Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Unstoppable-Fuori controllo – regia di Tony Scott

Unstoppable – Fuori controllo

UNSTOPPABLE – FUORI CONTROLLO
un film di Tony Scott
con Denzel Washington, Chris Pine, Rosario Dawson

Io già me li vedo, i due fratellini Scott, Tony e Ridley, scartare i loro pacchetti nella notte di Natale. Tony voleva tanto tanto un bel trenino, uno di quelli con i binari e la locomotiva come fedele riproduzione di quelle vere, di quelle che trascinano chilometri di vagoni ferroviari lungo gli infiniti spazi aperti degli Stati Uniti d’America. Giocate insieme, ha detto loro la mamma, e Tony storce il naso, il trenino è suo, perchè deve condividerlo con quel rompiballe sapientino del fratello? Ma tant’è. I binari sono montati, gli scambi pronti, le batterie per farlo muovere cariche. Ciuff ciuff, fa Tony, e il trenino che inizia a girare nella sua traettoria ovale, l’albero addobbato poco distante. Gira una volta. Gira due volte. Tre. Quattro. Ma che rottura di coglioni che è ‘sto gioco, urla Ridley a Tony. Beh, in effetti, Rid, non hai tutti i torti. Ma senti un po’ qua: che succede se acceleriamo al massimo? Dici che deraglia? E se mettiamo questo vagone qui, che era in più nella confezione, fermo sul binario? Secondo te che succede? Il trenino si blocca o lo fa volare? E che ne so, io, Tony? Ribatte quello. Però proviamo, dai!

E così, sessant’anni dopo, forse ritrovando quel vecchio modellino in soffitta o capitando per caso su un sito di giocattoli d’un tempo, nasce l’ultimo film del regista Tony Scott, Unstoppable – Fuori controllo, ennesimo film ipercinetico e adrenalinico che vede per la quarta volta – e la terza di fila – Denzel Washington nelle vesti del protagonista dopo Man on Fire, Déjà Vu e Pelham 123.

La storia, tratta da un episodio realmente accaduto in Ohio nel 2001, è tanto essenziale quanto efficace nella sua linearità: un treno merci fuori controllo, lungo un chilometro e con un carico tossico di diversi vagoni-botte, corre per la campagna americana creando, come si dice in questi casi, un po’ di scompiglio. Le azioni di soccorso partono immediatamento contemplando diverse strategie, dal deragliamento pilotato all’abbordaggio al volo, fino al tentativo di frenarne la corsa utilizzando una seconda locomotiva. Nessuna di queste iniziative sortisce i risultati sperati. Ma il treno deve essere fermato al più presto, prima che entri nel centro abitato di Stanton, settecentomila abitanti, in cui una stretta curva a esse presa a quella velocità lo farebbe sicuramente finire dentro i depositi di carburante che, con tutto lo spazio che c’era, sono stati posizionati proprio nella traettoria esterna della famigerata curva. Ma Frank Barnes, veterano dei macchinisti, e Will Colson, neofita dei capotreni, stanno per intervenire con un piano che dire “disperato” è dire poco.

Unstoppable è un film che forse solo uno come Tony Scott poteva fare, e fare bere, tanto che il suo arrivo alla regia di questo lavoro dalla produzione travagliata, e inizialmente assegnata a Martin Campbell (Casinò Royal e Fuori controllo), risulta come un autentico segno del destino da parte degli dei del cinema.   

Il film parte in quarta fin dai primi cinque minuti e continua a girare a mille, alla stessa rapidità della corsa dei convigli ferroviari, i veri protagonisti di questa pellicola, fino alla fine. Anche se la trama appartiene a un mainstream classicamente americano, con i protagonisti alle prese con i soliti loro problemi familiari che, inevitabilmente, si risolvono e tutto è bene quel che finisce bene, riesce comunque, e forse anche un po’ incredibilmente, a catturare per cento minuti filati, nonostante gli esiti siano ben più che prevedibili e la caratterizzazione dei personaggi qualcosa di meno che assente. E però il film gira, quei fottuti trenini ti incollano allo schermo, con la loro corsa folle, gli eliccoteri sopra e le macchine della polizia di fianco, il boss ottuso e testa di cazzo e la solita apologia dell’individualismo, dell’uomo medio americano che non può essere che eccezionale, anticonformista e che ai capi mica presta poi tutto questo ascolto, perchè la soggezione all’autorità è delle pecore, mica una roba appartenente alla nostra cultura o, almeno, a quella che vogliamo passare nelle storie da cento e passa milioni di dollari.

Nonostante, quindi, Unstoppable sia un lavoro divertentissimo e di una rapidità soprendente, anche grazie alla regia molto movimentata di Tony Scott resa al meglio dal montaggio in sequenza di continui cambi di scena, dialoghi ridotti al minimo e pochi secondi per ogni immagine, rimane il rammarico di assistere alla imperterrita discesa della china calante di un grande attore come Denzel Washington e alla sua metamorfosi fisiognomica in un Clarence Seedorf con vent’anni di più. Risulta abbastanza incomprensibilmente (?), infatti, che uno degli attori di maggior talento di Hollywood si sia imbarcato, negli ultimi anni, in una infinita serie di film che seppur rimanendo dignitosi sono distanti anni luce, sia per complessità sia per spessore, da lavori come Glory, Philadelphia, Hurricane, Malcolm X, Training Day o American Gangster. Bisogna infatti risalire al 2007 e a quello che reputo il miglior film del fratello di Tony, Ridley, per scovare una prova e un contesto cinematografico degni del talento dell’attore di Mount Vernon, passato anche attraverso lavori decisamente minori e decisamente scadenti come, per esempio, il recente Codice: Genesi. Insomma, chi ha il talento non dovrebbe sprecarlo o, comunque, saper centellinare esigenze di cassa ed esigenze artistiche. Sperando che anche Denzel Washington, prima o poi, torni a dissotterrare i suoi tre talenti.

Di seguito il traile di Unstoppable – Fuori controllo di Tony Scott:

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2 pensieri su “Unstoppable-Fuori controllo – regia di Tony Scott

  1. Il film è piaciuto e non piaciuto anche a me per gli stessi motivi.
    Nota a margine: fino a qualche anno fa ritenevo Ridley il fratello dotato (manco sto a citare i suoi primi, straordinari titoli) e Tony quello decerebrato (sì, parlo anche di Top Gun e di Giorni di tuono). A parte qualche eccezione (Amerigan gangster), negli ultimi anni i ruoli si sono decisamente invertiti.🙂

    • Beh, però American Gangster è una eccezione mica da poco! Vabbè, io forse sono di parte perchè quel film l’ho amato moltissimo, ma credo siano comunque due registi diversi. Ridley mi sembra più ambizioso, più orientato verso il grande cinema, mentre Tony ha scelto una strada più dedita all’intrattenimento. E ci riesce benissimo, i suoi film sono sempre molto divertenti, anche se hanno il limite, a mio avviso, di passare, cioè li vedi e poi basta, vai oltre, pensi ad altro. Su Denzel Washington non sto poi qui a ripetermi. Secondo me è in una fase calante mica male, come molti grandi di hollywood, vedi De Niro, cazzo, che si è ridotto a fare il vecchietto arzillo per Manuale d’amore 3! Ahhhhh!

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