Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Out of Sight – Elmore Leonard

Out of Sight

OUT OF SIGHT (Out of Sight)
di Elmore Leonard
ed. Einaudi Stile Libero
Traduzione di Luca Conti

Scrivere di Elmore Leonard significa tornare alle fondamenta, alle basi di un intero genere qual è quello della crime novel. È pure difficile recensire un lavoro del maestro statunitense, perché il rischio dell’iperbole è sempre dietro l’angolo, così come quello del già detto, della banalità. Ad esempio: dire che Leonard scrivere come un dio – se un dio scrive. Non so. Però, se scrivesse, lo farebbe come Leonard, forse, al massimo, solo un gradino sotto – rientra nella categoria del trito e ritrito? Forse sì. Ma è anche una delle poche incontrovertibili verità in possesso dell’essere umano, insieme alla nostra impossibilità di sfuggire alla morte e al fatto che la cacca, chiunque la faccia, puzza.

Out of Sight, da poco riedito per Einaudi Stile Libero con una nuova traduzione di Luca Conti, è un libro didattico. Didattico perché ogni persona che imbratti carte, sia che faccia lo scrittore o l’aspirante tale sia che butti giù, una volta alla settimana, la lista della spesa, dovrebbe prenderlo e leggerlo. Cosa significa costruire una trama? Come si rendo vivi, complessi e sfaccettati dei personaggi letterari? Come si compongono dei dialoghi che siano allo stesso tempo realistici, anzi, reali, oltre a essere tremendamente efficaci? È inutile buttare tempo, soldi ed energie frequentando miracolose scuole di scrittura creativa, si prendano, piuttosto, una manciata di romanzi di Leonard e ci si metta lì, buoni buoni, a leggerli e rileggerli. Certo, il concreto rischio è che alla fine della lettura non vi venga voglia di sedervi alla scrivania, davanti a una tastiera o a un foglio bianco, e cominciare a scrivere, bensì che decidiate di mettervi sotto a perdere un po’ di peso con il jogging o che rispolveriate quella antica passione giovanile per il modellismo militare. Ho notizie di molte persone che, invece, hanno riscoperto le proprie antiche radici contadine. Cose che capitano.

La trama di Out of Sight è forse una delle più famose scritte dal vegliardo di New Orleans, anche grazie al film firmato da Steven Soderbergh e interpretato da George Clooney e Jennifer Lopez. Allo stesso tempo è pure difficile riuscire a non immaginarsi Jack Foley e Karen Sisco con le facce dei due divi di Hollywood, ma questo è il rischio che si corre quando cinema e letteratura si contaminano. Sempre a danno della seconda, ovviamente. Qualcuno riesce forse a immaginarsi un Frodo senza la faccia di Elijah Wood?

Jack Foley ne ha piene le palle del carcere in cui sta scontando una lunga pena detentiva a causa della sua professione: svaligiare banche. Un tentativo di evasione è l’occasione buona per tornare uccel di bosco. Un gruppo di cubani ha scavato un tunnel che passando sotto le recinzioni della galera sfocia direttamente nel parcheggio esterno della stessa. Ad aspettarlo ci sarà Buddy, fedele compare di scorribande. Ma come sempre non tutte le ciambelle escono col buco e così la fuga diventa un po’ più complessa, perché qualcuno inizia a sparare e, soprattutto, perché ci si mette di mezzo pure Karen Sisco, una Federal Marshall da far girare la testa. E il nostro Foley, insomma, seppur felicemente divorziato, è da un po’ troppo tempo che non batte chiodo. Foley e Buddy prendono in ostaggio Karen, che insieme a Jack alloggerà comodamente nel baule dell’auto in fuga. Foley e Sisco sono agli antipodi: uno un criminale che avrà pure il sorriso acchiappafemmine di Clooney ma un criminale resta; la seconda è una donna di legge, una che per Natale si fa regalare dal papà – altro personaggio straordinario uscito dalla penna di Leonard – una Sig Sauer. Ma, insomma, qualcosa scatta, in quel baule si crea quel legame che si dipanerà, direttamente e indirettamente, per mezzi Stati Uniti d’America, tra poliziotti e assassini figli di puttana e fuori di testa, fino a un fatidico e memorabile aperitivo nella hall di un hotel di Detroit, mentre fuori spira una tempesta di neve da far congelare i peli del culo di un pinguino.

Elmore Leonard c’è sempre – la prova è quella risma di carta che tenete tra le mani con tanti simboli convenzionali dipinti sopra – ma non si vede mai. Come già dicevamo da questa parti, su Pegasus Descending, l’essere il più grande dialoghista del mondo della letteratura aiuta non poco. La vicenda e la psicologia dei personaggi si dipanano attraverso le loro parole, mentre lo stesso Leonard, insieme al lettore, se ne sta un po’ in disparte, spaparanzato sul divano, per vedere come va a finire. Leonard non sa niente in più dei suoi “attori” di quanto loro non gli dicano. E lo fanno in un modo magnifico e con una vitalità resa anche ottimale, nella nostra lingua, dal lavoro di Luca Conti e dalla sua conoscenza di questo scrittore e della sua opera. Se fanno una cazzata sono loro, i personaggi, a fare una cazzata. Se dicono una minchiata solo loro a dirla. In questo modo la storia prende forma ed esce dalle pagine, il narratore onnisciente è andato in ferie, quello che resta è il continuo fluire del tempo e della vita. Una vita che spesso poteva essere spesa altrimenti, invece che venire dedicata al crimine, ma alla fine lo aveva già detto pure Tolstoj che tutte le famiglie felici si somigliano e, inoltre, a lungo andare finiscono per diventare pure noiose. I personaggi che sbagliano sono sovente più interessanti, mentre il puffo Quattrocchi si becca sempre un calcio nel culo.

Cosa succede se un ladro che detiene il record nazionale per il numero di banche svaligiate evade e, guarda un po’ te, si innamora, ricambiato, di una Federal Marshall che, nel mondo normale e banale, dovrebbe arrestarlo e buttare la chiave? Ragione o sentimento? Siamo sempre lì. Leonard fa questo e lo fa da dio: narrare la vicenda umana. Che potrà anche essere criminale, ma rimane pur sempre una infinita commedia.

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11 pensieri su “Out of Sight – Elmore Leonard

  1. Vitandrea in ha detto:

    Andrea, sono completamente d’accordo con te, a proposito dell’ultima frase. Leonard narra vicende umane quotidiane (come un amore impossibile) e ne parla attraverso crimini, sbirri e rapinatori. E lo fa benissimo. Un’altra sua grande dote è quella di raccontarti i delitti con semplicità (non banalità, né superficialità), mostrandoti cose come omicidi e violenze che altri, meno dotati e senza un proprio codice di scrittura, racconterebbero con dovizia di particolari cruenti.

  2. Francesco Cecchini in ha detto:

    Ottima critica letteraria, se possiamo definirla così. D’accordo su Elmore Leonard, e sul fatto che la lettura di un romanzo è la migliore scuola di scrittura innanzitutto se si può fruire di un commento come il tuo.
    I miei scrittori preferiti sono Manchette e André Héléna edito da Fanucci e poi
    (spero l’immensa opera omnia) dall’ottima casa editrice Aisarà di Cagliari.
    A proposito di Héléna hai scritto qualcosa su di lui?

  3. Leonard è uno dei più importanti scrittori del nostro tempo. Punto e basta. La critica “ufficiale” se ne accorgerà magari tra cinquant’anni, ma chi se ne importa.

  4. Appena riletto il racconto western IO SONO VALDEZ. Che dire? C’è tutto quello di cui ha bisogno una persona che vuole imparare a scrivere… grande Leonard!

  5. @Vitandrea: beh, spero tu sia d’accordo, almeno in parte, anche sulle altre 900 parole prima! 🙂 A parte gli scherzi, ti ringrazio per l’ulteriore spunto di analisi e riflessione che, ovviamente, sottoscrivo. Leonard scrive romanzi che PAIONO di una semplicità allucinante, ci scommetto che tanti pensano: “L’avrei potuto scrivere anch’io”. E questo significa essere un fenomeno (riferito a Elmore, ovviamente).

    @Francesco: boh, francamente non sono come si possa definire il mio pezzo, se critica letteraria o meno, ma credo che non abbia neanche tutta questa importanza saperlo. Io penso Pegasus Descending come una chiacchierata tra amici che amano le stesse cose, film e letteratura, e che ne parlano confrontandosi e scambiandosi dritte. Tutto il resto sono definizioni. I miei preferiti? Leonard – credo si fosse capito -, Nisbet, Lansdale e il premio Nobel Cormac McCarthy. Ah, non l’ha vinto ancora? Beh, sarà per l’anno prossimo allora. Manchette grande, Héléna, invece, ti devo confessare che lo conosco solo di fama, non ho mai letto niente di suo. Prima o poi dovrò rimediare a questa mia ennesima lacuna!

    @Luca: quoto. Non so se la critica “ufficiale” (che poi cosa vuol dire? D’Orrico e compagnia? Quelli che influiscono sulle vendite con i loro pezzi?) si accorgerà mai di Leonard, uno scrittore immenso ma popolare, accessibile a tutti, non da salottino con camino, brandy e erre moscia, ma da birraccia intorno a un tavolo al pub con su inciso “Pegasus Descending”… 🙂 Leonard scrive della vita di tutti, di persone normali come noi che scriviamo qui che alla sera vanno a letto presto perchè stanche della giornata appena finita, mica che presenziano a questo o quel Festival sparando cazzate a destra e a manca (anche se qualche cazzatina, dai, concediamocela pure…). La critica ufficiale è troppo presa da Melissa P. o altri mediocri per accorgersi di Leonard o Wambaugh, tanto per citarne un altro.

    @Sartoris: il racconto è contenuto nella raccolta Tutti i racconti western (tradotta da Luca, tra l’altro). Ma sai che non l’ho ancora letta? Succede la stessa cosa del volume de Gli amici di Eddie Coyle, nelle librerie ce n’è una copia sola e sempre tutta rovinata…due palle…

  6. Fabio Lotti in ha detto:

    Pegasus mi ha convinto ed ecco qui davanti a me “Lo sconosciuto N.89”.

  7. Vitandrea in ha detto:

    Andrea, mi sa che su Leonard la pensiamo allo stesso modo. Non è come per… The getaway man!!!
    Scherzi a parte, Out of sight è stata una lettura ad altissima soddisfazione. Incredibile come Hollywood possa svalutare un testo bomba come questo proponendo un filmetto come quello con Clooney e la Lopez, dove l’unico interesse erano… Clooney e la Lopez che si fanno gli occhi dolci. Mai dai!
    Anch’io, come Fabio, ho sotto gli occhi Lo sconosciuto n.89, piacevolmente sorpreso di aver trovato un altro Leonard in libreria dopo nemmeno due mesi mi pare! Einaudi ci vizia.. beh, che continui a farlo, allora!
    Ah, Andrea, te l’ho detto che ho finalmete letto Gli amici di Eddie Coyle? Forse sì, bella, bella lettura anche questa. Se Leonard è manuale di scrittura per migliaia di scrittori, capisco perfettamente dove e come ha imparato lui. Tanto di cappello a maestro e (soprattutto) all’ allievo.

  8. @Fabio: ottima notizia, credevo che dovesse ancora uscire! Settimana prossima vedo se riesco a fare un salto in libreria e vado ad acchiapparlo!

    @Vitandrea: sai che il film non l’ho mai visto? Da quando ho letto il romanzo lo sto cercando al Blockbuster sperando che qualcuno ce ne venda una copia usata o lo passino in tv, ma niente. Questa volta, hai ragione, bisogna fare i complimenti all’Einaudi che sta facendo un grande lavoro su questo autore, anche investendo nelle nuove traduzione di Conti. Su The getaway man, beh, non mi pronuncio, ho preso mazzate un po’ da tutta la rete per la mia recensione tiepida del lavoro di Vachss, ma non cambio idea. A me proprio non ha convinto, ma lasciamo stare! Su Gli amici di Eddie Coyle ti ho già detto il mio problema da bibliofilo e quella cazzo di unica copia rovinata che ho trovato…grrrrr…

  9. Vitandrea in ha detto:

    Oh, se non ti ha convinto, non ti ha convinto! Né lo farà mai! Finito di leggere Londra delle fiamme, meglio del precedente Fuoco nella polvere, peccato la storia non finisca…
    E poi ho cominciato Lo sconosciuto n. 89, bello ritrovare Jack Ryan quasi dieci anni dopo Il grande salto.

    Ah, visto che siamo in tema Leonard… per chi ha letto Mr Paradise (2005): viste le abitudini di sollazzarsi con ragazze vestite da cheerleader, chi vi ricorda il Mr Paradise del titolo?

  10. Vitandrea in ha detto:

    Mr Papidise
    (scusate, non ho resistito)

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