Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Dove tutto brucia – Mauro Marcialis

Dove tutto brucia

DOVE TUTTO BRUCIA
di Mauro Marcialis
ed. Piemme

Leggere Dove tutto brucia, il ritorno al noir da parte di Mauro Marcialis dopo l’incursione nel racconto storico con Spartacus, fa male. Con il termine “male”, volutamente minuscolo, intendo proprio quello: male in senso fisico, emotivo e morale. A tratti si vorrebbe piantare lì la lettura e correre al cesso per riempirlo di vomito, prendere il libro e dire basta, in culo a Marcialis e alle sue verità, queste cose non le voglio sentire, ci sono ma non esistono. Non mi riguardano. E invece non si può, non si può girare la testa e guardare dall’altra parte, non si può smetterla di leggere, ma si scorrono veloci le pagine alla ricerca di un refolo di speranza, anche un fragile e piccolissimo frammento di positività per cui valga la pena vivere in mezzo a tutto questo dolore.

Mentre l’Italia è completamente fuori di testa per la vittoria nella finale dei Mondiali di calcio del luglio 2006, Giorgio Garlini e la sua squadra d’assalto della questura di Reggio Emilia ne approfittano per il loro ennesimo lavoro sporco. Le vittime, questa volta, sono dei cinesi che fanno lavorare i propri connazionali per venti ore al giorno sfornando una maglietta dietro l’altra. Soldi in tasca e via, tutti al solito bar per il solito alibi acquistato al suo giusto prezzo. Ma Lorenzo Rollei, maresciallo della Guardia di Finanza, ha un altro lavoro per loro. In teoria nessuno avrebbe dovuto sapere di questa attività extra, ma è così che gira il mondo. Un camion sta arrivando in Italia con un carico di cocaina da far impallidire Pablo Escobar. Il lavoro è semplice: fate quello per cui siete pagati – i poliziotti – e sequestrate tutto. Facile, no? Ah, sì, fate anche secchi i quattro colombiani di guardia. Dall’altra parte dell’oceano Atlantico, intanto, Pablo Gutierrez, boss della FARC, prepara la sua calata nel Belpaese in pompa magna. Bastano un Lele Mora qualunque e quattro foto di Corona, in questo fottuto Paese, per fare il personaggio e segnarne le sorti. Ora, probabilmente, qualche gestore di discoteca gli offrirebbe pure diecimila euro per una serata nel suo locale. E mutandine e reggiseni non gli mancherebbero. Alvaro Villaron, agente del Sisde infiltrato, riceve ordini da un oscuro Contatto: deve eseguire e basta. Lui, Alvaro, non è chi era o sarà. A lui sono preclusi sentimenti e robe come famiglia, amore e cazzate varie che non portano reddito, non fanno fare soldi. A questo serve avere un servizio segreto: a fare sì che politica, economia e giustizia continuino a fare i cazzi loro, mentre il popolo si indigna per la testa di Zidane a Materazzi. Maledetto d’un francese! Ma il panem et circenses mica l’ha inventato la democrazia liberale. Questa, al massimo, è in grado solo di prendere le peggiori peculiarità di altri regimi politici e di peggiorarli ulteriormente, di farli diventare sistema grazie ai voti senza etica, morale, conoscenza e responsabilità. Cosa posso fare io? Il mio voto mica può cambiare niente in mezzo a milioni di altri voti: “Ora siamo tutti uguali, davanti alla legge. Davanti a questa legge. Una banca a ognuno, un appalto cadauno, un finanziamento della Comunità Europea a testa, una regione ciascuno. Questo è il vero bipolarismo: spartizione. Egualitaria. Agli altri, agli abitanti dell’isola deserta, diamo la Coppa del Mondo. Gli altri sono i coglioni che il Contatto massaggia. Circhi. Sciocchi. Indegni. Meglio: proprio degni di noi. Sul divano: che soddisfazione!” [pg. 152]  

Alla fine queste sono cose che conosciamo. Accendiamo il tg e non ci stupiamo neanche più che vi siano politici collusi con mafiosi e delinquentazzi di ogni sorta e risma, che la mafia faccia i cazzi propri mentre la politica è impegnata a farsi i pompini a vicenda o, al massimo, a scorrere sull’iPad da ottocento euro un catalogo online di puttane mentre si vota qualcosa, chissà cosa, alla Camera. Ma i bambini no. Anche se da ogni parte sembrano le nuove vittime preferite da ogni giornalista che voglia dirsi tale, essendo l’ultimo baluardo dell’indignazione nazionalpopolare e le uniche note in grado di titillare le nostre corde emozionali, i bambini non si toccano. Lo dice anche il papa. E la cosa fa sghignazzare. Lo dice anche Marcialis. E la cosa ti uccide. Perché la nostra coscienza civile è ormai, per fortuna, acqua passata, ma leggere e pensare a tutto quel male egoista e vigliacco non può lasciare indifferenti come il sapere che, si vabbè, l’assessore prende la mazzetta dall’imprenditore e che al centro massaggi richiede sempre l’extra.

Marcialis, con il suo stile sincopato, frammentario, fatto di impressioni e raramente di coralità descrittiva e con dialoghi ridotti al minimo, meno dell’essenziale, imbastisce in questa maniera una storia nera dei nostri giorni posttangentopoli, di quella che ormai siamo abituati a chiamare Seconda Repubblica, perché un nome, a tutta questa novità, insomma, bisognerà pur darlo, giusto? Lo scrittore emiliano, pur evocando in maniera prepotente la voce – contenutistica e stilistica – di James Ellroy e della sua Trilogia USA Underground, riduce la tragedia italiana a quello che è: il degrado all’apparenza e al consumismo obnubilante. Non è un caso, infatti, che alla finale Mondiale faccia da spalla Globalia, il più grande centro commerciale d’Italia entro le cui viscere sotterranee si smistano gran parte delle porcherie occulte che fanno girare il mondo criminale in cui viviamo, mentre sopra e intorno gli idioti rincorrono l’ultimo saldo di stagione.

È il nostro Paese il protagonista di Dove tutto brucia. Un Paese da fuori tutto e con il prezzo barrato sul cartellino: “Milano intanto ti alita addosso la sua invisibile cappa nera. Un vigile deposita l’arroganza della carta intestata <<Comune>> sui tergicristalli delle auto in doppia fila. Le persone che vedi in giro sono affette da castità verbale, emotiva, e tra loro non comunicano, si evitano. Diffidano, tengono la testa bassa, il passo sempre affrettato. Milano ti vezzeggia con le sue luci ammiccanti, i suoi cartelloni colorati. È adulatrice e perversa. Tu sai cosa si nasconde dietro: storie di imprenditoria militare, di eversione economica. Profitti canalizzati, distorsioni sociali, stragi.” [pg. 172-173]. Ma, per nostra fortuna, Dove tutto brucia è solo un romanzo. È fiction. Che fantasia ‘sto Marcialis Mauro.

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