Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Predators – regia di Nimrod Antal

Predators

PREDATORS
un film di Nimrod Antal
con Adrien Brody, Alice Braga, Danny Trejo, Laurence Fishburne, Walton Goggins

Quando Royce, un mercenario tutto d’un pezzo come quelli di una volta stile anni ’80, precipita – e quando dico precipita intendo proprio precipita – nel bel mezzo di una fitta foresta, non sa ancora che uscirne vivo sarà cosa non facile neanche per lui che, insomma, di brutti figli di puttana ne ha fatti fuori a bizzeffe e in situazione che diremmo complicate s’è trovato più di una volta.

Manco è atterrato che una scarica di mitra lo avvisa che mettere insieme il pranzo con la cena, da quel momento e fino a non si sa quando, non sarà una passeggiata di salute. Dalla foresta, piano piano, escono un altro nutrito gruppo di personaggi che non vorresti mai incontrare in una notte oscura e senza Luna sulla via di casa. Ce n’è per tutti i gusti: dal mercenario russo allo psicopatico bello pronto per l’iniezione letale, dal killer della yakuza giapponese al guerrigliero africano. E poi c’è lui, Sua Maestà Danny Trejo, uno che in teoria dovrebbe interpretare il ruolo di un narcotrafficante messicano, ma che, in definitiva, come sempre accade in ogni suo nuovo film, fa sobbalzare sul divano e dire: “Cazzo, c’è Danny Trejo!”, che quindi interpreta se stesso nel ruolo di se stesso.

Dopo aver represso con decisione l’istinto di farsi fuori a vicenda, il gruppetto di tagliagole iniziano a chiedersi dove sono, cosa ci fanno lì e perché. Insomma, le classiche domande che tutti, credo, ci poniamo più o meno quotidianamente o, almeno, qualche volta nella vita, magari quando le cose non girano proprio bene o il destino fottuto si è accanito su di noi. Le risposte, almeno per i protagonisti della pellicola di Nimrod Antal (di cui su Pegasus Descending potete anche leggere la recensione di Blindato, suo precedente film), sono un po’ più semplici, anche se sicuramente non meno problematiche: sono su un pianeta alieno, come si evince dalle tre o quattro lune che ci sono nel cielo. Cosa non normale, direi. Poi sono in una sorta di riserva di caccia, come si desume dai morti ammazzati che sono sparsi qua e là per tutta la foresta. Più difficile rispondere alla domanda di chi sono diventati preda. Quando una sorta di gamberone bipede di due metri si materializza iniziando ad accopparli uno a uno oppure sguinzaglia loro dietro una sorta di cani da caccia alieni, qualche congettura in più iniziano a farla. Tempo fa, qualcuno, aveva raccontato ai membri del gruppo della lotta tra uno di questi esseri caduti sulla Terra e una unità delle forse speciali dell’esercito americano nella giungla sudamericana. Era il 1987 e quella vicenda venne portata al cinema da John McTiernan con un protagonista pompato e memorabile come Arnold Schwarzenegger, sicuramente viatico imprescindibile per fare, poi, il governatore della California.

In un cinema senza idee e coraggio abbondano i sequel, i prequel, le parentesi e i remake. Questo, quello di riprodurre, possibilmente all’infinito, un prodotto culturale di successo, è una piaga che attanaglia anche la letteratura in cui un buon libro ha sempre il suo sequel, magari una trilogia; il mondo dei videogiochi ormai è ridotto a essere un’infinita tavola delle tabelline, con il “2”, il “3” e così via; nell’arte, quando un artista becca l’opera giusta, diventa un continuo epigono di se stesso. Prodotto che vende non si cambia, si dice così, no? Avrete notato come negli ultimi anni e in quelli prossimi dovremo vederci una valangata di remake di prodotti di successo degli anni ’80, probabilmente nel tentativo di attanagliare per le palle della nostalgia quel nutrito gruppo di trentenni – come il sottoscritto – che in quegli anni hanno iniziato a guardare film alla tv, ad avere quel tot di anni per cui si poteva tirare fino alle dieci e mezza di sera, quando la seconda serata iniziava alla otto e mezza precise e non, come ora, alle nove e mezza. Tempi che cambiano.

Il regista Nimrod Antal e Robert Rodriguez, qui nelle vesti di produzione, rispolverano quindi uno dei personaggi della fantascienza anni ’80 più amati come Predator, non discostandosi troppo, inoltre, dalla strada tracciata oltre vent’anni fa da McTiernan e Schwarzy. Predators – mi raccomando il plurale – rispecchia quindi in toto il modello a cui fa riferimento, non mancando, addirittura, di citare apertamente la vicenda narrata da McTiernan, riconoscendo esplicitamente la paternità e la gratitudine imperitura di una generazione. Non potendo disporre, oggi, di un alter ego accettabile del governatore palestrato – nulla possono gente come Vin Diesel o Jason Statham – il duo Antal-Rodriguez opta per la buona e vecchia cara crew, o posse, di mercenari, capeggiata da un bravo, ma un po’ fuori ruolo, Adrien Brody, attore che pare maggiormente a suo agio e convincente in ruoli più drammatici e psicologicamente complessi.

Ma il merito principale di questo Predators sta proprio qui, nel suo essere un prodotto decisamente nel solco della tradizione invece che volerla reinventare e, magari, snaturare. A differenza di altri lavori commercialmente simili, infatti, il lavoro del duo Antal-Rodriguez si limita ad aggiornare la sceneggiatura, moltiplicando tanto gli alieni quanto gli umani che, in un modo o nell’altro, fanno loro il culo rosso, a differenza dell’one man show finale di Schwarzenegger, probabilmente ancora figlio dei tempi e di una dottrina politica repubblicana tutta fondata su Reagan e il suo individualismo libertario, a differenza del democratico e obamiano “yes, we can”, molto più collettivista.

Un film, in definitiva, che trova nell’azione e nel divertimento pirotecnico il suo pregio maggiore e la sua ragion d’essere, riuscendo a convincere anche gli spettatori più critici nei confronti di questi prodotti. Soprattutto se, quegli spettatori, sono nati nei magnifici anni ’80. Dai che non ci resterà solo il debito pubblico, memoria di quegli anni.

Di seguito il trailer di Predators del regista Nimrod Antal:

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