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Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il patrimonio artistico: la nostra ultima risorsa

Luca Scarlini, foto di Roberto Masotti

Del mio interesse per il patrimonio artistico e culturale italiano – e mondiale – ho già parlato senza risparmio di parole in almeno un paio di articoli passati, tra cui la recensione del libro di Luca Scarlini, Ladri di immagini, edito da Edizioni Ambiente. Non ci tornerò su direttamente, ma sono particolarmente felice di ospitare qui su Pegasus Descending lo stesso Scarlini che, gentilmente, mi ha rilasciato una breve intervista:

Come è nato Ladri di immagini?
Dallo studio che avevo intrapreso della relazione di mio padre, che era stato partigiano, con Rodolfo Siviero, e 007 dell’arte, con cui fu insieme a recuperare opere in Germania dopo la guerra.

Mi sembra che in Italia ci sia un generale disinteresse per le sorti del nostro patrimonio storico-culturale?
Ci sono enti e persone che fanno molto, ma in ambito generale pochissimo interesse all’argomento e in specie nella politica.

Quale potrebbe essere il modo, secondo te, per invertire la rotta, anche e soprattutto nelle coscienze delle “persone comuni”?
Far capire che si tratta dell’ultima risorsa economica rimasta all’Italia e che da essa dipendiamo ormai in buona parte.

I ladri d’arte non sono quelle personalità affascinanti mediate dal cinema e, forse, ormai entrate nella nostra immaginazione. Nel tuo libro tu cerchi proprio di demistificare questa figura.
Il ladro gentiluomo è un ossimoro, una contraddizione e non per caso hanno inventato così tante fiction sull’arte, perche i quadri o le sculture, i resti archeologici sembrano comunque a molti non importanti.

Quali sono, attualmente, le opere italiane di maggior pregio rubate e mai ritrovate?
Senz’altro la Natività di Caravaggio, rubata a Palermo nel 1969 dalla mafia, sembra, e mai riacquisita.

In Ladri di immagini parli anche del corpo speciale dei Carabinieri dedicato al recupero di opere artistiche rubate, il primo, nel mondo, ad essere stato formato, se non ricordo male.
Sì, e ha all’attivo molti esiti importanti, ma che deve anche monitorare un territorio vasto con risorse limitate. 

Caravaggio, Natività

I crolli di Pompei hanno destato molto scalpore, ma già non se ne sta più parlando, almeno sui media nazionali. E la politica italiana sembra più interessata ad accapigliarsi intorno alla sfiducia al ministro Bondi piuttosto che a dare il via a un proficuo confronto sulle cose che si potrebbero fare per migliorare la situazione. Siamo proprio senza speranza?
No, la speranza c’è in tutte le azioni fatte dai gruppi e dai singoli, sono le istituzioni italiane che sono spesso davvero senza speranza.

Quali sono le opere che nel nostro Paese, a tuo avviso, meriterebbero maggiore attenzione e valorizzazione?
Sicuramente tutti i mondi archeologici al di fuori dei siti più noti, un immenso mondo spesso poco noto.

Per concludere una domanda standard: cosa stai scrivendo ora e quali le tue prossime pubblicazioni?
Sto chiudendo la redazione del libro nuovo per Guanda Un paese in ginocchio. Perché purtroppo non possiamo non dirci cattolici, che tratta dell’Italia e del cattolicesimo come suo DNA precipuo nella vita quotidiana.

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