Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Notte di sangue a Coyote Crossing – Victor Gischler

Notte di sangue a Coyote Crossing

NOTTE DI SANGUE A COYOTE CROSSING (The Deputy)
di Victor Gischler
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Luca Conti

Perché leggiamo romanzi? Perché leggiamo migliaia di pagine di letteratura ogni mese, che siano di genere o meno? Beh, le risposte credo che siano tante quanti sono i lettori. Ognuno ha la sua, ognuno può trovare una motivazione plausibile solo scavando dentro se stesso, solo riflettendo sul proprio agire. Leggere non è mica obbligatorio, non ce lo prescrive il dottore. Ci sono infiniti modi di perdere tempo, ognuno trova quello che meglio gli si confà. Io, per me, non ne ho mai trovato uno, però, più divertente e stimolante della lettura. Neanche il cinema. Se mi chiedessero di scegliere uno e solo uno dei tanti modi esistenti di raccontar storie avrei ben pochi dubbi nel rispondere. E quando leggo romanzi come Notte di sangue a Coyote Crossing di quel geniaccio ormai assurto nel ristretto gotha dei miei scrittori preferiti – insieme a Lansdale, Leonard, Hiaasen, McCarthy e pochi altri, solo per citare i contemporanei, non scomodiamo i classici – che risponde al nome di Victor Gischler, la risposta al perché leggo romanzi diventa di una chiarezza a dir poco accecante: perché mi diverto da morire e godo come un riccio che ha appena visto una riccia con la gonnellina d’aculei alzata.

Scrivere duecento pagine su una sola notte non è cosa da poco. Scriverle, poi, riuscendo a imprimere loro un ritmo da paura sostenuto da corse in macchina, sparatorie, incendi, mazzate da orbi, imboscate e rottinculo che vogliono affettarti le chiappe è impresa ancor più ardua. Ma Gischler è la scrittura, intesa nel suo significato più ampio e alto. Gischler è distillato di scrittura, un acido concentrato a pH 14, una roba che te la leggi in tempo reale inseguendo Toby Sawyer su e giù per Coyote Crossing, amena cittadina di merda sperduta su per il culo dell’Oklahoma, un posto talmente da schifo e isolato che neanche le zanzare ci sono e i telefonini non prendono neanche a recitare in aramaico. E i telefoni, oggi, prendono pure a Macugnaga. Non aggiungo altro.

Il The Deputy che dà il titolo originale all’opera di Gischler, il già citato Toby Sawyer, è una sorta di vicesceriffo part time di Coyote Crossing. Le cose, negli States, non funzionano come da noi. Negli Usa un po’ chiunque può fare il poliziotto, addirittura il capo della polizia cittadina, lo sceriffo, viene eletto dai cittadini, così come i procuratori distrettuali. È la patria della democrazia, cazzo, o no? Comunque, Toby Sawyer, dopo un fallimentare peregrinare in giro per gli Stati Uniti d’America e il mondo con il suo gruppetto rock di provincia, ritorna alla città natale una volta finiti i soldi. Succede sempre così, fidatevi. Lì, almeno, un trailer, una sorta di camper fisso, in cui ripararsi dalla pioggia c’è e pure un lavoro, anche se la vocazione, insomma, non sarebbe proprio questa. Ma bisogna pur vivere e si lavora per vivere e non si vive per lavorare. Quando trovano per strada il cadavere di Luke Jordan crivellato di pallottole e, nelle sue vesti di cadavere, morto stecchito, Toby deve fare una cosa semplice semplice mentre il capo della polizia locale, il teutonico Frank Krueger, va ad avvertire la famiglia: tenerlo sott’occhio di modo che qualche coyote non gli stacchi una coscia approfittando nell’insperato e gratuito banchetto. Ma Toby si allontana un attimo, il tempo di una Cola Cola e il cadavere è sparito. Lazzaro, alzati e cammina! Seeee. E chi ci crede. Ma Toby, che non è ragazzo scemo, capisce subito che qualcosa non va, i conti non tornano. Poi, il fatto che dai suoi colleghi a un gruppo di messicani incazzosi fino ai parenti del caro estinto cerchino in ogni modo di aprirgli qualche altro buco ulteriore nella carcassa oltre a quelli che già possiede per dotazione, ecco, gli dimostrano che sì, qualcosa qui non va. E per sopravvivere ci sarà una sola via, ben esplicitata dal trittico morale contenuto ne La 25a Ora ora di David Benioff: picchia per primo, picchia duro e non mollare mai.   

Victor Gischler, autore che ha dimostrato tutta la vacuità contenuta nel concetto di “genere”, oltrepassandolo, mischiandolo e smembrandolo a ogni suo nuovo romanzo, con Notte di sangue a Coyote Crossing scrive forse il suo romanzo più bello – se la gioca con Anche i poeti uccidono -, sicuramente il più adrenalinico e mozzafiato. Ha ragione da vendere Don Winslow nello strillo di copertina definendolo una “Splendida miscela di western e noir”, perché mai come in questo caso queste due etichette identificative per un certo tipo di letteratura sono in grado di compenetrasi a dimostrazione di quanto l’una sia lo specchio, o una branca, dell’altra. Gischler, però, ci mette del suo, innestando su una ambientazione di genere classicamente western, addirittura un omaggio spudorato ed evidentissimo, una storia con tratti noir di grandissima attualità non solo americana, come l’immigrazione clandestina, ma miscelando il tutto con una massiccia dose di gin tonic d’azione che rende tutto più lieve e di un divertimento assolutamente fuori dal comune.

Notte di sangue a Coyote Crossing, quindi, altro è che un mero divertissement? Non direi. Gischler, in questo lavoro, affronta temi mica da poco: l’immigrazione, come già detto, ma anche la vita in una piccola cittadina di periferia che nulla ha da offrire ai pochi giovani – che, infatti, vogliono tutti andarsene il prima possibile – oppure quei bellissimi passi sulla paternità, facendo un taglia e cuci del romanzo non saranno più di un paio di pagine ma contenenti una sensibilità tanto rara quanto commovente. Insomma, sotto l’apparenza c’è molto di più. I grandi intellettuali, per dire quelle cose, magari mettono in fila centocinquantamila noiosissime parole, i grandi scrittori ci costruiscono intorno una storia di duecento pagine in grado di rapire completamente il lettore, mettendo in piedi una notte in cui dormire è proprio l’ultimo dei pensieri.

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28 pensieri su “Notte di sangue a Coyote Crossing – Victor Gischler

  1. Vitandrea in ha detto:

    Letto e apprezzato. La storia fila via spedita, i fatti si susseguono rapidamente, con linearità. Ciò che non mi è piaciuto in Go go girls è che le avventure del protagonista avvengono quasi per tutte per caso, cioé è figa questa idea?, allora via, infiamocela. Qui Gischler tiene bene le redini della storia. Belli i dialoghi e le caratterizzazioni dei personaggi.
    Però Gischler sbaglia, quando nel bel mezzo di quasi tutte le azioni, fa dire a Toby che si ricorda di una certa situazione nel passato. Tipo quando perde il cadavere: ricordo quando credevo di aver perso il portafoglio in aeroporto. E’ inutile. E lo fa più di una volta, spezzando il ritmo. In un caso gli riesce bene, quando aggiunge: “piccola digressione personale” e racconta di aver imparato come comportarsi nelle risse quando suonava nei localacci. Con quel cappello è come quando in Trainspotting Danny Boyle dà il fermo immagine su Renton che frena la fuga e comincia a divagare.
    Comunque questo è un difetto molto diffuso. Lo sto notando anche in Mosley (Un bacio alla cannella), quando fa richiama a Easy Rawlins avvenimenti dei libri precedenti.
    A parte questo, libro molto bello. Se Gischler avesse eliminato questi flashback inopportuni, sarebbe stato quasi perfetto.

  2. Libro splendido, grazie Andrea per la tua bellissima recensione, secondo me Victor è uno dei migliori autori – tout court – degli ultimi cinque anni: la sua fluidità, l’intelligenza nella caratterizzazione dei personaggi, il senso del ritmo, l’esplosività delle scene d’azione, l’abilità nei dialoghi, la bellezza delle immagini, ragazzi averne di autori così…grande il lavoro di Luca Conti, per essere stato capace di mantenere fluidità narrativa e una divina leggerezza d’insieme che è il marchio di fabbrica di un narratore puro! Secondo me con Gischler Conti si supera ma magari è solo una mia impressione!

  3. @Vitandrea: socio, questa volta sono in disaccordo con te per entrambe le due critiche. Su Go-go Girls: il limite che tu evidenzi – che per me, però, non è un limite – credo sia dovuto al suo essere un romanzo on the road. Se tu cammini su una strada, per di più in un mondo postapocalittico, mica sai cosa ti capiterà. Non lo sapeva Ulisse nell’Odissea, nè Kerouac in Sulla strada. Anche a questi due lavori, distanti qualcosa come, boh, 2500, 3000 anni, si potrebbe quindi muovere la medesima critica di Go-go Girls. Vedi bene, inoltre, che tutte e tre le opere citate hanno comunque un obiettivo per il protagonista: tornare a casa, andare da un amico (se non ricordo male…) e ritrovare la ex moglie che poi non è ex.
    Su Notte di sangue: quello che dici può anche essere vero, ma personalmente non ho trovato che rallentasse minimamente l’azione, erano brevi incisi, non digressioni di pagine e, anzi, erano funzionali a far conoscere, direi scoprire, il personaggio con l’avanzare della storia. A maggior ragione a causa, anche, del punto di vista narrativo utilizzato, la prima persona. Però, vabbè, qui siamo nel campo dei gusti. Vorrei beccarne uno a settimane di scrittore che fa questi errori/difetti! 🙂

    @Matt: vediamo come se la caverà Neil Smith, va’… comunque bellissimo libro, cinque stelline su Anobii. Dici bene: ce ne fossero autori così!

  4. Andrea: secondo me il libro di Smith è almeno agli stessi livelli di Coyote Crossing.

    Vitandrea: quello del flashback è un espediente inevitabile in un libro narrato in prima persona. Solo Elmore Leonard riesce a utilizzare i flashback in romanzi scritti in terza persona senza quasi che il lettore se ne accorga. Ma qui si parla di un maestro assoluto, altro che Franzen 🙂

  5. Vitandrea in ha detto:

    Vero, poche righe di digressione per volta, ma sempre durante le scene d’azione clou, insomma, a me che mi frega di sapere del portafoglio di Toby, o del bambino che rischiava di soffocare mentre un cadavereè scomparso e i messicani stanno sforacchiando il trailer a suon di fucilate? Oh, sono piccoli errori, che non pregiudicano la buona qualità del romanzo. Tra l’altro poco aggiungono all’insieme.

    Tutti ci cascano. Mosley, in Little scarlet e ora in Cinnamon kiss, spesso. Forse Lansdale qualche volta. Elmore Leonard mai, come hai sottolineato, Luca. Ma sappiamo che lui è il migliore.

    Ma Yellow medicine quando esce?

  6. @Luca: ottimo per Neil Smith! E…non toccare Franzen, Luca, per carità, che qui ti saltano al collo, è peggio del Papa!

    @Vitandrea: Yellow Medicine dovrebbe uscire a giugno, almeno dalle ultime notizie che ho…

  7. Confermo Yellow Medicine a giugno e sarà un’altra bomba all’idrogeno, abbraccio e…comprate GISCHLER!

  8. Valter in ha detto:

    Ottimo romanzo, mi è piaciuto un casino! Ho apprezzato molto anche le parti più “rilassate”
    ( i ricordi del passato e soprattutto le pagine sulla paternità del protagonista)
    Un libro che regalerò senza dubbio , Gischler merita di essere conosciuto da grande scrittore
    che si dimostra essere
    Grazie a chi lo pubblica e… al traduttore ! 😀

  9. Grande Walter, sì Luca ha fatto un gran lavoro ma anche su Yellow Medicine direi che non scherza, anzi eh eh, detto questo Gischler è un grande autore davvero e stiamo lavorando come pazzi sulla promozione, detto questo lo status di autore importante se l’è conquistato un po’ alla volta anche in Italia, sia intermini di vendite sia di visibilità e critica; su Neil Smith mi sento di dire che possiamo fare lo stesso, è un altro fenomeno, vedrete ragazzi: pura goduria!

    • Valter in ha detto:

      A questo punto non vedo l’ora di poter leggere Neil Smith, sono curioso e soprattutto fiducioso : nella libreria ho parecchi Meridianozero e mai sono rimasto deluso
      Complimenti davvero ( anche per la collana Primo Parallelo) !

  10. @Valter-Matt: grande Valter, dai che neanche questa volta devo rimborsarti il presso di copertina del libro! 🙂 Matt è uno dei più grandi promotori editoriali d’Italia, come crea lui l’attesa non la crea nessuno! Aspettiamo tutti con ansia questo Neil Smith, visto che Luca si è pure impegnato a tradurlo c’è da fidarsi, argumentum ad autoritatem!

  11. Pingback: Victor Gischler in Italia! Le date del tour « Pegasus Descending

  12. Fabio Lotti in ha detto:

    Finito di leggere. Aggiungo solo al già detto che Toby Sawyer siamo un pò anche noi, con i nostri sogni spezzati, il sesso, il cielo stellato, la paura indistinta, il senso del fallimento, l’amore, il nostro bambino ecc…Passato e presente che si mischiano a dare profondità al racconto e senso ai rapporti. Movimento frenetico, violenza, morte ma anche istintiva bontà (vedi l’episodio del cane) e insomma tutto l’animo umano. Scrivere recensioni su questi libri mi mette un pò in apprensione. Un complimento a Luca.

    • A me, invece, mette apprensione leggere libri brutti! 🙂 E pure scazzo, mi mettono addosso…a parte gli scherzi, dici benissimo: anche io l’ho evidenziato nella mia recensione, in particolare in riferimento a quelle poche righe sulla paternità di Toby. Mi hanno toccato molto. E poi l’immigrazione e il vivere nell’esprema periferia degli States – o dell’Italia. Ne so qualcosa… -. Insomma, Gischler dimostra che si possono dire cose serie in modo rapido e divertentissimo, facendosi leggere, cioè. Attendo di leggere il tuo pezzo, Fabio!

  13. Ovvia, Fabio, della recensione un c’è bisogno, tu’ll ‘ai bell’e ffatta qui 🙂

  14. Fabio Lotti in ha detto:

    Fosse fatta! Ci devo infilare il senso dell’abbandono, tutti quei messicani-tunisini che arrivano da tutte le parti e poi quei personaggi minori che sembrano venire fuori dal mio antico paese natio e le battute scoppiettanti, l’umorismo sottile, grasso e beffardo con sprazzi di pathos e di lirismo, realtà cruda e sospensione dell’animo…E mi ci vorrà un po’ino mi ci vorrà. Accidenti a i Ghiscelere e a te che l’ha tradotto!

  15. Fabio Lotti in ha detto:

    Vedrai che sarò sintetico. La recensione uscirà su “Thriller magazine” e su “Sherlock magazine”. Ti avvertirò (se me lo ricordo). Mi piacerebbe, invece, scrivere qui da te qualcosa sul personaggio di Toby. Se ti va, naturalmente. Con un pò di calma che sono impegnato anche in alcuni blog scacchistici.

  16. @Ragazzi: grazie davvero grazie dell’entusiasmo!!!!! Per questo vi informo che a nemmeno tre settimane dall’uscita ci siamo spazzolati la prima edizione!!!!!!!!!!!! Grande Gischhhhhhhhhhh! Grandi voi! E ora propongo giro di interviste da parte di tutti quelli che vogliono un face to face con Vic!!!!!!! Via mail ovvio eh eh Sono felice di dare quest’annuncio…quando il passaparola funziona ancora!!!!!!!

    MS

    • Grande Matt, grande Victor, grande Vicentini e grande Luca! Questa sì che è una buona notizia, ragazzi! Ora rilancio su Facebook! Ah, mi prenoto subito per l’intervista a Gischler. Domande direttamente in inglese o in italiano? Ci sentiamo in privato per organizzarci.

  17. Fabio Lotti in ha detto:

    Ecco la rece molto stringata qui http://www.thrillermagazine.it/libri/10976
    La prossima settimana proprio su questo blog un articoletto sul protagonista principale.
    Chiedo ad Andrea di aggiungere alla mia firma quella del nipotino. Quindi Fabio e Jonathan Lotti. Voglio lasciargli dei ricordi quando mi sarò levato dalle palle di questo mondo.

  18. Grazie ragazzi!

    @Pelf: domande direttamente in inglese sarebbe magnifico, altrimenti posso tradurre ma fra quello che traduco e il resto sto impazzendo ultimamente, perciò se vai dritto in inglese mi faciliti il lavoro.

    @Fabio: pezzo magnifico! Sono felice che il libro ti sia piaciuto così tanto!

  19. Fabio Lotti in ha detto:

    Già conoscevo Gischler e mi era piaciuto anche se mi aveva fatto venire il fiatone…:)

  20. Certo, ricordo la tua bella rece de LA Gabbia!

  21. @Fabio: ok per la doppia firma e grazie ancora per il pezzo. Settimana prossima è online. E non avere troppa fretta di levarti dalle balle, dai, che qui le cose non vanno tanto bene ma c’è anche da divertirsi! In culo alla sfiga e al pessimismo! 🙂

    @Matt: ok per le domande in inglese. Devo fare tutto io, qui, uff…

    • Grazie a Matteo, avevo realizzato l’intervista a Gischler l’anno scorso (è sul mio blog), quando la sua popolarità era minore, – a mio avviso con Notte di sangue a Coyote Crossing, “spacca” di brutto – ed è stato disponibilissimo a rispondere ed anche originale!
      Su Neil Smith, aspetto anch’io di leggerlo 😉

  22. Pingback: Il ritratto di Billy Lafitte « Pegasus Descending

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