Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il Mago – Edgar Wallace

Il Mago

IL MAGO (The Ringer)
di Edgar Wallace
ed. I Classici del Giallo Mondadori n. 1265
Traduzione di Alberto Tedeschi

Arthur Milton, in arte Il Mago, è tipo da non fargliele girare troppo. Killer infallibile, trasformista eccezionale, potreste prendere con lui un tè per mesi e mesi senza mai conoscerne la vera identità e poi, zac, rimanerci secchi se gli fate qualche sgarbo. Ma Milton, anche se è un feroce assassino, rimane pur sempre un inglese di inizio ‘900, un tizio, cioè, che fa dell’onore e del rispetto per l’altrui sesso una delle sue prerogative, addirittura uno stile di vita. E poi, diciamocelo, anche se mezza Scotland Yard gli sta correndo dietro per mandarlo sulla forca, beh, non è che le sue vittime siano in molti a piangerle, essendo ben più spregevoli della mano che ha dato loro l’estrema unzione.

Avere la polizia alle calcagna, però, non è mai piacevole. Per tale ragione Il Mago, anni fa, è migrato in Australia in cerca di un po’ di tranquillità. La cosa sembra essergli andata tanto a genio fino al punto di prendersela fin troppo comoda e morire affogato nel porto di Sidney. Anche se sono tanti a essere scettici che un uomo simile abbia potuto trovare una tale e banalissima morte, Milton ha da tempo fatto completamente perdere le sue tracce alla polizia dell’intero Commonwealth. È forse anche per questa ragione, per la sua sospetta morte, che l’avvocato Maurice Meister, un cocainomane e un pendaglio da forca ben peggiore dei clienti che è chiamato a difendere, ha forse trovato il coraggio di prendersi qualche libertà di troppo con Guenda Milton, la sorella del Mago che gli era stata affidata proprio da quest’ultimo prima di partire per il suo esilio e che ora, per guadagnarsi da vivere, faceva da segretaria allo stesso Meister. Un giorno la ragazza viene trovata morta nel fiume. La versione ufficiale parla di suicidio, anche se tutti sospettano, a ragion veduta, dell’avvocato suo datore di lavoro, notoriamente pure un vecchio porco bavoso. E se Il Mago, invece, non fosse davvero morto? Maurice Milton avrebbe un problema che quattro inferiate agli infissi della sua abitazione non potrebbero contrastare. Le cose si complicano ulteriormente quando Mary Lenley, graziosa ragazza di una ricca famiglia decaduta, viene assunta da Meister per sostituire la defunta Guenda. Ma si dà il caso che Mary abbia qualcosa che va ben al di là della semplice amicizia con Alan Wembury, giovanottone di campagna appena promosso ispettore e chiamato a vigilare su quell’avvocato che tanti sospetti sembra suscitarli.

Il Mago – lavoro di Edgar Wallace del 1925 originariamente apparso come The Gaunt Stranger e poi ristampato come The Ringer, versione che ha fatto da base per la prima traduzione italiana del 1932 di Alberto Tedeschi, oggi riproposta ne I Classici del Giallo Mondadori – può riassumersi come un romanzo dell’attesa: attesa di qualcosa che sappiamo deve accadere, ineluttabilmente, ma che viene ogni volta rimandato, posticipato di pagina in pagina fino al convulso finale. Sappiamo che dovrà esserci un omicidio e sappiamo pure chi saranno la vittima, Meister, e chi l’assassino, Milton. Ma non sappiamo quando accadrà e Wallace è bravissimo nel porre il proprio racconto in una dimensione terza rispetto a quelle naturali, metafisica, nonostante l’autore britannico non sia sempre impeccabile nel dipanare logicamente la sua storia, presentando alcuni punti oscuri e di difficile interpretazione alla luce dei fatti narrati. Forse la versione di The Ringer è tagliata o rivista, come accadeva spesso per opere dell’epoca che apparivano in Italia in traduzione, oppure, più semplicemente, Wallace perdeva il filo del discorso mentre se ne stava lì a scrivere cinque romanzi contemporaneamente, perché già negli anni ’20 il mutuo sulla casa era una bella gatta da pelare.

Un romanzo lieve e piacevole, di rapidissima lettura anche grazie ai capitoletti estremamente brevi, quattro o cinque pagine, che dimostrano come il ritmo incalzante, ancora una volta, non sia una geniale trovata di qualche editor contemporaneo. Quasi commovente, infine, la storia d’amore, chiamiamolo così, che coinvolge Alan, il poliziotto, e Mary, la giovane segretaria di Meister e altra potenziale vittima per tutto il corso del libro. In tempi, quali quelli che stiamo vivendo, di esasperata ostentazione di corpi e sentimenti, in un vortice voyeuristico e pornografico che pare senza fine e senza fondo, leggere di questi due ragazzi che evidentemente si fanno il filo a vicenda e che, insomma, gli ormoni sono ormoni da qualche migliaio di anni, ma che non smettono di darsi del “voi” e il massimo della provocazione sessuale risiede nello sfiorarsi accidentalmente una mano o nell’ammiccare dietro due gote rosse, beh, suscita una tenerezza riconciliante con la letteratura e un disgusto incontrollabile per la nostra contemporaneità da bunga bunga.

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15 pensieri su “Il Mago – Edgar Wallace

  1. Checché ne dica il Lotti, Wallace è un autore importante e, per molti versi, regge ancora benissimo alla lettura. Certo, in questo caso (come nel 99% delle sue edizioni italiane) più che una traduzione si tratta di un riadattamento italiano. Sono convinto che una nuova traduzione di molte sue opere, soprattutto fedele all’originale, potrebbe fare miracoli.

    La straordinaria popolarità che, a suo tempo, ebbe questo romanzo è data dal fatto che ne furono tratte ben quattro (!) versioni cinematografiche: nel 1927, nel 1931, nel 1938 e, se non sbaglio, negli anni Sessanta. Quella del 1938, che è l’unica che ho visto (in italiano si intitola “Ossessione”) è ovviamente di dominio pubblico e, in inglese, ufficialmente scaricabile da internet.

    Il tema del misterioso assassino che annuncia i suoi crimini è uno dei preferiti di Wallace (ci sta che l’abbia inventato proprio lui) e sarà ripreso da un’infinità di scrittori: uno tra tutti, Ed McBain in “Ucciderò alle otto” (Lady Killer, 1958).

  2. Fabio Lotti in ha detto:

    Luca non mi mettere in bocca cose che non ho detto. Ecco come ho iniziato la recensione di questo libro “Una delle ragioni che mi spingono ad acquistare un libro è, talvolta, la “lotta” disperata con un autore di successo. Soprattutto se si tratta di un classico, cioè di uno scrittore che ha avuto una parte più o meno rilevante nella storia del romanzo poliziesco. Per qualche motivo non mi piace ed io continuo a leggerlo, cocciuto, per vedere se riesco in qualche modo a farmelo piacere. E’ un po’ quello che mi succede con Edgar Wallace. Non mi vuole andar giù ma io non demordo”. Quindi non ho detto che non è importante, ho solo messo in rilievo il cattivo rapporto che ho con questo scrittore. Per te e per tanti altri “regge ancora benissimo alla lettura”, per me no e non ho alcuna remora a evidenziare questo mio difetto.

  3. Fabio Lotti in ha detto:

    Aggiunta per Luca. Spero che quel “Checché ne dica il Lotti” non sia di supponenza verso di me, dato che io ho sempre dimostrato grande rispetto per il tuo lavoro. Comunque sia mi piacerebbe essere chiamato Fabio.

  4. @Luca: grazie Luca, sei sempre una miniera di informazioni! A me è piaciuto molto questo libro, nonostante quasi la novantina d’anni che ha sulle spalle, è una lettura rapida e piacevole. Quindi la versione di Tedeschi è, come sospetto, una versione rimaneggiata? Si spiegherebbero, così, alcuni punti un po’ oscuri del romanzo, come se Wallace si sia perso per strada di scrivere alcune pagine. Intendiamoci, facezie, cose piccole che nulla tolgono alla storia, ma che possono essere notate. McBain mi piace moltissimo, devo ancora scrivere de I Vespri, recentemente ristampato per i Classici del GM.

    Tra i due Classici di marzo quale mi consiglieresti? Io sarei più indirizzato su Ball…che dici?

    @Fabio: dove hai pubblicato la recensione di questo romanzo? Non l’ho vista…ho letto da più parti che non ti piace tanto, Wallace, come mai? Come mai non regge più alla lettura? Magari è anche colpa delle traduzioni/riadattamento italiane, come le chiama Luca, che fanno perdere molto. Poi siamo nel campo dell’arte e ci sta che a uno un autore o un regista osannato non piaccia. Io, ad esempio, non stravedo per Eco, neppure per il suo Il nome della rosa che, come tutto quello che scrive, non riesce a non essere uno specchio in cui rimirarsi e autocompiacersi, fottendose di lettore e personaggi. Però, dai, almeno ci confrontiamo un po’ e io imparo da voi che ne sapete molto più di me!

  5. Fabio, mi sembrava abbastanza evidente il mio tono scherzoso. Se così non fosse, me ne scuso. Cosa c’entra comunque l’eventuale mancanza di rispetto nei tuoi confronti, mica l’ho capito.

  6. Fabio Lotti in ha detto:

    Luca sono stato colpito negativamente dall’uso del cognome invece del nome. Poiché ci conosciamo ormai da tempo e mi hai chiamato sempre amichevolmente con il nome, l’avere usato il cognome mi è sembrata (sbagliando, a quanto vedo) una forma di, non so come dire, di distacco che mi è un pò dispiaciuto. Tutto qui.
    Andrea la recensione è qui http://www.thrillermagazine.it/libri/10851 e risente, evidentemente, della mia “antipatia”. Sul fatto che regga o meno alla lettura preciso, correggendomi. Wallace come autore è, anzi, più “moderno” di tanti altri, lo dimostra lo stile veloce, i rapidi cambiamenti di scena, i personaggi appena sbozzati con pochi tocchi ecc…Tra l’altro storicamente è stato un precursore dei nuovi sviluppi del romanzo poliziesco e ha venduto tonnellate di libri. Quindi tanto di cappello.
    A me non piace, o piace poco, proprio per quelli che sono i meriti visti da molti altri: trame poco curate, personaggi poco approfonditi ecc..
    Ecco come ho terminato la recensione “Capitoli brevissimi, ritmo incalzante, dialoghi su dialoghi, personaggi appena sbozzati, un va e vieni continuo, un bussare e un aprire convulsamente le porte, qualche spruzzo di gotico in qua e là, insomma più un canovaccio che qualcosa di compiuto. Wallace è stato un precursore dei futuri sviluppi del romanzo poliziesco, lo capisco e lo apprezzo, ma anche questa volta, pur avendo fatto di tutto per farmelo piacere, non c’è stato niente da fare. Si vede che mi resta proprio indigesto”.
    Insomma la colpa me la prendo tutta io.

  7. Fabio Lotti in ha detto:

    Caro Andrea l”unico insegnamento che potresti trarre dal mio intervento su Wallace è quello di esplicitare sempre apertamente al lettore la difficoltà che hai nel rapportarti con certi scrittori di chiara fama e importanza storica. Così facendo rimani onesto con te stesso e non sbagli mai, anche se il tuo giudizio è minoritario.

  8. Vitandrea in ha detto:

    Di Wallace ho letto solo Maschera bianca, edito da Polillo. Ho da parte Il cerchio rosso (cito il titolo a memoria). Maschera bianca mi è piaciuto molto e l’ho letto tutto di un fiato. Anche se ho trovato il finale macchinoso, inverosimile sino all’assurdo e di impossibile intuizione da parte del lettore scafato (cosa che io non sono) prima della fine.
    Cionostante ricordo la lettura con piacere: innumerevoli personaggi, dialoghi non banali, buone psicologie (per quello che permette un romanzo popolare come quello).
    Tuttavia non comprerò Il mago, anche se vorrei approfondire la conoscenza di Wallace. Il perché lo dice Luca Conti nel suo primo intervento: edizioni e ristampe si rifanno sempre a traduzioni monche, reinventate. Ed è lo stesso motivo per cui è difficile che acquisti un giallo mondadori. Tipo, mi sono lasciato sfuggire Thin air, e vari romanzi di Fredric Brown, oltre a altri Wallace. Insomma, tutta roba che avrei gran piacere a conoscere. Ecco come, in questo mio piccolissimo caso, l’approssimazione, in campo letterario, non paga, e mondadori ha perso un potenziale elargitore di un sacco di quattrini.

  9. Fabio, eppure sei toscano come me e mi insegni che chiamare i conoscenti per cognome e con tanto di articolo ha un significato molto confidenziale 🙂

  10. Chi ha voglia di scaricarsi una delle molte (direi la migliore) versioni cinematografiche del Mago può farlo da qui:

    http://www.archive.org/details/Gaunt_Stranger_1938

    E’ perfettamente legale, il film è di dominio pubblico. Ovviamente, è in inglese e (purtroppo) senza sottotitoli, ma non è particolarmente difficile da seguire.

    @Vitandrea: Maschera Bianca è uno dei Wallace più riusciti. Un altro che a me piace molto è “Il Fante di Fiori,” anche se il colpo di scena finale – ovvero l’identità del giustiziere – Wallace l’avrà riciclato almeno una decina di volte.
    Col problema delle traduzioni sfondi una porta aperta. Capisco (non giustifico, ma posso capire) quando a voler risparmiare è una piccola casa editrice, ma quello della Mondadori è un atteggiamento assurdo che da un lato rischia seriamente di affossare la collana, dall’altro ha irritato in maniera incredibile una larga fetta di appassionati. Con Wallace, poi, che è un autore ormai fuori diritti, visto che è morto quasi ottant’anni fa, non si spende niente; almeno investire qualche centinaio di euro per reintegrare le parti mancanti potrebbe essere fatto. Mah.

  11. @Vitandrea: parole sante, le tue, socio. Pure a me da un fastidio della madonna dover leggere traduzioni vecchie (questa è colpa tua, Luca! 🙂 ) – e passi – ma pure versioni ridotte, tagliate, censurate e balle varie no! L’approssimazione non paga mai. Il problema è che certi autori e titoli o li leggi così o non li leggi, a meno di non buttarsi sulle versioni originali, almeno per me e il mio inglese probabilmente fuori portata. Io non conosco numeri, costi etc di una collana storica come il GM, ma trovo assurda la sua politica di ristampe di roba di decenni fa senza metterci mano. Già con un romanzo di Erle Stanley Gardner di questa estate, dopo aver saputo da Luca che la ristampa era ancora ampiamente censurata, ho riflettuto molto se prenderlo o meno. Alla fine l’ho preso per quanto detto sopra. Preferisco avere una conoscenza parziale, piuttosto che una ignoranza completa. La cosa non mi soddisfa per niente, intendiamoci, ed è anche per questo, credo, che una collana come i Bassotti miete successi a destra e a manca e tanto ho sponsorizzato una collana come i Mastini, più affine ai miei gusti letterari.

    @Luca: grazie per il link! Trai due classici di marzo che consigli? Ci sono di nuovo versioni tagliate etc?

    @Fabio: spero che il qui pro quo con Luca sia risolto, credo siamo tutti d’accordo che è stato un malinteso dovuto al mezzo di comunicazione (la scrittura che elimina la componente non verbale della comunicazione). Inoltre è del tutto legittimo che a uno uno scrittore non piaccia, come già detto, non ci trovo nulla di male e le minoranze, poi, sono il motore del cambiamento! 🙂

  12. Fabio Lotti in ha detto:

    Checché ne di’a i’ Conti a me Vallace e u’ mi garba!…:)
    Per quei pochi libri che ho letto. E, dunque, testone come sono, continuerò a leggerlo fino a quando non mi farà cambiare parere.

  13. Fabio Lotti in ha detto:

    Questo è un OT e dunque Andrea puoi benissimo cancellarlo. Per conoscermi un pò meglio e per sapere quale lavoro farà Luca, per esempio, durante l’anno sabbatico qui http://www.sherlockmagazine.it/rubriche/4266 . Ci sono anche la Buccherina ed Enzone, fra gli altri, ma non oso informarli sul loro blog che ho già avuto una lavata di capo.

    • Eh eh, fa niente l’OT, i blog servono per parlare e i discorsi, come la vita, vanno un po’ dove garba a loro. E poi il pezzo è bello. Io faccio già l’orto – anzi, facevo, perchè in questa fottuta città non posso fare più un cazzo, mica come a Villadossola, il mio paesello…nota di malinconia. Ho passato venti e passa anni a voler andar via e ora che sono via…visto che vado OT pure io? -, quindi, faccio su da mia mamma ogni tanto l’orto, anzi, questo è tempo di vangare e mettere il letame! Può andare per il mio anno sabbatico?

  14. Fabio Lotti in ha detto:

    Perfetto. Infatti ti avrei messo tra quelli predisposti a “raccogliere lo sterco”…:-)

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