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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Alfredo Colitto: “Io scrivo romanzi popolari”

Luca Crovi, Alfredo Colitto e Silvana La Spina

<<Scusi, via Torino?>>
<<Siamo già in via Torino>> e mi indica la targhetta appesa sul muro. Una volta doveva essere di marmo bianco. Oggi lo smog milanese ne ha ridotto la limpidezza a una geometria di costellazioni nere. Mi sono preso un tardo pomeriggio libero per andare alla presentazione milanese dell’ultimo romanzo di Alfredo Colitto, Il libro dell’angelo.
<<E la Fnac? Sa magari dov’è la Fnac?>>
<<Lì>>. La tipa anzianotta mi fa solo un gesto infastidito con il mento. Parlare a un passante a Milano è un reato. Alzo la testa e la vedo: lettere di due, forse tre metri, appese alla facciata di un enorme edificio dopo un breve muretto in cui qualcuno si è preso la briga di scrivere con la bomboletta nera qualche bestemmia mischiata agli incitamenti per l’Inter. Cosa che disapprovo nella maniera più categorica. Intendo i “Forza Inter”, ovviamente. Il resto fa parte della libera espressione cafona, ma l’Inter no, per favore, l’Inter no.

Entro alla Fnac per la prima volta in vita mia. Non mi emoziono per un cazzo, anzi, tutti quei cd e film mi riconducono immediatamente a oscuri posti di lavoro familiari. Forse è anche grazie alla Fnac che, tra un po’, sarò un disoccupato. I commessi sono tutti piuttosto scazzati e svaccati a chiacchierare tra di loro. Ne becco uno che sta mettendo a posto degli scaffali ed esponendo della nuova merce.
<<Scusi, sa mica dirmi dove presentano il libro di Colitto?>>
<<Secondo piano>>
<<Sopra?>>. Alla sillaba “ra” di “sopra” è già troppo tardi. Cazzo. Ho fatto una tipica domanda da cliente medio. E non posso neanche biasimare lo sguardo da “dove cazzo vuoi che sia il secondo piano” che quello mi lancia. È un collega e so, quindi, quanto siano stronzi i commessi con i clienti medi che ti fanno domande da cliente medio. Mi fai lo sconto? Quello me lo regali? Dov’è la Q? Tra la P e la R.
Salgo al secondo piano: <<Un caffè, grazie>>.
<<Ottanta centesimi>>. Ho solo dieci euro. Interi.
Vedo lo sguardo della barista. Fottuto cliente medio.
<<Lascia stare, dammi gli spiccioli che hai e siamo a posto così>>.

Mentre me ne sto lì al banco che mi sorseggio il mio caffè scroccato, vedo Alfredo Colitto insieme ad altre tre o quattro persone seduto al tavolino del bar. O, almeno, mi sembra lui. Va bene, è lui. Lo riconosco e lui non mi riconosce. Anche perché mica sa che esisto, Colitto, e quindi mi sarei dovuto stupire se mi avesse riconosciuto: <<Andrea, caro, come stai?>>. Nostradamus.

Prendiamo posto nella saletta presentazioni mezza vuota. Milano sotto l’acqua è così. Pozzanghere ovunque e gente che cerca continuamente di trafiggere l’occhio del passante vicino con le stanghette del proprio ombrello. Quindi piove. E c’è Milan-Tottenham – partita che già sapete la tragedia che si rivelerà – e quando una squadra inglese viene a giocare a Milano la Champions League, Piazza Duomo diventa un coacervo di ubriaconi anglosassoni con boccali, come minimo, da tre litri di birra ciascuno. Owanderspurs owandespurs, owanderspurs the machinine! Un casino della malora. Per andare alla Feltrinelli – bottino La macchina in Corsia Undici di Charles Willeford e Così si muore a God’s Pocket di Pete Dexter con sconto del 25% – mi sono dovuto sciarpare con bandiera e cappellino degli Spurs. Uno mi ha pure offerto una birra. Ma l’ha offerta anche al tipo del gabbiotto che sotto i portici di Piazza Duomo cerca di vendere per tutto l’anno i suoi cazzo di biglietti della lotteria Italia. Quindi non fa testo. Poi, già che c’ero, mi sono pure sparato mezz’ora e passa di coda per entrare nel nuovo museo del ‘900 italiano e, insomma, mi sono innamorato: uno Scanavino degli anni ’50 non ha fatto che ammiccarmi per tutto il tempo. Ce l’ho ancora in testa. Ah, l’amour.

Alfredo Colitto

Arriva pure Luca Crovi, alla presentazione di Colitto, visto che è uno dei due relatori insieme a Silvana La Spina. È bagnato fino al ginocchio. Un’altra consuetudine delle giornate piovose milanesi è quella che vuole i guidatori di auto tentare in ogni modo di slavare da capo a piedi i pedoni. Stavolta è toccato al buon Luca. Mentre lui si mette a chiacchierare con Stefano Di Marino, io scambio due chiacchiere con una signora che solo dopo scoprirò essere Patrizia Debicke. A dire il vero è più lei che parla, perché io, lo sapete, non è che sia tutto ‘sto gran chiacchierone.

Dopo i mugugni di chi vuole che la presentazione inizi, sono già le sei e un quarto e conosciamo come sono questi milanesi, retaggio della dominazione austriaca, Silvana La Spina carica a testa bassa: <<I libri di Colitto sono thriller e romanzi d’avventura insieme, sono dei grandi romanzi popolari in linea con la più solida tradizione ottocentesca. Peccato, però, che tra l’800 e noi vi sia stata una cosa chiamata Avanguardia, con il suo lavoro sulla lingua>>. E Colitto le fa da spalla: <<Ma chi si ricorda più, oggi, di quegli scrittori degli anni ’60 del Novecento? Io, ogni volta, ci provavo anche a leggere i loro romanzi, ma non riuscivo mai a superare pagina 25. Il romanzo>> prosegue <<È invece per definizione popolare. Dopo essere stato snobbato a favore della poesia, molto più intellettuale, il romanzo è diventato un prodotto per la gente che si diverte con la lettura, senza troppi intellettualismi avanguardisti. Ma, in Italia, il termine “popolare” è ancora qualcosa che dà fastidio a molti, per non parlare dei gialli e di chi li scrive e legge. Sono sempre stati considerati di serie B, forse solo dagli anni ’90 sono stati sdoganati>>.

Ma cos’è il Il Libro dei Misteri di Noè, suggerito da un Arcangelo dal nome impossibile che, per semplicità, chiameremo Raperonzolo? <<Esiste davvero quel libro, è stato scoperto negli anni ’60 in Inghilterra, è datato III sec. d.C. ed è scritto su papiro>>. La leggenda vuole che Raperonzolo abbia racchiuso in questo volume i segreti per dominare tutti i demoni e gli angeli dell’universo. Salomone lo conservò per un certo tempo, poi se ne persero le tracce. Tracce che, da alcune intercettazioni della procura di Milano, sembrano essere ultimamente state scoperte nei paraggi dell’amena cittadina brianzola di Arcore. Il libro veniva citato come utile sottoboccale di birra in alcune non meglio specificate, ma agitate, feste.

<<È questo quello che mi piace del romanzo storico>> attacca nuovamente Colitto. <<Il poter mischiare fiction e storia. Io, però, non sono uno storico e seppur mi diverta tantissimo nel fare le ricerche per i miei lavori, tanto che ormai mi sono trasferito in biblioteca dove ho tutto sottomano, conosco solo quello che mi serve per raccontare le mie storie, al punto che ricerca e scrittura avanzano di pari passo. In ogni caso, però, preferisco che alla fine siano degli storici di professione a leggere quello che ho scritto, per evitare di commettere degli errori>>. E l’accuratezza della ricostruzione storica dei libri di Colitto, beh, è ormai leggendaria nel mondo delle lettere italiane e se siamo portati a pensare la Venezia antica come costantemente impegnata in un immenso Carnevale, ne Il libro dell’angelo è lo Sposalizio del Mare a farla da padrona: <<Ho scoperto questa festività per caso e ho deciso di inserirla nel racconto. Peccato, però, che la scoperta sia avvenuta quando ero già a metà della prima stesura. Sono dovuto tornare indietro e cambiare tutto il guardaroba dei miei personaggi, perché lo Sposalizio si svolge a maggio e non a febbraio come il Carnevale!>>

Il libro dell’angelo

Mondino de’ Liuzzi è un personaggio realmente esistito nel ‘300: <<Anche in questo caso la scoperta è stata casuale. Avevo già in mente di voler scrivere un romanzo storico e, in particolare nel Medioevo del processo bolognese ai templari. Processo che, per inciso, è stato l’unico a risolversi in una assoluzione. Avere come protagonista un templare, però, era qualcosa di troppo abusato>>. E l’accostamento con un Dan Brown qualsiasi, aggiungerei, troppo facile. <<Poi ho scoperto Mondino, il medico anatomista di sospette origini ebree e con un caratteraccio mica male che, contro i dettami della Chiesa o di suoi illustri colleghi predecessori, ricominciò a studiare l’anatomia sui cadaveri, ponendo le basi per alcuni studi che rimasero nelle università di medicina fino al 1700>>.

Il libro dell’angelo è il terzo capitolo di una trilogia iniziata con Cuore di ferro e proseguita con I discepoli del fuoco. Ma tornerà? <<Chi può dirlo. Mai dire mai. Sicuramente non nel prossimo romanzo che, invece, sarà ambientato nel ‘600 tra i discendenti dei conquistadores e la Napoli di quell’epoca. Ci sarà molta avventura>>, visto che si parlava, poco fa, di romanzo popolare. <<Qualcosa di simile ai Pilastri della Terra di Ken Follett. Sperando, anche, di vendere quanto lui>>. Sorride. E noi con lui. Intanto, nella Milano di fuori, moderna, cieca e stressata, la pioggia continua a cadere indifferente.

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2 pensieri su “Alfredo Colitto: “Io scrivo romanzi popolari”

  1. A Milano non ha raccontato dell’incontro con la discendente di Mondino? È un aneddoto divertente 🙂

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