Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La “polenta western” a go-go di Matteo Righetto

Matteo Righetto by Giovanni De Sandre

Fondatore di uno dei movimenti letterari italiani di maggiore vivacità e spessore culturale. Autore di due romanzi che hanno portato nella Pianura Padana quegli stilemi figli di tanta letteratura d’oltreoceano proveniente, in particolare, dal Sud degli Stati Uniti d’America, dal Texas di Joe R. Lansdale alla Louisiana di Victor Gischler. Insegnante di lettere, materia di cui, stando a quello che si legge in giro, sembra non fregare più un cazzo di niente a nessuno in questo fottuto Paese. In poche parole: Matteo Righetto, di cui è da poco uscito per Perdisa il secondo romanzo, Bacchiglione blues (e di cui potete leggere la recensione su Pegasus Descending).

Da dove nasce Bacchiglione blues?
Bacchiglione blues nasce semplicemente dal desiderio di scrivere una storia ispirata al manifesto Sugarpulp. Una storia nata da suggestioni letterarie nordamericane di genere, ma ambientata dalle mie parti. Tutto qui. Gli ingredienti sono pochi ma forti e agitati energicamente fra loro. Una sorta di “Tagliatella” Nardini, per capirci. Mai provata? Non sai cosa ti perdi…

C’è una qualche forma di collegamento con il tuo romanzo d’esordio, Savana Padana?
Assolutamente sì, Bacchiglione blues prosegue sulla scia di quel “polenta western” iniziato proprio con Savana Padana. Simili le ambientazioni rurali e selvagge, così come i personaggi, l’elemento western, la ruvidità della vicenda, la cifra grottesca, l’ironia tagliente, il politicamente scorretto.

Il tuo Nord-Est è selvaggio e popolato da bifolchi della peggior razza. Dove finisce la finzione e dove inizia la realtà?
Per la verità la mia rappresentazione letteraria non si discosta di molto da certe bieche realtà provinciali che si possono vedere nelle campagne venete. Uomini rudi, ignoranti, razzisti, chiusi mentalmente e pronti a tutto pur di fare schèi. Insomma, dei “rednecks” nostrani. Certo si tratta di suggestioni fortemente filtrate da un’ottica pulp, ma sai bene che spesso la realtà supera e anche di molto la finzione, per rendersene conto è sufficiente leggere le cronache dei quotidiani locali.

Insieme a Matteo Strukul sei l’estensore del Manifesto Sugapulp, a cui ti attieni anche per il tuo stile narrativo. Come nasce e perché questa vostra iniziativa culturale?
La barbabietola intossicata nasce come elemento di rottura ma soprattutto di novità. L’originalità di Sugarpulp sta nel fatto che questo movimento non si limita ad essere soltanto una realtà rappresentata da un sito web (come tanti altri) proponendo recensioni, interviste e approfondimenti, ma si presenta soprattutto come un gruppo di scrittori che condividono un manifesto letterario e vogliono suggerire nuove storie e un nuovo modo di scrivere legati alla dimensione dei “territori”. Sugarpulp nasce col motto di maccartiana memoria: “Perché il nordest, la Bassa, la grande Pianura padana non sono più, da oggi, un Paese per vecchi”, frase che testimonia la nostra volontà di svecchiare la concezione quasi esclusivamente lirica snob e impegnata della narrativa italiana per aprirla ad un pubblico più vasto e più giovane. Un movimento decisamente pop, questo è sicuro.

Ma l’Italia è o no un Paese per vecchi?
L’Italia è un paese di vecchi e per vecchi. E non farmi dire altro.

In Bacchiglione blues fai un gran ricorso a metafore e iperboli fortemente letterarie in cui riecheggia forte la voce di Joe R. Lansdale. Non credi, a volte, di aver esagerato e tirato troppo la corda per raccontare un ambiente, come il Veneto, che con pitoni et similia ha ben poco a che fare?
Apparentemente sì, ma sono d’accordo solo in parte, nel senso che le iperboli e le metafore che ho usate sono spesso riconducibili ad un linguaggio anche fumettistico e televisivo usatissimo anche da noi a qualunque latitudine. Qualche decennio fa sicuramente certe metafore sarebbero risultate fuori luogo, ma oggi anche il linguaggio iperbolico tra i giovani è assolutamente globalizzato. Attorno a me sento spessissimo usare metafore esoticissime che prendono in considerazione animali, luoghi o parole che con la nostra propria regione di provenienza o appartenenza non c’entrano un bel niente. “Minchia” si usa anche in Veneto, tanto per dire. Per quanto riguarda i riferimenti zoofili, penso che da Quark negli anni ’80 a Wild nei giorni nostri, ormai sappiamo vita, morte e miracoli sugli anaconda, sui coyote e sul culo rosso dei babbuini, perciò non vedo perché debba risultare così strano citare certi animali nel linguaggio quotidiano. Nella realtà lo si fa, perciò ripeto, non ci vedo nulla di strano o “tirato per i capelli”. Appena ieri, giuro, ho sentito il mio vicino di casa bestemmiare dicendo che piuttosto che pagare il canone Rai si farebbe inculare da un bue muschiato. Beh, non mi pare che dalle mie parti ve ne siano poi così tanti, di quei bestioni pelosi…

Tu sei anche insegnante di lettere. Sto leggendo proprio in questi giorni il saggio di Paola Mastrocola Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare. Ne esce un ritratto disarmante dei nostri ragazzi: fancazzisti, ignoranti, direi dei semianalfabeti. E qui non si tratta di una vuota generalizzazione o di uno stereotipo, ma di un qualcosa che la Mastrocola, tua collega, sembra rilevare con grande lucidità. Ma a qualcuno frega ancora della letteratura?
In gran parte è vero, ma la Mastrocola dovrebbe prima di tutto rendersi conto che la scarsissima attenzione che i giovani rivolgono alla lettura e alla letteratura è dovuta principalmente ad una precisa responsabilità dei docenti di lettere, i quali troppo spesso non sono assolutamente in grado di coinvolgere gli adolescenti e di comunicare con loro, ma non sono in grado nemmeno (e questo è ancora più grave) di trasmettere il piacere della lettura attraverso testi narrativi che possano incontrare il loro favore. Troppo spesso si dimentica che leggere dovrebbe essere anzitutto un piacere e questo piacere non lo si trasmette di certo con l’imposizione di programmi ministeriali svuotati di anima e di senso per un adolescente del 2011. Se io infatti provo ad avvicinare al piacere della lettura un diciassettenne di oggi imponendogli l’analisi testuale della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso o lo studio della metrica nell’Adone di Giambattista Marino, io non ho alcuna speranza di farlo diventare un lettore, anzi, ottengo il risultato opposto: puoi star certo che quel giovane non leggerà mai nessun libro! Uno dei compiti più importanti e delicati per un docente di lettere oggi è proprio quello di trasmettere la passione per la buona letteratura attraverso un percorso graduale che avvicini i ragazzi a titoli e autori più giovani, più freschi, più dinamici, più contemporanei, diciamolo, più “cool”. Sai quanti miei studenti hanno iniziato a leggere romanzi per la prima volta nella loro vita dopo aver letto Savana Padana o Bacchiglione blues? E quanti ancora sono diventati appassionati lettori dopo che  ho consigliato loro di leggere L’ultima caccia o L’anno dell’uragano di Lansdale, solo per citare un paio di titoli fra i molti? Anche questo è uno dei meriti di movimenti come Sugarpulp o Pegasus Descending, quello cioè di proporre buone letture e far scoprire anche ai cosiddetti lettori giovani e “deboli” che dentro quelle pagine ci sono storie stupende, viaggi, emozioni, uomini, donne, vite che ci aiutano a conoscere noi stessi e a scoprire il mondo, magari pure divertendoci, e santoddio, che male c’è?

Cos’è, per te, la letteratura? Solo i grandi classici o anche quel corpus di autori da cui tu prendi spunto e di cui io parlo quotidianamente su Pegasus Descending?
Caspita, che domandone, ci vorrebbe una vita intera per risponderti e ancora non sarebbe sufficiente! Provando ad essere molto sintetico, personalmente ritengo che la grande Letteratura sia quella capace di trasmetterti emozioni forti, di scuoterti a costo di farti male. I grandi scrittori sono quelli che davvero ti prendono e ti portano via, non soltanto per la loro scrittura ipnotica, ma anche e soprattutto perché hanno quel talento particolare in grado di farti piangere e ridere nell’arco di mezza pagina. I grandi autori sono questi, quelli che fanno di te e delle tue emozioni ciò che vogliono, ovunque tu sia e in qualunque modo tu abbia deciso di approcciarti alle loro storie. I grandi autori sono quelli che scrivono cose che tu hai sempre sentito dentro di te, ma non sei mai riuscito a decifrare, sono quelli che riescono a dare un nome a ciò che senti. I grandi autori ti fanno sentire vivo, sanno accarezzarti ma sanno anche sferrarti due calci sullo stomaco quando meno te l’aspetti. Poco importa l’epoca nella quale hanno vissuto, il successo di critica o commerciale di cui hanno goduto, una loro eventuale antologizzazione o la loro considerazione in ambito accademico o meno. 

Bacchiglione blues

Credi che leggere, che ne so, Manzoni oppure Lansdale sia la stessa cosa oppure la lettura di uno ha un valore diverso dalla lettura degli altri?E’ chiaro che non è la stessa cosa, così come non è la stessa cosa ascoltare una sinfonia di Mahler oppure i Pearl Jam, ma questo non significa che debbano meritare diversa considerazione. Si tratta di saper apprezzare, valorizzare, gustare il talento di entrambi, unitamente alla capacità di storicizzare e contestualizzare ognuno di essi nella loro propria realtà. Perciò vanno letti tutti e due poiché rappresentano, pur nella loro abissale distanza, due esempi di talento letterario straordinario. Due autentici colossi.

Chi sono, a tuo avviso, i migliori nuovi talenti in giro in questo momento nel mondo della letteratura, di genere o meno?
Bella domanda. Di stranieri ce n’è un sacco e confesso di leggere soprattutto quelli. Faccio però volentieri qualche nome italiano a costo di dimenticarne malauguratamente qualche altro e dico: Omar Di Monopoli, Pierluigi Porazzi, Sacha Naspini, Marilù Oliva.

Credi che il pulp, il noir, la letteratura che per comodità identifichiamo come di genere, sia in grado di raccontare di più o di meno la realtà che ci circonda rispetto a un tipo di letteratura non di genere?
Spesso la letteratura di genere riesce a farlo meglio, contrariamente a quello che molti credono o si ostinano pregiudizialmente a credere. Spesso il pulp è molto più realistico del realismo. Pensa che, a proposito della tua domanda, quando abbiamo ospitato Joe Lansdale a Padova nell’ambito di “One shot”, in una delle interviste che lo scrittore texano ha rilasciato ai quotidiani locali ha affermato: “Con il pulp racconto la realtà.”

A chi affideresti la trasposizione cinematografica del tuo Bacchiglione e a quali attori faresti interpretare i vari ruoli dei tuoi personaggi?
I nomi che mi vengono in mente sono tanti, ma mi verrebbe da dire l’Emir Kusturica di “black cat white cat”, con le sue trovate geniali, le sue scene rocambolesche, i suoi personaggi perennemente in bilico tra dramma farsesco e commedia pulp. Per quanto riguarda il cast mi piacerebbe vedere Steve Buscemi, Joe Pesci, Peter Stormare, Vincent Gallo, Paul Sorvino. Ma anche qualche italiano come Andrea Pennacchi, Giuseppe Battiston, Marco Giallini.

Puoi dare ai lettori di Pegasus Descending qualche anticipazione sui tuoi prossimi lavori?
Per quanto riguarda i miei prossimi lavori preferirei non sbilanciarmi per scaramanzia, comunque posso dire che sto ultimando un romanzo assai diverso da quelli precedenti, nel senso che sarà sempre nero ma meno pulp.  Ho anche finito da poco un racconto che uscirà negli Stati Uniti nella prossima primavera in una raccolta curata da Maxim Jakubowsky. Ma continuo a lavorare anche su altri progetti e per fortuna le idee non mi mancano.Per quanto riguarda invece il movimento Sugarpulp invece, beh, stiamo organizzando il festival che si terrà a Padova alla fine dell’estate e che sarà una bomba, con autori del calibro di Joe Lansdale, Victor Gischler, Tim Willocks e poi fumettisti da paura, musica e molto altro! Poi, al di là di questo, se non lo sai Sugarpulp si è fatto promotore di una raccolta firme su facebook per l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Cormack McCarthy. Ci vuoi dare una mano?

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8 pensieri su “La “polenta western” a go-go di Matteo Righetto

  1. Walt in ha detto:

    Lo sto leggendo proprio in questi giorni (sono poco oltre la metà) quindi mi riservo un commento definitivo più avanti, ma posso già dire che è davvero un bella crime novel, pulp qb, avvincente, intelligente e assai scorrevole. La storia è bella e ben congegnata, i luoghi magistralmente descritti, i personaggi belli fuori di testa e ben delineati: ti prende. Solo una critica, per voler vedere il pelo nell’uovo: il linguaggio! Tito Pasquato, Toni Drugo e Ivo Sborin sono 3 cialtroni, buzzurri e ignoranti, ti immagini che parlino un italiano stentato, più che altro un dialetto veneto-ferrarese pieno di strafalcioni e dai concetti molto approssimativi. Matteo invece mette loro in bocca un vocabolario e una sintassi frutto di ottimi apprendimenti ginnasiali e liceali. In Italia tra l’altro una tale proprietà di linguaggio non la si riscontra nemmeno tra laureati e pluri-masterizzati visto che hanno passato la maggior parte del tempo previsto per loro corsi universitari in birreria piuttosto che nelle aule universitarie (come si diceva? scuola di strada eheh)

  2. Ragazzi, rendetevi conto che lavorare sulla lingua di un romanzo o un racconto è la cosa più difficile, per uno scrittore (anche per un traduttore, e infatti per accorgersene basta sfogliare qualche titolo in libreria). Non crederete mica che Elmore Leonard abbia imparato dall’oggi al domani, eh?🙂

  3. Walt in ha detto:

    Eh già! E’ per questo, infatti, che mi ricompro e mi rileggo almeno un altro paio di volte i romanzi di Elmore Leonard ritradotti da Conti. A proposito: Einaudi pubblicherà mai Maximun Bob, l’unico da mai letto?

  4. Walt, a quanto so non è nel programma dei prossimi due anni (nel 2011 dovrebbe toccare a Djibouti e Swag. nel 2012 a Bandits e al nuovissimo Raylan, che lo stesso Leonard mi ha detto sabato scorso a Roma di aver appena consegnato al suo editore americano).

    Il problema sta nel fatto che Elmore è un vecchietto terribile che continua imperterrito a scrivere un romanzo l’anno, e ovviamente gli interessa veder uscire alla svelta più le novità che le ritraduzioni del suo vecchio catalogo.

    Mi ha anche detto che ha praticamente deciso di tornare a scrivere un western (l’ultimo è ancora Gunsights, che risale ormai a 32 anni fa)🙂

  5. Walt in ha detto:

    Bell’intervista! A un certo punto leggo che l’Italia è un paese di vecchi e per vecchi. Concordo, e non solo, è soprattutto un paese di coglioni e per coglioni. Non è mia intenzione fare discorsi politici o polemiche legate all’attualità, questo è un blog in cui si parla di libri e di film ma…. a noi che ci piace leggere i romanzi di Elmore Leonard e vedere i film di Tarantino e dei Coen. Proviamo a immaginare: A Cuba muoiono Fidel e Raul Castro, nasce un nuovo governo, debole e traballante. Cosa fa per prima cosa? Apre le galere e invita deliquenti, mascalzoni e tagliagole e tutti quelli che potrebbero creare problemi con le loro intemperanze a lasciare il paese e a emigrare negli Stati Uniti. In 20/25.000 con barconi di fortuna arrivano a Key West e ovviamente mettono a soqquadro la piccola isola. A questo punto il Governatore della Florida noleggia (a caro prezzo) 5 o 6 grandi navi da crociera (quelle che stazionano nel canale di Miami tra Downtown e South Beach) per spostarli in altre città della Florida. Cosa fanno questi delinquenti, una volta a bordo? Distruggono tutto, sfondano i vetri, lacerano le poltrone con i coltelli, devastano le cabine, squarciano i materassi, buttano giù le porte a forza di calci, spaccano gli apparecchi televisivi. A noi che ci piace leggere Winslow e tanti altri autori di romanzi tosti… ci immaginiamo che una volta arrivata a Fort Lauderdale, sulla nave da crociera semidistrutta sialgano a bordo di corsa un nugolo di durissimi marshall, di cattivissimi poliziotti metropolitani e squadre SWAT che con i loro manganelli spacchinono rotule, mascelle, poi li catturino, li ammanettino e li accompagnino nei penitenziari statali, quelli dei lavori forzati. Questo siamo abituati a leggere e questo ci aspettiamo. E in Italia? Niente di tutto questo. Ai delinquenti clandestini (pardon rifugiati politici, in quanto perseguitati inspiegabilmente non dal vecchio governo dispotico, ma da quello appena insediato, democratico) che hanno distrutto la nave che li ospitava, noleggiata con il denaro dei contribuenti, offriamo ospitalità in locali confortevoli (non sia mai una tendopoli), pacchetti di sigarette e schede telefoniche in modo che possano chiamiare casa e tranquillizzare i parenti rimasti di là dal mare. E poi ci scusiamo per non esserci fatti trovare pronti per l’emergenza. Un paese di vecchi? Questo è un paese di morti.

  6. @Walt, le cose non stanno proprio come dici tu sui clandestini… non voglio polemizzare ma quaggiù a Manduria dove vivo io la situazione è più complicata di quanto sembri in tv😦 e non è che ricacciando tutti in mare la classe politica si mondi della ridicola improvvisazione con cui ha gestito l’affaire (se si decide di buttare le bombe in un posto, o anche semplicemente si acconsenta a donare le basi per far volare gli aerei che quelle bombe le gettano, poi ci si deve far carico delle conseguenze che ciò implica)

    (ok, scusate l’Out Topic)

  7. Ragazzi, occhio agli OT, mi raccomando.

    Comunque sì, Walt, siamo un paese di morti e sepolti. E la cosa mi dispiace perchè, nonostante tutto, questo è il mio paese e tale rimarrà per sempre. Però non so proprio, io, come potrei cambiarlo. Cerco di fare bene il mio lavoro, qualunque esso sia, ma temo non basti.

    @Luca: sarebbe stato bello assistere all’incontro con Leonard. Ho pure messo su FB un appello rivolto a chi c’è stato per scriverne un pezzo, ma nessuno ha ancora raccolto, purtroppo. Leonard è un Maestro. E ci avrà pure messo del tempo, per imparare, come tutti, però, diamine, ha imparato proprio bene!🙂

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