letto niente di suo, come dicevo poco sopra al tuo quasi omonimo…provvederò, anche se le mie lacune, purtroppo, sono troppo vaste…sig😦

  5. Gigistar in ha detto:

    ciao Andrea, altro consiglio che recepisco e inserisco proprio lì, alla riga 22 della mia lista dei must-read!

    Mi colpisce come su Amazon.com questo God’s Pocket sia relegato piuttosto ai margini sia in termini di recensioni (solo 7 – con media voto 4,4 su 5) sia di vendite (oltre la 900.000ma posizione).

    Peraltro ottime votazioni sembra invece ottenere una raccolta di racconti dello stesso Dexter (titolo originale Paper Trails), a quanto pare non tradotti in Italia.

    Mi accingo intanto a finire un ottimo Hollywood Station di Wambaugh, dopo aver già terminato un altrettanto ottimo Right as Rain (in Italiano “Strade di sangue”) di Pelecanos. Da Washington DC sono volato a L.A. … adesso con Dexter si torna sulla East Coast!!

    • Ciao Gigi, accetta il consiglio, sono certo che non ne rimarrai deluso. Lascia perdere le classifiche di Amazon, lasciano il tempo che trovano. Considera che questo Così si muore a God’s Pocket, per esempio, ancora una volta è stato recensito da nessuno o quasi. Se cerchi in internet credo che trovi solo la mia recensione, le altre sono le solite segnalazioni un po’ tutte uguali. E Pete Dexter è un gigante, così come Leonard o Wambaugh, ma pure loro, nonostante pubblico per Einaudi, credo non ricevano dalla stampa lo spazio loro consono.

      Strade di sangue l’ho letto alcuni anni fa, bello, Pelecanos mi piace. Di Hollywood Station, come forse saprai, ho pure pubblicato una recensione su PD. Leggiti questo Dexter e poi fammi sapere che ne pensi, ok?🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: