Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

The Town – regia di Ben Affleck

The Town

THE TOWN
un film di Ben Affleck
con Ben Affleck, Rebecca Hal, Jeremy Renner, Jon Hamm

Raramente, purtroppo, mi capita di rimanere piacevolmente sorpreso da qualche regista o da qualche lavoro in grado di farti esclamare: “Cazzo, bravo questo, proprio non me lo aspettavo!”. In giro di grandi professionisti che fanno ottimi film ce ne sono molti, per carità. Ma da quelli bravi mi aspetto qualcosa di buono e quindi la sorpresa, semmai, non può essere che negativa. Dai cani, invece, non mi aspetto niente e visto che il tempo è denaro, ma soprattutto scarso, non li guardo, così evito di incazzarmi per la serata buttata nel cesso.

È quindi con un certo stupore e una compiaciuta soddisfazione che non riesco a levarmi dalla mente l’ultimo lavoro di Ben Affleck, il suo secondo da regista dopo Gone Baby Gone. The Town, trasposizione cinematografica del romanzo di Chuck Hogan Il principe del ladri, è infatti un film incredibilmente solido, ben strutturato ed equilibrato, con personaggi sufficientemente complessi, ottima recitazione e quel mix di azione e pathos in grado di spaccare.

Diversamente da quanto mi capita di solito, inoltre, sono anche totalmente d’accordo sulla modifica del titolo originale del romanzo da cui il film è tratto, un titolo che detto com’è, il principe dei ladri – ma porca di quella vacca -, non può non far pensare a Robin Hood e all’epopea medievale del più famoso e amato fuorilegge della storia che, con il Doug MacRay di The Town non ha proprio un cazzo da spartire. Doug, infatti, non ruba ai ricchi per dare ai poveri, ma ruba dove ci sono i soldi per rimpolpare il proprio conto in banca, che poi è sempre meglio che lavorare. La Town del titolo è il quartiere più malfamato di Boston, Charlestown, sobborgo popolare in cui è più facile che per strada vi imbattiate in un delinquentello irlandese piuttosto che in una cacca di cane.

Doug, insieme a tre amici d’infanzia, svaligia banche e portavalori. Durante uno dei colpi qualcosa va storto. Uno dei dipendenti della banca aziona l’allarme collegato con la locale stazione di polizia. Doug e soci, per coprirsi la fuga, prendono in ostaggio il direttore della filiale che, per inciso, si chiama Claire e non è neanche per niente male. La ragazza viene poi liberata, anche se l’FBI e, soprattutto, l’arcigno agente speciale Adam Frawley, sono fin troppo convinti di poter mettere il sale sulla coda alla banda di MacRay e Claire potrebbe essere una buona fonte di informazioni. Doug si mette quindi a pedinarla e pedina di qua e pedina di là tra i due scatta qualcosa, galeotta una lavasciugatrice pubblica.

Se con Gone Baby Gone, lavoro basato su La casa buia del romanziere Dennis Lehane, Affleck dimostrava già di possedere una incredibile dimestichezza dietro la macchina da presa girando una storia delicata e intimistica, con The Town Ben fa un salto di qualità spaventoso, portando il vostro amato recensore a lanciarsi in paragoni altisonanti con registi totemici quali Clint Eastwood e Michael Mann. Se, da una parte, è il sobborgo di Charlestown il coprotagonista del film, grazie a una fotografia precisa e sempre calibrata e a un focus costantemente puntato sui dettagli ambientali e sociali, specchio collettivo della psicologia e della storia personale dello stesso Doug MacRay, figlio di quel quartiere, dall’altra le improvvise accelerazioni tipicamente di genere, con sparatorie metropolitane con la polizia, fughe e rapine, conferiscono all’intera pellicola un ritmo eccellente e un tono mai banale nonostante la storia, ad uno sguardo superficiale, possa dare un senso di déjà vu. The Town riesce a comprendere in un unico contenitore lo sguardo borderline, dentro/fuori, del Clint Eastwood di Gran Torino o di Mystic River, alla narrazione di perdizione criminale di un Heat – La sfida di Mann, non rinunciando mai, comunque, a divertire e intrattenere, dimostrando che è possibile dire cose interessanti, intelligenti e profonde anche senza annoiare. Giusto, marchettoni del Belpaese?    

Anche se l’eccesso di entusiasmo è sempre un cattivo consigliere, con The Town si vede confermata la nascita di un regista coi controcazzi in grado di raccogliere il testimone – che ben si guarda dal mollare, intendiamoci – dello zio Clint, shakerandolo con altri generi a reinventare, ancora una volta, quel cinema che tutti amiamo, a ragione, definire classico. Classico nei temi, certo, ma in particolare nelle modalità espressive impiegate, perché si possono fare musiche magnifiche anche senza inventare altre e nuove note oltre le sette che già possediamo.  

È quindi grande, per concludere, la curiosità di vedere nuovamente all’opera l’Affleck regista, magari alle prese con una sceneggiatura originale. Ritornando a The Town, inoltre, è da segnalare una doverosa citazione per l’interpretazione di Jem, l’amico del protagonista Doug, da parte di Jeremy Renner, che con una prova isterica e nervosa conferma nuovamente tutta la sua bravura dopo il premio Oscar The Hurt Locker.

Di seguito il traile di The Town, regia di Ben Affleck:

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6 pensieri su “The Town – regia di Ben Affleck

  1. Anche a me è piaciuto assai The Town, e anche se qualcuno che stimo – nei vari blog di cinema – mi ha fatto notare qualche incongruenza del film, io c’ho ancora in testa lo strabilio di aver visto un tontolone come Affleck rendere così bene nelle scene d’azione. Applausi per Ben (e dire che dopo Daredevil avevo giurato che mai più, mai più soldi ad una produzione che lo riguardasse:-))

    • Come attore neanche a me Ben mi fa o mi ha mai fatto impazzire, tanto che credo abbia molti più numeri e prospettive come regista piuttosto che come attore. e infatti la mia recensione verte maggiormente sui meriti da regista e in queste sue qualità c’è pure la mia sorpresa. Del film ho visto la versione cinematografica, non quella estesa, e magari qualche possibile incongruenza può essere dovuta ai tagli di ben mezz’ora di film. Ma quello che mi è piaciuto moltissimo è stato come ha raccontato Charlestown, l’ambiente, così come nelle scene d’azione ha dato quel dinamismo empatico che, secondo me, solo Mann riesce a dare, in particolare con l’uso della telecamera a mano (senza farti venire il mal di mare e vomitare).

  2. Mi hai convinta, lo guardo (ehi, finalmente posso di nuovo commentarti!!)

  3. Valter in ha detto:

    Buon film e senza dubbio Ben Affleck meglio come regista che come attore (niente duello
    Andrea, qui siamo d’accordo 😀 )

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