Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il libro dell’Angelo – Alfredo Colitto

Il libro dell’angelo

IL LIBRO DELL’ANGELO
di Alfredo Colitto
ed. Piemme

Come un pesce fuor d’acqua. Così si sente, uno, quando viene sradicato dai posti in cui è abituato a muoversi per nascita o consuetudine acquisita. Se con i primi due romanzi della trilogia dedicata da Alfredo Colitto al medico bolognese Mondino de’ Liuzzi era proprio la città emiliana a fare da palcoscenico per omicidi, oscure e intricate trame e minacce varie, con il terzo e ultimo capitolo di questa trilogia medievale è Venezia a irrompere prepotente sulla scena.

<<Dovevo trovare un pretesto che consentisse tanto a Mondino quanto a Gerardo, in maniera però indipendente e plausibile, di trovarsi entrambi a Venezia>> diceva, qualche settimana fa, lo stesso scrittore durante una presentazione milanese del suo romanzo. E il pretesto c’è ed è solido: Mondino riceve una missiva da Venezia inviatagli dalla bella collega Adia. La donna, come lui dedita all’arte medica, chiede il suo aiuto per risolvere uno spinoso caso che potrebbe mettere a rischio l’incolumità dei numerosi ebrei che vivono sulla laguna. Pochi giorni prima, infatti, sono stati ripescati casualmente i cadaveri di tre bambini, senza nome e inchiodati su una croce come Nostro Signore Gesù Cristo. L’ammazzatina ricorda da vicino tutti quei miti, leggende o semplici volgari stereotipi che avvolgono il popolo ebraico, secondo molti dedito a sacrifici di sangue innocente in prossimità della Pasqua ma che, evidentemente, anche nel resto dell’anno non disdegnano. Mondino, con ‘sta storia dell’ebraismo, ha pure un conto aperto. La sua famiglia, infatti, seppur convertita ormai da molto tempo al Cristianesimo, rimane di profonde origini ebraiche. A Mondino, che è uno scienziato, un illuminista antelitteram che, anche storicamente, sfiderà apertamente l’ottusità ecclesiasitica riprendendo a condurre dissezioni sui cadevari al fine di studiare in maniera approfondita l’anatomia del corpo umano, vergando testi di medicina che verranno utilizzati nelle università europee per secoli, fino al Settecento, a Mondino, dicevamo, non è che freghi più di tanto questa storia della religione di appartenenza. Adia, per esempio, con la quale ha avuto in passato anche una travolgente passione amorosa forse mai del tutto sopita, neanche ora che sta per sposarsi con la cazzuta – e un po’ rompiballe – Mina, è musulmana. E però ognuno è chiamato a fare i conti con il tempo in cui si ritrova, per ventura e destino, a vivere.

Visto che a Venezia non vanno tanto per le lunghe, il Consiglio dei Dieci – una sorta di direttorio mica tanto democratico preposto alla sicurezza interna della Serenissima – ha già provveduto a far arrestare un anziano studioso e commerciante ebreo. Di lì a qualche giorno la forca tornerà a spargere morte. Mondino deve intervenire e se poi la stessa Adia è gravemente ammalata, beh, armi e bagagli e si parte.

Gerardo, invece, da templare in disgrazia come tutti i Templari grazie agli intrighi del re di Francia Filippo il Bello e alla nullità di papa Clemente V, oltre che dall’accusa di baciare le chiappe a Baphomet – il diavolo di Il Maestro e Margherita di Bulgakov, proprio lui – riceve la missione di proteggere Pietro, l’avvocato dell’ordine monastico, l’unico in grado di dare ancora una speranza ai monaci cavalieri. Le loro strade li porteranno a Venezia, incrociando quelle di indovinate un po’ chi? E cosa centra con tutto ciò un misterioso e leggendario libro, detto dell’Angelo, che l’arcangelo Raziel, secondo la leggenda, avrebbe dettato a Noè?

Nella stessa presentazione milanese di cui parlavo poco sopra – e di cui potete leggere su Pegasus Descending l’articolo Alfredo Colitto:<<Io scrivo romanzi popolari>> – Silvana La Spina, presentando Il libro dell’Angelo, definiva il lavoro di Colitto come “romanzo popolare”. Qui, come spesso accade, bisogna mettersi d’accordo sulle parole e sul loro significato, non tanto etimologico, in questo caso piuttosto chiaro, bensì su quello consuetudinario. Cosa intendiamo quando parliamo di “romanzo popolare”? Ovviamente il punto cruciale è inerente al significato che diamo al termine “popolare”, che può essere definito per quello che è, cioè rivolto a tutti, al popolo, non settario, mainstream, diremmo, per usare un termine che fa molto cool. Oppure può essere specificato per opposizione, per quello che non è: non è un romanzo “colto”, che però non significa “ignorante”, ma solamente non rivolto a una élite intellettuale più o meno definita e settaria.

Il libro dell’Angelo, ma per estensione anche le altre opere a metà tra la fiction e la ricostruzione storica dedicate da Colitto a Mondino de’ Liuzzi, è romanzo popolare o colto? Entrambi. Colitto intreccia trame popolari, ricorrendo infatti al giallo, alla risoluzione di un caso che tanto è capace di accattivare il lettore popolare, magari quello che prende un romanzo per cercare un po’ di svago dopo una giornata di lavoro e fatica, per trovare quell’evasione che non guasta mai. Ma nella sua struttura, Il libro dell’Angelo, è un romanzo estramente colto, che ammicca decisamente a una fascia medio-alta per quel che riguarda il suo target di lettore. La lingua usata da Colitto è infatti estremamente precisa e raffinata, direi quasi impostata e perfettamente adatta a riportare quelli che potevano essere i dialoghi di settecento anni fa tra persone che, ricordiamolo, erano per la loro maggior parte o nobili o estremamente colte. Allo stesso tempo Colitto è quasi maniacale – anche se sarebbe meglio dire, più correttamente, accurato – nella ricostruzione storica della, in questo caso, Venezia del tempo, sia dal punto di vista strettamente topografico, sia da quello ambientale, politico e sociale sia, infine, da quello afferente al vestiario dell’epoca e di cui Colitto ci dà sempre ampio riscontro.

Quello che ne viene fuori è un romanzo realmente a metà tra il thriller storico, dicitura riportata in bella mostra sulla copertina del libro, e un lavoro di ricerca accuratissima in grado di accrescere notevolmente la consapevolezza storica e culturale del lettore su quelle porzioni di tempo e di spazio raccontate nel libro, un po’ come avviene con gli straordinari romanzi di Michael Gregorio. Ancora una volta, quindi, un’opera complessa e di qualità mette completamente in crisi i nostri canoni di genere, quelle sorte di tabelline atte a semplificare la vita – o complicare? – di chi legge libri e scrive di libri, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, la gran parte della loro inutilità o, almeno, l’assenza di ogni tipo di rigido monolitismo di genere. Anche Colitto, in definitiva, con questo suo ultimo lavoro sembra dimostrare in maniera inoppugnabile quanto la letteratura sia per sua essenza cosa liquida e meticcia.

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