Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La Horde – regia di Yannick Dahan e Benjamin Rocher

La Horde

LA HORDE
un film di Yannick Dahan e Benjamin Rocher
con Jean-Pierre Martins, Claude Perron, Eriq Ebouaney, Jo Prestia, Doudou Masta

Dopo il lavoro di George A. Romero targato 1978, risulta molto difficile tornare a confrontarsi con i morti viventi, zombie e parentame vario senza fare i conti con il regista americano. Avendo scolpito nel marmo della storia del cinema il proprio nome, almeno per quel riguarda il genere horror, chiunque ne riprenda in mano topoi e stilemi rischia concretamente di passare come l’ennesimo epigono, l’ennesimo scopiazzatore di qualcosa che si è già visto. Gli zombie, inoltre, per loro e nostra fortuna, non hanno subito quella trasformazione fashion che ha invece travolto i loro cugini vampiri i quali, ormai smessi i panni neri e la cera palliduccia che avevo io qualche settimana fa quando un virus gastrointestinale mi aveva costretto a ritagliami una dependance nel cesso di casa, sono diventati delle icone pop con la tartaruga addominale ben incipriata e le sopracciglia rifilate dall’estetista. I morti viventi no, sono rimasti brutti, cattivi, puzzolenti, deformi, mutilati, incazzosi e, soprattutto, morti che più morti non si può. Gli zombie non provano alcun sentimento e la loro ragione è tale solo finché serve a guidarli verso la carne fresca e viva più vicina. Tutto il resto è orpello, ammennicolo, inutile optional.

Entrambi questi due pesi massimi dell’horror – vampiri e zombie – negli ultimi anni stanno rivivendo una nuova giovinezza, affermazione che so potrebbe suonare come una battuta visti i soggettacci di cui stiamo parlando, ma, in verità, non è così. Già con i film 28 giorni dopo e 28 settimane dopo i nostri amichetti in putrefazione avevano messo il loro naso mezzo staccato fuori dalle rispettive tombe, così come in lavori quali Dal tramonto all’alba o Planet Terror, entrambi di Robert Rodriguez, la saga di Resident Evil, tratta da un videogioco, o, in senso più lato, la rinascita di un lavoro del calibro di Io sono leggenda di Richard Matheson conferitagli dalla trasposizione cinematografica. Il fenomeno, inoltre, si sta caratterizzando anche da un altro punto di vista: gli zombie hanno lasciato i lidi oscuri e fottuti d’oltreoceano per approdare in Europa. Se nella letteratura l’esempio migliore di tutto ciò è forse garantito da Apocalisse Z dello scrittore esordiente spagnolo Manel Loureiro, nel cinema è il francese La Horde – anglicizzato in The Horde, cosa che, ne sono certo, farà incazzare mica poco quegli sciovinisti dei galletti al di là della Alpi Marittime.

Quando un loro collega cade sotto i colpi di una banda criminale, un gruppo di poliziotti non esita a prendere d’assalto il palazzone di periferia in cui i figli di puttana si sono rintanati. All’ultimo piano. Ma un attimo prima di fare irruzione nel covo e fare secchi i criminali, ecco che qualcosa va storto. Forse un rumore, forse un sesto senso da parte di gente che ne ha visti di tutti i colori, ma sta di fatto che le parti si invertono: i poliziotti, i cacciatori, diventano le prede e vengono fatti prigionieri dalla banda capeggiata dall’africano Adewale. Uno degli sbirri, quello che sembra anche essere il più cattivo, ci rimane subito secco, mentre un secondo, Tony, viene gravemente ferito. Per i superstiti Aurore e Ouessem si aprirà così una partita che avrà le loro vite in gioco. Ma quando tutto sembra ormai essersi andato a infilare nella lurida e intasata tazza del cesso di un Intercity Trenitalia, qualcosa sembra non funzionare. I conti non tornano. Dove sono finiti i morti ammazzati della sparatoria di poco prima? I morti, in teoria, quello dovrebbero fare: starsene lì, immobili, e iniziare a decomporsi, a dare da mangiare a una bella ridda di batteri saprofiti. Già, i morti. Ma non gli zombie.

La Horde – attenzione al “La”, il film è francese e, insomma, mica esistono solo gli americani e la lingua inglese nel mondo –, del duo Yannick Dahan e Benjamin Rocher, è una giusta ed equilibrata miscela tra un film horror vecchio stampo, con i morti viventi che scorazzano di qua e di là inseguendo i nostri sopravvissuti e cercando di morderli e, a loro volta, trasformali, e un action anni ’80-‘90 con una sovrabbondanza di armi diverse che spuntano fuori da ogni armadio in quel cazzo di palazzo e la classica lotteria a eliminazione per i nostri eroi che cadono come mosche uno dopo l’altro.

I registi, nonostante da buoni francesi si farebbero infilare un catetere di produzione sovietica piuttosto che ammetterlo, hanno in testa un modello di cinematografia tipicamente yankee, con degli eroi fortemente stereotipati e macchiettistici, avendo rinunciato completamente a ogni sorta di introspezione precipuamente d’oltralpe a favore, all’opposto, di un prodotto di estremo intrattenimento. E il risultato è centrato in pieno, poiché La Horde è un film che decolla immediatamente e non lascia un attimo di respiro per tutta la sua ora e mezza buona, tra sparatorie, mazzate, inseguimenti e mostri che spuntano fuori, nel silenzio più assoluto in un crescendo di tensione, da ogni dove, fino all’emblematica orda finale da cui il titolo dell’intera pellicola. Insomma, come già Loureiro in letteratura, anche i francesi al cinema dimostrano che certe storie possono essere raccontate anche qui dalle nostre parti e con ottimi risultati “di genere”, in barba ai pochi fondi o alla pesante tradizione che vuole noi europei sempre lì a riflettere sulla società, cazzo, la rivoluzione, boia porco.

Francia e Spagna ormai si sono lanciate in una rinascita e in un mutamento che può essere rubricato solo sotto una voce: vivacità artistica e intellettuale. Forse, un giorno, anche per noi italiani la sveglia suonerà, scuotendoci dal torpore e tappandoci la nostra bocca sbadigliante. 

Di seguito il trailer di La Horde di Yannick Dahan e Benjamin Rocher:

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