Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La mappa del destino – Glenn Cooper

La mappa del destino

LA MAPPA DEL DESTINO (The Tenth Chamber)
di Glenn Cooper
ed. Nord
Traduzione di Velia Februari e Amalia Rincori

C’è ancora di mezzo un libro misterioso rinvenuto in circostanze misteriose al centro del nuovo romanzo di Glenn Cooper, celebrato autore americano baciato dal successo grazie a La biblioteca dei morti e al successivo Il libro delle anime.

Durante un accidentale incendio nell’abbazia di Ruac, minuscolo paesino sperduto nella campagna francese, i pompieri intervenuti rinvengono celato in una sua parete un oscuro manoscritto trecentesco scritto interamente in un codice antico. L’abate Menaud, bibliofilo appassionato, chiede immediatamente l’aiuto del raffinato ed erotomane restauratore parigino Hugo Pineau per rimettere in sesto quel nuovo testo, insieme a tutti gli altri antichi e, almeno culturalmente, preziosi volumi danneggiati dalle acque e dalle sostanze antincendio generosamente profuse dai pompieri. Pineau, non contento di limitarsi a fare il proprio mestiere e beccarsi la sua parcella, incuriosito dal ritrovamento e, in particolare, dalle strepitose immagini colorate dipinte all’interno delle sue pagine, chiede l’intervento dell’ex compagno di università Luc Simard, ora affermato archeologo con la barba di due giorni che, pure lui come il restauratore, sembra non riuscire a non infilarsi in ogni letto che incontra con dentro una bella ragazza. I due, iniziata la traduzione del testo criptato, leggono di una misteriosa grotta sperduta in qualche posto sulle montagne di Ruac. Grotta che seguendo le indicazioni iconografiche del libro troveranno, mozzando loro il fiato: ai loro occhi, infatti, si aprirà per la prima volta uno dei più spettacolari esempi di arte rupestre risalente ai Cro Magnon, a cavallo dell’ultima glaciazione, tra i diciotto e i dodicimila anni fa. O, forse, anche più antico.  

Ma veramente questa grotta, tra l’altro celata da un rudimentale muretto di mattoni a secco, non fu mai vista da uomo moderno? E perché gli abitanti di Ruac, capitanati dal loro scorbutico sindaco Bonnet, sembrano nutrire tutta questa avversione per gli archeologi, i giornalisti e gli studiosi accorsi da tutto il mondo sotto l’egida dello scopritore Simard per studiare il nuovo sito, invece di accogliere questa notizia come una possibilità di sviluppo? E cosa cela di così misterioso il manoscritto ritrovato che inizia in un modo a dir poco assurdo come “Io, Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia”?

Il terzo lavoro di Cooper, La mappa del destino, supera di gran lunga il precedente dittico della Biblioteca. Cooper, ancora una volta, segue pedissequamente lo schema narratologico che tanto successo gli ha portato, riproponendo nuovamente una narrazione strutturata su più piani temporali – in questo caso la contemporaneità, il 1100 e, addirittura, l’epoca preistorica – in grado di rendere la lettura mai noiosa ed estremamente movimentata. Come già in precedenza, vi è inoltre la stretta commistione tra fiction e storia con la presa in prestito di personaggi celebri del passato. E se ne Il libro delle anime Shakespeare, Nostradamus e Calvino diventavano gli artefici del mistero celato della Biblioteca, ne La mappa del destino sono le vicende, intrecciate, di Abelardo e di san Bernardo di Chiaravalle – sì, lui, quello dei templari -, a fornire il substrato storico per tutti i casini della vicenda che vuole il proprio svolgimento svilupparsi ai giorni nostri.        

Ma anche se lo schema non cambia, come detto, il risultato de La mappa del destino è superiore ai libri passati grazie a una marcia in più in termini d’azione e alla sua ambientazione nel campo dell’archeologia, specialità in cui Cooper ha pure una laurea. La lettura procede rapidissima in un susseguirsi di eventi da cui è impossibile allontanarsi, rivelandosi una lettura divertente, rilassante e particolarmente ideale per staccare, almeno per un attimo, la spina dello stress quotidiano. Il più punto più debole dell’intera storia, forse, risiede nella parte ambientata nella preistoria, periodo storico di difficilissima narrazione romanzesca a causa del suo essere “altro” rispetto a tutto ciò che conosciamo. Se, infatti, a parte lingua, paesaggio urbano e vestiario, non c’è praticamente alcuna differenza tra noi e un uomo dell’anno Mille, stessa cosa non può dirsi per un Cro Magnon di ventimila anni fa. Cooper, nel testo, fa un chiaro riferimento alla scrittrice Jean Auel, regina del romanzo preistorico, modello a cui pare ispirarsi direttamente, pagandone, pure lui, tutti i medesimi tributi di implausibilità già oneri della propria fonte di ispirazione.

A parte questa pecca, comunque, La mappa del destino è assolutamente efficace nel perseguire lo scopo che si era prefissata: intrattenere senza troppi cazzi per la testa. E, per favore, non accostate più il suo autore a Dan Brown. Glenn Cooper è molto più divertente.     

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