Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Novità in libreria: Stanze nascoste di Derek Raymond

Stanze nascoste

Non ci sono, credo, parole migliori di quelle scritte da Marco Vicentini in calce a Incubo di strada per spiegare al meglio l’importanza di Derek Raymond nel panorama noir internazionale. Chi fosse interessato può fare un salto a leggersele, qui su Pegasus Descending. Nel cazzeggio generale intorno a definizioni e generi e nonostante sia scomparso da diciassette anni, la scrittura di Raymond spicca ancora come una gemma nera, disperata e struggente, all’interno di un panorama letterario sempre alla ricerca della novità in grado di sfondare e che, all’opposto, si dimentica delle basi, delle origini, del passato. Perché nessuno viene dal niente. Non so perché ma penso a Raymond e un po’ mi viene in mente Willeford. Provo una profonda ammirazione per chi sa fottersene di tutto e tutti ed è in grado, fino alla fine, di camminare, passo dopo passo, sulla propria strada. Fino in fondo e a dispetto degli errori e di quel maledetto alcol con cui molti, troppi, tentano di alleviare quella pesantezza che ci opprime, invano. E Raymond sarebbe sconosciuto, qui da noi Italia, se la Meridiano Zero non avesse perseguito con ostinazione e passione quella strada, forse poco redditizia, che mette la propria volontà di fare cultura davanti a tutto. Scriveva lo scrittore inglese nel già citato Incubo di strada: “Le persone mediocri sono pronte anche a mangiarsi fra di loro, sempre in cerca di denaro, per un divorzio o per semplice noia. Persone così non si inginocchiano di fronte alla nobiltà. I mediocri venerano i soldi, i principi li rifiutano anche a costo della loro vita, e non si azzuffano per denaro. I soldi disgustano sia i principi che i contadini, perché i primi nascono dai secondi, l’unica differenza è che hanno i guanti bianchi” [pg. 156]. Una frase così vale centinaia di cartelle riempite di parole. Una pagina così val bene una autobiografia: si intitola Stanze nascoste. E l’ha scritta Derek Raymond. Questa è la sua storia.

STANZE NASCOSTE (Hidden Files)
di Derek Raymond
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Federica Alba e Pamela Cologna  

SINOSSI: Robin Cook, più noto come Derek Raymond, uno dei più grandi scrittori di noir di tutti i tempi, era in grado di far respirare tra le pagine l’odore vero del sangue e cantare della follia quanto dell’amore. Denso come un liquore, come la paura, come la colpa, come Raymond Chandler, Jim Thompson, David Goodis, Chester Himes, ha regalato al noir un’anima metafisica. Era nato, come un piccolo principe, tra le lusinghe e i privilegi delle classi alte, il 12 giugno 1931, a Baker Street, a qualche passo dalla casa di Sherlock Holmes. Cresciuto tra Eton e il castello di famiglia nel Kent, avrebbe potuto vedere esaudito ogni suo capriccio. Ma la Seconda guerra mondiale portò via la possibilità di essere al contempo innocenti e fortunati. Sotto le bombe la morte era troppo vicina, l’iniquità del classismo troppo nuda. Raymond decise di abbandonare la comodità e di cercare una nuova casa tra i bordelli, i quartieri maledetti, i bar malfamati e le prigioni dell’Europa. Della Spagna di Franco, dell’Italia liberata, della Francia dei piccoli borghi, abitò i marciapiedi sporchi di sangue e di malavita, e la terra fertile dei contadini, godendo il piacere del vino e della stanchezza nelle braccia. Ha fatto ogni lavoro possibile, ha lasciato che la fatica e il bere solcassero il suo viso in un reticolo di rughe aspre come ferite, è ritornato a Londra per immergersi nel sottobosco della criminalità degli anni ’60; la sua stessa vita è stata un noir. Non ha mai avuto un soldo in tasca, nemmeno quando per strada veniva riconosciuto come il grande autore de Il mio nome era Dora Suarez, e ha sempre saputo che la sua essenza era nella scrittura, il noir era il suo modo di tenere la vita nel palmo, come un cuore pulsante, sofferente, disperato.

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27 pensieri su “Novità in libreria: Stanze nascoste di Derek Raymond

  1. Valter in ha detto:

    Come sai è uno dei miei scrittori preferiti e questo ultimo Stanze nascoste l’ho comprato
    appena uscito in libreria (spero di leggerlo presto)
    Complimenti per il pezzo che hai scritto, mi associo sul discorso Meridiano Zero (davvero notevole il lavoro di ricerca ) e pertinente il confronto con Willeford di cui, purtroppo, non sono riuscito a leggere molto ( in libreria infatti si trova pochissimo e non sembra che al momento ci sia una casa editrice interessata a ripubblicare questo bravissimo autore con
    continuità, come sta facendo Einaudi con Leonard, tanto per intenderci)

  2. Vitandrea in ha detto:

    Derek Raymon è una lacuna, nelle mie letture. Ho trovato il primo romanzo della Factory, E morì a occhi aperti, a 7 euro su una bancarella. L’ho preso al volo.

  3. @Valter: lo so quanto Raymond ti piaccia e quindi sono molto contento che tu condivida le mie considerazioni su questo scrittore e sul magnifico lavoro della Meridiano Zero. Questo significa essere degli editori! Almeno a mio modesto modo di vedere… e spero tanto che il lavoro fatto sia pure ripagato in termini economici – perchè se non ci sono quelli non c’è niente, purtroppo -, anche se Raymond è scrittore molto più difficile da sponsorizzare rispetto a un Gischler, ad esempio, in cui la spalla di Lansdale è uno solido appoggio! Anche Hiaasen dovrebbe vendersi da solo, uno scrittore coi fiocchi e i controcazzi, ma da quanto ne so, invece, sembra non tirare molto. Ma l’intelligenza dà sempre fastidio, no? Il discorso su Willeford credo sia molto complesso: avevo letto da qualche parte sul blog di Luca Conti che Willeford è sparso in un bel po’ di editori e nessuno sembra avere voglia di rischiare di tirarlo fuori dal cassetto, nel timore che se spacca si faccia poi un favore ai concorrenti. O una cosa del genere. D’altra parte vedi cosa è successo a Chester Himes e Horace McCoy. E noi, intanto, dobbiamo cercarlo col lumicino su bancarelle o remainders…Comunque vedi che fine sta facendo Sallis, c’è un suo romanzo tradotto, sempre da Luca, da un anno e passa e la Giano non si decide a pubblicarlo…Per fortuna con Leonard la (da me) spesso vituperata Einaudi sta invece facendo un lavoro splendido. Le traduzioni di Conti sono veramente una bomba, ho preso in mano vecchie edizioni e, insomma, la differenza si vede e sente. E non sono un leccaculo, visto, anche, che non mi entra in tasca niente! 🙂

    @Vitandrea: e hai fatto benissimo a prenderlo! Credo ti piacerà…tra l’altro Raymond era grande amico di Nisbet, l’ha detto non so più se all’incontro di Milano a cui abbiamo assistito insieme o il giorno dopo a Milano in cui, invece, sono andato da solo.

  4. anch’io sono in lettura di Stanze Nascoste. Gran figata, soprattutto per chi ha velleità scrittoriali (ne scrivo presto sul blog e con entusiasmo:-)

    Intanto consiglio il nuovo Matteo Righetto, “Bacchiglione Blues” (Perdisa Pop), che da queste parti credo giochi in casa…

  5. Purtroppo Willeford continua a scontare lo spezzatino in cui è stato ridotto dalla mancanza di un editore disposto a puntare in maniera netta su di lui. E’ anche vero che la sua bibliografia è caotica, tra romanzi pubblicati negli anni Cinquanta e riapparsi, fagocitati dallo stesso autore, negli anni Settanta, libri sotto pseudonimo, libri con due titoli diversi, noir che sembrano noir ma che invece sono tutt’altro. Insomma, un genio:-)

    Resta il fatto che la sua latitanza dai programmi editoriali italiani è vergognosa, considerando anche che non pochi suoi romanzi, per non parlare dei racconti, sono ancora inediti dalle nostre parti e considerando che si tratta di uno scrittore colossale, importante almeno quanto Leonard se non forse di più.

    E non fatemi parlare di Chester Himes, altrimenti mi entra il malumore.

  6. @Sartoris: l’hai già letto Bacchiglione Blues? Righetto gioca sicuramente in casa da queste parti, ma sai che i tifosi nel proprio stadio sono ancora più severi! 🙂 Ho letto Savana Padana, devo ancora scriverne, buon racconto anche se credo con qualche sbavatura che, sono certo, la collaborazione con Bernardi avrà saputo sanare. Tu, Omar, hai forse velleità scrittoriali? :))

    @Luca: no, il malumore no! Lo so che Chester Himes è un nervo scoperto per te…tra l’altro è un peccato, perchè mi sa che anche alla Rizzoli è tornato sottoterra e buonanotte ai suonatori. Ce lo siamo giocati di nuovo per chissà quanto. Almeno abbiamo fatto in tempo a leggerci Corri, uomo, corri anche se, insomma, c’era molto altro, uff. Ovviamente non conosco così bene, come te, tutta l’opera di Willeford, ma per quello che conosco mi sembra proprio essere il grande assente sul panorama editoriale italiano. Certo, come dici tu nella sua opera omnia ci saranno anche un bel po’ di casini, ma è per questo che le pubblicazioni di un autore devono essere dei lavori di tipo non solo economico, ma anche culturale, come fatto per Raymond, con scelte ponderate e consapevoli, mica che prendi un romanzo a caso e lo butti fuori. Ma forse la mia è solo un’utopia…

  7. Vitandrea in ha detto:

    Come detto, di Derek Raymond posso dire niente, perché devo ancora leggerlo. Ma di Willeford sì, anche se vado OT. Dal 2003 a oggi Marcos y Marcos, Hobby & Work e Adelphi hanno pubblicato in tutto 9 romanzi di Willeford. Ce li ho tutti. Mi manca da leggere solo Nato per uccidere (Cockfighter, mi pare). Sono qualcosa di pazzesco, di straordinario. Letteratura nera, nerissima. Se potrebbe risultare facile appioppare ai quattro romanzi con Hoke Moseley l’etichetta di poliziesco e basta ambientato a Miami, come proporre al pubblico libri come Playboy a Miami o Il cacciatore di donne (titolo scemissimo, scelto dall’editore americano per attizzare il pubblico, ma quello originale mi pare fosse The director, Il regista)? Troppo difficile per un mercato sempre più legato alla moda. Questi libri schegge impazzite del noir, Willeford scava a fondo nel cuore più buio dell’animo umano metropolitano.
    Si capisce che vado pazzo per Willeford? (Andrea, mi sa che Nisbet l’ha detto a Milano, io non me lo ricordo che ha parlato di Raymond)

    • Sì sì, chiedeva se i suoi romanzi della Factory fossero stati pubblicati anche da noi…E’ vero che il pubblico è molto legato alle mode, indiscutibile, però uno zoccolo duro di lettori che vanno anche al di fuori delle mode c’è. Però, come diceva Luca, ci sono molti problemi di carattere editoriale e questo complica tutto. Però finchè non si fa un lavoro fatto bene tutto rimane campato per aria. Poi basterebbe una nota di D’Orrico e vedi quanto venderebbe Willeford, altro che noi e il nostro cazzeggio! 🙂

  8. @Vitandrea: Nato per uccidere è ganzissimo (lo so, non è un parere propriamente tecnico:-)

    @Andrea: di Bacchiglione sono alle ultime pagine… Perdisa ci sa fare, e va sempre meglio :-)))

  9. Per quanto riguarda Willeford, il mio obiettivo a breve termine è riuscire a tradurre e far pubblicare “The Black Mass of Brother Springer”, che non solo è inedito in Italia ma è un romanzo ai livelli del miglior Vonnegut. Vedremo 🙂

  10. Vitandrea in ha detto:

    Incrociamo le dita, allora, per questo Willeford. Ho letto la trama. Dico solo questo: solo lui può fare un libro del genere.
    E mi correggo. Il titolo che aveva scelto per The Woman Chaser era The Man Who Got Away. l’ho letto qui: http://www.dennismcmillan.com/charleswillefo/index.html

    • Nella sua pazzesca bibliografia di Willeford, che occupa ben 70 (!) pagine del volume da lui dedicato allo scrittore (“Willeford”, Dennis McMillan, 1997), Don Herron specifica che il titolo originale di “The Woman Chaser” era “The Man Who Got Away,” ma che Willeford decise di cambiarlo quando si accorse che esisteva già un altro romanzo così intitolato. Scelse allora “The Director,” ma la casa editrice fece finta di niente e decise in maniera del tutto autonoma di pubblicarlo come “The Woman Chaser.”

  11. Dunque Willeford è uno scrittore pazzesco. Come Raymond, come Himes. Cockfighter è uno dei libri più belli che abbia mai letto, roba da ridimensionare McCarthy. Autori che travalicano il genere e che fanno letteratura alta. Fine della storia. Concordo con Luca sul fatto che autori come questi innalzano il catalogo dell’editore che decide di pubblicarli. Mi pare chiaro. Va anche detto che poi quando esci con la riedizione di Corri uomo corri e porti a casa 4 pagine sul VENERDI’ di Repubblica perchè SALLIS (grazie Luca) scrive un pezzo d’assalto su Himes è matematico che Rizzoli ti fotte il progetto, ci siamo? Aggiungo poi che i piccoli editori di qualità hanno il sacro terrore di puntare su autori già pubblicati e che per mille ragioni – le più assurde – non hanno venduto niente, pochissimo. Certo, deve valerne la pena. L’altro giorno su IL SOLE c’era un bell’articolo su Minimum Fax in cui si spiegava come l’editore romano avesse raggiunto il successo puntando su riedizioni di grandi autori ripescando la vecchia traduzione e arricchendo la nuova edizione con qualche introduzione firmata da qualche big. Ovvio, il discorso era più complesso e intelligente ma questo era uno dei punti chiave. I ragazzi di Minimum Fax sono bravissimi, hanno una gestione dell’immagine pazzesca anche se non fanno un tipo di letteratura che mi piace ma tant’è, sono dei gran professionisti. Venendo a Meridiano Zero stiamo per uscire con il nuovo GISCHLER, metà marzo, con la traduzione del Principe, Luke Skywalker Conti e poi arriverà uno degli autori più neri che abbiate mai letto, carissimo amico di Victor: ANTHONY NEIL SMITH! Per chiudere questo libro di DEREK RAYMOND racconta il senso profondo del noir, io credo che ogni vero amante di questo genere dovrebbe leggere un libro come STANZE NASCOSTE.
    MS

    • Matteo, sai come la penso a proposito di Himes 🙂 Dico solo che quando piove e tu devi uscire di casa, se deliberatamente scegli di non prendere l’ombrello hai ottime probabilità di bagnarti (anche camminando rasente ai muri…).

  12. Vitandrea in ha detto:

    Erano giusti entrambi, allora. Con questa storia dei doppi e tripli titoli mi si è aperto una nuova finestra sul mondo Willeford. Se prima pensavo che fosse originale, ora penso che Willeford fosse completamente matto, anche alla luce che Miami blues doveva chiamarsi Kiss Your Ass Good-Bye e, andata a monte questa possibilità, questo titolo meraviglioso voleva riciclarlo per Playboy a Miami.

    • Be’ Vitandrea, pensa che quando l’editore gli aveva rifiutato, come titolo, “The Black Mass of Brother Springer,” Willeford aveva proposto come alternativa “The Nigger Lover…”

      Willeford non era matto, neanche un po’: era solo convintissimo che il mondo (editori e lettori compresi) andasse preso in contropiede, proponendo un piano di lettura apparentemente semplice e tranquillo sotto il quale, invece, si nasconde tutt’altro. Guarda cosa succede in Tiro mancino, per esempio: un romanzo (anzi, due romanzi in uno, perché la parte col vecchio Stanley esisteva già vent’anni prima come libro a sé stante) in cui fino alle ultime trenta pagine non capita assolutamente nulla, la gente cazzeggia del più e del meno (tre pagine sulle abitudini dei tafani dell’Etiopia, per dire, non so se mi spiego…) e poi si scatena un incredibile scoppio di violenza, tanto più efficace quanto del tutto inaspttato e imprevedibile. E in Playboy a Miami succede più o meno lo stesso.

  13. Vitandrea in ha detto:

    Matto in senso artistico: ha infranto tutte le regole di narrazione possibili e immaginabili! 🙂
    Tiro mancino è un libro incredibile, l’ho letto due volte. La prima, mi ha spiazzato completamente, proprio perché non succede niente di rilevante. Hoke che impara il mestiere di amministratore di condominio, che elogia le tasche a cerniera delle tute, i siparietti con quegli assurdi vicini di casa, e parallelamente la storia di Stanley, straniante eppure raccontata con naturalezza. E poi… bam! I due fili narrativi collidono.
    Penso anche a La sbandata, a quell’ultima riga che ribalta tutto quello che si è letto prima. L’ ho finito di leggere in un viaggio in aereo, ho fatto un salto sul sedile che neanche per una turbolenza.
    O anche Il cacciatore di donne, che comincia in terza persona, e poi Hudson dice, no, questa è la mia storia, e ve la racconto in prima persona com’è giusto che sia!

    @Matteo: finalmente hai svelato il nome dello scrittore amico di Gischler su cui puntate quest’anno! Il romanzo è Psychosomatic, vero?

  14. Vitandrea in ha detto:

    Beh, ovvio che sono curioso di sapere qual è allora. Ma posso aspettare 🙂
    Intanto curiosando in rete ho trovato la copertina del Gischler pubblicato da Newton & Compton, Go go girls of the apocalypse.

    Twilight e Diari dei vampiri vari style, purtroppo.

  15. @Tutti: ragazzi, solo una cosa: è bello avere lettori di Pegasus Descending come voi… un abbraccio

    @Vitandrea: sul nuovo Gischler sarò pacato: maporcadiquellaputtanazozzadituasorella, ma come diavolo si fa a fare una copertina così di merda per un Gischler? E mi volete dire voi ora io come faccio a tenere nella libreria una bruttura simile? E poi il titolo…ma dai! Ma dai, dico, ma dai! E hanno pure aumentato il prezzo di 2 euro rispetto a quello annunciato…Ah, su Neil Smith, visto che Matteo si è finalmente sbottonato: il titolo è Yellow Medicine… 🙂

  16. Vitandrea in ha detto:

    Povero Gischler (si fa per dire), col suo romanzo horror pulp ridotto a epigono delle nuove saghe di vampiri effeminati e languidi. Vabbé, consoliamoci con la copertina italiana di Vizio di forma di Thomas Pynnchon
    http://www.einaudi.it/libri/libro/thomas-pynchon/vizio-di-forma/978880620282
    che è uguale a quella originale, che è una gran figata. Finalmente, lo pubblicano!!!

    Ah, ho letto la trama di Yellow Medicine, e sembra molto interessante. Se poi delude le aspettative (ma mi auguro di no), sappiamo con chi prendercela… vero, Matteo? 😉

    • Inaccettabile la copertina del Gischler! Inaccettabile! Era ora che uscisse questo Pynchon, era stato annunciato per non so quanti mesi fa! Lo prenderò sicuramente…su Yellow Medicine il rimborso sai a chi inviarlo, a Padova, quella zona lì…

  17. Be’ a me non dispiace dai, Gischler è un amante di Buffy ad esempio, comunque il libro ahimè è una BOMBA!!! Leggetelo secondo me uno dei migliori libri degli ultimi 5 anni!

  18. ok ok, secondo me no, ripeto, il libro è una figata!

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