Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Novità in libreria: Bacchiglione Blues di Matteo Righetto

Bacchiglione Blues

Seconda fatica letteraria per Matteo Righetto, anima e corpo – anche se io preferisco, almeno se riferito a lui, l’anima – del movimento letterario Sugarpulp che fa di ritmo, azione e dialoghi i propri cardini narrativi, così come insegnano gentaglia del calibro di Joe “Champion” Lansdale e Victor Gischler. Se l’esordio con Savana Padana dimostrava che le idee già c’erano e i percorsi da seguire pure, nonostante le inevitabili smagliature e imperfezioni di (quasi) ogni opera prima, con Bacchiglione Blues il Righetto fa il salto di qualità, anche grazie al supporto di un talent scout di sicuro fiuto qual è Luigi Bernardi, attualmente sotto l’egida Perdisa. In un posto dove la barbabietola mi dicono farla da padrone, la narrativa assume una colorazione oscillante tra il rosso e il nero – il cui accostamento in termini calcistici, manco a dirlo, è particolarmente apprezzato dal vostro blogger preferito, richiamandogli alla mente infinite notti magiche inseguendo un gol -, con buzzurri dal grilletto facile, scazzottate, piani criminali semplicemente imperfetti. Caro, vecchio, amato western travestito da pulp. Molto pulp. Nell’attesa che il libro mi arrivi e nonostante trovi del tutto inaccettabile che un soggetto come Omar Di Monopoli abbia potuto già non solo leggerlo, ma anche pubblicarne una recensione sul suo blog Sartoris, a cui vi rimando, segnalo anche che sul sito di Sugarpulp è possibile leggere una seconda recensione firmata da Matteo Strukul e sparasi il primo capitolo del romanzo, che sembra stia già riscuotendo un discreto successo se, l’altro giorno che mi facevo un giretto alla mia Mondadori di fiducia, ho scorto la copertina viola-barbabietola di Bacchiglione, di faccia, sul bancone principale delle novità. E da lì ad essere invitati ai festini di Arcore a fare un bunga bunga con Ruby e poi tutti a massaggiare i piedi di Lele Mora, beh, il passo è breve. Inoltre, io lo so già: una cadrega nel consiglio regionale del Veneto, al Righetto, dopo questo, non gliela toglie nessuno.

BACCHIGLIONE BLUES
di Matteo Righetto
ed. Perdisa

TRAMA: Sembra di essere nella Louisiana occidentale, tra fischi di pallottole e uomini senza coscienza. Siamo invece in Italia e questo non è un film. Lungo il corso selvaggio di un fiume in piena, in mezzo a campi di barbabietole, vecchi sfasciacarrozze e cascine abbandonate, tre balordi sequestrano la giovane moglie di un industriale dello zucchero. L’uomo decide allora di risolvere a suo modo la questione, assolda una seconda squadra di banditi e presto la situazione precipita in una serie inarrestabile di colpi di scena. Questa è la profonda provincia rurale del nord-est, dove si annidano personaggi tanto grotteschi quanto verosimili, criminali sprovveduti, bifolchi fuori controllo e proprio per questo capaci di tutto. Da una delle voci più decise del pulp italiano, un romanzo pirotecnico ed esilarante che è pura miscela esplosiva.

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15 pensieri su “Novità in libreria: Bacchiglione Blues di Matteo Righetto

  1. Davvero un bel libro, Matteo (e io, a differenza di Braccinocorto Pelfini, me lo sono comprato:-).

    Ho qualche leggera riserva sulla “naturalezza,” per così dire, di certi dialoghi, che a volte suonano un po’ forzati, ma una certa mancanza di orecchio – chi più, chi meno – per i suoni della strada è un tratto comune alla maggior parte degli autori italiani.

    E’ solo un piccolo appunto, che non vuol assolutamente svalutare l’ottima riuscita del romanzo.

  2. Fabio Lotti in ha detto:

    Mi permetto un intervento da vecchietto un po’ rompipalle (altrimenti che ci sto a fare) ma quello che mi colpisce spesso (non sempre) nelle recensioni di giovani scattanti e preparati (visito molti blog) è un po’ l’istinto alla celebrazione dei lati positivi di un libro e a sorvolare, invece, sulle sue più o meno evidenti manchevolezze (che di solito ci sono). In tal modo si crea una certa aspettativa per il lettore che risulta alla fin fine controproducente. Questo in generale. Ma può essere solo una mia impressione.

  3. @Luca: assolutamente Braccinocorto. E pure Culostretto, aggiungo io! 🙂 La vita è dura. E poi, mettiamola così: quei 14euri li ho reinvestiti nell’acquisto, e sottolineo acquisto, di Lo sconosciuto n.89…Poi, guardandola da un altro punto di vista, il tutto ha soprattutto a che fare con il mantenimento di una elevata autostima e sul riconoscimento sociale del proprio lavoro quotidiano e impegno che, in altri termini, può anche definirsi come ricerca di una riconosciuta autorevolezza.

    @Vitandrea: beh, pure bellissimo…

    @Fabio: hai perfettamente ragione. Infatti in giro se ne leggono poche di stroncature e non solo riferite agli scrittori italiani o da parte di più o meno giovani recensori e blogger. Se la tua critica è riferita a me, beh, la prendo e la porto a casa come è giusto che sia tentando di farne tesoro. Quando scrivo una recensione, però, cerco sempre di farlo in modo piuttosto critico pesando bene positività e negatività. Evidentemente non sempre ci riesco o ci sono riuscito e fai bene a dirmelo. Per quanto riguarda questo Bacchiglione, però, ribadisco di non aver letto il libro e infatti il pezzo non è una recensione, ma una semplice segnalazione, integrata con qualche riga per personalizzarla un po’ e non ridurre tutto a un copia incolla di un comunicato stampa che uno può benissimo leggersi sui siti degli editori e, come nello stile che adopero su Pegasus Descending, non prendersi troppo sul serio. Visto che sono un Braccinocorto e un Culostretto 🙂 , lo sono sempre e con tutti, anche con i soldi di chi ha una bontà così elevata da perdere il proprio tempo per leggere quello che scrivo – ritorniamo alla necessità di conferma dell’autostima di cui sopra – e per questo cerco di essere il più possibile sincero. E grazie per la tirata d’orecchie, ogni tanto fa bene! 🙂

    • Andrea, te lo dico perché (anche per motivi biecamente generazionali) lavoro nel settore da molto più tempo di te: il riconoscimento sociale del tuo, del mio, del nostro lavoro ce lo possiamo scordare. In questo sciagurato Paese, perlomeno.

      Anzi, io ci ho messo una pietra sopra da un pezzo. Diciamo che la mia autostima, che peraltro non è particolarmente elevata, nasce soprattutto dalla testardaggine nel cercare di offrire un lavoro fatto bene. Da lì in avanti, come si dice, è tutto grasso che cola (ma cola molto di rado). Per quanto mi riguarda, ho già dato a larghe mani: ho oltre settanta libri sul groppone, alcuni erano molto importanti di suo e mi sono venuti abbastanza bene, quindi, che dire? Per certi versi potrei anche smettere domani e mi riterrei soddisfatto lo stesso.

      C’è un’importanza sociale, nel mio lavoro? Io credo di sì, l’ho sempre creduto e ho sempre lottato perché fosse capita la differenza che fa una traduzione efficace (e non mi riferisco in particolare alle mie). Penso che alla lunga, e forse anche grazie alle mie e altrui battaglie, il lettore italiano da qualche tempo abbia iniziato a farci sempre più caso. Ma se aspettassi di sentirmelo dire, che so, dagli editori – non da tutti, per fortuna – starei davvero fresco.

      E direi che lo stesso vale per quel che fai tu.

  4. Fabio Lotti in ha detto:

    Il mio voleva essere anche un intervento un pò provocatorio per tirar fuori qualche riflessione. Le orecchie, tra l’altro, devo tirarle prima a me stesso. Non so ma mi pare che spesso rimbalzi di blog in blog l’esaltazione di un libro liscio e allettante come il culo di Belem senza neppure una grinza da culo flaccido del Berlusca (mi è venuta così). Poi, nel momento in cui si va a “vedere” qualche grinza, purtroppo, si trova. E non mi riferisco al libro di Righetto che non ho letto e che mi procurerò, sentito il parere di Luca che stimo(lui qualche cosa da migliorare ce la trova sempre).

  5. Fabio Lotti in ha detto:

    Vorrei fare una precisazione. Io questa “debolezza” critica, se vogliamo definirla così, la vedo in giro (compresa la mia di debolezze) ma trovo anche tanti spunti interessanti e tante cose da imparare che mi arricchiscono. Tra l’altro sono stato uno dei primi (credo) ad avere scoperto tempo fa tanti bei racconti sui “Sugarpulp” e l’ho anche scritto. Però, via, un pò più di mordente, ragazzi! Anche nelle interviste che sono sempre uguali e ripetitive. Incalzate un pò l’autore, trovate qualche suo lato debole, insomma mettetelo un pò in difficoltà. Possibile che si debba solo elogiarlo? Mah, sarà che io vengo da una tradizione toscana che non porta troppo rispetto e dunque la colpa è mia…:)

  6. E’ un periodo un po’ di merda e mi scuso se rispondo solo ora e se gli articoli non escono al mattino presto come di consueto, ma sto trovando qualche difficoltà a mettermi al computer a scrivere:
    @Luca: dici bene, Luca, e me lo aspetto che stima, riconoscimento sociale etc. non siano di questo mondo. La stessa cosa credo avvenga nei lavori che faccio, tanto nell’editoria quanto fuori. Ma almeno lì mi pagano e amen. Se facessi cagare non mi pagherebbero e mi licenzierebbero, ma per fortuna non è così. Credo la stessa cosa possa dirsi per te: Luca, a parte gli scherzi, ma tu in questo campo sei una autorità riconosciuta. Nella traduzione e nella consulenza in ambito editoriale sei un totem! Dovresti esserne contento, non sei uno qualsiasi. Io no, sono un blogger, alla fine un lettore, come tanti altri. Il web scoppia di blog e siti che fanno anche, meramente, molti più accessi dei miei o hanno cinque volte i miei fan su Facebook. Sono dati, numeri, freddi e che lasciano il tempo che trovano, ma anche i voti a scuola sono così. Ed è su quelli che tutti ci giudicano e valutano. Uno può fottersene, ok, ma deve sapere che sta mentendo a se stesso. Ovviamente ci vuole equilibrio, ma credo che ognuno di noi che faccia un lavoro, dal Blockbuster alle traduzioni, spera che il proprio lavoro sia apprezzato e riconosciuto come tale e non come un gaudente cazzeggio. Credo di non essermi spiegato bene, ma, come detto sopra, è un momento un po’ così e, insomma, vabbè…

    @Fabio: come sempre dici bene Fabio e, almeno per quel che mi riguarda, crecherò di fare tesoro delle tue considerazioni, anche per le interviste. Ma sai qual è il fatto? Che nessuno obbliga me e nessun altro blogger a fare interviste o recensioni o quelle che pare, e quindi uno perde tempo, risorse ed energie per intervistare e scrivere gente e di gente che gli piace o gli è piaciuta. Per questo, forse, c’è poi la distorsione che ben hai messo in evidenza. Comunque, come sempre, grazie per avermi fatto riflettere e notare cose che magari mi erano sfuggite! 🙂

  7. Fabio Lotti in ha detto:

    Guarda Andrea sei fin troppo buono. Non dico sempre bene ma quello che posso portare nel mondo letteral-giallistico è un pò di ironia (a volta parecchia e pure troppa) e tanta onestà intellettuale. La mia paura (si fa per dire eh) è che ci si appiattisca (sempre me compreso) in una sorta di cliché buonistico e francamente ripetitivo dove tutto va bene, in special modo proprio verso quegli autori che più ci sono vicini e amiamo. E poi, mi riferisco solo in generale, non dobbiamo farci condizionare da pressioni esterne che possono venire da amici o dalle stesse case editrici. Questo è il messaggio che mi sento di dare a tutti proprio in un blog che seguo con tanta simpatia e attenzione.

    • Dici bene – anche questa volta, vegliardo! 🙂 – in merito ai condizionamenti delle case editrici. Non ti nego che alcuni uffici stampa non rispondono più alle mie richieste di informazioni, cover, news etc. dopo che ho stroncato un loro romanzo. Non è che se me lo offrono devo per forza scriverne bene, no? Ma la cosa non sembra entrare in testa a molti, la prendono come una questione personale, quando invece non è mai così, neppure con gli autori. Stessa con alcuni autori verso cui ho sollevato qualche appunto. Ma pazienza, come non mi stanco di ripetere, la mia preoccupazione è interamente rivolta verso i miei lettori del blog e verso i loro soldi che, come me, faranno tanta fatica a guadagnare. E il loro tempo, scarso come o più del mio. Però l’onestà intellettuale e l’indipendenza, intellettuale, non sono qualità molto gradite e non sto solo parlando dell’editoria, ma in generale, Basta accendere un tg. Io cerco sempre anche di metterci un po’ di ironia -oltre, spero, a qualche contenuto e spunto di riflessione – perchè sono convinto che la lettura, la cultura, l’arte etc siano il più grande divertimento inventato dall’uomo. E’ una mia opinione, non molto condivisa, inoltre, ma lotto per essa. Quindi ci si può e deve divertire anche parlando e leggendo di un libro, non prendendosi mai troppo sul serio, perchè quando ci si prende troppo sul serio si fanno un sacco di cazzate. Poi, come sempre, non sempre ci riesco, probabilmente, ma questa è la vita! 🙂

  8. Fabio Lotti in ha detto:

    Altro che vegliardo! Se vuoi conoscere uno squarcio di vita di uno che sta per salutare tutti vieni qui ( http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgiallomondadori/2010/01/23/vita-mediocre-di-un-giallista-scacchista-con-un-piede-e-tre-quarti-nella-tomba/) .
    Siamo in perfetta comunanza di idee e quindi mi preoccupo un pò per te…:)

  9. Sapere che Bacchiglione blues è piaciuto al grande Luca Conti è per me motivo di grande soddisfazione…

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