Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

The Killer Inside Me – regia di Michael Winterbottom

The Killer Inside Me

THE KILLER INSIDE ME
un film di Michael Winterbottom
con Casey Affleck, Jessica Alba, Kate Hudson

Il commento più profondo che uno possa fare sulla trasposizione cinematografica di The Killer Inside Me, romanzo capolavoro di Jim Thompson, firmata da Michael Winterbottom è un sospiro. Così: pfiuuuu. Cioè,   non è che quando uno strepita contro il cinema senza più idee che, invece di far piegare la schiena a scrittori e sceneggiatori per raccontare storie originali e nate apposta per questa forma espressiva, preferisce prendere un must della letteratura mondiale, in questo caso ben oltre le mere etichette di genere, e portarlo sul grande schermo, il più delle volte rischia di fare una pessima figura detta, in termini più aulici, una gran cagata, lo faccia tanto per fare l’intellettuale a cui non va mai bene un cazzo.

The Killer Inside Me, storia fuori di testa di Lou Ford, vicesceriffo di una cittadina della provincia americana con il vizio di far male alla gente e poi, se è possibile, ucciderla, qualche nota positiva ce l’ha pure: la fotografia classicamente States anni ’50; i colori patinati e cronicamente tendenti al seppia a dare una impressione da tempo che fu; una colonna sonora perfetta capace di incorniciare al meglio, di nuovo, quel decennio ormai lontano; un cast di tutto rispetto che con tutti i suoi limiti cerca di portare a casa il proprio compenso mediante una recitazione in grado di evitare gli eccessi da “pazzo uscito dal manicomio”. Però manca la storia, o, più precisamente, manca la storia da sala cinematografica.

Il romanzo di Jim Thompson è scritto in prima persona, una sorta di flusso di coscienza controllato dal suo autore che ci fa, letteralmente, entrare nella testa malata di Lou Ford (chi fosse interessato a un approfondimento può leggere la mia recensione del romanzo pubblicata su Pegasus Descending). Ora, se noi cambiamo il punto di vista, come necessariamente bisogna fare passando dalla letteratura al cinema, quello che rimane è un involucro senza anima perché, insomma, non è che ci sia niente di così interessante in uno che invece di essere tutore della legge preferisce ammazzare giovani donne e ricchi figli di papà. Cambiando il punto di vista si depotenzia il racconto di Thompson riducendolo a una delle tante storielle più o meno criminali che il cinema di serie inferiore, ogni tanto, continua a propinarci più o meno nelle stesse salse. Alla fine Winterbottom fa anche il suo sporco lavoro, il compito da scuola di regia lo porta a termine dignitosamente e, infatti, dal punto di vista meramente tecnico nulla gli si può dire. Uno non se la può neanche prendere troppo con John Curran (anche regista di Stone, leggetevi la recensione di Omar Di Monopoli), lo sceneggiatore, che, anzi, ha riscritto la storia rimanendo piuttosto fedele al romanzo da cui è tratta, nonostante i numerosi colpi di cesoia che è stato costretto a impartire, soprattutto alla complessissima vicenda sentimentale che lega Ford ad Amy, nel film ridotta a una sfilza di sequenza soft erotiche a differenza dell’incredibile acume psicologico apportato da Thompson nel mettere in piedi una vicenda continuamente giocata sull’avvicinamento e l’allontanamento dovuto a una autentica dipendenza da parte della ragazza per il suo manesco fidanzato segreto.

Poi i fatti principali e i personaggi ci sono tutti, ma l’anima, ragazzi, l’anima della storia narrata dov’è? Il rapporto tra Bob, lo sceriffo, e Lou, è derubricato a un paio si sequenze che nulla concedono all’affresco decadente, nelle vesti dell’anziano poliziotto, tratteggiato da Thompson, tanto che probabilmente una delle battute più significative del romanzo –  <<L’ora più chiara è sempre prima del buio.>> Stanco com’ero, risi. <<L’hai detta sbagliata, Bob>> dissi. <<Volevi dire…>> <<No-no>> disse. <<Sei tu che l’hai capita sbagliata.>> [pg. 80] – scivola via tra il fumo delle sigarette e il whisky nel bicchiere invece di diventare quello che è: la rivelazione, l’aver capito tutto, l’aver capito di aver sbagliato tutto, facendo crollare in macerie il rapporto costruito per anni e cresciuto come quello esistente tra un padre e un figlio. Quella frase rappresenta la fine di un uomo e del mondo in cui ha sempre vissuto.

Siamo alle solite: c’era veramente bisogno di questo film? Non bastava il romanzo? Possibile che a nessuno sia passato per la testa che trasformare in un film, anzi, in un bel film, The Killer Inside Me era cosa praticamente impossibile proprio per la sua struttura narrativa? Possibile che ai produttori non fosse capitata sulla scrivania una sceneggiatura migliore, invece di rendere uno dei grandi romanzi – e autori – della letteratura del ‘900 un filmetto destinato a sparire in breve tempo e, inoltre, noioso come il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica?

Uno, giustamente, potrebbe chiedermi: “Chettenefrega di un film noioso, perché te la prendi tanto, quanti film anche più brutti hai visto?”. Me ne frega e di brutto, invece. Perché chi ha letto il romanzo di Jim Thompson storce il naso, dice che Winterbottom poteva risparmiarsi questa roba senz’anima e stop, prende il libro e torna a leggere. Ma chi non conosce Thompson e si vede ‘sto film dice una cosa diversa: che storie scontate scrive questo. Il poliziotto fuori di testa? Tze, e quante volte l’ho già visto? E il doppiaggio italiano faceva pure cagare. Chi ci va di mezzo non è il regista, ma un autore che vede il proprio lavoro fatto a polpette. E questo mi fa incazzare. Per favore, registi, un appello: lasciateci la letteratura e ricominciate a scrivere per il cinema.      

Di seguito il traile di The Killer Inside Me di Michael Winterbottom:

Ti è piaciuto questo post e hai un profilo Facebook? CLICCA QUI e poi su MI PIACE per diventare fan di Pegasus Descending e non perderti nessun aggiornamento!

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

8 pensieri su “The Killer Inside Me – regia di Michael Winterbottom

  1. Walt in ha detto:

    Hai ragione, come al solito! Non ricordo più il film, ma ricordo che quando qualche mese fa lo vidi, ed avevo già letto il libro, rimasi molto deluso. Mi ricordo che nel film era assente quasi del tutto la introspezione e la macerazione interiore del protagonista, mi pare anche che mancassero intere sequenze determinanti per comprendere i passaggi successivi. All’uscita dal cinema, in presenza delle lamentele sul film ricordo che consigliai di leggere il film per apprezzare davvero la storia. Altrimenti il film è solo un banale filmetto su un sadico che infierisce su una bella gnocca.

  2. Secondo me il problema di questo film è proprio il regista (e non è la prima volta che Winterbottom sbaglia mira). Sono convinto che in questo caso ci sarebbe voluto o un genio come Scorsese o un tamarro come Michael Winner, niente vie di mezzo.

    Ricordo comunque che esistono belle trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Thompson, a cominciare da “Rischiose abitudini” di Stephen Frears, grazie soprattutto alla bella sceneggiatura di Donald Westlake (che ovviamente fa la differenza). Ed è ovviamente impossibile non ricordare un capolavoro come “Colpo di spugna” di Tavernier e un film a mio avviso ancora più bello, ovvero “Il fascino del delitto” di Alain Corneau (tratto da “A Hell of a Woman” e sceneggiato nientemeno che da Georges Perec).

  3. Valter in ha detto:

    Una sola parola : pessimo!

  4. Libro di gran lunga migliore del film, concordo 🙂

  5. @Walt: e se non ricordi più il film – uscì a novembre al cinema, mi pare, mica due anni fa – qualcosa vorrà pur dire, no? Perchè io il romanzo, invece, me lo ricordo molto bene (e vabbè che l’ho pure letto due volte, ma non centra). Comunque hai fatto bene a consigliare il libro di Thompson, mi preoccupa che questo autore possa perdere lettori a causa di un brutto film.

    @Luca: dici bene, la sceneggiatura è fondamentale e avere Westlake…insomma…basta guardare un film come Una vita tranquilla di Claudio Cupellini – di cui parlerò venerdì, ma ho già scritto il pezzo -, in cui per fortuna c’è un fenomeno come Toni Servillo che nonostante una sceneggiatura a mio avviso modestissima riesce a mettere su una interpretazione ottima. Però siamo al one man show, le storie sono altra cosa. Su The Killer Inside Me credo, però, che non sia proprio un libro che si presti a una trasposizione cinematografica, proprio per il suo punto di vista. Di Winterbottom non ho visto altro, conosco un paio di suoi titoli ma non li ho mai visti.

    @Walter: direi lapidario, socio! So che a te, ai tempi, neanche il cast etc ti aveva per nulla convinto. A me Casey Affleck proprio non piace, ho provato anche a vederlo in originale ‘sto film, visto il pessimo doppiaggio italiano, una roba da oratorio, ma neanche in originale mi ha convinto. Non c’è proprio niente da fare. Lo trovo completamente insipido, non sa dare anima anima alle sue interpretazioni (a differenza di Servillo, di cui dicevo sopra, invece).

    @Ale: da una fuoriclasse della critica come te non mi aspettavo altro! 🙂 Baci sparsi!

  6. È uscito a novembre 2010: è un film recentissimo che ha avuto scarsissima circolazione. Mi rendo conto che io sono riuscita a colmare i “gap” della trama solo perché conoscevo il libro.
    Avevo aspettative più alte, in effetti.
    La stessa cosa mi è successa con L’impagliatore, tratto dal libro di Luca Di Fulvio. Il libro mi aveva entusiasmata, il film per niente, nonostante la recitazione di Luigi Lo Cascio. Anzi, in quel caso Lo Cascio mi sembrò troppo “teatrale” rispetto alle esigenze del film.

  7. bezdomnyj in ha detto:

    Il mondo è bello perché è vario (o … avariato, come diceva un mio conoscente): a me il film, l’ho visto in inglese (DVD) la settimana scorsa, è piaciuto.

    Non quanto il libro, certo, ma, senza essere un capolavoro, per me fa la sua dignitosa figura di film di mestiere, con, in più, una buona fotografia, un buona colonna sonora e, soprattutto, un’ottima interpretazione di Casey Affleck, che da a Lou Ford la paranoica tranquilla serenità del libro.

    Films e libri sono, sempre, due oggetti diversi e, d’altra parte, buona parte dei films nascono da romanzi o racconti (scarse sono le sceneggiature originali) e, in questo caso, mentre il libro è un ottimo libro, forse, per un certo tipo di genere, addirittura un capolavoro e il suo scrittore un genio (tanto che se ne accorse anche Kubrick), il film è solamente discreto.

    Forse la stroncatura che Andrea ne fa nasce dal confronto e dall’aspettativa, ma questo, caro Andrea, è sempre un errore: grande libro, grande film? di solito … mai, o quasi mai.

    Ad esempio secondo me ci sono riusciti i Coen con “Non è un paese per vecchi” da McCarthy, ma non c’è riuscito John Hillcoat con “The road”, sempre da McCarthy, comunque discreto e, soprattutto, ha miseramente fallito Aleksandar Petrovic con “Il Maestro e Margherita” da Bulgakov (sì, lo so, non è il genere dei libri del blog, anche se, a ben guardare, potrebbe esserlo, e, in ogni caso, resta un capolavoro assoluto).

    In ogni caso non preoccuparti: dopo aver visto il film a casa mia, due persone di sono lanciate in libreria a comperare libri di Thompson (!).

    Complimenti per il blog, l’ho scoperto oggi cercando notizie sul “divorzio” tra Lansdale Fanucci e non mancherò di frequentarlo.

    • Grazie socio, passa quando vuoi e, soprattutto, commenta e commenta, che così rendiamo ‘sto posto più vivo! Sul film: non aggiungo altro rispetto a quello che ho già scritto, ma hai ragione, la mia stroncatura, così come quella di molti altri film tratti da libri, nasce proprio dall’aver letto il libro. Se è la prima volta che leggi Pegasus Descending non lo puoi certamente sapere, ma io sono critico a prescindere nei confronti di film tratti da libri, perchè raramente funzionano e il paragone è fin troppo facile. Io auspico storie che nascono per il cinema, direttamente, senza la mediazione letteraria, ritengo la trasposizione cinematografica una scorciatoia poco opportuna e molto traballante. Poi ci sono le eccezioni (io citerei Revolutionay Road, un doppio capolavoro), per caritià, come il film che citi tratto da Bulgakov, film che non ho visto ma romanzo che conoscono bene avendolo letto e, dici bene, capolavoro. Nel blog si parla di genere, per professione, diciamo, ma le letture che faccio – e soprattutto ho fatto – vanno anche al di là.
      Comunque sono contento che Thompson, in Italia, abbia ora due lettori in più Di’ ai tuoi amici di passare anche da Pegasus Descending e di diventarne fan su Facebook o abbonandosi agli aggiornamenti! 🙂 Piccolo spot… eh eh…
      Su Fanucci-Lansdale credo che non ho molto da aggiungere, ti spiega tutto, o quasi, Sergio Fanucci stesso e nei commenti c’è anche una nota di Briasco dell’Einaudi… Saluti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: