Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Bacchiglione blues – Matteo Righetto

Bacchiglione Blues

BACCHIGLIONE BLUES
di Matteo Righetto
ed. Perdisa

Io manco lo so se il Bacchiglione esiste veramente o è solo un parto fluviale della fantasia di Matteo Righetto, fondatore – insieme a quel satanasso di Matteo Strukul – del movimento letterario Sugarpulp ed estensore di uno di quei Manifesti che chi scrive, e scrive di robe di genere, non può non mandare a memoria. Ma per fortuna c’è Wikipedia a salvarmi il pomeriggio dal dover scartabellare in una polverosa biblioteca pubblica di provincia su un ingiallito atlante geografico DeAgostini del 1953 per ore, alla ricerca di questo benedetto Bacchiglione, tra reticolati da battaglia navale e tarli della carta.

E alla fine non è che me ne freghi poi più di tanto, del Bacchiglione, una sorta di spina dorsale di acqua di fogna che scorre in mezzo agli sterminati campi coltivati a barbabietola da zucchero, pianta, per il Nord-Est, analoga al papavero da oppio e alla canapa indiana per l’Afghanistan. Quando quei tre disperati di Toni, Tito e Ivo si mettono in testa di fare il colpo della vita, beh, già lo sappiamo che saranno cazzi amari un po’ per tutti quelli che ci finiranno addosso. Perché Primo Barbato, una sorta di ras dello zucchero veneto, non ci sta mica a vedersi sequestrare la moglie di venticinque anni più giovane e, soprattutto, passare sopra, come se niente fosse, a chi ha pensato bene di spiaccicare il suo amato e innocuo labrador Palladimiele sulle pareti di mezza casa. Grazie ai consigli del suo braccio destro, il cocainomane Gino, accantona l’idea di chiamare polizia, carabinieri, marina, guardia forestale e Wwf per ordire, all’opposto, un piano semplice semplice: assumere una paio di ceffi di paese e fare il culo a strisce ai sequestratori.

Bacchiglione blues, secondo romanzo, dopo Savana Padana, dello scrittore veneto, è un lavoro che scorre rapidissimo, implementando tutte quelle indicazioni stilistiche, narratologiche e teoriche contenute nel già citato Manifesto di Sugarpulp: azione azione azione; dialoghi serrati; iperboli metaforiche; sparatorie e mazzate a go-go; divertimento come un distillato di grappa vicentina e la storia sopra tutto e primo e unico interesse per il romanziere di turno, senza troppe seghe mentali stilistiche da avanguardia del cazzo. Il risultato di questo Bacchiglione non poteva quindi altro essere se non una corsa a perdifiato attraverso il piattume veneto infestato da nugoli di zanzare tigre ottobrine e una nebbia appiccicosa e asfissiante che sembra starsene lì, sopra i pioppi, a osservare divertita la commedia umana messa in scena da Righetto.

Inevitabilmente, in Bacchiglione blues si ode l’eco di quegli scrittori amati tanto dal suo autore quanto da noi semplici lettori, in particolare quel Joe R. Lansdale, autentico nume tutelare per l’intero movimento letterario, oltre che maestro incomparabile di stile, eclettismo e inventiva fuori dai generi e da ogni possibile prevedibilità. Anche nella composizione ambientale, il Veneto di Righetto viene sempre più assimilato o narrato come si potrebbe fare per il Texas del caldo torrido o la Louisiana di acquitrini e alligatori, con personaggi tagliati con l’accetta e più portati ad agire che a pensare. Ma Righetto ci mette del suo, innestando su questa struttura di genere assai rodata un portato derivante dal suo essere uno scrittore che ha vissuto la propria infanzia/adolescenza a pane, nutella, cartoni animati giapponesi e film western. Quindi i nostri tre zozzi reietti disquisiscono dottamente di Capital Harlock, Goldrake, robot e supereroi, contaminando la propria narrazione, inoltre, con una buona dose western, esemplificata dalla parafrasi di una della frasi più famose di questo genere: “Quando un uomo con una valigetta incontra un uomo con Fabarm Martial a pallettoni Magnum, quello con Fabarm Martial si prende valigetta” [pg. 137].

Il risultato è una lettura fresca e scorrevole, anche se Righetto, probabilmente, si lascia un po’ troppo prendere la mano con similitudini e metafore che se non usate sapientemente – come, all’opposto, fa proprio Lansdale – possono dare l’impressione di essere eccessivamente pacchiane o risultare esageratamente affettate e quindi frutto di un tentativo caciottaro e provinciale di emulazione. Allo stesso tempo, seppur dando vita, già così, a un romanzo turbo, Righetto potrebbe ulteriormente migliorare dal punto di vista linguistico e squisitamente narrativo, lavorando su una lingua maggiormente sciolta – come nella seconda parte del romanzo, a differenza della prima – e resistendo alla comprensibile voglia di dire troppo, asciugando la narrazione e la descrizione dei personaggi, favorendo, all’opposto, l’emersione delle loro personalità, dei loro vizi e virtù dal racconto delle azioni e mediante i dialoghi, facendo, da scrittore, quel passo indietro capace di rendere la lettura dei suoi romanzi ancora più orgasmica.

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6 pensieri su “Bacchiglione blues – Matteo Righetto

  1. Fabio Lotti in ha detto:

    Avevo letto due recensioni estremamente positive (troppo?) su “Sugarpulp”, una di Matteo Strukul, mi pare. Qui l’esame linguistico è più approfondito e qualche pecca viene fuori. Ho cercato il libro, come promesso, nelle librerie di Siena ma nada.
    Il fatto è che, cercando di emulare i grandi (quelli veri) un pò di scotto si deve pagare. Ma io dico sempre di non demordere e andare avanti per la propria strada.

    • E fai bene a dirlo. Bacchiglione è un libro estremamente divertente e Matteo (Righetto) sta facendo un ottimo lavoro. Basti leggere Savana Padana e poi Bacchiglione per capire quanti passi avanti abbia fatto. Ci sono le pecche, ovviamente sempre a mio avviso, magari per altri non lo sono, che ho evidenziato nella mia recensione. Sai, pecche e meriti sono spesso influenzati, com’è giusto che sia, dai gusti personali, dalle letture, dalle idee che si hanno. Magari, per altri, una raffica di iperboli metaforiche sono un merito da incoraggiare. E poi, certo, tutti noi paghiamo uno scotto nei confronti degli autori che amiamo, più o meno evidente, più o meno ingente. Ma questo credo sia inevitabile, chi scrive mica vive sotto una campana e vorrei anche proprio leggerlo il libro scritto da uno che non ha mai letto niente: bella porcata sarebbe! 🙂

  2. Grazie, Andrea.
    Condivido perfettamente la tua critica e la tua disamina.
    Hai scritto davvero un’ottima recensione 🙂

  3. Bella recensione!
    Ho letto il turbo libro di Matteo, e devo dire che ho notato anch’io la crescita, evidente, rispetto a Savana Padana – soprattutto da un punto di vista stilistico. Ora, sono curioso di vedere come sarà il prossimo: ad una recente presentazione, Matteo diceva che stava preparando qualcosa che, pur rimanendo sul solco sugarpulp, si discostasse in modo sensibile dai suoi primi due romanzi….
    Ciao,
    Paolo

  4. @Paolo: sì, Bacchiglione è molto divertente e, come dici anche tu, la crescita di Matteo è evidente, come è giusto che sia. E non potrà che crescere ancora, fidati!

    @Matteo: grazie, sono felice tu abbia accettato con il giusto spirito le mie piccole note, perchè chi si loda si imbroda. Poi ci sentiamo in privato, socio!

  5. Pingback: La “polenta western” a go-go di Matteo Righetto « Pegasus Descending

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