Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Una vita tranquilla – regia di Claudio Cupellini

Una vita tranquilla

UNA VITA TRANQUILLA
un film di Claudio Cupellini
con Toni Servillo, Marco D’Amore, Francesco Di Leva, Juliane Kohler

Rosario, apprezzato chef che vive in Germania da quindici anni, nasconde un segreto. E un segreto, per essere tale, deve esserlo proprio per tutti. Nemmeno la bella moglie tedesca, con la quale ha avuto Mathias, bambino di nove anni, è a conoscenza dell’oscuro passato di questo immigrato come tanti altri, un uomo di fantasia capace di mischiare il cinghiale con i gamberi, uno ormai affermato che potrebbe ben godersi la sua vita tranquilla tanto faticosamente conquistata e costruita giorno dopo giorno e pezzo dopo pezzo. Quando due giovani italiani provenienti dalla Campania bussano alla porta del suo hotel-ristorante, tutto quel passato che Rosario ha cercato di lasciarsi definitivamente alle spalle tornerà a farsi vivo, a bussare a quella medesima porta insieme ai due ragazzi.

Credo sia difficile fare un film brutto quando di mezzo c’è Toni Servillo. A maggior ragione quando il regista, in questo caso Claudio Cupellini, gli assegna un ruolo di assoluto mattatore e protagonista, permettendogli di dare fondo a tutta la sua incredibile capacità di caricare di pathos ogni sua prova da attore. Per questo motivo, quindi, anche se Una vita tranquilla possiede, necessariamente, il sapore del già visto innumerevoli volte, mettendo in scena una storia di redenzione impossibile e di passato incancellabile, Toni Servillo riesce letteralmente a prendere per mano l’intero film e l’intero cast e a dare un senso a una pellicola che, diversamente, correrebbe l’enorme rischio di infilare uno dietro l’altro una serie quasi infinita di prevedibili cliché.

Claudio Cupellini riesce in questa maniera a comporre una storia dolorosa e senza speranza di felicità, aggirando grazie alla già citata interpretazione di Servillo e a una regia sobria ed equilibrata, la presenza di una sceneggiatura a tratti troppo di maniera e con una serie di snodi di trama eccessivamente prevedibili. Non sempre, ovviamente, è necessario ricercare il nuovo a tutti i costi o lo spiazzamento dello spettatore, però qualche colpo sotto la cintura, insomma, ogni tanto ci starebbe anche bene. Così non avviene per Una vita tranquilla che, all’opposto, preferisce adagiarsi su una storia trita e ritrita lasciando, però, completo spazio al one man show di uno degli attori italiani – e pure internazionali, diciamolo, va’ – più bravi attualmente in circolazione. Servillo, infatti, riesce a interpretare personaggi complicatissimi, come il Rosario di questo film o l’imprenditore senza scrupoli di Gomorra, in una maniera in grado di conferire loro una naturalità e una credibilità fuori dal comune.

Lo chef di Una vita tranquilla, in realtà un feroce assassino scappato anni prima da una guerra di camorra in Italia, si presterebbe, infatti, a una recitazione sempre sull’orlo del macchiettistico, caricando il personaggio di Rosario/Antonio di una artificiosità che lo renderebbe irreparabilmente finto. Per tutto l’arco del film, all’opposto, Servillo si pone in una posizione di estremo equilibrio narrativo, ricorrendo a una infinità di dettagli espressivi, sia in termini di mimica facciale sia in quelli di postura fisica, piuttosto che ricorrere a salamelecchi o monologhi da anfitrione.

È inoltre da sottolineare l’interessante prova di Marco D’Amore e Francesco Di Leva, coprotagonisti di Una vita tranquilla nelle loro vesti di messaggeri provenienti dal passato, passato ingombrante e troppo scomodo per poter essere liquidato in un quid. Se Marco D’Amore, forse, stenta un po’ a far decollare il suo personaggio preferendo assestarlo in un ruolo di quasi perenne attesa, la prova esuberante e cocainomane di Francesco Di Leva risulta essere efficacissima per rendere viva la feccia umana che è chiamato a portare in scena, interpretando quell’autentico boato nella notte in grado di tirare giù dal letto Rosario, ponendo il suo personaggio, Edoardo, costantemente e volutamente sopra le righe, magnifico esempio di quell’arroganza e spavalderia mafiosa fondata sulla prepotenza e sul sopruso. Tutti noi, purtroppo, abbiamo bene presente di cosa stiamo parlando.

Se, in definitiva, Una vita tranquilla si trascina dietro una serie di pecche evidentemente legate al plot e alla caratterizzazione dei personaggi impostata dagli sceneggiatori, l’ottimo cast e una regia sobria riescono a dare vita a un film molto interessante che dimostra, ancora una volta, la difficoltà del cinema italiano nello scrivere storie che riescano a svicolare da canoni stantii o narrazioni già viste ma, allo stesso tempo, la capacità di mandare in scena attori di elevata qualità di cui Toni Servillo, ma questa è una banalità, rappresenta uno dei suoi vertici più alti e felici.

Di seguito il trailer di Una vita tranquilla di Claudio Cupellini:

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9 pensieri su “Una vita tranquilla – regia di Claudio Cupellini

  1. Valter in ha detto:

    Ottima recensione (come sempre!). Buona prova di recitazione, ma come hai ben detto tu
    sembra un film già visto

  2. Ma è “L’inverno di Frankie Machine” !🙂

  3. @Luca: non ho ancora visto ‘sto film ma ricordo che quando lessi la sinossi sui giornali pensai anch’io «Ma è “L’inverno di Frankie Machine” !»🙂

  4. @Luca-Sartoris: beh, direi proprio di no. Ci sono delle analogie all’inizio e alla fine, ma finiscono lì. Tutto il resto è mooooolto diverso. Intanto mancano completamente i due piani temporali, poi L’inverno di Frankie Machine è molto più action, più movimentato. Tutto ciò manca in Una vita tranquilla. Le analogie sono dovute a un tema – quello del criminale che vuole cambiare vita – un po’ stantio, o meglio, visto e rivisto e che per tale motivo può indurre a similitudine tra questo e quello. E poi L’inverno non ha Toni Servillo, l’unico punto a favore per il film piuttosto che per il romanzo di Winslow!

    @Valter: vero, come ho scritto, però Servillo è impressionante. Mi è rimasta in testa una scena: verso la fine, poco prima dell’episodio che dà una svolta al film – non posso dire altro per non rovinare la trama – in cui sono tutti seduti a un tavolo, a cena, solo Servillo/Rosario è in piedi. Appoggia le mani al tavolo, sempre da in piedi, e senza dire una parola Servillo mette su una faccia pazzesca, una roba indicibile neanche con tomi e tomi di psicologia. Diciamocelo chiaro e tondo: se Servillo parlasse inglese concorrerebbe ogni anno per gli Oscar come miglior attore.

  5. @Pegasus, comunque avevo letto che De Niro stava preparandosi per impersonare Frankie Machine (e detto tra noi potrebbe essere un prodotto grandioso, considerando anche che la discendente china del grande Bob in qualche modo somiglia dannatamente alla pensione di Machine). Aspetto di vedere🙂

    PS Toni Servillo c’hai ragione, è un mito (visto in Le conseguenze dell’Ammmmmore?)

  6. Servillo è un attore colossale, a dimostrarlo basterebbe il recente Gorbaciof.

  7. Caro Pelf, la tua rece è sempre un sigillo di qualità, condivido molto di quello che dici anche se a dire il vero trovo che il film evidenzi il notevolissimo talento di Claudio Cupellini che certo ha fra le mani una storia classica ma la rilegge in modo splendido. Servillo è un grande niente da dire ma ad esempio LE CONSEGUENZE DELL’AMORE è un film con una trama per certi aspetti simile ed è molto più brutto con Servillo davvero mal diretto. Sì lo so hanno urlato al miracolo ma quel film francamente mi è piaciuto quanto una folata d’aria calda nel deserto. Aggiungo che tutti gli attori in UNA VITA TRANQUILLA sono in parte, il climax è perfettamente costruito, e l’ambientazione – affascinante – una provincia tedesca che non rinuncia a tratti selvaggi è da manuale.

    Grande!

  8. @Sartoris: ormai credo siano due o tre anni che si parla della trasposizione cinematografica di Frankie Machine interpretato da De Niro. Però avevo letto che il progetto si era interrotto per una serie di problemi, già molto tempo fa, e di questa cosa non ho poi più sentito parlare. Dovrei fare una qualche ricerca in internet per vedere se ci sono news…Tornando a Una vita tranquilla, ho letto che la trama è molto simile a Le conseguenze dell’amore – di Sorrentino, vero? -, film che però non ho visto.

    @Luca: dici bene su Servillo. Gorbaciof non l’ho visto, ma lo metto in lista per la prossima settimana visto che merita.

    @Matt: la regia di Cupellini mi è piaciuta molto, soprattutto per la sua sobrietà, come ho anche scritto nella rece, quello che mi ha convinto meno è, invece, la sceneggiatura, decisamente debole a mio avviso. Però credo sia indiscutibile che senza Servillo il film sarebbe stato decisamente inferiore, sia perchè Servillo è attore da Oscar, Nobel e quello che ti pare, sia perchè credo che la sua prova sia stata un catalizzatore in grado di far sbiadire gli altri punti deboli, primo fra tutti, come detto, la sceneggiatura. A Cupellini riconosco il merito di una regia sobria, l’aver fatto un passo indietro, il non voler inventare nulla o voler essere un inutile protagonista egocentrico e, invece, di aver fatto parlare i personaggi ed esaltato le caratteristiche di un cast di assoluta qualità. Diciamocelo, Matt: Una vita tranquilla dimostra come anche noi in Italia possiamo dire la nostra in merito a registi e attori di caratura internazionale, mentre abbiamo delle serie difficoltà nella scrittura delle storie. Vorrei vedere qualche scrittore nostra alle prese con una sceneggiatura originale o, al limite, una cosceneggiatura, visto che le due tecniche di scrittura sono diverse. Per questo guardo con curiosità a Noi credevamo di Martone, scritto anche da De Cataldo. Magari anche nel noir e affini potremmo dire qualcosa in più.

  9. Pelf: hai perfettamente ragione, prova a guardarti se non lo hai già fatto ARRIVEDERCI AMORE CIAO, è ottimo ma Carlotto è un’eccezione nella quasi totale assenza di storie per i film italiani!

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