Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La casa dei Mackenzie – Alberto Custerlina

Con la pubblicazione in esclusiva per Sugarpulp del racconto inedito “La casa dei Mackenzie”, si può tornare a parlare di Al Custerlina, uno degli scrittori italiani di genere di maggiore talento e inventiva. Se con i suoi primi due romanzi – Balkan Bang! e Mano Nera, romanzi di cui potete leggere le recensioni pubblicate su Pegasus Descending – ci aveva abituato a sparatorie, sangue e inseguimenti senza fine tra i Balcani mai ripresisi dalla dilaniante guerra degli anni ’90, con questo racconto breve lo scrittore triestino dimostra di sentirsi particolarmente a suo agio anche nelle ambientazioni western contaminate di horror.

È inoltre bello vedere come scrittori di talento si adoperino per affrontare un genere, il weird western, in cui le tematiche di genere si contaminano in maniera inscindibile, come dimostrato, con ambizioni e risultati diversi, tanto da Joe R. Lansdale – si veda, ad esempio, il divertentissimo racconto “L’albergo dei gentiluomini” contenuto nella raccolta Altamente esplosivo – quanto dall’italiano Alfredo Mogavero con il suo libro d’esordio, Six Shots, autentico puro distillato di questo genere, anche se ancora incapace di raggiungere quella maturità narrativa che Lansdale padroneggia ormai da anni e da migliaia di pagine pubblicate.

“La casa dei Mackenzie” è un racconto che, per certi versi, ricorda il film di Robert Rodriguez Dal tramonto all’alba. Nat e Theodore, due cowboy a zonzo per gli sconfinati spazi dell’America della frontiera, prendono un sasso sulla pista desertica per Agua Verde e spaccano una ruota. Chi ha preso quella di scorta? L’hai presa tu, no, l’hai presa tu. Sostanza: l’ha presa nessuno. In più, lo sballottolamento causato dall’imprevisto ostacolo smuove tutto il carico sul carro, facendo cadere un grosso e pesante bidone che, zac!, schiaccia la testa del ragazzo che si portavano dietro come aiuto per il carico e lo scarico della merce. Morto stecchito. Per fortuna, poco lontano dalla pista, c’è il ranch dei Mackenzie, amabile famigliola di campagna che si non rifiuteranno, figuriamoci, di dare una mano a due poveri viaggiatori rimasti in panne. Ma ad attenderli troveranno ben altro che i Mackenzie.

Alberto Custerlina

Il racconto di Al Custerlina, seppur nella sua ovvia brevità, è un concentrato di quelle due grandi qualità che tanto l’hanno fatto apprezzare per le sue storie di più ampio respiro e che, analogamente, hanno fatto tanto sbilanciare il titolare di questo fottuto blog in merito alle sue doti da scribacchino: la naturale predisposizione per la costruzione di scene d’azione credibili, ma allo stesso tempo rapidissime, e la capacità di comporre dialoghi da cui far emergere vissuto e personalità dei propri personaggi – un po’ alla Leonard, per intenderci -, non soverchiando con l’Ego dello scrittore l’autonomia tanto della storia quanto delle soggettività messe in scena.

“La casa dei Mackenzie”, inoltre, testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, come la capacità di scrivere sia variabile indipendente dal genere scelto per raccontare le proprie storie. Insomma, non è un caso se Scerbanenco abbia iniziato la sua straordinaria carriera da scrittore scrivendo storielle rosa stile Harmony oppure, guardando a due giganti come il già citato Joe R. Lansdale e uno dei migliori prodotti della nuova narrativa made USA qual è Victor Gischler, scrittori blasonati siano capaci di mantenere un elevatissimo livello qualitativo nelle loro opere seppur facendo un crossover pazzesco tra i generi e salterellando là dove li porta la fantasia o una buona idea, non ponendosi quei limiti che l’etichetta di genere, a volte, potrebbe comportare, anche e soprattutto dal punto di vista strettamente commerciale. L’auspico è che anche Custerlina sia su questa strada già tracciata, come il racconto pubblicato su Sugarpulp potrebbe essere indizio.

Per concludere, si è forse capito che da queste parti siamo tutti in attesa del nuovo romanzo di Al Custerlina? Intanto beccatevi queste due olivette di antipasto, ma vi avverto, soci: fanno venire su una fame pazzesca.

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