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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Black City (Go-go Girls of the Apocalypse) – Victor Gischler

Black City (Go-go Girls of the Apocalypse)

BLACK CITY. C’ERA UNA VOLTA LA FINE DEL MONDO (Go-go Girls of the Apocalypse)
di Victor Gischler
ed. Newton Compton
Traduzione di Daniela Di Falco

Uno inizia un romanzo che parla della fine del mondo, di un’epoca futura e futuribile in cui il pianeta e la società come siamo abituati a conoscerli non ci sono più lasciando il posto, invece, al ritorno del Leviatano di Thomas Hobbes, uno inizia un romanzo così e si aspetta di trovarci un protagonista più o meno con l’aspetto di Vin Diesel, cranio pelato e cinquantuno di bicipite. Per fortuna, però, Victor Gischler non è uno scrittore qualunque, bensì uno dei maggiori talenti che gli USA siano stati in grado di sfornare negli ultimi anni, dove il suo eclettismo è pari solo alla sua fantasia e alla sua capacità di ribaltare i generi, mescolandoli gli uni agli altri o tirando fuori dal cilindro personaggi surreali.

Così, se in Anche i poeti uccidono il protagonista era un professore cannaiolo e fancazzista e in La gabbia delle scimmie un sicario senza più clan, in Black City. C’era una volta la fine del mondo (pessima trasposizione del ben più esemplificativo e immaginifico Go-go Girls of the Apocalypse, unica nota negativa insieme alla copertina alla Twilight) Mortimer Tate è ben lungi dal rappresentare uno di quei tipi in grado di sopravvivere all’apocalisse. Mortimer, il cui aspetto ricorda molto il nonno di Heidi con qualche chilo in meno, nove anni fa si è infatti rifugiato su una montagna con una pressoché infinita provvista di viveri, armi e libri. Mentre, tutto solo, se ne stava al fresco delle fresche frasche, il mondo giù a valle andava a puttane travolto da guerre, crisi ed epidemie. Gischler, a differenza di molti altri autori che con la fine del mondo e della società moderna si sono confrontati da decenni, non utilizza soluzioni esterne – il virus di Apocalisse Z di Manel Loureiro oppure alieni, asteroidi e stelle di Gesù Bambino che cadono su Los Angeles -, preferendo, all’opposto, accontentarsi di tutti i casini che noi uomini siamo in grado di mettere in piedi con il solo utilizzo delle nostre teste bacate ed egoiste. Gischler, in qualche maniera, sembra infatti rifarsi a un tipo di fantascienza da Guerra Fredda quando lo spettro dell’apocalisse nucleare era ben più che la fantasia di qualche nerd.

Mortimer, dicevamo, se ne sta nella sua baita sugli irti colli finché, un giorno, si scazza. L’incontro con tre uomini che, per inciso, rimangono subito secchi sotto le pallottole delle sue pistole, gli mette sta voglia di scambiare due parole con un’anima viva, una qualsiasi, e di vedere che fine ha fatto quella stronza della sua ex moglie, Anne, che proprio ex non è a voler ben vedere, perché i documenti della separazione, lui, mica li ha firmati prima che scoppiasse tutto il casino. Tate, non un rambo del 2123 ma un grigio assicuratore, scende quindi a valle e la prima persona con cui si imbatte è un energumeno di due metri che lo fa prigioniero, lo riempie di legnate e gli taglia pure un dito mignolo, così, tanto per gradire, e mettere subito in chiaro un paio di cose: nel nuovo mondo i nostri, i fottuti nostri, non arrivano mai. O quasi. Inizia così un epico viaggio attraverso quel che rimane degli States risprofondati ai tempi della frontiera, nel 1800, oppure nel Medioevo europeo che poi, fucili a parte, non erano epoche tra loro così diverse.

Alla fine siamo sempre fermi lì: all’Odissea e al viaggio di Ulisse. È probabilmente impossibile per chiunque voglia sedersi a un computer a scrivere, ignorare il primo e più avventuroso viaggio della storia della letteratura. E anche il paradigma, tra Omero – o il gruppo di aedi che sotto quel nome sono ricordati – e Gischler non è poi tanto diverso. In entrambi i casi, infatti, c’è un uomo, solo, che con il proprio ingegno, coraggio, spirito e desiderio di conoscenza del mondo che lo circonda deve andare avanti e accettare le sfide che il destino gli ha proposto. Tutto qui. Il mondo di Omero è popolato da ciclopi, divinità incazzose, lascive maghe e avvenenti principesse; quello di Gischler da bar Joey Armageddon, cannibali, manicomi femminili, treni mossi da culturisti tonti e dopati come cavalli, puttane e nanerottoli con manie di grandezza – e no, questa non voleva essere una battuta su Berlusconi.

Perché alla fine, questo Go-go Girls, non è altro che una riflessione profonda, mascherata da cazzeggio, sull’individualismo estremo del nostro mondo occidentale e addirittura, più in generale, sulla storia dell’uomo: “La vista degli schiavi ciclisti fece calare di una tacca la produzione di endorfina di Mortimer, e l’euforia si sgonfiò come un palloncino. Non era certo uno storico, ma non riusciva a figurarsi un’epoca in cui i ricchi non avessero sfruttato il lavoro dei poveri. C’era qualcosa nel crollo di una civiltà che spingeva un uomo verso il socialismo? Oppure le nozioni di “giusto” e “ingiusto” apparivano semplicemente meno astratte quando uno osservava centinaia di schiavi affannarsi sulle cyclette dall’alto della sicurezza e della comodità di un secchio celeste?” [pg. 188]. Ma Gischler fa un passo ulteriore e il suo mondo diventa, all’estremo, parodia del nostro. Ancora: “In Europa, nel Medioevo, un’unica istituzione si è opposta all’ignoranza e alla barbarie: la Chiesa cattolica romana, come le ho già detto. Oggi, anche noi abbiamo un’istituzione venuta a salvarci: il franchising.” [pg. 206]

Ancora una volta un certo tipo di letteratura, spesso degradata a semplice intrattenimento per adolescenti brufolosi, dimostra come sia possibile far riflettere divertendo. Fantascienza, utopia e storie ucroniche, se ben scritte, possono tracciare mondi paralleli il cui unico fine è sempre e solo uno: criticare il nostro, di mondo. Per inciso: Go-go Girls è un romanzo del 2008, in piena crisi economica mondiale.

 Prendete una fantasia sfrenata e mischiatela con gli stilemi antichi di Omero. Avrete il viaggio di Victor Gischler tra le macerie degli Stati Uniti d’America. E anche nel finale questa similitudine prosegue, perché la ricerca è, per definizione, infinita. Avete presente gli Argonauti?

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62 pensieri su “Black City (Go-go Girls of the Apocalypse) – Victor Gischler

  1. porca paletta devo ancora comprarlo…
    c’è da dire che la cover è davvero orripilante però 😦
    bella rece come sempre P.D. 😉

    • Grazie collega! 🙂 Devi prenderlo, Gischler è Gischler, per me è ormai un appuntamento imperdibile, sia i suoi romanzi sia i fumetti. A mio avviso la sua cosa migliora, al momento, è Anche i poeti uccidono, ha una comicità fuori dal comune. La cosa interessante, poi, è il suo continuare a cambiare genere e a rendere in tutti (un po’ come papà Lansdale…)! Granche Victor! Manco a dirti che sto aspettando con la bava alla bocca il The Deputy (Notte di sangue a Coyote Crossing) targato Meridiano Zero e tradotto da Luca Conti!

      Sulla copertina: fa cagare. Non c’è altro da dire. Ma il grafico o chi l’ha approvata avrà letto il libro? Ma che c’azzecca? Boh…Anche il titolo non mi piace per niente, era troppo bello Go-go Girls of the Apocalypse, era come una filastrocca da dire tutta d’un fiato, mannaggia! A parte questi due nei, comunque, è una lettura rapidissima e divertentissima, 300 pagine di azione.

  2. Grande Pelf, Victor è strepitoso, mah la copertina a me non spiace affatto molto pop e poi c’è il fungo atomico rosa che ha un evidente richiamo al Joey’s Armageddon, NOTTE DI FUOCO A COYOTE CROSSING in uscita il 26 marzo, preparatevi raga è l’anno di Victor!!!! Davvero uno scrittore che cambia 4 generi 4 su 4 romanzi e fa sempre centro è uno che non teme nessuno e Vampire a go go che uscirà prossimamente per Newton è una splendida fiaba horror …della serie cambio e chissenefrega del resto se c’è il talento…

    • Allora per Vampire speriamo in una copertina più azzeccata! A me proprio non va giù…Per fortuna, comunque, il libro è ottimo ed è quello che conta. Scusa Matt, ma non era Notte di SANGUE a Coyote Crossing? Mi stai dando una notizia? Hai già le bozze della cover? Facciamo il totocover? 🙂 Votano i lettori, votano i lettori, democrazia partecipativa! 🙂

  3. Come non detto. Ho visto proprio ora qui: http://lconti.com/2011/02/28/gischler-in-arrivo-2/

    Matt: cazzo, questa sì che è una copertina, porcoboiamondo!

  4. NOTTE DI SANGUE A COYOTE CROSSING è il titolo definitivo scusate ma anch’io sto impazzendo ormai…

  5. @Pegasus: e ‘sti cazzi, ora sì che ho voglia di leggerlo (grande copertina, questo è ciò che voglio, bravi i grafici della MZ:-)))

  6. Parlo di notte di sangue, chiaro, ché ‘sta copertina quassù è davvero Orrida 😦

  7. Insisto a me la copertina piace e Newton Compton ha fatto un ottimo lavoro e poi comprare a 6,90 Euro un piccolo capolavoro come questo, fra l’latro ben confezionato da Newton non capita tutti i giorni

  8. Walt in ha detto:

    L’ho letto: Bellissimo! Non ci credevo e non ci speravo: copertina da serie B, edizione poveretta, editore quasi sempre da serie C e deludente [in passato, almeno] prezzo strillato in copertina da “accattateve ‘sta ciofeca!” e poi in passato scottato dal Grande Lansdale con i suoi deliri “Fuoco nella polvere” e “Assassini nella Giungla” (finimoli di leggere perchè li ha scritti lui, se scritti da altri, nel secchio dell’immondizia a pag 20). Mi sono ricreduto: Gischler è genio puro. Amo Mortimer & Sheila

    • Sottoscrivo tutto, Walt. Peccato per la copertina…ma non dirlo a Matt qui sopra! 🙂 Dai che a breve arriva un altro Gischler e stavolta firmato Meridiano Zero (e la copertina spacca di brutto!) e tradotto da Luca Conti!!! Poi è un noir, credo, più sui gusti tuoi e miei, anche se questo Go-go Girls ha divertito molto pure me. Non tradotti, poi, ci sono ancora due romanzi di Victor (Meridiano e Newton sono in corsa per i diritti. Tu per chi tifi?), escluso il prossimo Newton Compton, Vampire a Go-go, sperando che la copertina ci sia risparmiata…E comunque anche il prezzo a 6,90 è ottimo, cavolo, è un’opera prima!

  9. Ragazzi che bello sentirvi dire questo, ammetto anche che i due che restano fuori sono a mio giudizio due capolavori: Suicide Squeezed e Shotgun Opera sono due Gischler ancora diversi – il primo una commedia quasi alla Hiaasen ma con svariate anche se non troppe sequenze adrenaliniche – il secondo uno sparatutto tutto o quasi al femminile al limite del videogame con tre sorelle assassine che neanche Occhi di Gatto!

  10. Vitandrea in ha detto:

    L’ho iniziato anch’io finalmente! Dopo 50 pagine il mio pensiero è: “Sì. Sì. Sì. Sì.”
    E se Notte di sangue a Coyote Crossing è nel segno di Jim Thompson, sono convinto che offrirà anche di più.

  11. @Vitandrea: ti assicuro che Notte di sangue a Coyote Crossing è da «Sì, Sì, Sì… Ohhh, Sìììì!» 🙂

  12. @Sartoris: ma allora erano tuoi quei mugugni da muflone in calore che provenivano da direzione sud-est? 🙂

    @Vitandrea: metti l’orecchio un attimo fuori dall’ufficio: “Oh mio Diooooooo!!! Sììììììììììììììììì!!!”.Devo dire altro? 🙂

    @Matt: hai citati Hiaasen. Dici che saremo costretti ad aspettare di nuovo molti anni per un suo nuovo lavoro in Italia? E forza Meridiano per gli ultimi – per ora – due Gischler!

  13. Hiaasen temo dovremo aspettarlo parecchio…

  14. In compenso Anthony Neil Smith in lavorazione e presto sui vostri scaffali con un Luca Conti in grande spolvero, autore che potremmo definire il fratellino di Gisch

  15. ANS: nero che più nero non si può diciamo Gischler in versione dark, riporto qui il giudizio di Booklist su Yellow Medicine: “Se riusciste a unire lo stile di Jim Thompson con quello di Harry Crews potreste avvicinarvi allo stile di questo romanzo.Anthony Neil Smith è una voce straordinaria del nuovo noir americano. Che dici?

    • Vitandrea in ha detto:

      Comincio a farmi un’idea. Tanto più che citi Harry Crews (ho letto La fiera dei serpenti e l’ho gradito, eccome se l’ho gradito!, e ho sul comodino Lucidi corpi). La trama di Yellow medicine mi sembra bella interessante. Sono molto curioso di conoscere ANS.
      Peccato per Hiaasen, l’ho comprato e consigliato, in Italia non riesce proprio a decollare.

  16. @Matt-Vitandrea: ben triste notizia è quella su Hiaasen. Una donna di troppo è senza alcun dubbio uno dei migliori romanzi pubblicati in Italia, per stile e intelligenza, e sapere che non ha venduto, mettendo quindi in crisi la possibile pubblicazione di altri lavori di Hiaasen, beh, è veramente una tragedia (dal punto di vista letterario, eh, non esageriamo! 🙂 ). Ma qui sembra che non vendano neppure gente come Zeltserman o James Lee Burke e mi sembra un miracolo che Gischler, almeno, riesca a tenere botta. Vedi come, invece, è stato sommerso Swierczynski. Soci, mi sa che tra un po’ saremo condannati a sciropparci un giallo nordico dietro l’altro o ad accontentarci di Deaver o Grisham. 😦

  17. @Pelf: non sono d’accordo, il punto è secondo me che autori come questi molto di rado sono adeguatamente promossi un po’ per colpa loro (devono essere disposti a venire in Italia a incontrare i lettori visto che lo fanno anche Lansdale e Deaver quindi non capisco perchè non lo fanno quelli che hanno bisogno di maggior visibilità se invitati) un po’ per colpa delle case editrici che li mettono fuori e li abbandonano un po’ a se stessi. Poi, certo, ognuno fa il meglio e il massimo ma io penso che ci siano straordinari autori che vengono pubblicati e poi lasciati a se stessi, mi dispiace ma non si fa così: ma mi dite che senso ha che Mckinty esca con Rizzoli se poi non si prova a spingerlo? E Pizzolatto? E Zeltserman? E Huston? MA qualcuno ha letto Parainsomnia – splendido per inciso – pubblicato da Rizzoli HD che nessuno ha recensito? La mia non è una critica becera e gratuita, è chiaro che non si può spingere a oltranza, immemori dei risultati del libro precedente ma io credo si debba lavorare a cicli: pubblico tre libri di un autore: parto dal primo e lo lavoro fino al terzo e se nel frattempo non cresce ok bye bye, però in quel lasso di tempo, lo invito in Italia, lo faccio presentare a qualche grosso nome magari a lui affine e che lo stima. Ma avete visto una come Megan Abbott? Poi è chiaro Mosley vende poco, Himes vende poco ma se dopo che noi cerchiamo di farlo spaccare sulla stampa qualcuno ce lo mangia e il nuovo libro di Himes non viene recensito quasi da nessuno allora tanto vale non farlo.

    Insisto Swierczynski se promosso adeguatamente sarebbe una bomba, e vogliamo parlare di Hurwitz?

    • Rizzoli HD è stata (parlo al passato perché credo abbiano deciso di chiuderla) una collana sostanzialmente nata male, con scelte cervellotiche, e promossa ancora peggio. Va bene fare scelte eclettiche, ma in quel caso hanno davvero esagerato, mischiando bei libri a ciofeche pazzesche. Peccato per il recente romanzo di Neil Cross, che è autore di pregio (è l’inventore di Luther, per intenderci) e che rischia di essersi fatto terra bruciata in Italia prima ancora di cominciare.

      Per il resto, Himes venderà anche poco (difficile però dirlo con certezza, visto che in Italia è sostanzialmente irreperibile da moltissimi anni, ed è un autore in grado di imporsi solo se sul mercato sono disponibili parecchi suoi libri, visto che chi ne legge uno non vede l’ora di leggere anche gli altri); venderà anche poco, dicevo, ma nel suo caso si tratta di una voce importantissima del Novecento letterario americano e sarebbe anche l’ora di pubblicarlo con traduzioni degne della sua statura artistica. Nel caso specifico, Matteo sa benissimo – perché l’ho detto a lui e anche a Marco Vicentini – che il romanzo ristampato nella BUR (oltretutto con la vecchia e poco riuscita traduzione) sarebbe stato quasi sicuramente l’unico, visto che proprio non ce la vedo, la Rizzoli, a ripubblicare anche gli altri nove del ciclo di Harlem. Qui, a mio modesto avviso, MZ poteva e doveva insistere. Ma, ovviamente, io più che offrire suggerimenti non posso fare.

      Di Hiaasen non mi stupisco, perché in Italia ha sempre venduto con difficoltà anche quando usciva per Mondadori e Rizzoli e B&C. Non bisogna dimenticarsi che viviamo nel Paese del melodramma, e che quindi chi scrive di argomenti serissimi prendendo tutti quanti per il culo non è visto di particolare buon occhio. Da noi ci vogliono l’epica, la tragedia, le stragi di Stato, i Romanzi Criminali, le ipotesi di complotto e il Grande Vecchio, il tutto possibilmente scritto già con un occhio all’eventuale fiction.

      Ultima cosa: il nuovo Gregg Hurwitz è in arrivo verso novembre, per un altro editore che non è Newton Compton ma assai più grosso. Mi è stato chiesto di tradurlo. Vedremo, compatibilmente con gli impegni (e il compenso 🙂 )

      • E questa è una prima bomba: adoro Gregg Hurwitz, quindi se lo traduci tu Luca ci sarà da godere. Devo anche dire che come sai CHESTER HIMES per me è una leggenda e come sai altresì fosse per me lo faremmo anche domani anzi ieri con le tue traduzioni. Lavorando assieme, come facemmo per Run Man Run, potremmo ottenere risultati bestiali ed essere responsabili di uno dei più importanti rilanci sul mercato editoriale italiano lo dico per la statura dello scrittore e del traduttore. Certo io mi ci impegnerei non poco come già feci su un autore così ma purtroppo non ho il potere di condizionare l’editore che fa le scelte che ritiene…

  18. Vitandrea in ha detto:

    In effetti leggevo a suo tempo sul blog di Luca Conti che Hiaasen non si muove dalla Florida per nessuna ragione al mondo. Insomma, lo scrittore deve essere bravo anche a vendersi.
    Andrea, piuttosto che uno scandinavo, preferisco leggere gli ingredienti delle patatine più gusto.

    • Appunto la questione è proprio quella….cioè non direi vendersi, semplicemente essere disposto a stringere un dialogo con i lettori, anche Connelly è tornato in Italia di recente – secondo voi è un caso? -, io credo molto in questo, per questo vi invito a venire a trovare Gischler sia a Cremona, sia a Milano, sia a Padova, è un grande autore ma pure uno skizzato totale, insomma avete presente Deadpool? Poi, insisto bisogna cercare di valorizzare al meglio uno scrittore tenendo conto anche di tutto quello che gli sta attorno: amici scrittori, film, fumetti, sceneggiature, buona anzi ottima traduzione (e noi su quello stiamo coperti direi no Luca?) altrimenti tanto vale lasciar perdere!

      • Vitandrea in ha detto:

        Gischler lo verrò a vedere di sicuro, l’importante è che una di queste date sia nel fine settimana!
        Lansdale mi è piaciuto da matti sin dalla prima volta che l’ho letto, ma ammetto che averlo sentito parlare dal vivo ben tre volte in Italia me lo fa apprezzare ancora di più. Stesso discorso per Nisbet: come sa Andrea, con lui ho fatto una piacevolissima chiacchierata tra gli stand del Salone del libro, a Torino, l’anno scorso. Questo è averlo sentito parlare delle sue idee, della sua filosofia, di come vede il mondo e il romanzo, mi ha fatto avvicinare ancora di più ai suoi libri (che già avevo apprezzato): per questo non aspetto altro che una sua nuova pubblicazione.

    • Vitandrea, come la maggioranza dei grandi scrittori satirici, Hiaasen ha un grosso difetto: è tremendamente snob 🙂

      Forse non è neanche un difetto, ma solo una logica conseguenza del modo in cui osserva il resto dell’umanità, che evidentemente non gli piace neanche un po’ (e non saprei proprio dargli torto). E’ lo stesso atteggiamento di un altro grande sbeffeggiatore dell’idiozia umana, ovvero Frank Zappa, che era un misantropo di dimensioni stratosferiche e preferiva mille volte stare da solo piuttosto che mischiarsi alla gente “comune.” Evidentemente artisti come Hiaasen e Zappa – e ci metto, che so, anche Hunter S. Thompson, ritengono/ritenevano che per prendere il culo l’umanità in maniera efficace bisogna guardarla da molto, molto lontano.

  19. @Matt: d’accordo sulla promozione, ma Gischler vende perchè è ben promosso sui media, da te, ma è pure bravo e piano piano si sta ritagliando il suo spazio. Però non credo tutto dipenda solo dal fatto che gli autori vengano o meno in Italia. Sai, Matt, non tutti sono neppure degli animali da palcoscenico come Lansdale, altri, magari, sono timidi, con un brutto carattere etc. Uno scrittore mi piace per quello che scrive, non per come è o perchè mi firma la copia, chissenefrega. Poi una curiosità: più o meno, quante copie di un libro bisogna vendere per tirarci fuori, per la casa editrice, pranzo e cena? Capisco che molto dipenda da quanto costano i diritti, per gli internazionali, ma una stima. So che I poeti del Victor hanno venduto circa 10.000, giusto? Buono, ma bastano? Poi dici bene, credo l’abbiamo già abbozzato questo discorso, ma non si capisce come spendere soldi per diritti e traduzione e stampa e poi non promuovere un autore ma lasciarlo affondare. Non so.

    @Vitandrea: idem, ma tra un po’ rimarrà solo chi vende a palate, cioè i nordici e pattume vario, quindi armiamoci di sacchetti di patatine, va’!

  20. @Pelf: sì ma la stampa non basta, certo che ho fatto un ottimo lavoro, altro che, ma il punto è che spesso l’ottimo lavoro lo fai con un autore disponibile, intelligente, che ha voglia di fare, mi spiace ma è così…perlomeno se non sei Rizzoli o Mondadori o Einaudi, guarda che non basta essere ottimi scrittori ma bisogna essere anche gran professionisti, Gischler lo è eccome un gran professionista, oltre ad essere un autore formidabile. Poi devi inventarti le soluzioni le idee (come ufficio stampa) devi conoscere – e bene – il mercato – perlomeno quello di settore – io sto leggendo in originale tutto quello che sta in mezzo fra il pulp e l’avventura passando per noir, crime, thriller, hard boiled, sci-fi, post-apocalittico e poi credetemi il futuro è rappresentato proprio dagli autori bastardi quelli che mescolano romanzo, videogame, fumetto, film, solo che bisogna promuoverli capperi!

    I conti son presto fatti: metti l’anticipo sui diritti, la traduzione e la stampa del libro, aggiungi grafico e illustratore/copertina vedrai che con 5.000 copie come editore non ci stai dentro. Poi è chiaro se l’autore è al primo libro e l’anticipo è basso allora è diverso, ma non troppo poi e comunque ogni editore pubblica per oltrepassare il punto di equilibrio no?

  21. Fabio Lotti in ha detto:

    Leggo con grande attenzione questo dibattito che mi impreziosisce di cose nuove. Devo dire che il primo impatto con “La gabbia delle scimmie” di Gischler fu estremamente positivo e anche piuttosto movimentato tanto che alla fine della recensione scrissi “Mi è venuto il fiatone”…:)
    In effetti condivido il giudizio di chi ritiene Gischler uno scrittore coi fiocchi-.

  22. @Luca: ah, la HD chiude? In effetti è stata un po’ sfigata e caotica, mica riuscivo a starci dietro a tutte le pubblicazioni. Alla fine ho preso Notti senza sonno, la raccolta, praticamente solo per il racconto di James Lee Burke “Big Midnight Special”. In effetti è stata un po’ caotica, c’era dentro di tutto. Devo recuperare Parainsomnia di Huston, lo tenevo d’occhio da tempo ma non ho mai avuto occasione di prenderlo. Su Himes: purtroppo queste cose ce le siamo dette un bel po’ di volte, speriamo l’andazzo cambi. Su Hiaasen non so quale sia il problema, quello che dici è sicuramente vero, qui amiamo i complotti e robe varie, siamo rimasti un popolo di vassalli (per non dire di servi). Però Hiaasen è strepitoso e credo faccia bene a chiunque lo legga.

    @Matt: non sarà solo questione di stampa, però quella conta molto, moltissimo. Essere professinisti, certo, vuol dire anche “coccolare” i propri lettori – ti dirò, sia Nisbet sia Lansdale mi hanno ringraziato per essere un loro lettore. Ma che cazzo, sono io che devo ringraziare loro per quello che scrivono! Con gli italiani, ma sarà un caso, non mi è mai capitato. Anzi, qualcuno ha pure un bel po’ di puzza sotto il naso, anche se non voglio cadere nel facile stereotipo -, ma anche scrivere cose buone e avere gente come te, dietro, che si fa il mazzo di qua e di là. Poi ci sarà pure il passaparola alla Moccia dei primi tempi, però credo che ogni ufficio stampa venderebbe la mamma per un trafiletto sul Corriere o di D’Orrico. E questo, a casa mia, sia chiama in un’unica maniera: POTERE. Insomma, è un po’ un mondo tanto basato pure sull’apparire, sulla cornice, più che sulla sostanza. Altrimento D’Orrico e soci scriverebbero ogni settimana di uno come Hiaasen o Nisbet e invece, mi sa, un cazzo. Inoltre: cavolo, superare le 5000 copie mica è poco…è un mercato veramente duro.

    @Vitandrea: e non dirlo a me per Nisbet. Io sono andato quel giorno lì a Torino, con te, e poi il giorno dopo a Milano. Mi sono arrivate proprio oggi le news sulle novità teoriche fino a giugno della Fanucci: niente Nisbet, nè Zeltserman, nè Lansdale (a meno che questo non esca con altro editore, ma sarebbe folle per la Fanucci!) nè James Lee Burke…boh. Speriamo. Altrimenti ci toccano gli scandinavi, socio.

    @Fabio: e allora leggiti Notte di sangue a Coyote Crossing. Quando inspiri per il tuo secondo respiro, dopo l’incipit, sei già a pagina 108! Garantito al limone.

  23. “Niente Lansdale (a meno che questo non esca con altro editore)”

    Ti sei già risposto da solo 🙂

  24. @Vitandrea: sì, ma il catalogo teens te lo leggi tu! 🙂 Hai letto Luca Conti qui sotto?

    @Luca: ecco. Dovrà per forza essere un editore molto grosso – diciamo Einaudi, il ritorno, o Mondadori – perchè presumo Fanucci abbia fatto di tutto per acquistare i diritti di questo nuovo Lansdale e per averli persi, insomma, qualcuno doveva avere un bel po’ di soldi in più. La cosa mi fa pensare, perchè poche settimane fa, cercando di saperne di più su ‘sti rumors che Lansdale non veniva pubblicato da Fanucci, ho fatto un po’ di domande in giro e un contatto esterno alla Fanucci mi ha detto che probabilmente non se la passano molto bene dal punto di vista economico. Non credo sia, come già detto, una strategia editoriale quella di mollare il loro autore più venduto! La cosa, l’ennesimo cambio di editore italiano di Lansdale, comunque non credo faccia molto bene a lui, all’autore, la balcanizzazione editoriale di solito è nociva, un po’ come hai già detto più volte, da queste parti, per quello è successo a Willeford. Almeno non hanno cambiato traduttore, consentendo una continuità e omogeneità di linguaggio. La cosa che mi fa sorridere è che ufficialmente la Fanucci si è rifiutata di rispondere alla mia domanda diretta sull’uscita o meno, per loro, del nuovo Big Joe: non potevano nè confermare nè smentire. Meglio lasciarlo scoprire da soli, ai lettori, due mesi dopo. Boh…E forse, sì, qualche modifica alle loro strategie editoriali dovranno pure farla, tornando al discorso della collana teens di Vitandrea che mi stupisco possa vendere così tanto da giusitificarne una ipertrofia simile e perdere, poi, Lansdale. Comunque, staremo a vedere (e leggere!). Come sempre, Luca, grazie della news! 🙂

    • Vitandrea in ha detto:

      Ho letto, ho letto. Ho pensato anch’io a un ritorno a Einaudi. Beh, ma alla fine il nome dell’editore conta poco per me se: la traduzione è affidata a chi sappiamo noi (e così hanno fatto Fanucci e Einaudi, addirittura Fanucci ha fatto ritradurre The Bottoms!) e l’editing è curato (e Fanucci sta scadendo sempre di più, ma anche Einaudi non scherza in quanto a refusi).
      Per il resto le logiche commerciali e editoriali non me la sento di commentarle, non ne conosco le dinamiche e non ho abbastanza strumenti per decodificarli, in quanto semplice lettore. Dipendesse da me, le librerie sarebbero come la mia libreria di casa (Lansdale, Leonard, King, Willeford, Ellroy eccetera eccetera), ma so che chi fa questo mestiere pensa soprattutto al guadagno, e la cattiva luce che persiste in Italia sulla letteratura che affronta certi temi e li affronta in un certo modo non aiuta… finché non saranno rivalutati dalla stampa e dalla cultura generalista (come successo per il cinema anni ’70, dalle commediacce ai poliziotteschi, che ora sono cult!).
      Riguardo Hiaasen e le sue prese per il culo, trovo molto interessante l’opinione di Luca Conti, anche se la seriosità generale ormai impostata a regola di vita credo si sia sviluppata dalla fine degli anni ’90 in poi, e sia esplosa nel 2000.
      Penso al cinema. Prima avevamo film che irridevano i costumi italiani con la commedia, lo sberleffo, le caricature (le commedie di Monicelli, di Risi, i personaggi di Alberto Sordi, Mastroianni, Manfredi), poi sono arrivati Muccino, Ozpetek e tutta una serie di registi e autori di cui fatico a ricordare il nome. Intellttualismi, drammi familiari e generazionali. Sono riuscito a sorbire la prima ondata, poi basta, per carità!

  25. @Vitandrea, qui apri un’altro bel topic, un nervo scoperto, per lo meno per il sottoscritto: anche se ai margini (davvero ai margini) mi capita col mio lavoro di orbitare attorno al mondo del cinema nostrano. Ti assicuro che circolano bei copioni che guardano al mondo anglosassone e a quello asiatico negli intenti e nelle prospettive, ma il duopolio (che poi è un monopolio) produttivo ha devastato il settore, davvero. E paradossalmente il successo dei vari Benvenuti al sud e checchizalone, se da un lato ha iniettato un po’ di denaro nelle casse vuote, ha tarato l’asticella delle realizzazioni su un gradino ancora meno stimolante: oggi o scrivi commedi(iole) o sei fuori. Per sempre! (e i 27 milioni congelati l’altro giorno dal Fondo Unico dello Spettacolo non aiutano:-(

  26. Vitandrea, col passare degli anni mi sono convinto che il più grosso contributo alla crisi della letteratura di genere, qui in Italia, l’abbia dato “American Tabloid” di Ellroy, che guarda caso risale al 1995 (e qui è uscito poco dopo). Alla crisi degli scrittori, intendo, ma anche a quella dei lettori.

    Da “American Tabloid” in avanti, valanghe di scrittori italiani di talento (molto pochi) e senza talento (la maggioranza) si sono messe in testa che faceva figo riscrivere la storia recente del nostro Paese “alla Ellroy,” non solo come impostazione tematica ma anche dal punto di vista dello stile. E tutto questo si è innestato alla grande sulla smodata passione italiana per il complotto e per l’epica e, soprattutto, per il melodramma e il fumettone. Niente di male, beninteso, non fosse che questa tendenza è diventata per certi versi la pietra di paragone della narrativa di genere, instillando nella testa dei lettori l’idea che se un crime novel parla dei grandi temi della società dev’essere per forza un mezzo capolavoro, se invece parla di faccende private è una puttanata.

    Guarda il caso di Don Winslow, e confronta la reazione italiana al Potere del cane e alla Pattuglia dell’alba. Ben pochi, da noi, si sono resi conto che i due libri sono le facce della stessa medaglia, l’esplorazione di un tema pressoché analogo vista da differenti prospettive: il pubblico e il privato. No, solo in Italia si è detto e scritto che il Potere del cane è un grande romanzo proprio perché ha un respiro epico, mentre la Pattuglia dell’alba è un libro modesto perché parla dei fatti personali dei protagonisti (dimenticandosi come, invece, il libro si regga proprio sul rapporto tra gli enormi problemi sociali di San Diego e quelli privati di Boone e della sua banda di surfisti)..

    Poi, invece, esci dal genere e vedi come le classifiche di vendita, da noi, siano dominate da romanzi (quasi sempre mediocri) di autori e autrici che si contemplano l’ombelico, che ti fanno due palle così con, per l’appunto, problemi familiari e generazionali. Insomma, c’è qualcosa che non torna. Perché Jonathan Franzen, autore per quanto mi riguarda di una noia mortale, deve beccarsi paginate intere e copertine a bizzeffe, e un autore come James Lee Burke (che scrive cento volte meglio di Franzen) non viene neanche recensito? Già, perché l’ultimo Burke per Fanucci, quello che ho tradotto io, non ha avuto neanche una recensione su un quotidiano. C’è qualcosa che non torna.

    • Vitandrea in ha detto:

      Lo sai che mentre leggevo il tuo intervento precedente e ti rispondevo facevo le stesse considerazioni che hai fatto tu su American Tabloid? Però non mi ci sono addentrato per timore di essere torrenziale. Mi dicevo, cavolo, possibile che sia preso a modello proprio quello e non quelli del quartetto di LA? I temi sono gli stessi! E pure il mischiare personaggi veri e inventati! C’è tutto anche lì. La presenza dell’assassinio di JFK è quindi il discrimine.
      E soprassiedo sulla mitizzazione ed esaltazione della banda della Magliana fatta in romanzo criminale, film e serie tv, che è meglio.
      Quello che dici poi su Winslow mi conforta e mi fa sentire meno scemo. Perché io ho amato di più La pattuglia del Potere, proprio perché bilancia temi sociali e fatti privati. Della Lingua del fuoco nessuna ha detto nulla: ma si parla anche di truffe all’assicurazione, un argomento all’ordine del giorno in Italia, si parla di mafia russa, dice tanto, insomma! oppure su Frankie Machine tutti hanno parlato del ritratto crepuscolare del sicario mafioso: benissimo. Ma vogliamo parlare del ritratto fatto all’organizzazione mafia? Il cambio dagli anni Settanta a oggi, le nuove mafie, le differenze tra mafia del sud e mafia del nord.

      Omar, riguardo al cinema nostrano, almeno quello dei grandi circuiti, il panorama è sconfortante. Sono contento per il nostro corregionale Luca Medici, ma questa non è arte. Al film ha lavorato anche Genni Nunziante ? Bei tempi quando scriveva i testi per Toti e Tata!

      Sul nuovo Lansdale… è Einaudi. Bello il titolo italiano. http://www.lafeltrinelli.it/products/9788806208578/Cielo_di_sabbia/Joe_R_Lansdale.html?prkw=lansdale&srch=3&cat1=1&page=6

  27. Be’, visto che è ufficiale, allora confermo anch’io che Lansdale è tornato a Einaudi. Il titolo è bello, in effetti, e la copertina – che voi non avete ancora visto, ma io sì – lo è altrettanto.

  28. Amici: è tutto vero, la risata non paga, ma non è sempre così. Autori come Leonard, Lansdale e come Gischler – ciascuno al proprio livello e con le proprie specificità – non stravendono ma vendono abbastanza bene, Lansdale vende addirittura molto. Ha ragione Luca quando dice che l’Italia ha spesso bisogno del falso impegno, l’aggettivo qui è d’obbligo perchè per noi è più importante apparire qualcosa piuttosto che essere qualcosa. Ma non tutto è perduto, credo. Solo che bisogna credere nel proprio lavoro e cercare di farlo al meglio. Per questo il passaparola, lo spingere dai blog ma anche dalla stampa – esistono firme come Laura Grimaldi, Piero Soria, Luca Crovi, Oscar Cosulich, Ruggero Bianchi, Cristina Taglietti, Brunella Schisa, Maurizio Bono, Matteo Persivale, Seba Pezzani, Lara Crinò, Giuliano Aluffi, Sebastiano Triulzi, Tiziana Lo Porto, ecc. – che certo non sono indifferenti a questi autori, ma come dicevo la stampa non basta. Serve la radio, internet, il passaparola, la tv, i festival, il dialogo autore-lettori serve tutto questo e molto di più. Questi autori sono straordinari perchè rispecchiano il tempo in cui viviamo tutti noi, perchè mescolano la narrazione con il fumetto, il cinema, il videogame, linguaggi che sono di oggi e non di 300 anni fa. Noi siamo fermi lì. Eppure esiste una schiera di lettori, di giovani lettori (che amano Stephanie Meyer e Lisa Jane Smith ma non solo) che hanno un disperato bisogno in Italia di autori come Hurwitz, Lansdale, Gischler, Swierczynski, Quinlan, Starr, Zeltserman, Huston solo che dobbiamo informarli che questi libri (libri che hanno il ritmo dei film dei videogame dei fumetti) esistono e sono splendidi da leggere, ecco io credo che si debbano trovare quei lettori…che hanno bisogno di ridere, di divertirsi, di assaporare una storia, una dimensione parallela e fantastica ecco quei lettori noi li dobbiamo raggiungere e gli dobbiamo far ascoltare queste storie, che sono anche quelle di Massimo Carlotto, di Omar Di Monopoli, di Alan D. Altieri, di Stefano Di Marino ecc. perchè anche in Italia ci sono autori moderni! Questo è il mio pensiero.

    Quando Gischler vende 10.000 copie mi chiedo come raggiungere i restanti 50.000 che ogni anno comprano Lansdale oppure gli altri 30.000 che comprano Winslow e via così!

  29. Nella frase successiva a quella in cui faccio l’inciso dei giornalisti manca un verbo reggente che era “serve”… ma non basta! Detto questo ribadisco: facciamo quadrato. Situazioni come Pegasus, come Lconti, Sugarpulp, Sartoris ecc. cercano di coaugulare un nuovo gusto, una nuova realtà. Luca Conti, Omar Di Monopoli ecc. sono tutti professionisti che credono in modo diverso proprio a questo. Io penso che dobbiamo insistere invece. Per promuovere il nuovo e sottolineare l’importanza del classico moderno: Himes, Winslow, Carlotto, Lansdale sono appunto tali, poi ci sono i nuovi scrittori che sviluppano certe intuizioni, che portano la sfida a un livello ancora diverso.

  30. @Matt: hai centrato in pieno il problema: come arrivare a quei lettori. Non è importante solo per fini meramente editoriali-monetari-commerciali (che a me, ovviamente, non possono fregare di meno facendo il blogger e non l’uffico stampa), ma per quello che vogliamo sia la nostra società. So, con queste parole, di volere in alto, forse troppo, ma dobbiamo chiederci se la lettura, indipendentemente da quello che si legge, sia un valore aggiuntotanto al singolo individuo quanto al sistema, cioè al gruppo sociale, in cui uno vive. Gente come Martha Nussbuaum lo credo e io, a giorni alterni ( 🙂 ) con lei. Tutti gli autori che citi, inevitabilmente, sono calati nel loro, cioè nel nostro tempo, e ci fanno riflettere e divertire allo stesso tempo. Prendi I Poeti di Gischler, è una presa per il culo del sistema universitario e intellettuale americano eccezionale. Poi ci mette i morti ammazzati e le sparatorie, ma racconta una porzione di mondo. Leonard lasciamo stare, lo sai che per me è un Maestro di scrittura, quindi non mi pronuncio. E non so perchè Lansdale vende 60.000 e Gischler 10.000, se uno ama il primo legge e gode necessariamente pure con il secondo – e Gischler, anche se ha scritto meno di Joe e quindi bisognerà vedere, spesso riesce a tenere un ritmo di narrazione anche superiore al texano. L’ho detta. Tiè! -. Io credo che qualche differenza debba starci e per capirla bisogna vedere i fattori che cambiano. Il tempo da cui Lansdale è sul mercato italiano, ad esempio, anche se è una giustificazione che non mi soddisfa. La stampa, ma tu hai fatto un lavoro della madonna con i Poeti e Gischler ha avuto una copertura non da poco. Io, poi, mi informo solo con internet ormai, anche se tenendo un blog come Pegasus Descending capisco di essere in una situazione un poco differente dal lettore senza blog, sono sempre alla ricerca di news e informazioni da passare a chi mi legge e quindi ho forse un poco di attenzione in più a cosa mi passa sotto il naso. Comunque, il discorso si fa lungo e ampio ed estremamente interessante, da tesi di laurea.

  31. @Matteo, ti quoto in pieno (dal canto mio, come autore e come blogger sono impegnato in prima fila su questo fronte… siamo ben lungi dal vincere una battaglia, certo, però secondo me stiamo crescendo a velocità sorprendente, e vedo che molti occhi sono puntati su di noi) anche perché i tempi cambiano ed è bene non farsi trovare impreparati. Alla fine chi si improvvisa cultore – e sviluppatore – di alcune nuove istanze culturali lascia il tempo che trova, ma io mi sento parte di un progetto (artistico/editoriale/sperimentale: fate voi) che non nasce qui e adesso per mere esigenze di mercato. Ho proposto una rivalutazione western della mia terra partendo da presupposti che hanno origini lontane, nel mio vissuto, nelle letture che mi hanno accompagnato e nella cinematografia che ammiro. In ambiti come Pegasus e assieme a tutti voi che vi orbitate (Meridiano Zero in testa) sento che tutto ciò trova uno sbocco ideale, che si autoalimenta e prende corpo, migliorandosi (se possibile). Credo sia una energia che va assecondata e secondo me l’unica cosa che può ostacolarci, al momento, è solo la stramaledetta crisi che, anche a volerla prendere con le pinze, ha inesorabilmente modificato i consumi nonché l’approccio alle cose degli italiani (ovvio, non oso toccare il discorso del generale disprezzo verso la cultura da parte di chi ci amministra perché se no facciamo notte:-)

  32. @Omar: quoto il tuo intervento. Credo che il tuo masseria-western con cui quello del mio amico Matteo Righetto ha più di un punto in comune, sia una delle cose più interessanti uscite di recente, anche Matteo ci sta provando e lo stesso fanno Al Custerlina o Marilù Oliva ciascuno con le proprie specificità, io proverò a darvi una mano con il mio debutto per E/O a fine agosto e sarà un pulp-noir-fanta-videogame-sparatutto che solcherà i percorsi della new wave americana adattato al Veneto vedremo cosa ne penserete – ecco l’ho detto cazzarola – Meridiano Zero e altri editori tentano questa strada, traduttori importanti come Luca – che fanno ben più che tradurre visto che spesso sono altresì veri e propri consulenti editoriali – sono sulla nostra lunghezza d’onda e poi ci sono tutti coloro che come Pelf, Fab Fulio Bragoni, Michele Fiano, Vitandrea, Walter Ocule e tantissimi altri spingono questa stramaledetta narrativa d’intrattenimento, io dico di gettare un ponte: potremmo fare forse un grande porto di mare mediatico in cui si recensiscono si intervistano scrittori si pubblicano loro racconti inediti tradotti in Italiano insomma non lo so sto delirando però ho la sensazione che il dibattito che stiamo portando avanti sul post di Black City (sarà un caso?) vada proprio in questa direzione!

  33. @Matt, il bello è che mentre verbalizzi quest’auspicio mi rendo conto che si sta già avverando. È già una realtà, porco mondo. Ora si tratta solo di continuare a fare bene il proprio lavoro, e anzi, di non abbassare per un cazzo la guardia!!! 🙂

    PS: Luca? Io lo considero uno scrittore, da tempo:-)

    PPS e aspetto il tuo lavoro con grande curiosità 🙂

  34. @Omar e Matt: credo abbiate centrato, ancora una volta, un punto importante: fare sistema. Solo così nascono le cose buone, confrontandosi e avendo la mente sveglia e aperta al confronto, anche alle critiche e alla possibilità di migliorarsi. Da soli si va poco lontani, credo, ma in gruppo si è più forti, se tutti si tira nella stessa direzione.

  35. CARISSIMI: domani sul CORRIERE DELLA SERA un superpezzo su LANSDALE E GISCHLER INSIEME…comprate e leggete!

  36. Walt in ha detto:

    Ho letto tutto i vostri interventi: belli! Hiaansen non vende in Italia, Leonard vende poco (sono i miei autori preferiti). Perché la cosa non mi sorprende? Un Paese i cui maître à penser sono Saviano, Dario Fo, Celentano è un paese del terzo mondo e nei paesi del terzo mondo si leggono libri da terzo mondo. E’ inutile cercare altre spiegazioni.

    • Be’, in termini relativi Leonard non vende affatto poco, in Italia, considerando che non è affatto un autore facile (e infatti la gente che non lo conosce e lo compra pensando di trovarsi davanti a un Michael Connelly ne rimane delusa). Diciamo che Leonard vende poco perché non ripaga il grosso investimento fatto da Einaudi, visto che è un autore assai costoso. E’ un autore che dà comunque prestigio alla casa editrice che lo pubblica, non certo grossi guadagni, ed è quindi un’operazione culturale – finanziata da titoli assai inferiori ma assai più venduti – della quale credo sia giusto dare atto a Stile Libero.

  37. @Walt: a parte la sovraesposizione mediatica di questi ultimi tempi (data oltre che da un eccesso – forse – di narcisismo e da una latitanza oggettiva di figure forti nell’opposizione), su Saviano non mi trovi d’accordo, per lo meno nella misura in cui GOMORRA era e resta un ottimo libro nel suo genere. Non credo sia semplice ‘essere’ oggi Roberto Saviano, in Italia, pur con la serie incredibile di benefit che la cosa comporta. Poi, su Fo e Celentano ahimé te l’appoggio 🙂

  38. @Omar-Walt: cercando di non andare troppo OT, il “problema” di Saviano, dal punto di vista letterario, è che è autore di un solo libro, non potendo considerare le raccolte di articoli già apparsi su giornali o riviste come opere originali e degne di particolare nota. Insomma, scrivere è un’altra cosa. Il suo “problema”, invece, dal punto di vista sociale e politico è che siamo un fottuto paese di pecoroni sempre alla ricerca di eroi e mentori da idolatrare e Saviano si è forse un po’ prestato a diventare questo vitello d’oro, purtroppo pagandolo caro per il tipo di vita che è costretto a fare ma tenendo caldo un tema – quello della criminalità organizzata che soffoca l’Italia – che invece, spesso, tende un po’ a uscire dalle agende politiche e giornalistiche. Ma l’assenza di spirito critico e l’intorbidimento delle intelligenze è cosa assai frequente dalle nostre parti.
    Mistero Buffo a me era piaciuto molto, ma da qui a dargli il Nobel per la letteratura…un po’ tutti, poi, dovrebbero parlare di cose che conoscono e in cui possono essere riconosciuti come autorità per la loro autorevolezza. Invece spesso crediamo che le puttanate di un attore, un cantante o, anche, uno scrittore siano oro colato per non si sa bene quale motivo. Soprattutto in ambito scientifico.

  39. Mah, Saviano non è un romanziere, al massimo è uno scrittore-giornalista e nemmeno dei migliori, poi certo ha avuto il merito di accendere le luci su un tema importante e non è cosa da poco, ultimamente sta facendo però parecchie cazzate dal mio punto di vista ma è solo la mia opinione, comunque domani comprate il Corriere eh eh

  40. Vitandrea in ha detto:

    Volevo intervenire anch’io su quanto lanciato da Walter, ma in effetti è troppo OT. Comunque sono d’accordo con lui sui tre personaggi citati. E concludo dicendo che l’intervento di oggi sul Corriere di Celentano è qualcosa di delirante! Ed è pazzesco che gli riservino sempre spazio!

    Torno in tema commentando Black City. Sono arrivato a metà e lo trovo un buon libro. Non ai livelli dei due pubblicati finora da Meridiano Zero, in attesa di The Deputy. Mi sembra che qui Gischler stia cazzeggiando, in senso buono: ha scritto un libro divertente, per divertirsi. Magari nella seconda metà si rilancia alle vette altissime dei Poeti, ma finora mi sembra che nella sua produzione equivalga a quello che sono i romanzi con Ned la foca nella bibliografia di Lansdale.

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